L'isola di Burano, nella laguna veneziana, custodisce un patrimonio di fede e arte di inestimabile valore, in particolare nella Chiesa di San Martino Vescovo. Questa chiesa, ricostruita nella sua forma attuale nel 1904 in stile basilicale a tre navate, è il fulcro della devozione locale e un importante sito storico e religioso. La navata centrale è dedicata a Santa Barbara, figura venerata sia dalla Chiesa cattolica che ortodossa, la cui storia è strettamente intrecciata con quella di Venezia e di Burano.

La Chiesa di San Martino Vescovo a Burano
Oltre all'attuale Duomo di San Martino, in ogni quartiere di Burano furono erette delle chiese e i rispettivi monasteri. Una delle più antiche era la chiesa e il monastero di San Mauro, dedicati appunto al martire: eretti tra l'888 e il 912, all'epoca del doge Pietro Tribuno; nel 1347 fu eretta la chiesa e il monastero dei SS. Trinità. Dopo il 1000, la chiesa parrocchiale di Burano divenne quella di San Martino, vescovo di Tours.
Architettura e Restauri
Nel corso dei secoli, la Chiesa di San Martino subì diversi restauri. Nel 1867 fu rinnovata la pericolante navata centrale, conservando però l'antica architettura. Nel 1874 fu la volta delle navate laterali e la crociera centrale del transetto. L'interno, in stile lombardo-barocco, si presenta a croce latina, con tre navate terminanti a cappella, divise da pilastri neoclassici che sostengono archi a pieno sesto e finiscono in capitelli in stile corinzio. La navata centrale, presbiterio e coro compresi, è lunga circa 47 metri e mostra un soffitto a botte, eccetto la parte centrale, la cui volta è a crociera.
Altari e Opere d'Arte
A capo della navata centrale si trova l'altare maggiore, adorno di sei eleganti colonnine di marmo rosso di Francia e di altre quattro di marmo orientale antico. Partendo dall'ingresso, a destra, troviamo il dipinto raffigurante un "Miracolo di S. Bartolomeo". L'altare seguente è dedicato a Sant'Antonio da Padova.
A destra dell'altare maggiore, tre stupendi dipinti del secolo XV, opera di Giovanni Mansueti, attribuiti anche a Vittore Carpaccio e a Gentile Bellini, raffigurano la "Fuga in Egitto", l'"Adorazione dei Magi", lo "Sposalizio della Vergine Maria" e l'"Assunzione della Vergine" di scuola veneta, sec. XVIII; quindi l'icona di "Madonna di Kazan", sec. XVIII. A sinistra dell'altare vi è una porta che conduce alla sacrestia, dove sono conservati "L'Addolorata", di Nicola Grassi, sec. XVIII e il "Cristo Sorretto da un Angelo" attribuito ad Antonio Zanchi, sec. XVII.
Con lo sguardo rivolto all'altare maggiore, a sinistra si trova la tela con "San Marco in Trono tra i Santi Vito, Benedetto, Nicola e Lorenzo Martire"; essa proviene dalla distrutta chiesa di San Vito e fu eseguita da Girolamo da Santa Croce, nel 1541. Ai lati del presbiterio si possono ammirare due angeli cerofori, in legno, della fine del XVII secolo.

La Cappella dei Santi Patroni e l'Altare della Madonna del Rosario
Spostandoci nella cappella laterale sinistra, questa è dedicata ai santi martiri Albano, Domenico e Orso, patroni di Burano e festeggiati il 21 giugno di ogni anno. L'8 giugno di quell'anno, infatti, Venezia e le zone limitrofe furono invase dalla peste, per la quale morirono migliaia di persone. Il 20 ottobre, il Senato della Serenissima Repubblica fece voto di edificare un tempio a Maria, qualora Venezia fosse stata liberata dalla pestilenza. Secondo la tradizione furono invece i tre santi a difendere la diocesi di Torcello dall'epidemia: ciò avvenne su invocazione del vescovo torcellano Marco Zen, e dal parroco di San Martino, Giuseppe Tagliapietra. La popolazione rispose entusiasticamente all'appello del proprio pastore, promettendo la costruzione di un altare. La pala che adorna l'altare è opera di Bernardino Prudenti (sec. XVII).
Scrive il Verghetti in un'opera del 1896: "Dal secolo XI al giorno d'oggi sono continui i benefici che i buranelli sperimentano per intercessione del loro S. Albano: naufragi scampati" (come testimonia il quadro di Girolamo Brusaferro (1684 ca. - 1760) alla sinistra dell'altare). Sotto la mensa dell'altare è situato un sarcofago di marmo su cui sarebbero arrivati i corpi dei tre santi, come si vede nel quadro intitolato "Il Miracolo dei Ragazzi che Traggono a Terra il Sarcofago" di Antonio Zanchi (1690). Sempre in questa cappella, a destra dell'altare, è possibile ammirare "Il Martirio di Sant'Albano", di scuola veneta sec. XVIII.
Nel proseguire verso l'entrata, si incontra l'altare della Madonna del Rosario, sopra al quale primeggiano la statua della Vergine e i due angioletti in preghiera, opera dello scultore Vincenzo Cadorin eseguita nel 1917 in ricordo della Prima Guerra Mondiale. Poco più avanti è possibile ammirare la "Crocifissione" (1725), opera giovanile di Giambattista Tiepolo (1696 - 1770): Cristo crocifisso al centro, tra i due malfattori, e il drammatico gruppo delle donne ai piedi della croce.
Le Reliquie di Santa Barbara a Burano
La storia delle reliquie di Santa Barbara è molto interessante e complessa. Santa Barbara, Patrona di tutti i marinai, è venerata come santa e martire sia dalla Chiesa cattolica che dalla Chiesa ortodossa. La sua devozione si diffuse in Oriente e Occidente fin dall'antichità, nonostante le coordinate agiografiche siano estremamente scarne (nome, origine - Bitinia o Egitto - e martirio nel III secolo). La leggenda, tuttavia, ha arricchito la vita della Martire con particolari fantastici.
La Leggenda di Santa Barbara
Il padre, Dioscuro, ostile alla vocazione cristiana della figlia, ordinò di rinchiuderla in una torre. Barbara, volendo ricevere in ogni modo il Battesimo, si immerse in una vasca proclamando: "La serva di Dio Barbara viene battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Saputo questo, il padre decise di ucciderla, ma Barbara, traversate prodigiosamente le mura della torre, si pose in salvo. Catturata in seguito, venne consegnata al Prefetto Marciano perché la costringesse ad abiurare. Barbara venne tormentata con piastre di ferro rovente ma rimase ferma nella professione della fede; venne torturata con torce, ma esse si spegnevano non appena sfioravano il corpo. Condannata infine alla pena capitale, fu lo stesso padre a tagliarle la testa. Scese allora dal cielo un fulmine che colpì il crudele Dioscuro di cui non restarono neanche le ceneri. Il fulmine, simbolo di giustizia che punì l’insano gesto del padre, è il centro attorno al quale si è formata, nel tempo, la devozione a Santa Barbara, giacché la folgore fu, fin dai primi secoli del Cristianesimo, considerata come spaventoso simbolo della morte improvvisa che non lascia all’uomo il tempo di pentirsi. Più tardi, con l’invenzione della polvere da sparo e delle armi da fuoco, la devozione a Santa Barbara ebbe rinnovata diffusione tra tutti coloro che maneggiavano pericolosamente il "capriccioso fulmine inventato dall’uomo", invocando Santa Barbara: artificieri, cannonieri, pirotecnici e quanti altri vivevano in mezzo alle armi da fuoco.

L'Arrivo e la Traslazione delle Reliquie a Venezia
Le reliquie di Santa Barbara arrivarono a Venezia durante il potere del Doge Pietro II Orseolo (991-1009). Furono trasferite a Venezia da Maria Argyropoula, nipote o sorella degli imperatori Basilio II e Costantino VIII, presentata da Giovanni Diacono e Andrea Dandolo. Maria, sposata con Giovanni Orseolo, figlio del Doge Pietro II Orseolo, riuscì ad ottenere dal Doge il permesso di trasferire le reliquie della Santa a Venezia, nella Basilica di San Marco, dove furono deposte nel 1003. Giovanni morì di peste nel 1007.
Successivamente, nel 1009, durante il potere del Doge Otone Orseolo, Orso, vescovo di Torcello, e Felicita, madre superiora del monastero di Giovanni Evangelista a Torcello, trasferirono la reliquia di Santa Barbara nella cappella del monastero, dove rimase, secondo la testimonianza di Corner, fino al XVIII secolo.
Il corpo di Santa Barbara, più verosimilmente, dalla Bitinia (o Egitto) fu traslato per volontà dell’imperatore Giustino a Costantinopoli. Fu da quella città imperiale che il culto di Santa Barbara si irradiò verso l’Occidente, raggiungendo anche l’Italia. Il corpo rimase in quella città sino al 1000 circa, durante il regno dell'imperatore Basilio II. Trovandosi in guerra contro i Saraceni, nemici acerrimi dei Cristiani, chiese aiuto ai Veneziani. Il doge Pietro Orseolo inviò il figlio Giovanni in aiuto dell'imperatore. Giovanni Orseolo, dopo la vittoria, rimase a lungo nella corte e sposò a Costantinopoli la nipote dell'imperatore, Maria, devota di Santa Barbara. Nel partire per Venezia la giovane sposa chiese ed ottenne dallo zio imperatore di portare con sé le spoglie della Santa. Nel 1003, Santa Barbara faceva il suo ingresso in San Marco. Dopo sei anni, nel 1009, l'allora vescovo di Torcello, Orso, chiese al Doge di portarla nella sua sede diocesana (che includeva Venezia). L’urna fu posta nella chiesa di San Giovanni Battista e vi rimase fino al 1810.
Le Reliquie a Burano e l'Oratorio di Santa Barbara
Durante le distruzioni di Napoleone, le reliquie furono trasferite in un santuario presso la Chiesa di San Martino all’isola di Burano, dove sono conservate ancora oggi. Avendo poi Torcello perduto ogni importanza, ed essendo la diocesi stata soppressa, nel 1810 la Santa fu portata a Burano nella chiesa di San Martino Vescovo. Nel 1926 l’urna fu traslata nel tempietto dell’Oratorio, appositamente restaurato, dove fu collocata in un altare artisticamente decorato, la cui balaustra è fusa con il bronzo dei cannoni nemici catturati sul Piave nel primo conflitto mondiale.
La vicenda dei resti della Santa non è però conclusa, perché nel 1973 questi vennero temporaneamente riportati nella chiesa di San Martino Vescovo e sistemati nella sacrestia, dovendosi effettuare dei lavori di restauro nel tempietto dell’Oratorio. Nel frattempo il Comune decideva di assegnare l’Oratorio al Consiglio di Quartiere. In tale situazione, la Marina Militare ritenne che non si onorassero in forma adeguata le Sacre Reliquie della Santa Patrona, meritevoli invece di un luogo di culto ben più riverente. La questione fu oggetto di concreti passi presso le autorità preposte e sia l’Amministrazione Comunale che il Patriarcato si mostrarono molto sensibili alle istanze della Marina. A seguito dell’azione, le spoglie di Santa Barbara tornarono il 5 dicembre 1992 nel restaurato tempietto dell’oratorio di Burano, luogo certamente più consono alla loro custodia e venerazione, alla presenza del Patriarca di Venezia, cardinale Marco Cé.
In base alla legge n. 957 del 20 aprile 1949, il santuario dedicato a Santa Barbara è di proprietà, possesso e amministrazione dell'Apostoliki Diakonia della Chiesa di Grecia.
La Vita di Santa Barbara: Un Esempio di Fede Eroica
Il Reliquiario di Sant’Eliodoro e dei Santi Innocenti
Un altro importante reliquiario, con ogni probabilità di produzione muranese, è quello che conteneva le reliquie di Sant’Eliodoro e dei Santi Innocenti. Si tratta di un vaso di cristallo con coperchio, analogo per tipologia ai coevi esemplari in metallo prezioso, di dimensioni H. cm 27,8 (con coperchio); diam. max 14,3 cm. (Classe VI n. 1124). Il reliquiario era custodito presso la chiesa di San Martino di Burano e venne acquistato nel luglio 1880 per il Museo Vetrario dal muranese Angelo Barbini, che lo pagò 75 lire e, in più, offrì al parroco di Burano un vaso nuovo del tutto simile all’antico, oggi scomparso.
Il corpo, il piede ed il coperchio sono percorsi da una raffinata incisione a punta di diamante, che riprende motivi decorativi tipici del Rinascimento italiano. Ad impreziosire ulteriormente il nobile contenitore, nella parte inferiore del corpo compaiono due medaglioni dorati e dipinti a freddo e raffiguranti una testa con elmo. Le anse e i filamenti applicati presentano delle tracce di doratura. Si tratta di un vero e proprio reliquiario in vetro, come la maggior parte dei reliquiari in vetro conservati nelle chiese di Venezia e delle isole della laguna.

Altre Reliquie di Santa Barbara e il Santuario in Grecia
Altre reliquie della Santa sono conservate a Roma nella chiesa di S. Maria in Traspontina, nell’altare a lei dedicato, e in un cofanetto del XII secolo, nel Tesoro di S. Giovanni in Laterano.
Recentemente, le reliquie della Santa Patrona di tutti i marinai, custodite sull’isola di Burano, hanno lasciato Venezia alla volta di Atene. L’evento ha carattere di eccezionalità, in quanto molto raramente le reliquie lasciano l’Italia. In una cerimonia molto semplice ma toccante, le reliquie della Santa sono state accompagnate dalla Basilica di San Marco verso Riva San Zaccaria da dove, con un mezzo appositamente dedicato, sono state trasportate all’aeroporto di Venezia. Nella delegazione che ha simbolicamente scortato le reliquie, anche una rappresentanza della Marina Militare, costituita da un maresciallo e quattro marinai.
La chiesa greca a cui sono state trasferite le reliquie è dedicata a Santa Barbara e nella sua forma attuale fu costruita nel 1904 secondo lo stile delle basiliche a tre navate. La navata centrale è dedicata a Santa Barbara. Nella navata destra, si onora tradizionalmente il nome di San Fanourios Neofane martire, e la navata sinistra è dedicata a Santa Maura. Il sacro bema della chiesa si chiama anche ”Euresis” (ritrovamento) proprio perché è il luogo dove fu rinvenuta la miracolosa icona di Santa Barbara.
Il Ritrovamento dell'Icona di Santa Barbara
Non ci sono informazioni storiche riguardanti la data di costruzione della prima cappella. Secondo la tradizione, si trattava delle rovine di un vecchio monastero distrutto. Dato che gli affreschi non si fanno sempre in concomitanza con la costruzione di una chiesa, si deduce che la cappella è anteriore al 1774. La piccola cappella situata nel luogo dove oggi s’innalza il Santuario rischiò di sparire a causa dell’abbandono. Era coperta di terra e pietre fino a 80 centimetri ed era usata come stazzo per le pecore. Questa conclusione si trae dal deterioramento degli affreschi.
L'icona di Santa Barbara fu trovata in maniera miracolosa circa 100 anni fa. Un pastore usava la piccola cappella come ovile per il suo gregge. Una notte sognò una fanciulla che gli disse: ”Il posto che tu usi come ovile è mio. Non profanarlo più”. Il pastore non prestò attenzione e rimase indifferente. Dopo pochi giorni, le sue pecore incominciarono a morire una dopo l’altra. La fanciulla si presentò di nuovo al pastore e gli disse: ”Domani due persone visiteranno questo luogo. Vai ad incontrarle e digli di scavare sulla destra dell’entrata”. Il giorno dopo infatti due donne del Pireo, Marigò Koula e Angela Tzambatzi, arrivarono sul posto per cogliere delle verdure. A loro era riservata la grande benedizione di trovare la famosa, antichissima e miracolosa icona di Santa Barbara. Le dimensioni dell’icona sono 37×28 cm.
Oggi, con il permesso degli Uffici Tecnici della Chiesa di Grecia, la supervisione dell'Ufficio Archeologico e con l’ottima collaborazione tra la Chiesa e gli archeologi, nel Santuario sono già iniziati i lavori di puntellatura e di restauro delle meravigliose sculture in legno, dei tabernacoli e degli affreschi, la maggior parte dei quali sono stati eseguiti dal grande agiografo Fotis Kontoglou, come pure la ristrutturazione del paesaggio circostante. Il costo totale dei lavori è previsto a circa 350.000.000 di dracme e le spese saranno a carico dell’Apostoliki Diakonia della Chiesa di Grecia.
Santa Barbara, Patrona della Marina Militare
La Marina Italiana sentì, sin dall’inizio della sua storia, che compito specifico della Forza Armata era proprio quello di lanciare dalle sue navi, sempre e dovunque, fuoco sterminatore a difesa della Patria. Vide nel fulmine vendicatore della Santa l’esemplare del fuoco dei suoi cannoni puntati sugli aggressori del Patrio suolo, e nella fede consacrata dal sangue la propria fede. La Marina per questo motivo ha scelto Santa Barbara come sua Patrona e il 4 dicembre ne celebra la ricorrenza. In tal giorno a bordo delle unità navali è tradizione che il più giovane marinaio del servizio armi offra un mazzo di rose rosse al 1° direttore di tiro.
La capillare diffusione del culto ed il desiderio di possedere un qualche ricordo della Santa, hanno fatto sì che molte città (Antiochia, Nicomedia, perfino Rieti) rivendicassero ora i natali, ora il possesso del corpo di Santa Barbara.