L'Altare Piccolomini nel Duomo di Siena e il Contributo di Michelangelo

La Cappella Piccolomini, situata nella navata sinistra della quarta campata del Duomo di Siena, è dominata da un imponente altare marmoreo intitolato alla Madonna col Bambino. Questa opera complessa e storicamente significativa ha visto il coinvolgimento di alcuni dei più grandi artisti del Rinascimento.

Foto dell'Altare Piccolomini all'interno del Duomo di Siena

La Commissione Originaria ad Andrea Bregno

La commessa per la realizzazione dell'altare fu inizialmente affidata ad Andrea Bregno (1418-1503), un apprezzato scultore romano dell'epoca. Bregno lavorò all'altare dal 1481 al 1485, firmandosi "Opus Andreae Mediolanensis MCCCCLXXXV" sotto il nicchione centrale dell'attico, dove oggi è collocata la Madonna col Bambino.

Il progetto originario prevedeva la realizzazione della pala d'altare marmorea che doveva fare da cornice al dipinto della Madonna dell'Umiltà di Paolo di Giovanni Fei (1390 circa), e quattordici statue a tutto tondo per le nicchie e gli spazi sopra l'attico. Tuttavia, intorno al 1486, Bregno, ormai sessantottenne, subì un tracollo fisico e forse anche una crisi d'ispirazione artistica. L'artista decise di lasciare l'opera incompleta e tornò a Roma.

L'Intervento di Pietro Torrigiani

Dopo il ritiro di Bregno, il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini si mise alla ricerca di scultori capaci di completare l'opera. Nel 1494, il cardinale individuò lo scultore fiorentino Pietro Torrigiani (1472-1528) per realizzare le statue che dovevano adornare la cappella. Torrigiani riuscì a scolpire solo la statua di San Francesco, tutt'oggi visibile nella parte alta a sinistra dell'altare.

Il cardinale rimase deluso da quest'opera, o forse i contrasti sorsero a causa del carattere irascibile di Torrigiani. Giorgio Vasari, nelle sue Vite, racconta un episodio significativo sulla rivalità tra Torrigiani e il giovane Michelangelo. Si narra che un giorno, mentre Torrigiano si esercitava a copiare antiche statue, Michelangelo provò ad emularlo e scolpì in pochissimi giorni una bellissima testa di fauno, divenendo il prediletto di Lorenzo il Magnifico. Torrigiano, sentendosi messo da parte, si ingelosì a tal punto che, poco tempo dopo, mentre copiavano gli affreschi di Masaccio nella cappella Brancacci della chiesa di Santa Maria del Carmine, sferrò a Michelangelo un pugno al naso, deformandolo per sempre. Questa deformità è spesso notata nei ritratti di Michelangelo.

Dettaglio della statua di San Francesco scolpita da Pietro Torrigiani

La Commissione a Michelangelo Buonarroti

Nel giugno del 1501, il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini affidò a Michelangelo Buonarroti la commissione per quindici sculture, destinate a completare l'altare già realizzato da Andrea Bregno. Le statue dovevano essere in tutto quindici, e la commissione giunse dopo che Pietro Torrigiani aveva lasciato l'incarico, avendo scolpito una sola statua.

Michelangelo, tuttavia, non accolse l'impresa con grande entusiasmo. Confidò che, se avesse potuto prevedere il futuro, non avrebbe accettato quell'incarico. Scolpire figure di dimensioni inferiori a quelle naturali non era di suo gradimento. Inoltre, l'artista era in procinto di ricevere commissioni di ben maggiore portata. Michelangelo lavorò alle statue da Firenze, inviandone all'incirca una all'anno, con un massiccio impiego di aiuti, fino al 1504.

STORIA DELL'ARTE | IL DUOMO DI SIENA

L'Altare e le Sculture di Michelangelo

Tra le sculture realizzate da Michelangelo per l'Altare Piccolomini, il San Paolo è particolarmente significativo. Scolpito nel 1501, il San Paolo è considerato il primo autoritratto di Michelangelo, caratterizzato da una lunga barba riccioluta, in cui si annunciano i tratti somatici di tante opere successive.

La lettura e il commento delle Epistole di Paolo furono sempre una grande passione di Michelangelo, che nel coerente rapporto dell'apostolo fra la fede e le azioni sentiva rispecchiato il proprio tormentato equilibrio tra l'ispirazione cristiana e il lavoro dell'artista. Il San Paolo fu sicuramente la statua meglio riuscita, con il personaggio avvolto da un ampio mantello dal drappeggio ampio e pesante (in stile "bagnato", derivato dall'esempio di Andrea del Verrocchio) e con una posa contrapposta in cui lo scarto a destra della testa evidenzia una tensione energetica ben percepibile, sull'esempio di Donatello.

Dettaglio della statua di San Paolo di Michelangelo

La Risoluzione del Contratto

L'impresa senese, tuttavia, non soddisfece più le ambizioni di Michelangelo, che era ormai lanciato sulla strada della fama e verso progetti di ben maggiore portata, come il David che stava scolpendo proprio in quegli anni. L'artista lavorava al progetto senza grande convinzione.

Per evitare di pagare penali per non aver concluso il lavoro e per non dover ascoltare i "mugugni" degli eredi Piccolomini, l'arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini sciolse definitivamente il contratto nella prima metà del Cinquecento. Inizialmente, il cardinale Piccolomini aveva fortemente voluto che il suo altare fosse realizzato nello spazio di pertinenza all’Arte dei Calzolai all’interno della navata sinistra del Duomo di Siena. I calzolai, dopo alcune pressioni, accettarono di cedere il posto al cardinale a patto che questi comprasse loro un altro spazio all'interno della Chiesa.

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