L'Altare Liturgico e la Partecipazione dei Fedeli: Riflessioni e Architetture

L'altare è il fulcro della vita liturgica e il segno visibile della presenza di Cristo nella comunità. La sua progettazione, disposizione e gli arredi che lo accompagnano sono carichi di profondo significato teologico e pastorale, influenzando direttamente la percezione e la partecipazione dei fedeli al mistero eucaristico. Questa analisi esplora l'evoluzione e l'interpretazione dell'altare liturgico attraverso esempi architettonici significativi e riflessioni sulla sua importanza simbolica.

L'Altare nella Chiesa di Baggio: Un Modello di Architettura Sacra Post-Bellica

La chiesa milanese progettata nel quartiere di Baggio da Luigi Figini e Gino Pollini, inaugurata nel 1955, rappresenta un esempio pionieristico di architettura sacra moderna. L’edificio si inserisce nel contesto del quartiere operaio di Baggio, ricostruito nel secondo dopoguerra, e la sua architettura riflette un preciso intento di armonia con l'ambiente circostante: il rigore della facciata, l’uso di materiali industriali e la mancanza di decorazione richiamano le case del quartiere.

Un Fulcro Urbano e Spirituale

La sua posizione centrale all’interno del quartiere identifica la chiesa come un fulcro urbano, che spicca tra le abitazioni basse poste ai margini di viale delle Forze Armate. Questo progetto fu uno dei primi esempi della collaborazione tra la Diocesi di Milano e il mondo architettonico per la costruzione di nuove chiese moderne, pensate per i quartieri periferici. Tale incontro fu possibile grazie alla comunione d’intenti tra il cardinale Schuster (e successivamente Montini) e Luigi Figini, molto attivo nel dibattito sull’architettura sacra del dopoguerra.

Innovazione Architettonica e Spaziale

La facciata a capanna appare molto semplice e scarna, con fasce alternate di cemento e mattoni. All’interno della muratura sono presenti alcune bucature rettangolari e una centrale a forma di croce che denuncia la funzione dell’edificio. Entrando, si accede a uno spazio di accoglienza che funge da filtro tra l’esterno e l’interno. Gli architetti hanno posto molta attenzione alla progettazione dello spazio interno: grazie a un uso controllato e scenografico della luce sono riusciti a creare un’atmosfera di raccoglimento e stupore che valorizza molti aspetti liturgici e pastorali.

La decisione di non illuminare le navate minori concentra un maggiore effetto sulla navata centrale, concepita con una copertura più alta, che riceve luce filtrata da un muro in mattoni di pietra alternati. L’effetto “traforato” di tali pareti attenua la luce ricevuta dai lucernari, che illuminano direttamente i corridoi posti al di sopra delle navate laterali e affiancati da logge in comunicazione con l’esterno. L’intero ambiente è caratterizzato da piccole fonti luminose schermate da paste vitree colorate; nonostante in alcuni punti la luce entri direttamente, la fonte viene sempre nascosta, come avviene nella navata di destra dove alcune finestre illuminano le travi senza essere visibili.

Interno della Chiesa di Santa Maria della Consolazione con l'altare e la cascata di luce

Il Cuore della Celebrazione: L'Altare

Le travi di cemento definiscono l’ambiente quadrato centrale che ospita la celebrazione. Il luogo che accoglie l’altare cattura tutta l’attenzione ed è pensato come punto di convergenza e massima spiritualità, accentuato da una cascata di luce che investe il celebrante attraverso quarantanove aperture quadrate. Il ruolo centrale di tale ambiente è reso possibile sia dalla posizione più elevata, sia dalla forma esagonale del coro posteriore che evidenzia ancora di più l’altare come fulcro di ogni aspetto celebrativo. Non meno importante è la posizione dell'altare rivolta verso i fedeli, al fine di valorizzare il significato della chiesa come luogo assembleare, all’interno del quale le persone si sentano partecipi e non spettatori della funzione eucaristica. Tale visione rappresenta un importante indirizzo perseguito dal Concilio Vaticano II (1962-65), ed è significativo che la costruzione della chiesa sia avvenuta otto anni prima.

Il grande Crocifisso in cemento e cristalli colorati, opera di padre Costantino Ruggeri, assume un particolare risalto per la sua posizione centrale, in sospensione sopra l’altare, e per la semplicità della chiesa. La struttura di cemento armato è costituita da pochi pilastri che sostengono travi di quattordici metri di ampiezza, con forature esagonali, che formano una gabbia di irrigidimento solida ed efficiente.

Pianta e sezione della Chiesa di Santa Maria della Consolazione a Baggio

Il Significato Teologico e la Corretta Disposizione degli Arredi Liturgici

È un luogo comune ritenere che gli arredi dell’altare siano casuali o di poca importanza, ma in realtà essi rivelano aspetti essenziali del Mistero e rendono visibili nel simbolo le dimensioni interiori del Sacrificio e del Convito che sull’altare si compie. Per arredo liturgico dell’altare non si intende la materia del divino Sacrificio (pane, vino e acqua), ma quegli oggetti che costituiscono le ‘insegne’ dell’altare stesso e lo configurano come ‘icona’ di Cristo Sommo Sacerdote che compie l’azione liturgica.

Le Insegne Fondamentali dell'Altare

La tovaglia, la croce e almeno i due ceri proclamano le tre parti indissolubili dell’evento eucaristico:

  • Distendere sull’altare una tovaglia di colore bianco significa affermare che su di esso si compie il Convito sacramentale secondo le parole del Signore: “Prendete e mangiate… prendete e bevetene tutti”.
  • Disporre ai lati dell’altare due ceri o due gruppi di ceri significa richiamare la reale Presenza, che si attua nelle parole di Cristo uomo-Dio: “Questo è il mio Corpo… Questo è il mio Sangue”.
  • Porre sull’altare la croce significa riconoscere che lì si attualizza l’unico Sacrificio del Calvario, secondo le stesse parole del Redentore: “Corpo offerto in sacrificio… Sangue versato in remissione dei peccati”.

Gli arredi liturgici rendono visibile l’intero mistero nei suoi tre aspetti teologici essenziali e indivisibili: Presenza, Sacrificio, Convito. Altri elementi decorativi sono secondari rispetto a questi tre principali, che esprimono i contenuti intrinseci alle parole istituzionali dell’Eucaristia.

La Croce e i Candelabri: Indicazioni Liturgiche

L’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) afferma: “Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce, con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato” (OGMR, 308). La regola classica della croce sopra l’altare rimane sempre valida. Tuttavia, la concessione che la croce possa essere collocata anche accanto all’altare ha portato a soluzioni dubbie sull’efficacia simbolica, poiché una croce lontana dall’altare perde la sua identità di croce d’altare e la sua relazione intima con esso.

La disposizione classica della croce al centro e dei candelabri ai lati sull’altare assicura meglio la loro natura di insegne proprie dell’altare, in quanto formano un corpo unico con esso. Questa forma è auspicabile, ma è necessario evitare di creare una barriera che impedisca la visibilità del sacerdote o di eccedere in dimensioni che ledano le proporzioni e il senso estetico rispetto all'altare. Il Messale raccomanda: “…tenuta presente la struttura sia dell’altare che del presbiterio, in modo da formare un tutto armonico; e non impediscano ai fedeli di vedere comodamente ciò che si compie o viene collocato sull’altare” (OGMR, 307).

È altresì errato affermare che i candelabri non debbano mai stare sulla mensa dell’altare, ma sempre e solo accanto ad esso. La norma di collocare i candelabri sopra l’altare rimane valida e proposta come prima forma. Il criterio simbolico nella disposizione dei candelabri è spesso perduto, portando a una molteplicità di elementi dislocati senza relazione, o a uniformare l'altare a una comune mensa domestica. L’altare è la Mensa del Signore, sulla quale viene deposto il suo Corpo e il suo Sangue e dalla quale si innalza il suo Sacrificio redentore. I ceri, quindi, devono proclamare la presenza viva di Cristo e muovere i cuori alla venerazione. Sarebbe interessante ravvisare nei candelabri posti simmetricamente alle due estremità della mensa, o divisi dalla croce, il simbolo delle due nature del Verbo incarnato, vero Dio e vero Uomo. La croce, vessillo di passione e gloria, compirebbe il simbolo con riferimento alla Pasqua di morte e risurrezione, rappresentando Cristo nei due fondamentali aspetti del suo Mistero: l’Incarnazione e la Redenzione.

Esempio di altare liturgico con croce e candelabri disposti correttamente

I Sette Candelabri e il Sacerdozio Episcopale

L’uso antico dei sette candelabri nella celebrazione stazionale del vescovo è ancora previsto (OGMR, 117; CE, 125, 128). I sette candelabri sono posti sull’altare e portati nella processione introitale e finale. Il loro simbolismo, attinto dall’Apocalisse (1, 12-13.16), rende plastica la visione del sacerdozio celeste del Kyrios, che si attua nel sacrificio sacramentale sull’altare terrestre. Questo evidenzia la dimensione gloriosa del sacerdozio e del sacrificio eucaristico, presieduto dal Kyrios risorto e glorificato mediante il ministero del Vescovo.

Il riferimento alle sette Chiese afferma la pienezza della liturgia pontificale, dove si attua col massimo grado sacramentale il mistero della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica (SC, 41). Ulteriormente, Apocalisse 4, 5 specifica: “…sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio” (cfr. Zc 4, 10).

L'Altare come "Segno di Cristo": Sempre Rivestito

L'idea di un altare che, fuori della celebrazione, debba rimanere sempre spoglio, sebbene contemplata in alcuni ambienti artistici ed estetici, non è conforme alla disciplina attuale della Chiesa. Attualmente, la Chiesa non considera l’altare sempre spoglio, ma lo ritiene sempre ‘rivestito’ delle sue fondamentali insegne: tovaglia, croce e candelabri. Solo il Venerdì e il Sabato santo la liturgia romana stabilisce che l’altare sia totalmente spoglio (privo di tovaglia, candelieri, croce, tappeti, ecc.), quale ‘icona’ della passione del Signore e assenza della celebrazione del divino Sacrificio in questi giorni austeri. Cristo, infatti, presiede sempre alla sua Chiesa e l’altare è il segno di Lui ed è luogo di venerazione anche fuori del rito, a chiesa vuota.

Un più ricco addobbo dell’altare (ceri, fiori, paliotto) sottolinea la festa nelle solennità liturgiche, mentre l’assenza dei fiori esprime l’austerità tipica del tempo penitenziale e una certa sobrietà accompagna il tempo ordinario. Un altare ben addobbato, con una decorosa tovaglia e la centralità di una croce bella ed espressiva, attira la preghiera più di un altare marmoreo, freddo e nudo, che potrebbe non parlare facilmente ai ‘poveri’ del popolo di Dio. È necessario rieducare i fedeli a riconoscere nell'altare, anche fuori del rito, il segno di Cristo, il Kyrios, evitando forme eccessivamente ermetiche e trovando quell’equilibrio di bellezza, tradizione e calore spirituale connaturale al genio liturgico e pastorale cristiano.

La Chiesa della Madonna dei Poveri a Seminara: Storia e Culto

Il luogo sacro della Madonna dei Poveri, o "Maria dei Poveri", è situato nel comune di Seminara. Il 30 maggio 1955, Papa Pio XII ha elevato la chiesa, dove si venera l'effigie di "Maria SS.ma Madre dei Poveri", a Basilica Minore. Successivamente, il 12 dicembre 1956, mons. Vincenzo De Chiara ha confermato la tradizione popolare, elevando la chiesa a Santuario. Dal 26 febbraio 2009, il Santuario è affiliato alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, e la Penitenzieria Apostolica ha concesso l'indulgenza plenaria, alle consuete condizioni, in giorni specifici:

  • 5 Agosto: Festa della Titolare della Basilica di Santa Maria Maggiore;
  • 14 Agosto: Solennità della Madonna dei Poveri;
  • 15 Agosto: Assunzione della Beata Vergine Maria;
  • 8 Dicembre: Immacolata Concezione della B. V. Maria;
  • 1 Gennaio: Maria SS.ma Madre di Dio;
  • 25 Marzo: Annunciazione del Signore;
  • Una volta all’anno in un giorno liberamente scelto da ogni fedele;
  • Tutte le volte che, a gruppo, i fedeli per devozione si recano in pellegrinaggio al Santuario.

Il 14 agosto 2020, il comune di Seminara è stato dichiarato “Civitas Mariae”, Città di Maria, a seguito di un’iniziativa del rettore del Santuario, don Domenico Caruso, in collaborazione con il vescovo e l'amministrazione comunale. La giunta municipale ha ricordato la plurisecolare tradizione mariana del popolo di Seminara, attestata da documenti storici e trasmissione orale.

Santuario della Madonna dei Poveri di Seminara (esterno)

Origini del Culto e Miracoli

Il culto mariano è giunto in Calabria e si è diffuso grazie ai monaci Basiliani che, fin dal 726, fuggirono dalla persecuzione iconoclasta dell'imperatore Leone III Isaurico, sbarcando in Calabria, Sicilia e Puglia. Nella diocesi di Taureana si stabilì un folto gruppo di religiosi orientali, la cui patrona era la Vergine Maria. Essi costruirono i loro conventi nella “Valle delle Saline”, dove veneravano le loro icone. In uno di questi conventi era venerata una statua in legno di pioppo raffigurante la Vergine Maria, portata nella fuga.

Nell’anno 951, durante le incursioni saracene, il territorio di Taureana fu devastato e le chiese e i conventi distrutti. La statua di "Maria" scomparve in un immenso rogo. Sessant'anni più tardi, il martedì santo del 1010, dopo giorni di pioggia ininterrotta, alcuni cittadini uscirono dalla città per raccogliere cicoria. Nei pressi delle rovine di un convento, videro sprigionarsi una luce sfolgorante da un cespuglio di rovi. Spaventati, tornarono a Seminara e diffusero la notizia. Le autorità civili e religiose, con una moltitudine di cittadini, si recarono sul luogo del prodigio e scavando fra le macerie, rinvennero la statua di Maria.

La statua, che si era rivelata pesante e irremovibile ai tentativi di nobili e autorità, si lasciò sollevare lieve e quasi condiscendente dalle braccia dei più umili popolani, i quali, da quel momento, la acclamarono e la venerarono con il nome di "Maria delli Poveri". A riprova, alcune strofe di una canzone popolare ricordano l'evento:

  • “e si partiru li galantomini e cu pompa e cu leganza e appena rrivaru a la Madonna no la scasaru.”
  • “e si partiru li povereji e cu sonu di ciaramedi e appena arrivaru a la Madonna la scasaru”

La statua fu trasportata a Seminara ed esposta in una chiesa vicina a una delle tre porte d’ingresso alla Città, detta del “Portello”. Da subito si manifestò una grande venerazione per “Maria delli Poveri”, tanto che la chiesa rimaneva aperta al culto fino all’una di notte.

Storia degli Edifici e Restauri

Poche sono le notizie relative alle chiese che hanno ospitato “Maria delli Poveri”. Un documento del 1325 menziona un chierico Bartholomeus de Pauperibus, suggerendo l'esistenza di una chiesa dedicata a “Maria delli Poveri”. Altre notizie provengono dalle visite pastorali dei vescovi della diocesi di Mileto, come quella di Mons. Marco Antonio Del Tufo nel 1585, che ispezionò una chiesa di Santa Maria delli Poveri dove era venerata questa “Donna Santissima alla quale il popolo deve grande devozione”. La chiesa di Maria Pauperum è menzionata anche nelle visite pastorali del 1722 e 1735 e in due atti notarili del 1768 e 1781.

Il 5 febbraio 1783, un terribile terremoto distrusse Seminara, comprese le sue trentatré chiese e conventi, ma la statua di “Maria delli Poveri” rimase incolume tra le macerie. I superstiti ricostruirono la città poco più a sud e, nel 1785, riedificarono la nuova chiesa nell'attuale sito. Questa resistette ai terremoti successivi del 1894 con piccole lesioni, ma quelli del 1905 e 1907 richiesero puntellature in attesa di restauro. Tuttavia, il 28 dicembre 1908, una violenta scossa tellurica fece crollare parte della chiesa, lasciando in piedi solo la cupola, il presbiterio e il campanile. La statua rimase intatta sull’edicola posta sopra l’altare maggiore.

Nonostante fosse possibile un restauro, si decise per l'edificazione di un nuovo tempio. Sul sagrato fu costruita una chiesa provvisoria in legno per ospitare la statua. La demolizione e ricostruzione iniziarono nel 1911, ma i lavori furono sospesi per mancanza di fondi, per poi riprendere nel 1922 con fondi della Diocesi. La costruzione del Santuario terminò nel 1933 e fu consacrato dal vescovo mons. Albera il 12 agosto. Durante la ricostruzione, i devoti di "Maria dei Poveri" residenti in Argentina offrirono una cassaforte per preservare la statua e un lampadario, in sostituzione di quello scomparso nel crollo, “in una nuvola di petali bianchi”.

L’attuale chiesa subì danneggiamenti il 4 agosto 1943, quando una bomba sganciata dagli anglo-americani colpì case vicine al santuario. L’esplosione fu così violenta che un masso si staccò da una casa, sfondando il tetto e il soffitto del santuario e incuneandosi nel pavimento della navata destra, di fronte all’altare dedicato alle “Anime Sante del Purgatorio”.

Architettura Attuale

L'attuale edificio, a forma di croce, è in stile romanico a tre navate, con volta a capriate, un pronao esterno all'ingresso principale e una duplice torre campanaria. Le pareti frontali del transetto e quelle del presbiterio ospitano mosaici raffiguranti episodi della storia di "Maria dei Poveri" e del suo santuario. Il catino dell'abside è interamente occupato da un affresco raffigurante l'incoronazione di Maria da parte di Gesù tra angeli glorificanti e sotto lo sguardo solenne e protettivo di Dio Padre. Sotto l’affresco, medaglioni raffiguranti i sette sacramenti fanno da corona all’altare maggiore. Nel transetto, due altari laterali sono dedicati al Sacro Cuore di Gesù (oggi cappella del SS. Sacramento) e all'Immacolata Concezione, titolare della parrocchia. Lungo le navate laterali si trovano sei altari dedicati a San Giuseppe, Santa Lucia, San Mercurio (Patrono della Città), Santa Rita, Ecce Homo e Anime del Purgatorio, dove è collocato il battistero del XV secolo.

Riflessioni sull'Altare e la Riforma Liturgica

La liturgia, fatta di simboli, trova nell'altare uno dei suoi elementi più potenti ed eloquenti. Per molti fedeli, le modifiche alla disposizione dell'altare, in particolare il suo orientamento e la sua centralità, hanno generato profonde riflessioni sull'esperienza eucaristica. L'introduzione della lingua italiana e la disposizione dell'altare ad populum sono state percepite come gli elementi più significativi della riforma liturgica del 1967.

La Percezione dell'Eucaristia

Quando l'altare è posto simbolicamente al centro del presbiterio e rivolto verso l'assemblea, il messaggio di partecipazione corale arriva in modo più diretto. L'azione eucaristica non è solo del celebrante, ma è un'azione corale, di tutta la comunità riunita. Il sacerdote la presiede e pronuncia la grande preghiera eucaristica, l’anafora, in quanto portavoce di tutta l’assemblea. La scomparsa di un altare così disposto può far percepire questo messaggio come depotenziato, svalutato, quasi superfluo.

Inoltre, l'altare concepito come una mensa, proprio per la sua valenza simbolica, aiuta a pensare e comprendere l'eucaristia in un modo più adeguato e completo, meno parziale. La centralità del pane e del vino, memoria vivente e vivificante del Signore Gesù, in mezzo alla sua Chiesa, in mezzo ai suoi discepoli, è un punto di incontro che unisce tutti come "fratelli", più che fedeli devoti. Riunirsi intorno alla mensa eucaristica, anziché davanti e distanti, rafforza il senso di comunione e solidarietà.

Altar-mensa moderno rivolto verso l'assemblea

Superare le Concezioni Limitate

Altari più antichi, di concezione secentesca e barocca, con i loro tabernacoli spesso modellati solo per le particole, hanno assuefatto a una concezione dell’eucaristia fortemente limitata al solo pane. Ma i Vangeli attestano che Gesù ha legato la sua forza, il suo spirito, la sua vita alla condivisione dei due elementi del pane e del vino in modo uguale. Un altare posto al centro del presbiterio, come una mensa, aiuta a superare questa limitazione, promuovendo una comprensione più piena e meno parziale dell'eucaristia.

Un'altra ragione importante è che, alla pari con il pane e il vino eucaristici, anche la sua comunità, la sua Chiesa, è "corpo" di Cristo, come ben interpretato da Paolo (Mt 18,20; 1Cor 12,27; Col 1,18). Quando l'assemblea si ritrova "in suo nome" la domenica, i "corpi" di Cristo sono almeno due: la sua comunità radunata nel suo nome e il pane e il vino eucaristici. Se la disposizione dell'altare non enfatizza questa duplice presenza, il messaggio può risultare indebolito. Il rischio è di dover dare significato a qualcosa che solo indirettamente solennizza l'Eucaristia, attaccandosi a elementi secondari, anziché percepire in modo più evidente la cosa principale: la comunione che dovrebbe pervadere le menti e i cuori dei presenti.

tags: #altare #liturgico #dei #poveri