L'Altare e l'Ambone nelle Chiese Antiche: Storia, Simbolismo e Materiali

L'ornamento e la disposizione degli elementi sacri all'interno delle chiese sono guidati da principi di moderazione, misura, buon gusto e appropriatezza dei contenuti. Queste regole sono fondamentali per ogni ornamento, in modo speciale per l'altare e l'ambone, elementi centrali della liturgia e dell'architettura sacra, con una storia che affonda le radici nell'antichità cristiana.

L'Altare: Cuore della Celebrazione Eucaristica

L'altare, nella Chiesa cristiana, rappresenta il punto focale della celebrazione eucaristica, dove si compiono sacrifici e offerte alla divinità. La sua evoluzione storica e il suo significato teologico sono profondamente intrecciati con lo sviluppo del culto cristiano.

Evoluzione Storica e Materiali

Ricostruzione storica di un altare paleocristiano mobile

In età apostolica, la celebrazione eucaristica si svolgeva come un'autentica cena (agape), ma, a seguito di abusi, il rapporto tra le agapi vespertine e l'eucaristia scomparve verso la fine del I secolo. I commensali non si riunivano più in banchetti, ma stavano in piedi come circumstantes, disposti a semicerchio intorno a un tavolo (τϱάπεζα, mensa poggiante su tre o quattro sostegni) che costituì il punto centrale della celebrazione eucaristica. Il presbitero o il vescovo celebrava l'eucaristia dietro a questo tavolo, rivolto verso la comunità.

Inizialmente, l'altare cristiano derivò dal tavolo di arredo domestico, non dall'altare utilizzato per i sacrifici pagani. In epoca precostantiniana, a causa delle dimensioni anguste degli ambienti, era necessariamente piccolo e mobile, e nei primi esemplari, con ogni probabilità, realizzato in legno. A partire dall'età costantiniana, con l'edificazione delle grandi basiliche, la larghezza e la profondità dell'altare aumentarono, mentre l'altezza si mantenne relativa alle dimensioni umane per permettere al celebrante di muoversi e rimanere visibile ai fedeli. Anche la scelta dei materiali si modificò in epoca post-costantiniana, e per l'altare si preferirono sempre più la pietra o il marmo, per la loro solidità e monumentalità.

Nomenclatura e Simbolismo

Il nome latino altare deriva probabilmente da adolere ('bruciare essenze profumate'). Nel Medioevo, la derivazione etimologica da altus era prevalente, anche per l'innalzamento del presbiterio. L'Oriente greco si è attenuto alla denominazione τϱάπεζα. L'Occidente latino, accanto alla definizione di mensa, conosce quella di altare, anche per influsso di una più evoluta teologia del sacrificio.

Nella simbologia medievale, l'altare - soprattutto quello realizzato in pietra - era considerato emblema di Cristo stesso, sia per il suo stretto legame con l'eucaristia, sia per la definizione di Cristo come "pietra angolare" (Mt. 21, 42). Le forme di venerazione riservate all'altare (bacio, incenso, candele) si trasmettevano a Cristo stesso, e i martiri e i santi sepolti sotto di esso venivano considerati la sua corte celeste.

Norme Liturgiche e Crocifisso

L'Ordinamento generale del Messale romano stabilisce precise regole per l'ornamento dell'altare. La moderazione nell'ornato floreale è d'obbligo: è consentito con misura nel Tempo di Avvento ed è proibito nel Tempo di Quaresima, con eccezioni per la domenica Laetare, le solennità e le feste. L'ornamento di fiori deve essere misurato e disposto piuttosto attorno alla mensa che sopra di essa.

Sopra la mensa dell'altare possono disporsi solo gli oggetti richiesti per la celebrazione della Messa: l'Evangeliario, il calice con la patena, la pisside (se necessaria), il corporale, il purificatoio, la palla e il Messale, disposti dal momento della presentazione dei doni fino alla purificazione dei vasi. È inoltre specificato che "vi sia sopra l'altare, o accanto ad esso, una croce, con l'immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato", e che tale croce dovrebbe rimanere vicino all'altare anche al di fuori delle celebrazioni liturgiche.

Crocifisso antico sopra un altare in marmo

Reliquie e Consacrazione

L'importanza dell'altare in epoca post-costantiniana fu definita anche dal suo stretto rapporto con le reliquie dei martiri, poste in un sepolcro a nicchia sotto la struttura dell'altare o sotto la mensa. Questa usanza, consolidata da Felice I (269-274) di celebrare il sacrificio eucaristico sulle tombe dei martiri, portò alla nascita della confessio, una cripta semianulare che permetteva di accedere al luogo della tomba. A partire dal Medioevo, la consacrazione obbligatoria dell'altare, con un rito che riprendeva l'iniziazione dei battezzandi ai sacramenti (abluzione, unzione, eucaristia), denotava l'alta considerazione per questo elemento.

Tipologie di Altari

Dal punto di vista tipologico, gli altari possono essere suddivisi in tre gruppi principali: a mensa, a cassa e a blocco.

  • Altare a mensa: È la forma più antica, costituita da un piano sostenuto da quattro o cinque (o anche uno solo per piccole dimensioni) pilastri o due lastre ortogonali. Questa tipologia era consueta fino a tutto il Medioevo. Spesso tra i sostegni anteriori veniva inserito un antependium per una visione più omogenea.
  • Altare a cassa: Particolarmente adatto alla custodia di reliquie in epoca tardoantica, prevedeva un incavo verticale (cataracta) che arrivava fino alla sepoltura del santo o al reliquiario in profondità. La fronte della cassa era spesso corredata da un'apertura richiudibile con una grata (fenestella confessionis) per il contatto visivo o fisico con le reliquie.
  • Altare a blocco: Il nome deriva dal sostegno chiuso e compatto, le cui misure coincidevano o erano di poco inferiori a quelle della mensa. Fu la tipologia più diffusa a partire dall'epoca carolingia, grazie alla sua solidità e all'impressione monumentale. Le ampie superfici frontali si prestavano bene a decorazioni ornamentali o figurate, spesso rivestite da antependia di stoffa o metallo. Questo tipo di altare, fissato al pavimento, dotato di confessione e consacrato dal vescovo (altare fixum), costituiva il luogo deputato per l'eucaristia.

Esisteva anche l'altare da viaggio (portatile o mobile), un altare a blocco in miniatura, sviluppato per le occasioni in cui si doveva celebrare la messa in assenza di altari fissi. Sebbene mobile, doveva contenere reliquie ed essere consacrato dal vescovo. Era una cassetta alta circa 20 cm, coperta da un piano di marmo o altro materiale prezioso, sufficientemente grande per appoggiare il calice e la patena da viaggio.

L'Ambone: Il Luogo della Proclamazione della Parola di Dio

L'ambone è un'altra presenza fondamentale nel presbiterio, una struttura dedicata alla proclamazione della Parola di Dio. Non è un semplice ornamento, ma una componente essenziale della Chiesa, con un profondo utilizzo liturgico e simbolico.

Definizione, Etimologia e Significato Liturgico

Ambone in legno intagliato in una chiesa antica

L'ambone è una struttura sopraelevata, solitamente realizzata in legno, ma anche in marmo o pietra, dedicata al momento delle letture. Il termine deriva dall'etimologia greca "ambon", che significa struttura convessa, spiegando la forma nella zona del leggio, e dal verbo greco ana-baino (=salire), indicando un luogo elevato a cui si sale.

Nella liturgia, l'ambone assume una particolare rilevanza simbolica poiché rappresenta il punto da cui parte l'annuncio della Parola di Dio verso i fedeli. Esso non ha solo la funzione di leggio, ma è una vera e propria postazione di proclamazione che unisce il senso dell'Eucaristia alla Parola Sacramentale. La sua maestosità è giustificata dall'importanza della Liturgia della Parola, e il fatto che sia sopraelevato simboleggia la preminenza della Parola di Dio su ogni altra cosa. Se l'altare è la mensa della cena eucaristica e il luogo del sacrificio di Cristo Gesù, l'ambone è il luogo dell'annuncio della buona e bella notizia.

Requisiti Strutturali e Materiali

Come è Fatto? - Da tronco a trave

Grazie al suo importante significato liturgico, l'ambone deve essere sopraelevato e realizzato con un design che esprima nobiltà e stabilità, qualità fondamentali nella religione cattolica. La struttura dell'ambone deve rispecchiare il suo ruolo di mantenere una nota di sacralità e purezza, affinché il punto da cui vengono proclamate le Sacre Scritture risulti degno di questo compito.

Essendo completamente integrato nell'altare, insieme al fonte battesimale, l'ambone deve essere stabile e architettonicamente armonico nel luogo in cui è inserito. Solitamente la struttura dell'ambone è in legno, ma esistono anche varianti in marmo o in pietra. L'ambone in legno, però, è quello più frequentemente scelto e ricercato perché il materiale esprime meglio il senso della Chiesa e del suo compito all'interno della struttura architettonica. Il legno viene sempre scelto con estrema cura affinché sia pregiato, e la fabbricazione è spesso affidata a professionisti specializzati che creano opere d'arte.

L'ambone è realizzato con un parapetto che chiude su tre lati la piattaforma della tribuna, permettendo l'accesso tramite un quarto lato aperto e comunicante con una scaletta. In alcune chiese, non è unico, ma ne vengono posizionati due ai lati dell'altare: uno, il destro e più piccolo, per la lettura dell'Epistola; l'altro, il sinistro, per la lettura del Vangelo.

Normative e Indicazioni Liturgiche

L'Ordinamento al n. 133 specifica che "l'importanza della parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata, e verso il quale, durante la Liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l'attenzione dei fedeli". Inoltre, "l'ambone, secondo la struttura di ogni chiesa, deve essere disposto in modo tale che i ministri ordinati e i lettori possano essere comodamente visti e ascoltati dai fedeli".

La Nota della CEI del 1993 e 1996 descrive l'ambone come "il luogo proprio della Parola di Dio". La sua forma deve essere correlata all'altare, senza interferire con la priorità di esso. La sua ubicazione deve essere pensata in prossimità all'assemblea e rendere possibile la processione con l'Evangeliario e la proclamazione pasquale della Parola. Si richiede una nobile ed elevata tribuna, possibilmente fissa, che costituisca una presenza eloquente, capace di far riecheggiare la Parola anche quando non c'è nessuno che la sta proclamando. Accanto ad esso è conveniente situare il candelabro per il cero pasquale.

Dettaglio di un ambone con simboli degli evangelisti

Funzione e Simbolismo

Dall'ambone si proclamano unicamente le letture, il salmo responsoriale e il preconio pasquale (come l'Exultet il sabato prima della Santa Pasqua); ivi si possono proferire l'omelia e le intenzioni della Preghiera universale. La dignità dell'ambone esige che ad esso salga solo il ministro della Parola. Come icona del santo sepolcro, l'ambone è presenza vicaria della tomba vuota e presenza efficace dell'annuncio pasquale, sistematicamente dedicato a chi è "primo" nell'evangelizzazione della Pasqua (le mirofore, Pietro e Giovanni, Maria Maddalena).

Il Concilio Vaticano II ha riscoperto l'importanza della Parola di Dio nella comunicazione divina della salvezza, affermando che "la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo". L'ambone è la cattedra dalla quale Dio ci parla, il vero trono della sapienza da cui Cristo si rivela unico Maestro.

Esempi Architettonici

  • Basilica di San Giulio, Orta: L'ambone del XII secolo presenta i simboli dei quattro evangelisti, con il leggio sostenuto dalla figura dell'aquila, simbolo di Giovanni.
  • Duomo di Reggio Emilia: Esempio di adeguamento liturgico, dove l'ambone è parte di una riorganizzazione complessiva dello spazio sacro.
  • Duomo di Venzone: L'ambone è un corpo dalla convessità cilindrica la cui superficie scabra si integra nel contesto storico in pietra.
  • Chiesa del monastero di Bose: Leggio e altare hanno la stessa consistenza materica e forma a "Tau", stabilendo un dialogo intimo.
  • Duomo di Padova: La nuova sistemazione liturgica dell'artista Giuliano Vangi include un leggio arboreo dove si confondono chiome di rami e capelli.
  • Duomo di S. Maria del Fiore, Firenze: Un nuovo ambone amovibile in resina, opera dello scultore Etsuro Sotoo, inaugurato nel 2015, evidenzia l'importanza della parola di Dio proclamata nell'assemblea liturgica.

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