L'Altare Corbinelli di Andrea Sansovino nella Basilica di Santo Spirito

L'Altare della cappella Corbinelli rappresenta la prima opera impegnativa di Andrea Sansovino (Andrea Contucci, Monte San Savino, Arezzo, 1460 circa - ivi 1529). Per la sua formazione a Firenze, oltre all'apprendistato forse presso A. del Pollaiolo, rilevanti furono la persistente lezione di Donatello, il naturalismo di L. Della Robbia e la frequentazione con G. da Sangallo. Dopo una prima attività fiorentina, che incluse l'altare Corbinelli e un fregio in terracotta invetriata nella villa medicea di Poggio a Caiano, Andrea Sansovino trascorse un lungo soggiorno in Portogallo (1491-1500).

La Commissione e la Collocazione

L'altare fu commissionato dalla famiglia Corbinelli. L'inizio dei lavori è posto dalla studiosa Lisner, autrice di un recentissimo ed esauriente studio sulla cappella, intorno al 1491. Difatti, nel febbraio di quell'anno Andrea Sansovino si iscrive all'arte dei maestri di pietra e di legname e poteva quindi aprire una propria bottega e avere aiuti. Tale opera gli valse ammirazione e consenso, tanto che fu scelto per essere inviato dalla corte medicea quale scultore e architetto in Portogallo, dove il re aveva richiesto artisti di valore rappresentanti il nuovo movimento rinascimentale che fioriva a Firenze. L'altare si trova nella Cappella Corbinelli, all'interno della Basilica di Santo Spirito a Firenze.

Foto dell'Altare Corbinelli nella Basilica di Santo Spirito a Firenze

Descrizione Architettonica e Scultorea

L'apparato scultoreo-architettonico è del giovane Andrea Contucci, detto Andrea Sansovino (1460 ca.). La tripartizione dell'altare, con eleganti lesene decorate da candelabre fra tre nicchie, ricorda gli archi di trionfo romani. Il motivo dell'arco trionfale dell'altare è strettamente correlato a quello dell'altare dell'Annunciazione contemporaneo di Benedetto da Maiano (Sant'Anna dei Lombardi, Napoli), ma con un riferimento molto più audace all'Arco di Costantino a Roma.

Nella nicchia centrale un tabernacolo a forma di edicola presenta un bassorilievo del Cristo risorto sulla portella, mentre nelle nicchie laterali si trovano le statue di San Matteo e San Giacomo, sormontate dai tondi con l'Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata.

Modifiche Postume

L'altare non si presenta nella situazione originale: sono aggiunte secentesche la parte superiore con timpano, le specchiature del secondo ordine ai lati della nicchia, e la balaustra marmorea, che sostituisce la cancellata in bronzo con i cervi araldici dei Corbinelli citata dal Vasari. Inoltre, la mensa d'altare era più accostata alla parete di fondo.

Dettaglio delle sculture laterali dell'Altare Corbinelli

Il Programma Iconografico

Il programma iconografico, certamente dettato nel colto ambiente del convento agostiniano, si incentra sul tema della redenzione attraverso il sacrificio di Cristo, la liturgia dell'Eucaristia e l'altare come sepolcro. Ad esso si collega il tema di Maria come mediatrice e garante della salvezza, rappresentato nell'Annunciazione e nell'Incoronazione.

La Pietà nel paliotto, l'Ultima Cena come momento di creazione della liturgia, le decorazioni a candelabre e grottesche con i simboli della Passione e gli strumenti liturgici, e il Bambino Gesù che corona il tutto con il mantello della Passione e l'uccellino simbolo della vittoria sulla morte, formano l'asse iconografico principale. Manca stranamente un riferimento allo Spirito Santo, vista la dedicazione della chiesa, e la Lisner ipotizza un completamento con una vetrata raffigurante Dio Padre e la colomba dello Spirito Santo, che con il Bambino in marmo avrebbero formato la Trinità.

Aspetti Stilistici e Influenze

Stilisticamente, l'Altare Corbinelli segna il passaggio, sia nell'opera di Andrea Sansovino che nella scultura toscana, dagli schematismi e dalle durezze del tardo Quattrocento alla piena monumentalità del classicismo Cinquecentesco. Confronti precisi istituiti dalla Lisner con opere del Sansovino immediatamente precedenti (le pale in terracotta policroma in Santa Chiara a Monte San Savino) segnalano i rapporti con Pollaiolo, Benedetto da Maiano, A. Rossellino e Filippino Lippi.

Inoltre, una precisa intelaiatura prospettica, che gioca sui diversi punti di vista anche per esaltare i legami iconografici (si osservino le architetture dell'"Annunciazione" che convergono nel ciborio), illustra l'impostazione quattrocentesca e le parole del Vasari che definisce Sansovino "sottile e raro intelletto". Fin dall'inizio il rilievo ebbe un ruolo più significativo nell'opera di Andrea Sansovino rispetto a quello di qualsiasi altro scultore del suo tempo.

Dettaglio del bassorilievo della Pietà sull'Altare Corbinelli

Fasi di Realizzazione e Nuove Tipologie

Una prima fase dei lavori comprende il San Jacopo (legato al Ghiberti) e i tondi con l'Annunciazione che rimanda alla pittura di Filippino, Ghirlandaio, Perugino e Leonardo. Una seconda fase, più matura stilisticamente, vede il San Matteo, drammatico e monumentale, con riferimenti all'antico tramite il Bregno, i geni ai lati dell'arco centrale, di splendida invenzione ed esecuzione, e le scene della predella, eseguite forse da aiuti.

Nuove tipologie sono create da Andrea Sansovino nei due angeli reggi candelabro (in rapporto forse con il giovane Michelangelo, presente in quegli anni a Santo Spirito), nel Bambino Gesù (legato a Raffaello) e nel paliotto con la "Pietà", la parte più avanzata anche cronologicamente e di estrema qualità esecutiva. Nel paliotto è importante anche la fusione dello spazio della figurazione con quello reale, ottenuta con l'interruzione del sarcofago e dei nimbi con il bordo della mensa, a sottolineare anche il concetto iconografico della mensa come sepolcro di Cristo. Le splendide decorazioni con le grottesche, i simboli della passione e gli strumenti liturgici sono collegate alla pittura di Filippino e impostano una tipologia poi ripresa da Benedetto da Rovezzano a San Salvi e fuori Firenze, dal Bambada. Per ulteriori rapporti con la cultura artistica del tempo si rimanda all'esaustivo saggio della Lisner.

Nell'Altare Corbinelli, Andrea Sansovino dimostrò la sua grande versatilità come scultore, impiegando una varietà di stili e tipologie di figure nell'intaglio dei rilievi e della scultura a tutto tondo.

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