Gli Altari delle Chiese di Sant'Andrea a Cordovado

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Il grazioso quanto affascinante borgo di Cordovado è uno dei paesi medievali più ricchi di monumenti del Friuli-Venezia Giulia. La sua struttura urbana perfettamente conservata e valorizzata ha consentito il suo inserimento nel club dei Borghi più Belli d’Italia. Le prime fonti storiche che citano Cordovado si riscontrano in un documento del 1186, in cui è indicato un possedimento concesso da papa Urbano III al Vescovo di Concordia Sagittaria. Cordovado conserva pregevoli monumenti medievali e rinascimentali che formano un quadro davvero suggestivo, tra cui spiccano le sue importanti chiese.

Mappa delle chiese di Cordovado o panorama del borgo

L'Antica Pieve di Sant'Andrea (Duomo Vecchio)

Storia e Architettura

La vecchia chiesa di Sant’Andrea, qualificata recentemente come duomo, fu profondamente rimaneggiata o rifatta nel tardo Quattrocento; il portale reca un’iscrizione del 1477. Alcuni elementi architettonici fanno pensare a una fondazione molto antica, forse addirittura del IV-V secolo. Originariamente ad aula unica, nel Seicento le furono addossate in maniera armonica due navate. L’interno è costituito da ampie arcate sorrette da pilastri ottagonali, con copertura lignea sostenuta da capriate. La Chiesa di Sant’Andrea, o Duomo Vecchio, è stata ricostruita più volte dopo alcune devastazioni. L’interno contiene ancora molte parti e suppellettili in legno, come il pulpito e la cantoria, che rendono l’atmosfera della parrocchiale di campagna degli ultimi secoli.

Opere d'Arte e Affreschi

L’edificio fu ornato a varie riprese, fra Tre, Quattro e Cinquecento, da diversi pittori, conoscitori delle più aggiornate correnti artistiche del Friuli e del Veneto, che riempirono le pareti con non pochi componenti la corte celeste: Caterina, Giorgio, Giacomo, alcune Madonne, il Bambino, Sebastiano, Rocco, vescovi, sante. Si può citare un affresco della SS. Trinità del XVI secolo, sul primo pilastro di destra, e un mirabile affresco di San Martino, opera di un artista anonimo del XVI secolo. Nel presbiterio sono presenti affreschi raffiguranti i Dottori della Chiesa in Cattedra con Evangelisti, Profeti e Angeli. Gli affreschi del XVI secolo della cappella maggiore sono attribuiti a Gian Francesco da Tolmezzo.

Interno dell'Antica Pieve di Sant'Andrea con affreschi

La Nuova Chiesa Parrocchiale di Sant'Andrea

La Fondazione e lo Stile

Di più recente costruzione è la Chiesa di Sant’Andrea i cui lavori iniziarono nel 1950 e terminarono nel 1966. La chiesa, progettata da Mariano Pittana, in stile romanico-gotico, con facciata a capanna preceduta da un porticato in pietra, è una interessante testimonianza d’arte contemporanea, specie per le opere plastiche, pittoriche e vetrarie del veronese Pino Casarini (1897-1972), che vi lavorò dal 1961.

L'Altare Maggiore e le Opere Artistiche

La pala dell’altare maggiore rappresenta la Madonna in trono col bambino tra S. Andrea e il beato Tristano d’Attimis, quest’ultimo di madre cordovadese e morto martire in Cina (1707-1748). Sull’arco trionfale c’è l’affresco dell’Ultima Cena, mentre l’Annunciazione è dipinta nel registro superiore dell’arco che conclude l’abside e la Deposizione sul paliotto dell’altare. L’opera di più ampio respiro spaziale è il Giudizio Finale posta sulla parete sopra la porta centrale. Degno di rilievo è il rosone a vetro istoriato della facciata con i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, i bronzi del tabernacolo e del portale con le dieci formelle dell’Antico e Nuovo Testamento. A questo tempio lavorarono il milanese Aristide Albertella per le vetrate istoriate, Giuseppe Scalambrin di Fossalta per il coperchio del battistero, e lo scultore Italo Costantini per il gruppo in terracotta della Via Crucis e della Natività (1967-1968), i quattro trittici dei santi (coro) e le cinque formelle di soggetti eucaristici (altare), oltre alla croce pendula sopra l’altare.

Pala dell'altare maggiore della Nuova Chiesa di Sant'Andrea

Leon Battista Alberti, Basilica di Sant'Andrea (video tratto da Artelogia)

Opere Trasferite e Collezioni

In questo tempio vennero collocate opere provenienti dall’antico duomo, tra cui: i SS. Lorenzo, Stefano, Pietro e Paolo realizzate da un giovanissimo Bernardino Blaceo (1530); il suggestivo impianto della Madonna del Rosario (1586 circa) di Giuseppe Moretto; la Madonna del Carmine col bambino e i SS. Agata, Margherita, Gregorio (Urbano papa?), Antonio da Padova e Giuliana di anonimo veneto di fine Seicento; e il Nome di Gesù (SS. Filippo Neri e Francesco di Sales adoranti il monogramma di Cristo) di Nicola Grassi del periodo 1730-1740, opera collegata alla omonima confraternita costituita fin dal 1615. Provenienti dal Santuario della Beata Vergine, si trovano le tele del domenicano S. Antonino di Firenze, la Crocifissione di Baldassar d’Anna, i Vescovi Matteo Sanudo Vecchio e Giovane (anonimo della prima metà del XVII secolo) e il trono processionario della Madonna del Carmine (sec. XVIII).

Inoltre, nella cappella laterale è esposta la tela restaurata della Madonna allattante con bambino dell’anonimo Maestro di Cordovado (seguace di Tommaso da Modena), risalente alla fine del Trecento, proveniente dalla Chiesa di S. Maria di Campagna.

Il Santuario Madonna delle Grazie (già Chiesa di Santa Maria di Campagna)

Origini e Architettura

Scrigno di arte e di storia è il Santuario Madonna delle Grazie, costruito nel 1603. La sua fondazione fu avviata in seguito a un’apparizione della Madonna. Padre Stefano da Mantova iniziò a costruire un conventino francescano con chiesetta, intitolati a Santa Maria, nel luogo dove il 10 marzo 1498 fu autorizzata la costruzione di un capitello per sacre rappresentazioni. L’edificazione si concluse nel 1526, come riportato nelle mattonelle dell’aula (dai rilievi architettonici dell’abside si propongono datazioni alla prima metà del Quattrocento?). Il Santuario fu inaugurato il 1° maggio 1603 con pianta ottagonale e fu meta di molti pellegrinaggi a seguito dell’apparizione della Vergine, in particolare nel periodo tra il 1607 e il 1648 (e fino a tutto il 1700), come rilevato dai graffiti sui muri. È un vero gioiello dell’arte barocca veneziana, unico nel suo genere in tutta la regione Friuli. Nel 1656 il conventino venne soppresso e nel 1659 fu poi venduto a Francesco Zurlin per finanziare la guerra di Candia di Venezia contro i Turchi (1644-69).

Il complesso dell’ex-conventino, adiacente alla Chiesa di S. Maria di Campagna, sulla SR. 463 a circa due chilometri dal centro di Cordovado, trova origine da un gruppo di edifici tenuto dalla comunità religiosa dei Padri Francescani (frati minori conventuali) già nel XVI secolo. È conservato un affresco di S. Francesco con lupo, commissionato dal padre guardiano nel 1635, probabilmente per scongiurare il pericolo dei lupi che infestavano, uccidendo, queste zone.

Gli Altari Storici e le Loro Opere d'Arte

L’altare maggiore del Santuario ha struttura lignea e poggia su un’ara di pietra rivestita da paliotto con mensole lignee. Vi si venerava l’immagine su tela di una Madonna allattante coronata da angeli risalente alla fine del sec. XIV-primi XV di un anonimo Maestro di Cordovado, seguace di Tommaso da Modena. Sull’altare di questo santuario oggi c’è una copia dell’originale, che è conservato nel duomo nuovo di S. Andrea, come menzionato in precedenza.

Nel 1584, durante una visita del Vescovo, venivano nominati ben cinque altari dedicati: il maggiore a Maria, gli altri a S. Antonio, al Cristo, alla Resurrezione e a Santa Maria.

Esterno del Santuario Madonna delle Grazie a Cordovado

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