Il Caso Bibbiano: un'indagine su presunti traffici di minori e affidi illeciti

Trentacinque giorni dopo l'esplosione mediatica della vicenda e a oltre un anno dall'inizio delle indagini, è giunto il momento di mettere in fila ciò che sappiamo sul cosiddetto caso Bibbiano, la complicata inchiesta che gli organi inquirenti hanno ribattezzato Angeli e Demoni. Al centro dei riflettori vi è un presunto traffico di minori avvenuto nel piccolo comune in provincia di Reggio Emilia, oltre alle procedure con cui venivano affidati i servizi di psicoterapia e distribuiti fondi pubblici.

Al di là del clamore mediatico costruito attorno al caso - ne hanno parlato, tra gli altri, i cantanti Laura Pausini e Nek, la conduttrice Antonella Clerici, con un tweet poi cancellato, e il cuoco televisivo Alessandro Borghese - giova ricordare che tutto ciò che seguirà riguarda una vicenda processuale ancora in corso. Gran parte delle informazioni in nostro possesso derivano dall'ordinanza firmata dal gip di Reggio Emilia Luca Ramponi, basata su atti prodotti dal pubblico ministero, che nel processo penale rappresenta l'accusa.

Mappa della provincia di Reggio Emilia con Bibbiano evidenziato

Come nasce l'inchiesta

A dare il via alle indagini è stata quella che il procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini, ha definito “un'intuizione della pm Valentina Salvi”. La dottoressa Salvi è rimasta insospettita dall'alto numero di fascicoli per abusi su minori aperti su segnalazione dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza - un distretto composto da sette comuni, con sede a Bibbiano - e che si risolvevano spesso in provvedimenti di allontanamento dalle famiglie. Messi uno accanto all'altro, i casi hanno iniziato a destare non pochi sospetti. Tanto è bastato ad autorizzare le intercettazioni ambientali, che hanno rivelato una realtà che lo stesso Mescolini ha definito “umanamente devastante”.

Nell'ordinanza di 277 pagine si delineano i confini di quello che viene presentato come un vero e proprio “copione” comune alle vicende dei sei minori oggetto dell'indagine. Tutto iniziava con una segnalazione. In alcuni casi, la segnalazione partiva dai parenti del bambino o della bambina; in altri, dagli insegnanti del minore. Tuttavia, secondo l'ordinanza, potevano bastare “comportamenti interpretabili, e di fatto interpretati puntualmente dagli assistenti sociali e psicologi indagati, in termini di erotizzazione precoce”. Poteva dunque bastare una frase ambigua, un disegno ritenuto rivelatore o un comportamento giudicato anomalo per mettere in moto la macchina dei servizi sociali. Un processo che, nella maggior parte dei casi, culminava con un provvedimento di allontanamento del minore.

L'iter di allontanamento dei minori

È importante spiegare come avviene l'iter di allontanamento, che non è una prerogativa esclusiva dei servizi sociali. Per allontanare un minore dal nucleo famigliare è infatti necessario un provvedimento disposto dal Tribunale per i minorenni, che si avvale di un'indagine psicosociale. Questa indagine viene affidata dal tribunale minorile al servizio sociale competente, che delibera poi collegialmente. Esiste anche la possibilità di ricorrere alla cosiddetta 403, un intervento urgente di messa in sicurezza del minore ai sensi dell’articolo 403 del codice civile. Secondo le indagini, tale strumento veniva molto utilizzato dai servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, ma anche in questo caso è necessaria la convalida del Tribunale per i minorenni.

Le accuse

Uno dei punti cruciali dell'ordinanza riguarda proprio la veridicità delle relazioni con cui, secondo gli inquirenti, i servizi sociali decidevano le sorti dei minori. Le accuse sono piuttosto pesanti e vanno dalla frode processuale al depistaggio, fino alle lesioni personali per i traumi provocati ai bambini. Queste accuse hanno portato il presidente del Tribunale dei minori di Bologna, Giuseppe Spataro, a considerare il suo ufficio “parte offesa, in quanto depistati e frodati, assieme ai minori”. Nei giorni successivi, Spataro e i suoi colleghi hanno deciso di rimettere mano a tutti i procedimenti partiti su segnalazione dei servizi sociali oggetto dell'indagine, ricontrollando circa 70 fascicoli prodotti in appena due anni.

I racconti contenuti nell'ordinanza descrivono uno scenario profondamente compromesso, fatto di testimonianze false o volutamente decontestualizzate, omissioni colpevoli e manomissioni vere e proprie. Le storie sono piuttosto diverse tra loro, com'è ovvio, ma l'ordinanza sottolinea in tutte la volontà di dipingere il nucleo famigliare come inadatto alla permanenza del minore, avvalendosi di accuse costruite ad arte, virgolettati inventati e, in almeno un caso, di un disegno modificato in modo tale da rafforzare l'ipotesi di un abuso.

Illustrazione stilizzata di un disegno infantile modificato per suggerire un abuso

La struttura "La Cura" e la manipolazione dei ricordi

Dopo l'allontanamento, i minori venivano destinati a una struttura pubblica, La Cura, assegnata in gestione alla onlus Hansel e Gretel di Moncalieri. È qui che, secondo le carte della procura, sarebbe avvenuto il secondo livello di contaminazione delle storie personali dei minori coinvolti, attraverso un metodo di ascolto potenzialmente in grado di modificare gli stessi ricordi dei bambini. Secondo quanto si legge nell'ordinanza, nel corso delle sedute avvenivano “significative induzioni, suggestioni, contaminazioni” che “rischiano fortemente di contribuire alla costruzione di falsi ricordi”.

Alla fine del 2017, questa pratica era finita al centro dell'inchiesta giornalistica Veleno, il podcast in sette puntate realizzato da Pablo Trincia e Alessia Rafanelli, che di fatto riapriva il caso dei Diavoli della Bassa modenese. In quella circostanza, risalente a metà degli anni Novanta, i bambini allontanati dalle famiglie per presunti abusi e rituali satanici furono in tutto sedici, sparsi tra i comuni di Mirandola e di Massa Finalese.

La tecnica di ascolto utilizzata, ora come allora, non rispetta le linee guida della Carta di Noto “per l’esame del minore in caso di abuso sessuale”, preferendo un'impostazione fortemente minoritaria all'interno della comunità scientifica e considerata “altamente suggestiva” per il rischio di impiantare falsi ricordi. Tra i principali sostenitori di questa alternativa c'è il Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia), un'associazione privata che, come dichiara la professoressa Giuliana Mazzoni proprio a Pablo Trincia, “ha una posizione preconcetta, secondo cui i bambini non mentono mai”. In un primo momento era circolata la notizia dell'utilizzo di elettroshock sui bambini ascoltati, in virtù anche di un comunicato dei carabinieri non molto chiaro, ma la notizia è stata prontamente smentita. Il procuratore capo di Reggio Emilia Mescolini ha specificato come al centro dell'indagine non ci sia un sistema Bibbiano, ma singole persone, con responsabilità ancora da accertare.

E allora il Pd?

C'è poi un secondo filone dell'indagine, che non riguarda direttamente reati ai danni di minori, ma il modo in cui sarebbe stato gestito l'affidamento dei servizi di psicoterapia. È la parte dell'inchiesta meno delicata, ma paradossalmente anche quella che ha generato maggiore confusione nell'opinione pubblica.

Al centro della questione c'è Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano eletto in quota Pd, che è entrato nell'inchiesta Angeli e Demoni con l'accusa di abuso d'ufficio e falso. La condotta presa in esame dagli inquirenti riguarda la violazione delle norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche, fattispecie che gli è valsa la misura cautelare degli arresti domiciliari e la sospensione dalla carica di sindaco.

Secondo l'accusa, Carletti non solo avrebbe omesso di istituire un bando per l'affidamento del servizio di psicoterapia - obbligatorio per l'assegnazione di appalti del valore superiore ai 40 mila euro - ma avrebbe “intenzionalmente” procurato “un ingiusto vantaggio patrimoniale al centro studi Hansel e Gretel” quantificabile in 135 euro all'ora per ogni minore, “nonostante l’Asl di Reggio potesse farsi carico mediante i propri professionisti e gratuitamente di questo servizio pubblico”.

Il riferimento legislativo da tenere d'occhio, in questo caso, è la legge 285 del 1997, istitutiva di un fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza che tuttora finanzia i centri che si occupano di abusi. Come spesso accade con le iniziative meritorie, però, la legge ha generato un inatteso effetto collaterale: i centri dedicati alla prevenzione e alla gestione di minori abusati si sono moltiplicati e, come sostiene l'esperto di psicologia giuridica Giovanni Battista Camerini a Veleno, “in molti casi in questi centri venivano incentivate le segnalazioni sulla base di indizi inconsistenti”.

Verifica dell'Interesse Culturale (Art. 12 D.Lgs 42/2004): La regola dei 70 anni

Il cortocircuito mediatico

Sull'ipotesi di reato - comunque non tenue, dal momento che il gip calcola un danno erariale che si aggirerebbe attorno ai 200mila euro - si è immediatamente scatenata la macchina propagandistica di una fetta piuttosto consistente del panorama politico italiano. Sull'onda emotiva degli avvenimenti, Fratelli d'Italia si è persino spinta fino a chiedere il censimento delle famiglie arcobaleno presenti in Emilia-Romagna.

L'inserimento della variabile omogenitoriale nella vasta schiera di notizie false su Bibbiano è destinato a diventare un vero e proprio caso di scuola e nasce dall'informazione, sempre contenuta nell'ordinanza, secondo cui una delle coppie affidatarie coinvolte nell'inchiesta sarebbe composta da due donne. Il resto, praticamente, si scrive da solo: il Partito democratico sottrae i bambini alle famiglie in difficoltà per darli alle coppie omosessuali. E, ovviamente, i giornali provano a insabbiare lo scandalo.

Al momento, per questo filone dell'inchiesta risultano indagati, oltre a Carletti, gli ex sindaci di Montecchio Emilia e Cavriago, insieme a Claudio Foti, sui cui grava anche l'accusa di concorso in abuso d'ufficio. Si allarga il fronte di associazioni e cittadini che pretendono chiarezza sullo scandalo degli affidi in provincia di Reggio Emilia. A questo proposito, in queste ore il Moige ha lanciato la petizione online #MaiPiùBibbiano. “È inaccettabile - si legge nel comunicato stampa - che qualcuno possa prendersi il diritto di strappare i figli alla mamma e al papà e che servizi sociali ‘deviati’ distruggano la vita dei minori senza alcun controllo e senza alcun ragionevole motivo.”

Nei giorni scorsi, anche nel mondo della musica alcuni artisti più coraggiosi avevano fatto sentire la propria voce. Social Network: Anche Alessandro Borghese si espone sul caso Bibbiano. Dopo Laura Pausini e Filippo Neviani, in arte Nek, Rita Dalla Chiesa, Fiorella Mannoia e Ornella Vanoni, anche un altro personaggio famoso si schiera chiedendo giustizia e verità per i bambini di Bibbiano. Si tratta di Alessandro Borghese, il famoso chef protagonista di programmi di successo come ‘Quattro Ristoranti’ e ‘Cuochi d’Italia’. Un post, una foto accompagnata da un grido: «Never again!».

“Never again!” è il grido social rilanciato da Alessandro Borghese. Nel frattempo proseguono le indagini sul caso Bibbiano (e gli altri comuni della Val d’Enza) con riverberi che potrebbero scoperchiare vicende simili anche al di fuori dell’Emilia Romagna. La onlus dei Genitori Italiani chiede, dunque, l’attivazione di quella Commissione parlamentare per indagare sul caso degli affidamenti illeciti. Inoltre, si chiede alla politica di adottare leggi più stringenti affinché eventi come quelli denunciati a Bibbiano e nella Val d’Enza non si ripetano più, mettendo un vincolo alle libertà concesse ai servizi sociali.

Da quando, a fine giugno scorso, i carabinieri di Reggio Emilia hanno messo agli arresti domiciliari sei persone e hanno notificato altre misure cautelari ad altre dieci in seguito ad una complicata indagine relativa ad un'organizzazione che, secondo le ipotesi investigative, aveva lo scopo di togliere bambini a famiglie in difficoltà e affidarli, dietro pagamento, a famiglie di amici o conoscenti, cosa è cambiato? In altre parole, che cos'è e cosa resta, a distanza di ormai oltre due mesi, dello scandalo Bibbiano? È una domanda doverosa e, al contempo, difficile. Sì, perché il caso delle indebite sottrazioni di minori della Val D’Enza, in realtà, non ha mai smesso di espandersi. È difatti di pochi giorni fa la notizia che l’inchiesta “Angeli e demoni” - questo il nome dell’indagine su cui sta lavorando la procura di Reggio Emilia, e che coinvolge sindaci, associazioni, sedicenti esperti, in tutto almeno una trentina di persone - si è allargata tanto da rendere necessario un suo spacchettamento; il che non è affatto casuale se si pensa che, da quando l’inchiesta è esplosa, in Emilia Romagna hanno cominciato a piovere decine e decine di nuove denunce.

Da parte sua, la stessa Regione Emilia Romagna tramite il consiglio regionale, su proposta del presidente Stefano Bonaccini, ha intanto ufficialmente istituito, nelle settimane scorse, una commissione di inchiesta sul sistema di tutela dei minori i cui lavori avranno termine con la legislatura. Un’iniziativa nobile nel fine ma di dubbia utilità se si pensa alla composizione di una commissione i cui membri, fino a ieri, hanno non solo lavorato nel medesimo ambito ma pure, come se non bastasse, nello stesso territorio di coloro i quali ora sono chiamati a dare un giudizio.

Ad ogni modo, nonostante - come si diceva poc’anzi - “Angeli e demoni” si sia ormai sdoppiata in “Angeli e demoni bis”, e quindi sia ancora presto per tirare le somme su questa vicenda, si sono già verificati fatti importanti e significativi legati ad essa. Basti pensare ai bambini, già un discreto numero, dapprima affidati ai servizi sociali e poi tornati dai loro padri, “riabilitati” in seguito ad alcuni approfondimenti da parte della magistratura che, preso visione delle dubbie modalità di alcune sottrazioni di minori, ha pensato bene di revocare diversi ordini di allontanamento dalla casa familiare. Nel frattempo, un altro tassello della vicenda Bibbiano che in questo riepilogo vale la pena ricordare è il tentativo di minimizzazione mediatica su questa storia. Tentativo che è stato però puntualmente disturbato da almeno tre personaggi famosi - i cantanti Nek e Laura Pausini, seguiti dallo chef e conduttore Alessandro Borghese - che sono pubblicamente scesi in campo sia per chiedere attenzione sui fatti della Val D’Enza, sia per gridare la loro indignazione per quanto stava emergendo nell’inchiesta. Un contributo a tenere alta la guardia sulla vicenda l’ha data, insieme a pochissimi altri, anche il quotidiano La Verità, che quasi ogni giorno riferisce con dovizia di particolari novità al riguardo.

Al momento, come si diceva all’inizio, con “Angeli e demoni” e “Angeli e demoni bis” in corso, non si può aggiungere molto altro; se non che quello che, settimana dopo settimana, è venuto alla luce è un inquietante sistema di sottrazione di minori dalle loro case che, se da un lato vede molte responsabilità ancora da chiarire, dall’altro pare contrassegnato da un filo rosso ben chiaro: quello dell’odio verso la famiglia cosiddetta tradizionale. Un odio che parte da un presupposto: la famiglia come aprioristico luogo di violenza dalla quale occorre “liberare” i bambini, affidandoli ad altri e, perché no, coppie arcobaleno incluse. È questo il nocciolo ideologico emerso con chiarezza dalla vicenda Bibbiano; lo stesso con cui una certa cultura dominante, che tenta continuamente di far calare il sipario sulla Val d’Enza, ha paura di fare i conti.

Alessandro Borghese si è aggiunto alla schiera di volti noti del mondo dello spettacolo che hanno voluto esprimersi sul caso Bibbiano, l’inchiesta “Angeli e Demoni” sugli affidi dei minori nel comune in provincia di Reggio Emilia che è diventata un caso politico nazionale. Lo chef più amato della tv ha usato i social per sostenere la petizione #MaiPiùBibbiano, che chiede una seria riforma degli affidi dei minori in Italia. "Never again!", il messaggio di Borghese, affidato ad una foto che racconta lo choc provocato dal venire a conoscenza della storia dei bambini di Bibbiano.

Dalla Lega di Modena è giunto un commento: "Lo scandalo affidi di Bibbiano - dicono dalla Lega di Modena - che ogni giorno si allarga sempre più, dimostra la presenza di un sistema ideologico che per anni ha lacerato le famiglie strappando loro il bene più prezioso, i figli. Tutto questo sicuramente per un ritorno economico ma soprattutto per diffondere un’ideologia, quella LGBT, che in questa inchiesta ha mostrato il suo vero volto: quello violento e dispotico di chi è disposto a tutto pur di ottenere il suo scopo." Hanno aggiunto: "Infatti, una promotrice di corsi LGBT, che aveva ottenuto assieme alla sua compagna in affido una bambina, risulta indagata nello scandalo “Angeli e demoni”."

La Lega ha concluso: "Per sensibilizzare le istituzioni a non dimenticare quello che è successo e che, purtroppo, continua ad accadere, così come per promuovere una seria riflessione sul sistema della gestione dei minori in affido, invitiamo tutti i cittadini alla fiaccolata di solidarietà apartitica di venerdì 26 Luglio con partenza in Largo Aldo Moro alle ore 20.00."

Bibbiano continua ad essere il tormentone dell'estate 2019. La delicata vicenda del piccolo comune emiliano tiene testa a tutte le altre questioni di attualità, imponendosi come tema caro soprattutto ad alcuni nomi noti ed influenti del mondo dello spettacolo, della musica e della televisione. Attualità e mondo dello spettacolo, i casi di Laura Pausini e Nek. Inevitabile che la presa di posizione pubblica di Borghese faccia notizia non solo per la sua influenza, quanto soprattutto per il modo in cui alcuni tra i suoi colleghi si siano rapportati alla vicenda di Bibbiano nelle scorse settimane. In particolare hanno tenuto banco i casi di Laura Pausini prima e di Nek poi. Entrambi gli artisti hanno avvertito l'urgenza di fare luce sulla vicenda di Bibbiano denunciando un sostanziale silenzio dei media sul caso ed esponendosi ad una preventivabile strumentalizzazione politica.

E allora Bibbiano? Quello di Bibbiano è infatti un caso che verrà ricordato non solo per la questione della vicenda giudiziaria in sé, dai contorni torbidi e ancora non del tutto chiariti, ma anche come un caso mediatico simbolico di come certe vicende possano assumere delle dimensioni tali da spostare, e contaminare, il sentimento dell'opinione pubblica. Da settimane, nonostante quella del piccolo comune emiliano sia, di fatto, la notizia più trattata da Tg e giornali, il refrain "e allora Bibbiano" sembra essere diventato la regola, un ritornello che va ben oltre il caso di cronaca, colorandosi di sfumature ben diverse che hanno inevitabilmente a che fare con la propaganda politica.

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