Il Concilio di Nicea è stato una svolta decisiva nella storia della Chiesa e del mondo. Dopo tante e laceranti controversie sulla figura di Gesù Cristo, i vescovi convocati nel 325, nella città di Nicea (oggi Iznik, in Turchia) dall’imperatore Costantino, hanno formulato quel Credo che ha ridato l’unità alla Chiesa e viene professato fino a oggi. È una professione condivisa nella sua sostanza dalla Chiesa Cattolica e dalle chiese ortodosse.
Celebrazione e Riconoscimento del 1700° Anniversario
L'importanza del Concilio di Nicea è stata recentemente sottolineata in un incontro tenutosi, trasmesso in diretta sui canali digitali di askanews, Famiglia Cristiana, Play2000 (live), QN, Telepace Verona, Teleradiopace e Vatican News. L'evento ha visto la partecipazione di figure ecclesiastiche di spicco, tra cui Sua Santità Bartolomeo di Costantinopoli, arcivescovo di Costantinopoli, nuova Roma e Patriarca Ecumenico, e Sua Eminenza Card. Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
Il saluto di benvenuto è stato offerto da Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS, mentre Andrea D’Auria, direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione, ha moderato l'incontro.
Il Saluto di Bernhard Scholz: Un Momento Ecumenico di Gratitudine
Durante il suo intervento, Bernhard Scholz ha espresso un saluto affettuoso e pieno di gratitudine al Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo di Costantinopoli, riconoscendo il suo sacrificio per essere giunto da terre lontane. Scholz ha evidenziato come il Concilio di Nicea non sia stato solo un evento del passato, ma una bussola che deve continuare a guidare i cristiani verso la piena unità visibile. Ha inoltre ringraziato il Cardinal Kurt Koch per aver accolto il Patriarca Ecumenico.
«Proclamare che Gesù Cristo è della stessa sostanza del Padre, che il Padre e il Figlio condividono la stessa natura divina, significa riconoscere che Dio stesso è entrato nella nostra storia e nella nostra esistenza. Proprio questo riconoscimento, questa fede, continua a unire fino ad oggi le chiese cristiane», ha affermato Scholz, sottolineando il desiderio che la memoria di questo concilio diventasse un momento ecumenico.
Scholz ha anche ringraziato i curatori della mostra dedicata al Concilio di Nicea, in particolare l’Università Santa Croce di Roma e l’Associazione Patres, citando i professori Leonardo Lugaresi, Giulio Masperò, Paolo Prosperi e Ilaria Vigurelli per la loro dedizione che ha permesso una vera immedesimazione nell'evento.

Andrea D’Auria: Contesto Storico e Decisioni Fondamentali
Andrea D’Auria ha fornito un dettagliato quadro storico del Concilio, tenutosi nella primavera dell’anno 325, definendolo il primo concilio ecumenico della storia della Chiesa. Ha ricordato la partecipazione di, secondo la tradizione, 318 vescovi, principalmente orientali. Il concilio fu convocato dall’imperatore Costantino I con l'obiettivo principale di risolvere le dispute teologiche, in particolare sull’Arianesimo, una dottrina che negava la divinità di Cristo, e stabilire un’unità dogmatica nella cristianità.
Il Concilio di Nicea definì la natura divina di Gesù Cristo, affermando la sua consustanzialità con il Padre, espressa dal termine greco Homoousios, e condannò l’Arianesimo. Il teologo Ario sosteneva che il Verbo non sarebbe stato generato ab eterno dal Padre e a lui uguale, ma da lui creato in un certo tempo, considerando Gesù non Dio, bensì un suo inviato. Questa eresia ebbe notevole successo, specialmente tra coloro che erano di cultura ellenistica.
In sintesi, il concilio elaborò il Credo Niceno, una dichiarazione di fede che afferma la divinità di Cristo. Inoltre, stabilì la data della Pasqua, decretando che dovesse essere celebrata la prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera, per non coincidere con la Pasqua ebraica.
D’Auria ha concluso affermando che il dogma di Nicea non è un fatto del passato o una statuizione astratta, ma «qualcosa che ha da fare in modo profondo e inscindibile con la nostra fede oggi», influenzando il rapporto con Dio, il prossimo e noi stessi.
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Cardinal Kurt Koch: Impulsi Ecumenici e Rilevanza Attuale
Il Card. Kurt Koch ha sottolineato come il 1700° anniversario del Concilio di Nicea sia un "momento d’oro" per l’unità ecumenica, offrendo importanti impulsi ecumenici sotto tre punti di vista principali. Le questioni dottrinali affrontate dal Concilio sono di primaria importanza, essendo state sollevate dal presbitero alessandrino Ario che, difendendo un monoteismo rigoroso, negava la piena divinità di Gesù Cristo, considerandolo una creatura speciale ma subordinata a Dio.
Per risolvere questo grave problema di fede, l’imperatore Costantino convocò i vescovi a Nicea. Nonostante i 1800 vescovi invitati, solo 200-250 parteciparono, tra cui figure come Nicola di Mira e Atanasio. I vescovi decisero all’unanimità di considerare anatema la dottrina ariana e le affermazioni blasfeme contro il Figlio di Dio.
«I vescovi rifiutarono così il modello di monoteismo strettamente filosofico sostenuto da Ario, opponendo ad esso la professione di fede secondo cui l’unico Signore Gesù Cristo è il Figlio di Dio, nato dal Padre come unigenito, ovvero dalla sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato della stessa sostanza del Padre, per mezzo del quale tutte le cose sono state create in cielo e sulla terra», ha spiegato Koch. L’espressione chiave di questa confessione è il termine greco homoousios, che significa che Gesù Cristo è consustanziale al Padre Celeste, affermando così la sua natura divina e non creata.

Il Credo Niceno-Costantinopolitano e l'Unità
La confessione cristologica di Nicea fu una tappa fondamentale, ma la disputa si riaccese dopo il concilio, anche a causa delle politiche dei successori di Costantino. Il Credo di Nicea fu poi integrato e completato dal Concilio di Costantinopoli nel 381, che definì la professione di fede nello Spirito Santo, completando il dogma della Divina Trinità. Il risultato fu il Credo Niceno-Costantinopolitano, che rappresenta il fondamento della fede comune a tutti i cristiani e il più forte vincolo ecumenico della fede cristiana.
Questo Credo, a differenza del Credo Apostolico, è stato accettato all’unanimità nella cristianità ortodossa, cattolica e protestante, e riconosciuto come vincolante dalla Chiesa primitiva per tutti i cristiani. «Per il ripristino dell’unità della Chiesa è necessario un accordo sul contenuto essenziale della fede, non solo tra le Chiese e le comunità ecclesiali di oggi, ma anche tra la Chiesa di oggi e la Chiesa del passato, e soprattutto le sue origini apostoliche», ha affermato il Card. Koch.
Problematiche Canoniche e Disciplinari: La Data della Pasqua
Oltre al Credo, il Concilio di Nicea affrontò tematiche canoniche e disciplinari, presentate in venti canoni. Una delle questioni pastorali più significative fu la data della Pasqua, che era controversa già nella Chiesa primitiva. I cristiani di diverse regioni la celebravano in date differenti: i "quartodecimani" in Asia Minore la festeggiavano il 14 di Nisan, parallelamente alla Pasqua ebraica, mentre i "protopaschisti" in Siria e Mesopotamia la celebravano la domenica successiva. Il Concilio tentò di trovare una regola uniforme, come evidenziato nella lettera del Sinodo di Nicea agli egiziani: «Tutti i fratelli e le sorelle d’Oriente che finora hanno celebrato con gli ebrei, d’ora in poi celebreranno la Pasqua in accordo con i romani, con voi e con tutti noi che l’abbiamo mantenuta con voi da tempo immemorabile». Una nuova situazione rispetto alla data di Pasqua si verificò nella storia della cristianità quando nel XVI secolo Papa Gregorio XIII introdusse il calendario gregoriano.
