Il complesso di Santa Maria di Gesù sorge nella periferia sud-orientale di Palermo, ai piedi del monte Grifone. Oggi è facile raggiungere il convento, ma un tempo era necessario percorrere a piedi tortuosi sentieri di campagna, poiché le mura della città distavano circa due miglia. Divenuto nel 2016 Santuario di San Benedetto il Moro, il convento è noto per la sua importanza architettonica e la significativa presenza morale, legata alle reliquie del Beato Matteo di Agrigento e di San Benedetto il Moro. Grazie a queste caratteristiche, il complesso, nel corso dei secoli, non vide mai un periodo di abbandono.

Fondazione e Sviluppo del Convento
Il primo nucleo del complesso risale al 1426 e fu voluto da un frate francescano di Agrigento, il beato Matteo da Girgenti (o Guimerà), discepolo di San Bernardino da Siena. Chiamato a predicare a Palermo, fu invitato a fondare un convento, che chiamò “Santa Maria di Gesù”, come tutti i conventi da lui fondati in Sicilia. Il luogo fu scelto fuori dalla città per consentire ai frati di dedicarsi nel silenzio e nella pace alla preghiera e alle pratiche monastiche. Due devoti coniugi, Antonio e Betta Mirabile, regalarono il terreno per consentire la costruzione del primo nucleo, come riportato sulla porta della chiesa. Secondo alcuni storici, esisteva già una cappella eretta intorno al 1253 in onore della permanenza di Sant’Antonio da Padova in questo luogo nel 1226. La prima chiesa fu di appena 6 canne per 4 (circa 12,6 x 8,4 metri).
In principio, il complesso comprendeva solo una piccola chiesetta e alcune celle per i frati, disposte intorno a un chiostro di forma quadrata con una fontana al centro. Per l’esemplarità e la devozione dei fraticelli, il luogo venne preso a cuore dai palermitani, che consideravano Santa Maria di Gesù un luogo sacro. La comunità crebbe notevolmente e nel 1578 fu necessario costruire un secondo piano con celle e altri locali comuni per ospitare frati, novizi e postulanti.
Nel XV secolo, la chiesa subì radicali modifiche. Nel 1495 fu acquistata dai frati e annessa alla chiesa la cappella funeraria di due ricchi mercanti, Gaspare Bonet e Giovanni Corsini, che era stata costruita addossandola alla chiesa. Il convento, realizzato tra la fine del 1500 e la metà del 1609, è stato più volte rimaneggiato. L'ala sud, crollata a causa del terremoto del Belice del 1968, è stata successivamente ricostruita.
L'Architettura della Chiesa e del Chiostro
Si entra nel complesso attraverso un piccolo giardino sistemato a terrazze, adibito a cimitero. In alto a destra si trova la chiesa (1426), preceduta da un piccolo piazzale con una fontana seicentesca.
La Fontana Seicentesca
Nello spiazzo antistante la chiesa, nel 1634, il duca di Alcalà, viceré della Sicilia e devoto dell'Ecce Homo venerato nella chiesa, fece erigere una fontana in marmo con le armi e gli stemmi della casata, originariamente adornata da putti e leoni che gettavano acqua. Oggi la fontana è asciutta e i leoni sono scomparsi, ma conserva ancora lo stemma nella conca maggiore. La sua realizzazione permise al convento di approvvigionarsi d'acqua in modo autonomo da una vicina sorgente.
I Portali di Accesso
Si accede alla chiesa, ad unica navata centrale, da due ingressi principali e un terzo che dava accesso a una cappella:
- Il portale principale è quello rinascimentale in marmo (1495), realizzato da Andrea Mancino. Sull’architrave è scolpita l’immagine di Dio Padre benedicente, circondato da cherubini e angeli in adorazione. Gli stipiti sono suddivisi in riquadri con i busti degli apostoli che recano cartigli con passi del Credo e il nome di ognuno scritto nell'aureola.
- Il secondo ingresso, risalente al XV secolo, è un portale gotico a doppio arco ogivale, al di sopra del quale è un bassorilievo della Vergine con il Bambino.
- L'altro ingresso, che dava accesso alla Cappella La Grua-Talamanca, è un elegante portale gotico-catalano (XV sec.) con tre cornici e gli stemmi di famiglia.
L'Interno della Chiesa
Entrando dall’ingresso principale, si accede al portico sotto il coro superiore. A destra e a sinistra si trovano la Cappella di San Benedetto il Moro e la Cappella del Beato Matteo. L'interno è a una navata, con presbiterio sopraelevato e aperto da un'arcata gotica, che accoglie sarcofagi cinquecenteschi, fra cui quello di Antonio Alliata, opera di Antonello Gagini (1512).
Lungo la parete destra dell'aula assembleare si aprono due cappelle: in una è custodita una statua in legno policromo che raffigura l'Ecce Homo, nell'altra è posta un settecentesco San Francesco, anch'esso in legno policromo. Tra le due cappelle, in una nicchia con decorazioni barocche in marmi mischi, è ospitata la statua lignea della Madonna con il Bambino del 1470, donata alla città di Palermo da un capitano di vascello in segno di gratitudine per aver rifornito la città di grano durante una dura carestia. Questa statua, secondo una leggenda portata dal mare in maniera miracolosa, giunse in chiesa intorno al 1470 e inizialmente fu collocata sull'altare maggiore. In passato, ogni sabato e durante le feste della Madonna, tantissimi fedeli accorrevano in pellegrinaggio, alcuni a piedi scalzi, anche d'inverno.
L’abside è incorniciata da un doppio arco in stile normanno. Al suo interno persistono tracce di affreschi quattrocenteschi che rappresentano La Vergine e dei Santi, mentre in fondo alla grande cappella, sull'altare, vi è un quadro dedicato alla Madonna di epoca più tarda.
Il Chiostro
Il convento conserva un chiostro in stile tardo quattrocentesco spagnolo, lungo il quale si trovano vari monumenti funebri. Il chiostro ha pianta quadrata con 5 archi ribassati per lato, sostenuti da pilastri di pietra tufacea.

Figure di Spicco: Il Beato Matteo e San Benedetto il Moro
Il Beato Matteo da Girgenti
Promotore della costruzione del convento nel 1426, il Beato Matteo Guimerà, di Agrigento, fondò vari monasteri tra Italia e Spagna. Alla sua morte, si aprì una contesa tra i frati di San Francesco "li chiovara" di Palermo e quelli di Santa Maria di Gesù, che lo reclamavano come loro fondatore. La disputa fu risolta con il trafugamento del corpo del Beato da parte dei frati di Santa Maria di Gesù, andato a buon fine perché una tempesta indusse i frati di San Francesco a desistere dall’inseguimento per riprendersi la sacra reliquia.
San Benedetto il Moro
Proprio nel periodo di crescita della comunità, visse nel convento Benedetto da Sanfratello, il fraticello nero, che per la sua fama di sant'uomo sarebbe stato proclamato santo. San Benedetto, figlio di schiavi africani, nacque nel 1524 a San Fratello (ME). Dopo una vita eremitica, durante la quale si evidenziarono le sue doti di taumaturgo, entrò nell'ordine dei Frati Minori nel 1526 e fu in seguito accolto nel convento di Santa Maria di Gesù, del quale divenne priore, dopo aver realizzato un piccolo eremo sulla montagna, dietro al convento, dove ritirarsi in preghiera. Oggi, le spoglie di San Benedetto, per Palermo un santo importante e addirittura proclamato compatrono della città insieme a Santa Rosalia, sono custodite all'interno di una teca in vetro, con il volto riprodotto in cera e il corpo mummificato dal tempo. San Benedetto morì nel 1589.
L'Eremo e il Cipresso di San Benedetto
L'eremo di San Benedetto esiste ancora e vicino vi è un albero, il cipresso di San Benedetto, che ha oltre 500 anni. Si racconta che lo piantò lo stesso Santo, piantando il suo bastone tra le rocce. Questo cipresso secolare si staglia anche nelle pertinenze del convento, lungo un tragitto chiamato "Paradiso serafico", un viale alberato adornato con edicole della Vergine e di santi francescani, un luogo dove i frati solevano ritirarsi per un momento di solitudine.

L'Affresco della Cappella La Grua-Talamanca
All’interno del Convento è custodito un affresco probabilmente del Quattrocento. Questo affresco, staccato dalla Cappella La Grua-Talamanca, è considerato da alcuni esperti realizzato dallo stesso autore del "Trionfo della Morte" dell'Abatellis. Questa ipotesi rende l'opera ancora più interessante e ne sottolinea il valore artistico e storico, legandola a una delle più importanti espressioni pittoriche del XV secolo in Sicilia.
La famiglia La Grua-Talamanca, alla quale era dedicata la cappella con l'elegante portale gotico-catalano, è tristemente nota in Sicilia per via dell’atroce omicidio che subì Laura Lanza, sposata La Grua-Talamanca e meglio nota come la baronessa di Carini.

Il Cimitero di Santa Maria di Gesù
Un tempo, e fino al 1700, i morti di un certo rango venivano sepolti nelle chiese. Lo stesso vale per Santa Maria di Gesù, che ospitò nella cripta della chiesa e nella chiesa stessa frati e nobili, come testimoniato dalle numerose lapidi presenti. A fine 1700, esauriti gli spazi per la sepoltura all’interno della chiesa, si diede inizio alla costruzione di un cimitero monumentale, intitolato anch'esso a Santa Maria di Gesù, che è il cimitero più antico di Palermo. Vi sono sepolte personalità di spicco nella vita politica, sociale ed economica della Città, come Paolo Borsellino, la famiglia Florio, Mariano Stabile, ecc. Nel cimitero, oltre ai personaggi famosi, nella piazza antistante la chiesa è sepolto anche un criminale statunitense, Joseph O’Dell, giustiziato nel 1997 dopo un processo piuttosto discusso.
Incendio e Interventi di Recupero Recenti
Recentemente, il convento di Santa Maria di Gesù è stato colpito da un incendio che ha inferto una terribile ferita al patrimonio monumentale e spirituale della città. A causa dell'incendio sono andati perduti elementi di grande valore, tra cui la statua di Santa Maria di Gesù del 1460, marmi e puttini, e la Dormitio Vergini di cera. Sono state danneggiate le statue dell'Ecce Homo, della Vergine Addolorata e di San Francesco. Sono altresì andate perdute le raffigurazioni della Via Crucis e numerosi ex voto, mentre il coro ligneo della seconda metà del '700 è stato quasi carbonizzato. Il crocifisso dell'altare principale, di autore ignoto, è stato recuperato per intero ma mutilato.
Sono stati avviati interventi urgenti per il recupero e la messa in sicurezza di tutti gli elementi di pregio artistico. Il Consorzio Pragma con sede a Roma è stato l'aggiudicatario dell'appalto per gli interventi di somma urgenza, finanziati dalla Regione per un impegno di spesa di 100 mila euro. Attraverso le risorse di pronto intervento del Comune di Palermo, l'Impresa Damiga ha effettuato i primi interventi, come le coperture provvisionali con lastre in lamiera grecata a protezione della chiesa e della corsia sovrastante l'ambulacro settentrionale del chiostro, dove sono crollate le coperture in coppi. Sono state anche smaltite grondaie e pluviali, e realizzata l'incastellatura e protezione di tutte le parti che saranno oggetto di un prossimo restauro.