Mantova, città d'arte e storia, offre un ricco patrimonio di opere che testimoniano la profonda devozione e l'interpretazione artistica della Passione di Cristo, con particolare attenzione al tema della Crocifissione. Dalle imponenti architetture della Basilica di Sant'Andrea alle misteriose atmosfere della Rotonda di San Lorenzo, il visitatore può immergersi in un percorso che attraversa secoli di fede e maestria pittorica.
La Basilica di Sant'Andrea: Custode del Preziosissimo Sangue e dell'Arte della Passione
La Basilica di Sant’Andrea a Mantova non è solo un capolavoro architettonico rinascimentale, ma anche il luogo sacro che custodisce la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo. Questa profonda connessione con la Passione di Gesù si riflette in diverse opere d'arte presenti al suo interno, in particolare negli affreschi.

L'Affresco della Crocifissione di Rinaldo Mantovano
All’interno della Cappella di San Longino, un bellissimo affresco, la Crocifissione, realizzato da Rinaldo Mantovano su disegno di Giulio Romano, ritrae l’episodio cardine della Passione. In questa scena, si scorge il centurione romano Longino raccogliere in un calice il sangue di Gesù, il Sang Real, affiancato da alcuni angeli. Un piccolo riquadro adiacente raffigura una scala, che possiede una simbologia marcata sia nelle varie religioni che in alchimia. In questo contesto rimanda a quella tramite cui Cristo salì in croce; in generale può rappresentare il collegamento tra cielo e terra, tra uomini e Dio, quindi oltre che di collegamento con livelli superiori di esistenza, anche di ascesa in Paradiso.

Cicli della Passione e Scene dell'Ultima Cena
Il tema della Passione si estende in altre aree della basilica. Nelle dodici lunette delle navate laterali si snoda un ciclo con scene della Passione di Gesù, realizzato tra il 1525 e il 1530 da Benedetto Pagni da Pescia, allievo di Giulio Romano. Le sei lunette del lato Nord rappresentano momenti cruciali come: L’ingresso di Gesù a Gerusalemme, L’Ultima Cena, L’orazione nell’orto degli Ulivi, La salita al Calvario, La deposizione e La Resurrezione.

L’attuale abside ricurva, visibile solo dall’esterno, è frutto di un’aggiunta cinquecentesca ed è stata innestata sull’originale a pianta quadrata. In quest’ultima vennero alla luce attorno alla metà dell’Ottocento preziosi affreschi, tra cui un cospicuo frammento con l’Ultima Cena sulla parete destra. Questa scena principale, con gli Apostoli schierati dietro una tavola rettangolare e riccamente imbandita, è incorniciata superiormente da una phalera, un motivo decorativo con dischi in cui sono alternativamente inseriti soggetti zoomorfi e fitomorfi, ampiamente diffuso in Lombardia nel XIII e XIV secolo. L'affresco duecentesco dell’Ultima Cena presenta un’ampia lacuna centrale, e degli Apostoli ne rimangono cinque a sinistra, mentre la parte destra, con due figure, è molto danneggiata. Si riconosce Giuda al di qua della tavola, di fronte a Pietro; sono rimasti gli apici di dieci aureole, suggerendo che Giovanni fosse appoggiato al petto di Cristo, secondo una comune iconografia. Questi affreschi, insieme ad altri Santi e un Angelo dipinti nel sacello alla sinistra dell’abside, presentano la medesima cifra stilistica improntata a staticità, ripetitività dei gesti e linearismo nel panneggio, che suggerisce stretti collegamenti con la pittura veronese di fine XIII secolo e con i mosaici della cappella Zen in S. Marco a Venezia, datati intorno al 1270. Questa datazione è avvalorata anche dal fatto che lungo la navata corrono altre fasce decorative, allo stesso livello di intonaco, che vengono bruscamente interrotte nella controfacciata dalla struttura del portale, datato al 1295. È possibile quindi stabilire con sicurezza il termine ante quem - il 1295 - per la loro esecuzione, mentre per il termine a quo la definizione è più complessa, poiché lungo il margine inferiore della Crocifissione è visibile, anche se abrasa, un’altra fascia decorativa appartenente ad un intonaco precedente.

La Leggenda di Longino e il Preziosissimo Sangue
La storia della basilica è indissolubilmente legata a quella di San Longino, il soldato romano che trafisse con la propria lancia il costato di Gesù per accertarsi che fosse morto. Secondo la tradizione, nel cadere, parte di quel sangue finì sui suoi occhi malati, che guarirono all’istante, portandolo alla conversione. Longino fuggì portando con sé il sangue di Cristo, parte del terriccio del Calvario che gocciolando a terra aveva intriso, insieme a una spugna con cui gli era stato dato da bere. Nascose il tutto, intorno al 36 d.C., presso un tempio di Diana, laddove poi sorgerà la chiesa dedicata a Sant’Andrea. È proprio in questo sito che, per custodire nei secoli ciò che fu chiamato il “Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo”, furono costruite, in successione, tre chiese, l’ultima delle quali è l’attuale basilica concattedrale.

I rinvenimenti del sangue di Cristo sono parte integrante della leggenda. Il primo risale all'804, quando Papa Leone III sopraggiunse a Mantova per certificare l’autenticità in presenza di Carlo Magno. In quell'occasione vennero rinvenute anche delle ossa attribuite a Longino, che era stato sepolto nelle vicinanze. Il secondo ritrovamento è immortalato da un suggestivo affresco relativo al Rinvenimento del Sangue di Cristo, che celebra l’episodio del 12 marzo del 1048. In alto si vede Sant’Andrea che regge la croce (ad X), poiché fu lui ad apparire ripetutamente in sogno a un fedele cieco di nome Adalberto, indicandogli il punto esatto in cui cercare la reliquia. In basso, l'affresco mostra la piccola cassetta in piombo con la scritta Jesu Christi Sanguis, il vescovo e i nobili dell’epoca, tra cui Beatrice di Lotaringia, madre di Matilde di Canossa, raffigurata in braccio alla balia.

Simboli della Passione: La Balaustra Ottagonale e i Sacri Vasi
Al centro della pianta a croce latina della basilica, una grande balaustra ottagonale delimita uno spazio sacro, ritenuto non calpestabile, poiché collocata esattamente al di sopra della cripta dei Sacri Vasi. Funge da inginocchiatoio, con al centro un’iscrizione in latino che invita chi passa ad inchinarsi per adorare il prezzo della propria redenzione: "Tu che passi: adora qui il prezzo della tua redenzione". Gli otto lati rappresentavano negli antichi battisteri paleocristiani i giorni della creazione con l’ottavo a simboleggiare la resurrezione, la vita eterna, ed era anche interpretato come somma di quattro, numero del corpo umano, più tre, le nature dell’anima, più uno, la divinità. Otto bassorilievi marmorei richiamano gli elementi della Passione: la corona di spine, la spugna, il martello e la coppa, e i dadi con cui i soldati si giocarono la tunica di Gesù, che spartirono fra loro spezzandola, tranne la tunica ancora utilizzabile, che scelsero di non strappare e tirarono a sorte per stabilire chi l’avesse tenuta.

La cripta che custodisce i Sacri Vasi, dove un tempo migliaia di pellegrini giungevano ad adorare i Sacri Vasi d’oro, rimane oggi chiusa alcuni metri sotto terra, ed è a croce greca, sovrapposta alla croce latina della basilica soprastante. L’altare della cripta è affiancato da due statue, personificazioni della Fede e della Speranza, mentre la terza virtù teologale, la Carità, non è rappresentata da alcuna statua, ma dal sangue stesso di Cristo. In cima, due Sacri Vasi in bronzo sono repliche fedeli di quelli in oro zecchino custoditi all'interno. L'apertura dello scrigno, paragonabile a una cassaforte a tre livelli, richiede l'uso di dodici chiavi, ancora oggi divise tra diversi gruppi di proprietari, inclusi il vescovo e il prefetto. L’apertura non è semplice da eseguire, poiché se le chiavi non vengono manovrate opportunamente, il meccanismo blocca altre serrature e vanno ripetuti alcuni procedimenti. Questa inestimabile reliquia viene mostrata pubblicamente solo una volta all'anno, il Venerdì Santo che precede la Pasqua, con ostensioni straordinarie che si tengono anche il 12 marzo.

La Rotonda di San Lorenzo: Antiche Tracce del Cristo e della Passione
La Rotonda di San Lorenzo (1083), edificio risalente agli anni ottanta dell’XI secolo, evoca nella forma il concetto del Santo Sepolcro di Gerusalemme ed è incastonata nei monumenti di epoca successiva di Mantova, adiacente al Palazzo della Ragione e a Piazza Erbe. Questo luogo, permeato da un’aura sacrale medievale, un tempo era completamente affrescato e presenta tracce di un passato legato alla devozione di Cristo. Molte ipotesi diverse sono state formulate in merito alla destinazione della Rotonda, e se fosse o no in relazione con un palazzo di governo dei Canossa. Altri ancora hanno collegato questa chiesa dalla pianta rotonda e ancestrale al culto della Sacra Reliquia di Cristo, ovvero il sangue del Salvatore, portato a Mantova secondo la leggenda da Longino, il soldato feritore.

Il Cristo in Croce Novecentesco e i Lacerti Affrescati
L’interno della Rotonda è caratterizzato da un’aura sacrale, che precipita il visitatore nei tempi medievali. Nell’absidiola dietro l’altare, ammiriamo un Cristo in croce novecentesco, opera di Stefano L’Occaso. Per quanto riguarda gli affreschi più antichi, il visitatore deve ricordare che la Rotonda era al suo interno completamente affrescata. Tra i lacerti ancora rimasti, purtroppo non tutti sono compiutamente identificabili. Una delle ipotesi più accreditate vede una sequenza, nella zona in cui gli affreschi sono meglio conservati, da sinistra verso destra: i Re Magi incontrano Erode, i Re Magi adorano Gesù Bambino tra le braccia della Madonna, Presentazione al Tempio, Crocifissione. In realtà, l’unica scena accreditabile con ragionevole certezza è quella dell’Adorazione. I colori, che un tempo dovevano essere vividi, risultano oggi sbiaditi, ma alcuni volti angelici, delineati in modo arcaico, sono ancora intuibili e recano impresso un gentile sorriso. Questi frammenti, benché difficilmente leggibili e con nulla di noto riguardo gli autori (maestranze che probabilmente giungevano da lontano), testimoniano la ricchezza iconografica originale dell'edificio.

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