L'Abbazia di Santa Maria della Sambucina a Luzzi: Storia e Architettura

L'Abbazia di Santa Maria della Sambucina, comunemente nota come "Sambucina", è un'abbazia di grande importanza storica situata nella Presila Cosentina, in prossimità della cittadina di Luzzi, in Calabria. A pochissimi chilometri dal centro di Luzzi, resiste ai secoli una parte di questo monastero, legato alla grande storia del monachesimo europeo. Oggi, dell'imponente complesso, rimane la chiesa nelle forme assunte durante i restauri di inizio Seicento.

Origini e Fondazione

La data di fondazione dell'abbazia è ancora oggetto di discussione tra gli studiosi. L'opinione maggiormente accreditata è che il monastero della Sambucina sia stato fondato nel 1087 da una comunità di Benedettini con a capo Sigismondo, sebbene manchi una sicura documentazione. Successivamente, nel 1141, l'abbazia fu concessa da Goffredo di Loritello, conte di Catanzaro e cugino del re Ruggero II di Sicilia, ai Cistercensi. Questi ultimi la ricostruirono, stabilendovi il primo nucleo dell'Ordine nel Regno Normanno. Già nel 1172 ci furono le prime due filiazioni: la Novara di Sicilia e Santo Spirito di Palermo.

L'importanza della Sambucina è anche legata all'autorizzazione papale a fondare ovunque case filiali. Tutto cominciò in un luogo simbolico, una foresta: “Citeaux”, località della Borgogna francese dove nel 1098 venne fondata la prima Abbazia cistercense, e come tutte le chiese cistercensi era dedicata alla Vergine Maria, punto di riferimento nella vita ascetica dei monaci. Lo studioso Pietro de Leo, così come sostenuto a suo tempo da Giuseppe Marchese, ha dimostrato che l'abbazia della Sambucina è una filiazione diretta dell'Abbazia di Clairvaux, fondata nel 1115 da San Bernardo di Chiaravalle.

Mappa storica della Calabria con indicazione della posizione dell'Abbazia della Sambucina a Luzzi

Personaggi Illustri e Attività Monastiche

La celebre abbazia divenne presto un importante centro religioso, artistico e culturale. Tra i personaggi di spicco che vi soggiornarono vi furono l'abate Gioacchino da Fiore, profeta della Terza Età e fondatore dell'Ordine Florense, di passaggio nella seconda metà del XII secolo prima di diventare abate all'Abbazia di Santa Maria di Corazzo. Anche Luca Campano, che fu abate dal 1192 al 1202 e in seguito arcivescovo di Cosenza, soggiornò alla Sambucina. L'abbazia fu frequentata anche da papi, re e imperatori, e ospitò il celebre teologo piemontese Pietro Lombardo, noto per il Liber Sententiarum, e il giurista e letterato Francesco Accursio.

All'interno della Sambucina non si praticava solo la vita ascetica e lo studio; i monaci erano attivi anche in diverse arti e mestieri. Si lavorava la terracotta, il vetro, l'oro, la seta e la canapa. Nello scriptorium, i monaci ricopiavano gli antichi codici, contribuendo in modo significativo alla conservazione delle fonti letterarie classiche.

Illustrazione o schema delle attività artigianali e dello scriptorium di un monastero medievale

Declino e Eventi Catastrofici

Il percorso storico della Sambucina è stato segnato da un inesorabile declino, aggravato da numerosi eventi naturali e cambiamenti politici. La Sambucina venne distrutta da un tremendo terremoto nel 1184 e fu ricostruita con l'aiuto dei cistercensi di Casamari. Un successivo terremoto nel 1220 distrusse la badia e costrinse i monaci ad allontanarsi, trasferendosi temporaneamente presso l'abbazia di S. Maria della Matina. Nonostante ciò, il vecchio complesso non fu completamente abbandonato, poiché gli stessi religiosi, memori della bellezza del luogo, continuarono a utilizzarlo come soggiorno estivo.

La visita dell'imperatore Carlo V, ben lungi dal costituire un elemento positivo per il prestigio e le ricchezze del convento, segnò, invece, l'inizio di questo inesorabile declino. Nel 1561, l'abbazia appariva in uno stato di abbandono e disordine, tanto che una frana disastrosa che distrusse buona parte della chiesa e della zona conventuale venne interpretata come un castigo divino. Un secondo terremoto nel 1569 causò il crollo di gran parte della chiesa e del complesso e l'abbandono dei monaci che ripararono a Mattina, altra abbazia cistercense.

Ogni intervento successivo, a partire dal 1580, non servì a riportare l'abbazia agli antichi splendori. Nel corso del XVII secolo, ulteriori disastrosi terremoti colpirono la Calabria e la Sambucina, in particolare un primo disastroso terremoto si verificò nel 1731 (che provocò danni riparati in parte nel 1733) e danni maggiori si verificarono con il terremoto del 1783.

L'Ordine Cistercense lasciò la Sambucina attorno al 1780, quando per volere di Ferdinando IV fu soppresso e i beni incamerati dal demanio per essere poi rivenduti a privati. Il declino si consolidò nel 1807, quando, dopo la soppressione dell'ordine Cistercense decretata dal governo di Giuseppe Bonaparte (13 febbraio 1807), la parte conventuale fu messa in vendita dal demanio e acquistata da privati, mentre la chiesa divenne sede parrocchiale.

Ricostruzione artistica o illustrazione di un'abbazia danneggiata da un terremoto o frana

Architettura e Restauri

La chiesa di Santa Maria della Sambucina presenta una storia architettonica complessa, frutto di ripetuti interventi e adattamenti in seguito a eventi naturali. La pianta originale della Sambucina, risalente ai primi periodi e rivelata da scavi che hanno portato alla luce tracce di fondazioni della chiesa primitiva, era a croce latina, con abside rettangolare (ancora esistente), a tre navate e cinque campate. Riguardo alla copertura originaria, gli studiosi non sono concordi: c'è chi sostiene che le navate fossero a botte acuta e che all'incrocio del transetto ci fosse una torre; altri invece avevano ipotizzato che gli stessi elementi avevano una copertura piana.

Le prime due fasi costruttive sarebbero state anteriori al primo terremoto del 1184. Il Van Der Meer data la chiesa dal 1150 al 1175, con navata e crociera posteriori al 1184. La studiosa Fraccaro nota una somiglianza della Sambucina con Falleri e con esempi coevi di Borgogna, ma anche per gli archi affinità con le più tarde abbazie laziali come Casamari e Fossanova.

La pianta attuale (una specie di croce greca, mancante del braccio sinistro, murato, e con abside rettangolare dotata di tre monofore) è il risultato dei restauri seicenteschi, intrapresi dopo il terremoto del 1569 che aveva provocato il crollo delle navate e del transetto destro. In seguito a tale catastrofe, la chiesa fu così ridotta alla parte absidale, alla porzione di transetto rimasta e alla prima campata del corpo centrale, dove il portale venne arretrato. Un'epigrafe posta sul portale della chiesa riferisce di lavori di restauro eseguiti nel 1625. Oggi del complesso, restaurato nel 1973, rimane la chiesa nelle forme assunte durante i restauri di inizio Seicento.

Interessanti osservazioni sono state fatte sulla pianta attuale, nella quale si riscontrano diverse discordanze architettoniche: in corrispondenza dell'angolo esterno destro dell'abside c'è uno sperone murario anomalo; nel braccio sinistro del transetto il muro di fondo non è parallelo alla parete absidale; le proporzioni tra larghezza delle navate e lunghezza della chiesa, così come l'abside non allineata ai pilastri del corpo centrale, suggeriscono una storia costruttiva complessa e frammentata.

Pianta architettonica comparativa dell'Abbazia della Sambucina (planimetria originale e attuale)

Affreschi e Opere d'Arte

Dell'antica decorazione della chiesa rimane un significativo affresco quattrocentesco che rappresenta una tenera Vergine con in braccio il suo bambino, conosciuta come la Madonna del Sambuco, visibile su una delle pareti absidali. Si conserva anche un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna col Bambino, oltre a una tela di fine Cinquecento/inizi Seicento con l'Annunciazione della Vergine, angeli e i dodici Apostoli.

Foto ravvicinata dell'affresco della Madonna del Sambuco nell'Abbazia

L'Abbazia nella Letteratura

Non tutti sanno che l'Abbazia di Sambucina ha lasciato un'impronta anche nella letteratura. Vincenzo Padula, noto poeta e patriota calabrese, scrisse nel 1842 la novella in versi "Il monastero di Sambucina". Si tratta di un poemetto ambientato nel monastero di Luzzi, in cui l'invenzione dello scrittore narra della presenza femminile nell'abbazia, creando un vibrante intreccio tra sacro e profano. L'opera si apre con versi evocativi:

«O agresti solitudini, o pinete,
o monti della Sila cosentina,
che l’estrema reliquia possedete
del Monastero della Sambucina,
giovine io sono di piú mite ingegno,
amo le Muse, e a meditar quì vegno».

Ritratto storico di Vincenzo Padula

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