La meditazione è sia una pratica che uno stato di coscienza, in cui ci si libera dai pensieri e dalle grinfie dei sensi, per entrare in uno stato di pace e tranquillità. Acquietando le fluttuazioni mentali (“vritti” in termini yogici) con la meditazione, si riesce ad essere più calmi e sereni, si riducono stress e ansia e si migliora il funzionamento del proprio sistema immunitario.
Uno studio svolto dal "Mind Body Medicine at Massachusetts General Hospital" e dal "Beth Israel Deaconess Medical Center" (BIDMC), pubblicato su un periodico specializzato in ricerca medico-scientifica (Plos One), attesta che la condizione di rilassamento psicofisico indotta dalla pratica di meditazione induce cambiamenti positivi nel codice genetico, in forma misurabile scientificamente. Apprendere la pratica della meditazione con i mantra è facile e piacevole.

"Madre Terra": Un Incontro con la Natura e la Spiritualità Francescana
Esistono giornate residenziali dedicate all’incontro con la natura, la bellezza e con la terra, da trascorrere in un antico luogo francescano. L'obiettivo è rispettare la terra, sentirla fonte e generatrice di vita per l’uomo. Toccare con i piedi la terra ci parla della sua sacralità, insegnando a coltivarla e difenderla con umiltà (humus) e rispetto.
Come afferma Folco Terzani, che da anni cammina scalzo: “In genere si cammina scalzi per semplificare, per tornare a essere vicini alla terra, per sentirla con le nostre mani basse”. Questi percorsi includono meditazioni, riflessioni e gesti di cura per sé e per gli altri, con esercizi guidati e momenti di silenzio e di condivisione in un luogo francescano che è lode al creato. L’Orchestra della Natura, una performance sonora unica nel suo genere, può arricchire ulteriormente queste esperienze.

Esperti e Guide nei Percorsi di Consapevolezza
Diversi esperti contribuiscono alla diffusione delle pratiche di meditazione e consapevolezza:
- Cristina Tuscano: Ha dedicato la sua vita a sostenere bambini, ragazzi e adulti affinché esprimano il proprio potenziale al massimo e vivano una vita ricca di senso e gioia. Insegna Art of Living da 19 anni in Italia e all’estero in tutta l’Europa, ma anche in Russia, in Siberia, in America e in India.
- Giorgio Minneci: Formatore ed insegnante senior internazionale di yoga, meditazione e respirazione, con oltre 20 anni di esperienza in Italia e in oltre 30 Paesi in tutto il mondo. È specializzato nell’applicazione del Metodo Art of Living in ambito carcerario e direttore di Prison SMART Italia, un progetto per la riabilitazione e la gestione dello stress rivolto ai detenuti e al personale penitenziario.
- Daniele Delfino: Artista e ricercatore di espressioni creative naturalistiche, ispirato da una grande passione per l’arte preistorica, le culture dei popoli indigeni e per il mondo naturale. La sua passione per il mondo naturale è rivolta in modo particolare agli oggetti che generano vibrazioni e suoni.
Folco Terzani, regista, scrittore e sceneggiatore, noto per il suo profondo legame con la natura, offre prospettive uniche sulla connessione con l'ambiente.

La Comunità dei Monasteri delle Marche: Luoghi di Pace e Ricerca Interiore
Come scrive Romano Battaglia, "C'è un luogo dove la pace della natura filtra in noi come la luce del sole tra gli alberi. Dove i venti ci comunicano la loro forza e gli affanni si staccano da noi come foglie. Non è difficile arrivarci: basta guardarsi dentro e avere un cuore pulito. Quel luogo si chiama Monastero".
La diffusione del monachesimo nelle Marche ha storicamente caratterizzato il territorio attraverso la costruzione di abbazie, eremi e monasteri. In questi luoghi il 'moderno pellegrino' può trovare ancora oggi una dimensione favorevole alla ricerca di se stessi e del senso della vita. I monasteri sono dunque i luoghi dove la luce della speranza e della vita può rinascere, dove si incontra la pace. La Regione Marche ha chiesto all'ISTAO di sviluppare uno studio-progetto con l'obiettivo di creare una Comunità di Monasteri che reinterpretano un percorso di accoglienza, meditazione e spiritualità, secondo le particolari regole monastiche.

Abbazie e Monasteri delle Marche: Dettagli e Accoglienza
Monastero Clarisse Cappuccine S. Veronica Giuliani (Mercatello sul Metauro)
Il Monastero delle Clarisse Cappuccine di Mercatello sul Metauro sorge sull'originaria casa natale di Santa Veronica Giuliani, mistica cappuccina stimmatizzata del '700. Nata nel 1660, nel 1677 entrò in monastero a Città di Castello e fu soggetta a visioni, estasi, ferite al cuore e impressione delle stigmate. Morì il 9 luglio 1727 e, al momento dell'autopsia, i medici trovarono impressi nel suo cuore gli strumenti della passione. Fu subito acclamata Santa, anche se venne ufficialmente beatificata nel 1804 e canonizzata nel 1839.
I parenti della Santa e i nobili cittadini donarono con entusiasmo la sua casa natale ed altri edifici attigui, e nel 1751 iniziarono i lavori, terminati nel 1773. Il Monastero è ubicato all'interno del piccolo nucleo storico, adiacente alla chiesa ed ex-convento monumentale di San Francesco (ora sede di un museo).

Monastero Serve di Maria "S. Maria delle Grazie" (Sant'Angelo in Vado)
Il Monastero Serve di Maria "S. Maria delle Grazie" è situato su un colle, poco lontano dal centro di Sant'Angelo in Vado. Costruito intorno alla metà degli anni '80 del '900, è attualmente abitato da una comunità di monache Serve di Maria, la cui presenza nella zona è tuttavia molto antica e risale al XV secolo. Esse risiedevano originariamente presso un monastero (oggi scomparso) situato all'interno del nucleo storico dell'abitato, da cui si trasferirono, agli inizi del XX secolo, in un altro monastero abitato precedentemente da monache benedettine. La struttura, benché moderna, risponde ad esigenze di vita contemplativa.
Monastero di S. Chiara (Urbania)
Il Monastero di S. Chiara sorge su un colle, poco lontano dal centro di Urbania, ed è preferibilmente raggiungibile a piedi, poiché la strada di accesso è piuttosto stretta. È abitato da una comunità di monache cappuccine e dispone di una foresteria composta di poche camere ma ben tenute, oltre ad un ampio salone sottostante. Attigui al monastero sono presenti dei terreni coltivati dalla comunità.
Monastero di S. Pietro e S. Cecilia (Cagli)
Le origini del Monastero di S. Pietro e S. Cecilia di Cagli risalgono a prima del Duecento, quando la Beata Santuccia Terrabotti di Gubbio fondò la comunità di San Pietro fuori delle mura di Cagli. Nel 1388 il Vescovo Agostino da Cagli consacrò la nuova Chiesa di San Pietro, che sorgeva nel centro cittadino, e volle che le Monache si trasferissero nel palazzo accanto, lasciando definitivamente il loro Monastero fuori le mura, passato ai Canonici Lateranensi. Nel 1799, durante l'invasione francese, il Monastero fu saccheggiato e spogliato dei suoi beni, recuperati solo nel 1815. Nuova confisca ebbe luogo nel 1855, ma il Monastero rifiorì e fu restaurato nei decenni successivi. Gravemente lesionato durante l'ultima guerra mondiale, nel 1956 furono rinnovati l'infermeria e il noviziato e in seguito gli altri settori del Monastero.
Decori barocchi e settecenteschi rivestono la Chiesa di San Pietro con tele d'epoca e un Crocifisso ligneo, posto in una Cappella sulla destra e ritenuto miracoloso. Un coro ligneo settecentesco è posto nella parte alta del Monastero. Vi sono conservate antiche pianete e lamine d'oro, d'argento e seta. Nel Monastero è possibile trascorrere alcuni giorni di ritiro spirituale, secondo la Regola di San Benedetto.

Abbazia camaldolese di Santa Croce di Fonte Avellana
Risalendo la valle del Cesano e lasciate alle spalle le colline di Pergola e Sassoferrato, si giunge ai piedi del Monte Catria, il cui versante orientale racchiude una conca avvolta da ampie faggete intorno alle quali si aprono i pascoli e i campi che circondano lo splendido complesso dell’Abbazia camaldolese di Santa Croce di Fonte Avellana, ricordata da Dante nell’XXI Canto del Paradiso.
Al posto delle originarie celle (che consistevano in capanne) sparse attorno ad una cappella, sorsero a partire dall’XI secolo numerosi edifici in pietra tra cui il chiostro, la chiesa con la cripta, la sala del Capitolo, lo splendido scriptorium, le celle dei monaci, la foresteria e la Biblioteca. Questi nobili e austeri ambienti si stringono attorno alla massiccia torre campanaria ed ospitano ancor oggi i monaci camaldolesi.
Sotto la guida di San Pier Damiani, arrivato nel 1035, le diverse celle sparse vennero ricondotte sotto un’unica regola in grado di coniugare le aspirazioni alla vita eremitica con i vantaggi della vita conventuale, ma anche culturale. Alla fine del XV secolo, con il Cardinale Giuliano Della Rovere, futuro Papa Giulio II, il complesso fu ampliato e ristrutturato, raddoppiando il numero delle celle dei monaci, alzando di un piano la fabbrica e realizzando finestre simmetriche lungo i muri di cortina.
Oggi il complesso è composto da un ampio piazzale che dà accesso alla chiesa, dalla pianta a croce latina, coperta da volte a botte a sesto acuto, con presbiterio sopraelevato sulla cripta dell’XI secolo. Si tratta della parte più antica del complesso architettonico, insieme al chiostro e allo scriptorium risalente al XIII secolo. Qui gli amanuensi, utilizzando la luce solare per tutta la giornata grazie alla fitta e alta serie di ampie monofore che si aprono nella volta a botte dell’edificio, ricopiavano gli antichi manoscritti arricchendoli di artistiche miniature. Tra i pregevoli volumi ancora conservati spicca il Codice NN dell’XI secolo, primo breviario della comunità avellanita e prezioso documento dell’evoluzione delle notazioni musicali.
La prestigiosa Biblioteca "Dante Alighieri", ricca di oltre 10.000 volumi, tra cui preziosi codici miniati e antichi libri sacri, riveste un ruolo di grande importanza. Dal 2007 anche il Giardino Botanico del monastero è aperto al pubblico.
La comunità monastica pratica l'accoglienza verso tutti, ma essa si rivolge principalmente a coloro che desiderano condividerne la preghiera e l'esperienza della ricerca di Dio. L’ospitalità dei singoli o dei gruppi (anche autogestiti) è praticata durante tutto l’anno. Non si ospitano, invece, campi scuola, scolaresche e gruppi parrocchiali sotto i 18 anni. Per le settimane estive gli arrivi al Monastero sono previsti nel pomeriggio della domenica alle ore 17, e le partenze al mattino del sabato dopo la prima colazione. Agli ospiti si propongono incontri di Lectio Divina e giornate di ritiro individuale.

Monastero di S. Chiara (Sassoferrato)
A Sassoferrato, nel cuore delle Marche, dal 1253 è presente una confraternita di "Sorelle Povere", la cui vita è volta a "osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza senza nulla di proprio e in castità" (Regola di S. Chiara). La nascita del Monastero di S. Chiara di Sassoferrato si ricollega a quel vasto movimento religioso femminile che si diffuse in tutta Europa nel XIII secolo; tuttavia, non abbiamo una documentazione sulla sua origine a causa di un incendio che distrusse l’archivio del Monastero nel XV secolo.
La Chiesa di Santa Chiara, annessa al duecentesco monastero, custodisce due importanti opere pittoriche: la "Vergine orante, Mater dolorosa" e l'"Annunciazione" di Giovan Battista Salvi, il pittore del ‘600, universalmente conosciuto come Il Sassoferrato. Dal 1253 e ancora oggi il monastero è stato sempre abitato. Oggi la piccola comunità continua a vivere in letizia la Regola di S. Chiara, offrendo a tutti la possibilità di un contatto con la Parola di Dio e di un'esperienza spirituale condivisa.
Il progetto di ristrutturazione e sistemazione delle foresterie prevede la realizzazione di un accesso dall'attuale orto. Nella parte già sistemata sono presenti una sala congressi e una foresteria, dotata di camere con bagno privato, per una capacità complessiva di 12 posti.
Eremo di S. Maria in Valdisasso o Eremo di Valleremita (Fabriano)
Il villaggio di Valleremita trae nome dall’antico cenobio benedettino che ospitò, secondo la tradizione, San Francesco (1210) nel suo passaggio a Fabriano. Nel 1405 passò di proprietà a Chiavello Chiavelli, signore di Fabriano, e forse in quell'occasione si adornò del prezioso polittico di Gentile, che le spoliazioni napoleoniche trasferirono alla costituenda Pinacoteca di Brera nel 1811. Passato quindi ai francescani, il convento divenne nel Seicento uno dei maggiori della regione; oggi il fabbricato, riedificato col materiale di spoglio originale, conserva un suo innegabile fascino, anche grazie al forte legame che San Francesco ha avuto con Fabriano, come attestano diversi studiosi. L'eremo è immerso nella vegetazione e circondato da un bosco di secolari faggi.
L’intervento di restauro e valorizzazione dell’eremo del Sasso di Valleremita, finanziato dalla Regione Marche, nasce da più esigenze, tutte di grande rilevanza sociale e storico-culturale. Si è reso possibile grazie al connubio di vari soggetti pubblici con il contributo fondamentale della comunità dei Frati Minori che da sempre hanno abitato la struttura e l’hanno resa nei secoli uno dei più importanti centri mondiali della spiritualità francescana. I lavori sono cominciati a febbraio 2012 e in due anni sono stati restaurati e restituiti alla comunità 1.500 mq del complesso originario. Grazie agli scavi sono stati ritrovati dei locali e muri antichi ed una fontana. La Regione Marche ha l’obiettivo di realizzare un centro in grado di poter svolgere molteplici funzioni: incontri, convegni ed iniziative legate alla valorizzazione culturale e turistica del territorio, e accoglienza per gruppi interessati alla conoscenza del monumento per la sua valenza storico-artistica-architettonica e quale importante realtà nella vita del francescanesimo in ambito marchigiano.

Monastero di S. Bartolomeo e S. Romualdo (Fabriano)
Il Monastero di San Bartolomeo e San Romualdo di Fabriano è di origine camaldolese. Le fonti storiche parlano infatti di un eremitaggio dei seguaci di San Romualdo esistente nel XIII secolo; l'eremitaggio venne poi trasformato in monastero per i monaci di Valdicastro. Verosimilmente è a questo periodo che risale la costruzione del complesso conventuale. Le strutture originarie sono attualmente individuabili nel chiostro e nel piano terreno dell'ala verso l'orto. Il monastero, talvolta menzionato come Ospizio, probabilmente oltre ad ospitare i monaci svolgeva anche funzione di accoglienza o assistenza. A partire dal 1253 l'Ospizio venne posto sotto la protezione della S. Sede, pur restando sotto la giurisdizione dei monaci di Valdicastro. L'edificio venne acquistato nel 1406 dalla famiglia Chiavelli che lo donò alle monache benedettine.
Eremo di San Silvestro in Montefano (Fabriano)
L'Eremo di San Silvestro in Montefano di Fabriano venne fondato da San Silvestro Guzzolini nel 1231 in prossimità della sorgente fonte Vembrici, come sede del nuovo ordine monastico da lui costituito, in seguito denominato Congregazione Silvestrina. Nello stesso anno fu edificato dai Silvestrini il Monastero di San Benedetto entro le mura di Fabriano, dove nel 1390 trovarono rifugio, per motivi di sicurezza, gli stessi monaci di Monte Fano. Ormai privo di manutenzione, il cenobio di Monte Fano viene restaurato intorno alla metà del 1400. Molti interventi di miglioria e ampliamento sono poi effettuati tra il XVII e XVIII secolo, periodo al quale è riconducibile l’aspetto attuale, ad eccezione dell’edificio situato al di sopra del monastero risalente agli anni Cinquanta del secolo scorso.
Dopo le soppressioni del 1810 e del 1866, l’eremo torna ad essere il centro spirituale della Congregazione Silvestrina. Nel coro della chiesa sono da segnalare: una tela di Claudio Ridolfi (1644), allievo del Tiepolo, raffigurante La Madonna che porge l'Eucarestia a S. Silvestro e quattro statue lignee dorate del secolo XVII. Le reliquie di S. Silvestro sono conservate in un'urna moderna. La Chiesa Inferiore, edificata nel XIII secolo, è dedicata a S. Benedetto. Le 24 lunette che ornano le pareti dei chiostri del monastero sono opera di Antonio Ungarini di Fabriano (1771) e rappresentano episodi della vita di San Silvestro abate, ricavati dalla Vita Silvestri, scritta dal monaco Andrea di Giacomo da Fabriano tra il 1274 e il 1282.
Monte Fano attualmente ospita una comunità monastica molto attiva culturalmente e spiritualmente; oltre agli studi e alle ricerche curate dai monaci, l'eremo si caratterizza per la presenza di un efficiente laboratorio di restauro del libro antico, una biblioteca storica che vanta 70.000 volumi, l’archivio storico della Congregazione Silvestrina e una foresteria. In un’ala dell’ex-collegio sono state ricavate 30 camere, debitamente attrezzate e con vista panoramica.

Monastero di S. Chiara (Camerino)
L'area attualmente occupata dal Monastero di S. Chiara di Camerino risultava edificata già dal 1385. Sul sito era forse presente un complesso fortificato, il "bel maniero", citato in una lapide trecentesca un tempo conservata all'interno del convento e trascritta dal Lili nella sua Historia di Camerino. La lapide infatti riportava il seguente testo: "Joannes Varanus D. Berardi D. Gentilis Filius Spaccaferro cognominatus testamento reliquit in vico bel magine citato in divi Venanzi suburbio has proprias domus hisque monasterium sub nomine sancte marie nove construi handavit fratesque ordini montis oliveti accolere voluit qui possessionem cepere ano MCCCLXXXV".
Il Monastero di S. Chiara pertanto viene fatto edificare, riordinando ed inglobando strutture preesistenti di fattura trecentesca, da Giulio Cesare da Varano nel 1483. In tale monastero, che ospitava la comunità delle Clarisse, visse per quarant'anni la stessa figlia di Giulio Cesare, la beata Camilla Battista da Varano, canonizzata da Benedetto XVI il 17 ottobre 2010. Attualmente le sue spoglie sono custodite ed esposte al culto nella cripta a lei dedicata nella chiesa del monastero di Santa Chiara. Il monastero venne inaugurato nel 1484. Durante il XX secolo il complesso è stato oggetto di numerosi interventi di restauro che hanno spesso alterato, con sostituzione di elementi strutturali ed architettonici, la configurazione originale dell'impianto.
Abbazia Sette Frati - Agriturismo Fratres: Un Luogo di Esperienze
In un'autentica abbazia del XII secolo, con volte affrescate dei colori pastello del 1500 e circondata da erbe aromatiche, frutti e rose antiche, è possibile vivere esperienze uniche. Annalisa, proprietaria di una parte dell’Abbazia e titolare dell’azienda agraria e agrituristica Fratres, e suo marito Francesco, si occupano dell’agriturismo e di tutte le attività ad esso connesse.
Tra le proposte figurano workshop per la creazione di saponi e carte artigianali, corsi di pasta fresca, massaggi con olio d’oliva, e visite al frantoio e al giardino. Queste attività offrono un connubio tra storia, natura e pratiche tradizionali, che possono arricchire un percorso di benessere e scoperta di sé.

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