La Canonica di Santa Maria di Vezzolano: Storia e Architettura

Introduzione alla Canonica

Un Gioiello Romanico-Gotico nel Monferrato

Immersa tra i vigneti, leggende carolingie e un pontile sfuggito alla distruzione della Chiesa post-tridentina, la Canonica di Santa Maria di Vezzolano, celata tra le colline astigiane, racconta secoli di arte, fede e silenziosa resistenza tra i boschi del Monferrato. Questo splendido edificio, correttamente denominato Canonica di Santa Maria di Vezzolano, è composto da Chiesa, campanile, chiostro e sala capitolare, ed è adagiato sul pendio di una collina subito fuori dal comune di Albugnano, a una manciata di chilometri da Casalborgone. Situato nel cuore dell’alto Astigiano, è uno dei monumenti medievali più importanti del Piemonte. La sua posizione e la sua bellezza la rendono unica, tanto da essere annoverata tra i monumenti medievali più belli di tutto il Piemonte.

Veduta aerea della Canonica di Santa Maria di Vezzolano immersa nel paesaggio collinare del Monferrato

La Storia della Canonica

Origini Tra Leggenda e Documenti

L’origine della Canonica di Vezzolano è incerta per la scarsa documentazione storica, e la storia si mischia con la leggenda fino a rendere difficile identificarne i confini. Leggende popolari tramandate nel tempo la fanno risalire a Carlo Magno, che nel 773 si trovava nell’Astigiano per dedicarsi alla caccia. Si narra che improvvisamente gli apparvero davanti tre scheletri usciti da una tomba: l’imperatore, spaventato dalla visione, fu aiutato da un eremita della zona che lo invitò a pregare la Vergine. Si dice che Carlo Magno, per sicurezza, fece erigere direttamente l’Abbazia. Questa leggenda cominciò a prendere corso anche in tempi più recenti, quando, con l'obiettivo di restaurare gli antichi privilegi dell’abate commendatario Ottaviano Galliano e dei suoi fratelli, il monaco Filippo Malabajla narrò (o piuttosto immaginò) che Carlo Magno, durante il suo soggiorno ad Asti, si recasse a caccia nella selva di Vezzolano, dove uno scheletro umano si levò in piedi davanti a lui. I fratelli Galliano, appoggiati dal Malabajla, spacciarono questa leggenda come storia vera, per dimostrare che i privilegi feudali, dei quali Vezzolano godeva, erano stati loro concessi direttamente da Carlo Magno.

Un'altra leggenda assai simile a quella che riguardò la Sacra di San Michele, parla di frane che danneggiarono una chiesa costruita in loco di fronte all’attuale. Furono recuperati i materiali per riedificarla più a monte, ma una seconda frana li spostò a valle ed il fatto fu considerato un segno divino, così che la chiesa sorse là dove Dio aveva indicato.

Tornando, invece, alle ricerche storiche, il sito viene fatto risalire ai primi secoli del Medioevo. Il più antico documento reperibile, giuntoci solo in copia del secolo XVIII, reca la data del 27 febbraio 1095. In base a questa traccia si è giunti a ipotizzare che la chiesa sia sorta nel periodo della riforma gregoriana. Il documento riporta infatti che due ecclesiastici, Theodolus ed Egidius, ricevettero in dono da alcuni nobili una chiesa dedicata a Santa Maria ed altri beni, con l'impegno di creare una comunità religiosa, attenendosi ad alcuni precetti condivisi e vivendo secondo la regola canonica, probabilmente quella di Sant'Agostino, attestata in seguito in Vezzolano da bolle papali del 1176 e del 1182. Del primitivo edificio non è rimasta traccia. Le forme dell'edificio suggeriscono una totale ricostruzione iniziata nella seconda metà del XII secolo. La costruzione dell’attuale chiesa cominciò in gran parte sotto la direzione del praepositus (prevosto) Guido, ricordato nell’iscrizione sul pontile.

Miniatura medievale raffigurante Carlo Magno

Dallo Splendore al Declino

Posta tra le diocesi di Vercelli, Asti, Torino ed Ivrea, e vicina ai potenti comuni di Asti e Chieri, la Canonica di Vezzolano testimonia con le sue importanti opere d’arte medievale un lungo periodo di splendore tra i secoli XII e XIII. La grandezza di Vezzolano è al culmine alla fine del XIII secolo, ma poi inizia un lento declino, che può essere simbolicamente racchiuso in due date: il 1405, anno in cui la canonica fu concessa in commenda ad abati residenti altrove, e i suoi priorati, a cominciare dai più ricchi, furono assegnati a chierici secolari. Nel XV secolo la chiesa fu data in commenda, cioè affidata ad un grande ecclesiastico che portava il titolo e percepiva le rendite, ma non vi risiedeva.

Nel corso del XVII secolo, diverse visite pastorali lamentano il degrado della chiesa, che non era più sede di una comunità attiva. Si ascrive al sedicesimo secolo una visita di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, che, fingendo d’essere un semplice prete viaggiatore, si imbatté nella condotta irregolare dei canonici. È fama che, di conseguenza, dopo il suo ritorno a Milano, abbia irremissibilmente ordinato la soppressione dei canonici di Vezzolano.

Con la pace di Cherasco (1631) il territorio di Vezzolano passò ai duchi di Savoia ed il prevosto Cesare Galliano ottenne la dignità di gran priore dell’Ordine Mauriziano. Al Settecento va ascritta la perdita dei manoscritti su cartapecora, la cui responsabilità è attribuita alle truppe francesi (1703) e più probabilmente a don Simone Marchisio di Aramengo (vicario a Vezzolano tra il 1704 e il 1745) che, ritenendoli indecifrabili, in parte se ne servì per fare turaccioli per bottiglie e per incartare robiole, e in parte li donò alle donne che li avvolgessero attorno alle rocche per filare.

Rinascita e Restauri Moderni

Il lento declino culminò nel 1800, quando l’amministrazione napoleonica ne espropriò i beni, trasformando la chiesa in cappella campestre della parrocchia di Albugnano e in granaio il chiostro affrescato. A differenza di quanto succede in molti altri casi, la chiesa non venne venduta, ma rimase di proprietà demaniale e passò in gestione alla parrocchia di Albugnano: un evento che ha permesso di salvare un grande tesoro d’arte.

Nel 1927 moriva l’ultima proprietaria, che lasciava i beni di Vezzolano all’Accademia di Agricoltura di Torino. Nel 1938 l’intero complesso monumentale fu acquisito dal Ministero dell’Educazione Nazionale, Direzione Generale delle Antichità e delle Belle Arti, da cui è pervenuto nel tempo all’attuale Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Nel 1895 la Chiesa era già stata riconosciuta come monumento nazionale sotto la tutela delle Belle Arti.

Negli anni successivi all'acquisizione statale, il chiostro e gli ambienti annessi passarono allo Stato, e cominciò un’importante campagna di restauro (1935-1937) per la risistemazione degli edifici e il recupero degli affreschi, ormai ridotti in condizioni penose per le infiltrazioni d’acqua e l’incuria. In tempi più recenti, nuovi restauri hanno interessato le coperture (1986), la facciata (1989-1990), il pontile (1996-1997) e nuovamente gli affreschi (2002).

Fotografia d'epoca del complesso di Vezzolano prima dei restauri del '900

L'Architettura Esterna

L’Abbazia di Vezzolano è un piccolo gioiello realizzato in mattoni e fasce di pietra arenaria, riccamente decorata, che mostra chiaramente le impronte architettoniche lasciate dai diversi popoli che passarono per questa chiesa, come Longobardi e Saraceni.

La Facciata: Un Mosaico di Stili e Simboli

La chiesa si presenta a chi la vuole vedere scendendo lungo il prato che degrada dalla collina sovrastante. La facciata dell’edificio ci accoglie, dopo un viaggio fuori dal tempo, in mezzo a colline dominate dalla vegetazione: basta una rapida osservazione per individuare i tratti romanici della struttura. La facciata è il risultato di diverse fasi costruttive, che le hanno dato l’aspetto definitivo secondo i canoni dell’architettura romanica del XII-XIII secolo. È una grande facciata tripartita, con i tre corpi corrispondenti alle navate della chiesa (anche se la terza non c'è più, chiusa dal chiostro), con fasce in arenaria alternate a quelle in mattoni, un'intenzione geometrica precisa e ordinata. Tre gallerie cieche e decorazioni, costituite da un paramento in cotto alternato a fasce orizzontali in pietra, occupano la parte superiore.

Al centro si trova un grande e severo portale romanico in pietra con massicce modanature, sormontato dal rilievo con la Madonna in trono tra due angeli, lo Spirito Santo in forma di colomba che le si rivolge direttamente parlandole nell'orecchio. Al di sopra del portale, vi sono tre ordini di archetti ciechi (il secondo, tuttavia, solo parzialmente): al centro si apre una splendida bifora con, al centro, la statua di Cristo benedicente e ai lati due arcangeli, identificati solitamente con Raffaele, a sinistra, e Michele, a destra. Al di sopra della bifora, due angeli reggono ceri. Nell’ordine superiore, due immagini angeliche combinano i caratteri dei cherubini e dei serafini. A sinistra, un portale che ha nella lunetta una figura ora non più riconoscibile. Il portale di destra, invece, non è mai stato completato, in quanto dopo la chiusura della navata destra dava accesso soltanto ad una piccola cappella.

Dettaglio della facciata della Canonica di Vezzolano con il portale e la bifora

L'Abside e il Campanile

Arrivando dal villaggio, Santa Maria di Vezzolano offre prima la vista della sua grande abside semicircolare, poi del robusto campanile, ricostruito nella parte superiore. Il fianco mostra gallerie di monofore e archetti pensili che suggeriscono l'idea di un cantiere durato parecchio tempo, dato che l'uso degli archi ogivali intrecciati divenne comune nell'architettura romanica lombarda verso la fine del XII secolo. Ciò indica la possibilità di un progetto seguito, almeno da un certo punto della storia in poi, da un architetto aggiornato e anche raffinato. L’architettura presenta influssi francesi e lombardi.

Curiosamente, due volte l’anno, al tramonto, i raggi del sole attraversano la bifora della facciata illuminando le due figure della bifora dell’abside che rappresentano l’Annunciazione.

Scorcio dell'abside semicircolare e del campanile della Canonica di Vezzolano

Gli Interni e il Chiostro

Le Navate e il Pontile (Jubé)

All’interno si possono ammirare forme romanico-gotiche. La chiesa orientata, cioè con la parte absidale rivolta ad est, aveva in origine una pianta di tipo basilicale, ovvero a tre navate, che venne modificata nel XIII secolo, quando la navatella destra fu trasformata nel lato nord del chiostro. Oggi, l’ambiente è diviso in due navate: una centrale e una a sinistra. Le alte volte a crociera con costoloni bicolori rimandano a una fase costruttiva diversa, con le caratteristiche gotiche di queste aree.

All'interno della chiesa, la vista è catturata dal pontile (o jubé), una struttura che ostruisce la vista dell'altare e attraversa l'intera larghezza della navata maggiore. Questo elemento è molto raro all'interno di una chiesa italiana, in quanto strutture simili, che dovevano separare lo spazio dei fedeli da quello riservato ai religiosi, furono quasi universalmente smantellate dopo le riforme liturgiche introdotte dal Concilio di Trento. La Chiesa Riformata, infatti, voleva che il rito officiato dal celebrante sull'altare fosse visibile a tutti. Quello di Santa Maria di Vezzolano è sfuggito, non sappiamo perché, alla Controriforma, nonostante una visita pastorale del 1584 del vescovo Carlo Montiglio prescrisse la sua rimozione. Fortunatamente, nessuno diede seguito agli ordini del prelato, dato anche il fatto che la chiesa era scarsamente frequentata e in una località all'epoca quasi nascosta e difficile da raggiungere.

La rarità del jubé di Vezzolano sorprende non solo perché un elemento solitamente rimosso è stato conservato, ma anche perché è rimasto quasi intatto, con i colori originali delle figure ancora visibili. Anche se non è esattamente come lo si vedeva nel 1189 - gli evidenti adattamenti dei due archi alle estremità e il fatto che cinque figure siano dipinte sui pilastri suggeriscono l'ipotesi che sia stato leggermente mutilato ai lati in un certo punto della storia - è comunque un miracolo che un'opera del genere sia arrivata quasi intatta.

Interno della chiesa di Vezzolano con focus sul pontile (jubé) medievale

Videoguide - abbey of Vezzolano: exterior (english version)

Tesori Artistici della Chiesa

Superato il pontile, nella navata si trovano due iscrizioni funerarie, in un latino sgrammaticato e infarcito di piemontesismi, che accompagnano due sepolture, una del 1558 di un certo Tommaso Grisella, membro di una nobile famiglia locale, e l'altra del 1520 di un Ottaviano della Porta, originario di Novara. Due bassorilievi, un Angelo Annunciante e una Vergine Annunciata, adornano l'arco della monofora centrale dell'abside, sviluppata in un ampio catino con fasce concentriche di terracotta e arenaria, materiali resi ancora più vividi e ipnotici dalla pittura rossa e bianca diffusa per esaltarne il colore, e hanno anch'essi conservato i loro colori.

Nel centro dell'abside, si trova il grande retablo in terracotta dipinta della fine del XV secolo, di autore tuttora sconosciuto, in cui è stato identificato l'omaggio di Carlo VIII, re di Francia, alla Vergine. Il sovrano francese, che soggiornò tra Asti e Chieri durante la sua discesa del 1494, è stato riconosciuto in virtù del collare dell'Ordine di San Michele, istituito da suo padre, Luigi XI, che esibisce sotto il suo mantello decorato con i gigli di Francia. Nella scena, è introdotto alla Vergine, accompagnato nel comparto destro da Sant'Agostino (i chierici di Vezzolano seguivano la regola agostiniana) e da un santo apostolo. È probabilmente un dono che la comunità locale volle fare al re in occasione della sua visita a Vezzolano.

Nella navata è presente anche un dipinto su tavola ottocentesco di Giuseppe Rollini, raffigurante la Madonna di Vezzolano, commissionato dagli abitanti di Castelnuovo d'Asti scampati a un'epidemia di colera nel 1868, un'opera particolarmente cara alla comunità.

Il Chiostro Affrescato e i Giardini

Lasciando la chiesa e passando nel chiostro, uno dei meglio conservati di tutto il Piemonte, si possono ammirare capitelli scolpiti e un importante ciclo di affreschi trecentesco. Sebbene lacunosi, questi affreschi offrono preziose testimonianze della cultura pittorica piemontese del XIV secolo, specialmente lungo le cappelle situate sul lato del chiostro che confina con la chiesa, occupando lo spazio originariamente destinato alla terza navata della chiesa. Dati i temi degli affreschi, è probabile che quest'area fosse stata destinata ad accogliere le tombe delle famiglie che avevano scelto Santa Maria di Vezzolano come luogo delle loro sepolture.

Il tema dell'incontro dei tre vivi e dei tre morti appare per ben due volte. Nessun affresco si discosta dalla tipica rappresentazione della scena: tre cavalieri, passeggiando per la campagna, si imbattono in tre tombe scoperte, dove vedono tre cadaveri - uno di un defunto recente, il secondo in avanzato stato di decomposizione, e il terzo ormai ridotto a scheletro - ricordando ai tre giovani che la vita è come un soffio. Nell'affresco più frammentario, sopra il quale si intravede anche il frammento di una Crocifissione, dei morti si vede solo l'osso di uno scheletro, ma si distinguono chiaramente le tracce del cartiglio che ammonisce i giovani a cavallo: "Pensate quod estis quod sumus hoc eritis quod minime vitare potestis" (Pensate a ciò che siete, noi siamo ciò che voi sarete, e non potete farci nulla).

Nella cappella meglio conservata, sopra la scena dell'incontro, si trova un'Adorazione dei Magi e, ancora più sopra, il Padre Eterno in mandorla accompagnato dai simboli dei quattro evangelisti, e in cima, nel pinnacolo, un San Gregorio Magno in cattedra, l'unico sopravvissuto di un insieme di dottori della Chiesa che dovevano stare al suo fianco. Gli stemmi lungo la cappella permettono di ricondurre la commissione alla famiglia Rivalba, che per lungo tempo governò la vicina Castelnuovo d'Asti, mentre i caratteri formali hanno portato gli studiosi ad assegnare le scene al tuttora anonimo Maestro di Montiglio. Nelle successive tre arcate, altri stemmi avvertono che si sta entrando nell'area decorata dalla famiglia De Radicata, con raffigurazioni di San Pietro, la Vergine, l'Agnus Dei e un Cristo Pantocratore.

Il chiostro custodisce anche un gradevole giardino interno. Dal 1997 il giardino retrostante la canonica ospita un meleto nel quale vengono coltivate alcune varietà di mele antiche, realizzato all’interno di un più ampio progetto di salvaguardia del patrimonio rurale.

Ciclo di affreschi trecenteschi raffigurante l'incontro dei tre vivi e dei tre morti nel chiostro di Vezzolano

Vezzolano Oggi: Un Centro di Cultura e Spiritualità

L’ingresso all’Abbazia è gratuito. La Canonica di Santa Maria di Vezzolano oggi ospita concerti ed eventi durante tutto l’anno. Un appuntamento che richiama migliaia di visitatori è il grande presepe di Vezzolano, allestito all’interno della canonica ogni anno da inizio dicembre a fine gennaio. Non tutti sanno che all’interno dell’Abbazia di Vezzolano è possibile organizzare matrimoni: di piccole dimensioni, la chiesa offre un contesto artistico di pregio e una struttura immersa nel verde.

Nelle sale della Canonica, in particolare nell'antica foresteria e nella sala capitolare, sono presenti piccole mostre che illustrano il ruolo di Santa Maria di Vezzolano e la collocano nel contesto di una vasta costellazione di pievi, piccole chiese e cappelle romaniche sparse in tutto l'Astigiano. Dall'abbazia passano e si incrociano diversi sentieri, tra cui il famoso Superga-Vezzolano-Crea, e percorsi per scoprire i vini del Piemonte (Strada Reale dei Vini Torinesi, sentieri della Malvasia) e percorsi storici e architettonici, come il percorso del romanico in Piemonte.

Presepe natalizio allestito all'interno della Canonica di Vezzolano

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