L'Abbazia di San Pietro in Varatella: Storia, Percorso e Tradizioni

L'Abbazia di San Pietro in Varatella, nota anche come Abbazia di San Pietro ai Monti, sorge sull'omonimo monte, lungo le pendici meridionali del Monte Carmo, vicino al Monte Ravinet. Considerato uno dei luoghi religiosi più antichi e importanti della Val Varatella e del savonese, questo antico cenobio rappresenta non solo una meta di grande interesse storico e spirituale, ma anche un eccezionale balcone panoramico sull'intero Golfo Ligure.

Foto panoramica dell'Abbazia di San Pietro in Varatella con vista sul mare

Storia Millenaria dell'Abbazia

La devozione dei toiranesi al Santo Apostolo Pietro fu in passato fondamentale per la vita comunitaria della Val Varatella. L'abbazia venne fondata nell'VIII secolo dai monaci di San Colombano, che poi confluirono attorno al IX secolo nella regola benedettina. Già prima dell’anno mille si hanno documentazioni scritte della presenza di questa abbazia benedettina; alcuni dicono addirittura che in epoca carolingia fosse presente una costruzione.

Furono i vari decreti vescovili della curia di Albenga, nel corso dei due secoli successivi, ad accrescere l'importanza religiosa e soprattutto territoriale dell'abbazia benedettina. I monaci benedettini abitarono stabilmente la struttura fino al 1313. Nel 1315, in seguito a contrasti con la curia che aveva inglobato le proprietà abbaziali nel proprio patrimonio e privato i monaci anche dei poteri spirituali, il cenobio venne ceduto nel 1321 ai monaci certosini, provenienti dalla certosa di Casotto.

Antica pergamena o illustrazione medievale raffigurante un monastero benedettino o certosino

Gli edifici furono abbandonati nel 1495, quando i certosini decisero il trasferimento a fondovalle, nella più comoda località chiamata "Canove", dove sorgerà la clausura certosina. Questa migrazione dai primitvi luoghi di eremitaggio verso centri più civilizzati si ritrova anche in altre abbazie certosine. Il trasferimento provocò un lento ma progressivo abbandono dell'abbazia sulla cima del Monte Varatella, che veniva riaperta solo in occasione di sporadiche celebrazioni di messe legatarie.

Leggende e Contributi Culturali

I certosini produssero un documento per rivendicare una fondazione e una concessione di proprietà autorevoli, sostenendo un passaggio di San Pietro su questo monte durante il viaggio tra Antiochia e Roma, dove avrebbe edificato una chiesa. L'origine del monastero e del suo patrimonio terriero sono invece ascritte a Carlo Magno, di cui le concessioni dei vescovi ingauni sarebbero solo conferme. A dimostrazione della potenza divina lasciata al monastero dal santo, è citata la presenza di una catena, con cui sarebbe stato imprigionato, che la ruggine non aveva mai intaccato.

A questi monaci benedettini è solitamente attribuito il merito di aver introdotto la coltura dell'ulivo in Liguria. Tuttavia, la sua affermazione fu tutt'altro che immediata. Anche i terrazzamenti, qui chiamati maxere, che modellano e connotano il paesaggio ligure, sono decisamente posteriori; divennero un elemento caratterizzante del paesaggio solo nel Rinascimento.

La Struttura Attuale dell'Abbazia

La struttura attuale dell'Abbazia di San Pietro in Varatella si presenta notevolmente modificata rispetto all'originale. È costituita da un fabbricato in pietra abbellito esternamente da una meridiana dipinta negli anni Ottanta, sul modello di una preesistente andata perduta, adiacente al portico della stalla. Un parapetto scolpito in un unico blocco di pietra è visibile in uno degli spazi. Gli interni dell'abbazia sono divisi in diversi ambienti, alcuni destinati a ospitare i pellegrini e dalla chiesa formata da una navata con volta sostenuta da archi ribassati di epoca romanica. Della parte destinata ad alloggio dei monaci non rimane pressoché nulla.

Disegno o planimetria dell'abbazia di San Pietro in Varatella con evidenza della struttura romanica

Il Percorso Processionale di San Pietro in Vincula

Furono i certosini a dare inizio alla tradizionale festa di San Pietro in Vincula, che ricorreva il 1° agosto, coinvolgendo la popolazione toiranese, la quale mantenne tale ricorrenza anche dopo la soppressione dell'ordine di San Bruno, avvenuta nel 1797. Il corteo processionale, che in passato si svolgeva annualmente e che da un trentennio si tiene ogni cinque anni, si snoderà per 4 chilometri lungo l'antica via del sale che si inerpica sulle pendici del monte Varatella.

SAN PIETRO 2015

Tappe e Tradizioni della Processione

La partenza avviene al mattino dal sagrato della Chiesa Parrocchiale di San Martino. Vengono portati il Crocefisso settecentesco della confraternita e il Crocefisso delle Figlie di Maria, adornato da una ghirlanda fiorita. La processione è accompagnata dalla "Lauda de San Peru", composta a metà dell'Ottocento dal sacerdote Piergiovanni Sicherio.

Attraversati i carugi del borgo, la sfilata sosterà nella Contrada della Braida, dinnanzi alla seicentesca Chiesa della Madonna delle Grazie e del SS. Proseguendo, nella Borgata Mulini si ammirerà il campanile della Certosa. Questo è il punto di metà percorso.

La processione proseguirà passando accanto alla "prea du gallu", un masso erratico sul quale è posta una croce in ferro, dove la tradizione popolare ricordava le parole di Cristo rivolte a Pietro "prima che il gallo canti tu mi rinnegherai…". Da qui, il cammino si fa sempre più erto.

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Il corteo prosegue sempre intonando la lode a San Pietro sino ad arrivare all'imboccatura del prato dove anticamente, accanto ad una roccia, due procuratori (confratelli) nominati annualmente, accoglievano i pellegrini distribuendo pane e uova sode, in quantità proporzionale ai ruoli svolti durante la processione.

All'arrivo all'Abbazia, la comunità assiste alla funzione religiosa, non prima di aver ammirato il quattrocentesco affresco del Santo apostolo in abiti pontificali. La giornata liturgica proseguirà, così come avveniva nel passato, accanto alla croce in ferro eretta nell'anno 1896; il sacerdote compie il rito della benedizione della vallata con la reliquia delle catene tramandate sino ad oggi dall'epoca dei certosini.

L'Escursione all'Abbazia: Un Itinerario Tra Natura e Storia

Il Monte Varatella, che è il nome originario di questa elevazione, viene piano piano dimenticato perché la costruzione alla sua sommità assume una notevole importanza nei secoli, tanto che il Monte è conosciuto come Monte San Pietro. L’abbazia di San Pietro in Varatella sorge sull’omonimo monte, lungo le pendici meridionali del Monte Carmo, vicino al Monte Ravinet, a cui è collegato da un istmo.

Il Sentiero e i Punti di Interesse

Si parte da poco sopra Toirano percorrendo un sentiero tra gli ulivi. Man mano che si sale c'è un cambio di vegetazione e le bianche rocce calcaree fanno da sfondo. Prossimi alla vetta, gli alberi scompaiono e il panorama si apre sull’azzurra distesa del mare. Il sentiero segue l'ampia dorsale, prevalentemente boscosa. Il bosco è misto e, soprattutto in basso, in genere formato da alberi di medie dimensioni, ma ci sono anche alcuni esemplari imponenti.

Foto del sentiero boscoso che conduce all'abbazia con scorci di paesaggio

Lungo il percorso si superano alcune caselle dirute, edifici rurali in pietra a secco usati come ripari occasionali dai pastori transumanti di pecore. Queste strutture presentano un'architettura che ricalca modelli diffusi in tutto il Mediterraneo sin dalla notte dei tempi, caratterizzate da una copertura a falsa volta o a tholos.

Attorno al Bric Pagliarino, una modesta spalla, il terreno si fa più brullo e roccioso e compare un po' di panorama su Bardineto e le colline circostanti. Nelle vicinanze della cima, in primavera, i prati sono verdi e i faggi mostrano le prime foglie. È possibile incontrare cavalli che pascolano bradi per il monte.

Un tratto del percorso è il sentiero "Terre Alte", segnato da vecchie tacche giallorosse e altre biancorosse più recenti e continue. Dopo un tratto nei prati attorno al rifugio, scende decisamente lungo un tratto gradinato detto Scala Santa, attraversando zone rocciose con cespuglieti alternate a bosco più sviluppato.

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Quando si giunge a un edificio in pietra a secco chiamato Cascina Capurro, si scopre che fino al 1982 qui vissero Pedrin e Amelia, che coltivavano gli immediati dintorni per la sussistenza e possedevano qualche mucca e animale da cortile. Nei pressi della cascina, in prossimità di due rii, ci sono anche due piazzole dei carbonai, come ce ne sono anche sul soprastante sentiero degli ometti. La legna di faggio era la migliore per la produzione del carbone e quest'attività consentiva di sfruttare questa zona altrimenti non addomesticabile. La fitta rete di sentieri che si intersecano ripetutamente rivela come un tempo questa zona fosse intensamente vissuta.

Un altro tratto interessante è il sentiero intitolato a Jürg, un signore svizzero tedesco che, conoscendo questi monti, individuò questo percorso. Questo tratto, dopo i prati, diventa più roccioso e attraversa placche calcaree, richiedendo un minimo di passo sicuro e terreno asciutto.

Le aspre e ripide pendici meridionali del Monte Ravinet si attraversano in un ambiente mediterraneo di sole e pietre, dove si trovano cisto e timo fioriti, mostrando un netto cambio di clima e vegetazione, dal bosco alpestre all'ambiente mediterraneo. Arrivati in prossimità dell'abbazia, si può trovare la compagnia di una famigliola di daini che pascolano presso la croce protesa a valle, con la Gallinara a fare da sfondo.

Informazioni Utili per l'Escursionista

  • Partenza a piedi: Da poco oltre il paese di Toirano, inizia presso la curva circa 300 m dal Giogo di Toirano.
  • Dislivello: 750 metri.
  • Difficoltà: Escursionistica, senza alcun tipo di difficoltà tecnica.
  • Abbigliamento consigliato: Vestiario caldo, impermeabile e antivento con guanti e cappello. Scarponcini e consigliati i bastoncini.
  • Itinerario in auto: Autostrada Torino-Savona, uscita Borghetto Santo Spirito, direzione Toirano.

A fine escursione, merita poi una visita il piccolo centro di Toirano, che ha conservato il caratteristico borgo medioevale del quale rimangono alcuni resti e l’impianto architettonico di base.

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