Introduzione
Arroccata tra i boschi del Mugello, in una posizione panoramica lungo la Via degli Dei e ai piedi di Montesenario, la Badia del Buonsollazzo è un luogo di grande storia, spiritualità e fascino. Questa abbazia, fondata in epoca medievale, ha ospitato importanti figure ecclesiastiche, uomini di cultura e nobili fiorentini, diventando un centro di notevole influenza religiosa e artistica. Oggi, l'antica abbazia sorge in una radura erbosa, ben esposta al sole, dove il bosco di querce e castagni si interrompe, lungo la via di Tassaia che porta a Polcanto da Vaglia e Bivigliano, a pochi chilometri da Firenze.

L'Origine e il Significato del Nome
Il nome "Buonsollazzo" ha un'origine affascinante e diverse interpretazioni. Secondo la tradizione, deriverebbe dal latino "bonus solacium", ovvero "buon conforto", un riferimento alla pace e alla serenità che il monastero offriva a monaci e pellegrini. Altre interpretazioni suggeriscono che il nome possa derivare dal termine "sollazzo", cioè piacere e svago, in relazione al fatto che il luogo fosse particolarmente amato dai nobili fiorentini, che vi si ritiravano per meditazione e riposo. Un'ulteriore ipotesi collega il nome a "buon solatio", ovvero luogo ben soleggiato, una descrizione che ben si adatta alla sua posizione. Si ha, peraltro, notizia che l'Abbazia fosse in origine intitolata a San Bartolomeo in Forculise, nome derivato da un'antica chiesetta o da una vicina casa colonica detta "Podere alla Forca", la cui collocazione era probabilmente sul prato dell'attuale Abbazia.
Storia Millenaria dell'Abbazia
Fondazione Benedettina e le Prime Attestazioni
La fondazione della badia risale all'XI secolo, quando un gruppo di monaci benedettini scelse questo luogo per stabilire un monastero. Le più antiche memorie di questa Badia sono del secolo XI, con la prima attestazione datata al 1084, attribuendo la fondazione a Gisla, figlia di Rodolfo (o Rodolio), signore di Carza Vecchia e di Tassaia, per i benedettini. Numerose donazioni, specie negli anni 1106-1122, incrementarono il patrimonio economico dell'abbazia. La leggenda tramanda che fu edificata nel 988 da Ugo di Toscana in seguito a una visione mistica, ma storicamente è ormai assodato che l'Abbazia del Buonsollazzo non fu fondata da Ugo di Toscana.

Il Passaggio ai Cistercensi
Dopo un periodo di notevole prosperità, Buonsollazzo subì il disastro di un'amministrazione deplorevole. Per questo motivo, il vescovo di Firenze, Antonio Orso, vi introdusse nel 1320 i Cistercensi provenienti da San Salvatore a Settimo, che presero possesso della nuova abbazia il 4 gennaio 1321. I cinque monaci benedettini rimasti nell'abbazia adottarono anch'essi l'osservanza cistercense. Nella seconda metà del secolo XV, l'abbazia fu ceduta in commenda e subito dopo, nel 1497, entrò a far parte della Congregazione di San Bernardo in Italia, inserita nella Provincia Toscana.
L'Epoca Trappista e la Trasformazione Medicea
Nel 1705 l'abbazia accettò la riforma della Trappa, fortemente favorita dal Granduca Cosimo III de' Medici. Si trattò della prima esperienza trappista in Italia, dalla quale si diramò nel 1717 la colonia di monaci che si sarebbe insediata nell'abbazia di Casamari. La profonda trasformazione del complesso si deve proprio a Cosimo III, che ammirava la congregazione della Trappa e volle portare i Trappisti francesi a Firenze, cedendo loro l'antica Badia di Buonsollazzo come eremo e dimora. Per questo motivo, i cistercensi dovettero sloggiare e i beni che possedevano furono aggiudicati ai nuovi religiosi. Nulla si conosce della struttura architettonica precedente, poiché Cosimo III fece abbattere l'antica chiesa e il monastero e li ricostruì secondo le esigenze dei trappisti tra il 1707 e il 1720, affidando il progetto al suo architetto di corte Giovan Battista Foggini. L'introduzione dei trappisti a Buonsollazzo non separò completamente l'abbazia dalla Provincia Toscana. La rigida fede di Cosimo III è tuttora oggetto di dibattito storico, con alcuni che la ritengono un'ostentazione di facciata. I Trappisti tennero l'abbazia fino al 1782, quando fu soppressa per volere del Granduca Pietro Leopoldo, noto come il "Granduca scaccino" per il suo progetto di razionalizzazione della comunità cistercense in Toscana.

Il Periodo Camaldolese e la Proprietà Privata
A seguito della soppressione del 1782, il patrimonio economico e il monastero furono venduti a privati, in particolare al marchese Sigismondo Lotteringhi Della Stufa (ad eccezione della chiesa, sagrestia, capitolo, cimitero e parte dell'orto). Successivamente, la proprietà passò alla famiglia Fallani. Nel 1877 (o 1873), i monaci Camaldolesi, tramite Pierdamiano Marsili, Maggiore di Camaldoli, la riacquistarono, facendone un collegio per la formazione dei monaci e una sede per i novizi fino al 1955. L'abbazia fu via via abbandonata dai monaci, definitivamente intorno al 1988. Dal 1990 è diventata ancora di proprietà privata, cambiando fino ad ora diversi proprietari. La lunga storia del monastero è stata segnata da una serie di vicissitudini, in un'alternanza di prosperità e degrado.
Architettura e Elementi di Pregio
L'organismo architettonico dell'Abbazia del Buonsollazzo è formato da diversi corpi di fabbrica: la chiesa, il corpo conventuale con il chiostro e altri edifici di carattere rurale. Dalla documentazione storica risalente al XIV secolo, è possibile dedurre che il monastero si presentava in forma quadrangolare, con un chiostro al centro del complesso, cui sul lato settentrionale era posta la chiesa, circondato dagli ambienti monastici e articolato su due piani: quello inferiore destinato agli spazi della vita comunitaria e quello superiore ai dormitori.
La Chiesa Settecentesca del Foggini
Nel primo decennio del Settecento, per volere del Granduca Cosimo III, l'antica fisionomia dell'edificio subì un generale stravolgimento con la ricostruzione della nuova chiesa e la modifica dei locali interni. L'architetto di corte Giovan Battista Foggini, dopo un sopralluogo nel 1705, constatò l'inadeguatezza degli edifici e ritenne più auspicabile una ricostruzione integrale. La nuova chiesa fu innalzata tra il maggio 1706 e l'inizio del 1708, contemporaneamente ad altri lavori di adattamento del complesso abbaziale. I lavori proseguirono fino al 1712, anno in cui la Badia venne ufficialmente consacrata.
MONTESENARIO ABBAZIA DEL BUONSOLLAZZO
La chiesa progettata dal Foggini si presenta come un'aula rettangolare absidata (verso occidente, contrariamente alla disposizione dell'antica chiesa che guardava verso oriente), della lunghezza di circa trenta metri, coperta da una volta a botte. L'interno è quasi interamente occupato dal coro dei monaci, preceduto da un vestibolo. Alle estremità della chiesa si aprono quattro piccole cappelle (due per parte). La facciata è tripartita da un ordine gigante di paraste: la sezione mediana è conclusa dagli spioventi del tetto con la cornice sostenuta da due porzioni di architrave e presenta il portale d'ingresso incorniciato e architravato, sormontato da due finestroni e dallo stemma mediceo. Ai lati, la superficie è forata da due ordini di finestre rettangolari. La struttura è in muratura mista, le superfici intonacate, mentre le modanature sono in elementi lapidei.
Il tetto a capriate lignee che copre la volta della chiesa, sorregge all'esterno un piccolo campanile a vela con due campane, realizzato nel 1718. All'esterno della costruzione, ancora visibile nonostante sia in parte ricoperta dalla vegetazione, si trova una bellissima meridiana. Il Mugello è una terra ricca di meridiane, con circa ottanta censite e catalogate.
Decorazioni Interne
L'essenziale decorazione della chiesa, oltre alle quattro tele degli altari, consistette nel gruppo scultoreo in stucco (ancora oggi visibile nella sua collocazione originaria), posto a coronamento dell'altare maggiore, con la Madonna e il Bambino tra i Santi Bartolomeo e Bernardo, realizzato da Giuseppe Broccetti su disegno del Foggini. Nella parete absidale campeggia il trittico scultoreo con i santi titolari della badia: la Vergine col Bambino, San Bartolomeo e San Bernardo. Altri elementi includevano l'Ecce Homo, inserito nel timpano spezzato a coronamento della porta d'ingresso al coro, e una serie di ovali, anch'essi in stucco, con il Cristo, la Madonna, gli Evangelisti e i Santi a bassorilievo entro cornici, un tempo appesi alle pareti del coro, attribuiti sempre alla mano del Broccetti e dispersi a partire dal 1990.

Leggende e Figure Illustri
Oltre a essere un luogo di preghiera e contemplazione, la Badia del Buonsollazzo fu per secoli un crocevia culturale e artistico. Si racconta che San Giovanni Gualberto, fondatore dell'Ordine Vallombrosano nell'XI secolo, abbia avuto una visione mistica proprio nei boschi attorno alla badia, spingendolo a scegliere questa zona come luogo di preghiera e ritiro, contribuendo all'affermazione della badia come centro spirituale di primo piano. Un'altra leggenda narra invece che uno degli abati della badia, noto per la sua severità, sia scomparso misteriosamente e che il suo spirito vaghi ancora tra le rovine, apparendo nelle notti di luna piena.
Nel corso dei secoli, l'abbazia ospitò importanti figure ecclesiastiche e uomini di cultura. Tra gli abati illustri si ricordano: Abate Andrea del Castagno (XV secolo), che fece ampliare il complesso monastico e promosse la realizzazione di opere d'arte e manoscritti miniati; e Abate Lorenzo Corsini (XVII secolo), futuro Papa Clemente XII, che rese la badia un luogo di cultura e studi teologici. Il monastero ospitò anche membri della famiglia Medici, che contribuirono alla sua crescita economica, e fu un luogo di rifugio per artisti e letterati nel Rinascimento, che qui trovavano ispirazione nella pace della natura circostante.
Lo Stato Attuale e i Progetti Futuri
Attualmente, la Badia del Buonsollazzo si trova in stato di abbandono. Il complesso, inserito in un ambiente paesaggistico di grande valore, è un interessante esempio di architettura sacra nelle campagne fiorentine, configurandosi come un bene ricco d'arte e di storia. È un bene architettonico vincolato ai sensi della L. 1089/1939 art. 4 dal 05 aprile 1983, sotto la tutela della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato.

La proprietà, estesa per 54 ettari e comprendente la chiesa, il convento, la casa delle suore, la casa del falegname e altre costruzioni, appartiene a un soggetto privato, l'imprenditore Mario Frasson. Il signor Frasson ha manifestato un profondo dispiacere per lo stato di degrado dell'abbazia, dichiarando: "Mi piange il cuore. Ogni tanto vado a metterci una pezza, ad aggiustare un pezzo di tetto, ma ci vuole ben altro".
Nel corso degli anni, sono stati concepiti diversi progetti per il recupero e riutilizzo della struttura:
- Inizialmente, l'idea era di farne una scuola di restauro, ma fu abbandonata a seguito di una grave perdita familiare.
- Successivamente, si pensò a un progetto per una cinquantina di appartamenti per anziani abbienti, ma non fu mai presentato. Un'altra operazione simile con un imprenditore di Firenze fu interrotta.
- Un anno fa, era in contatto con un imprenditore libanese per farne una scuola di musica, ma il progetto si interruppe a causa dell'esplosione al porto di Beirut.
Attualmente, il complesso è in vendita a un prezzo inferiore a quello di acquisto. In alternativa alla vendita, il proprietario cerca un partner con cui collaborare per restaurarlo. La sua idea rimane quella di realizzare "opere utili", come un luogo ideale per gli anziani, nel rispetto dei vincoli della Soprintendenza, o un'operazione mista pubblico-privato. Allo stato attuale, tuttavia, non si riscontrano progetti o proposte concrete per il recupero o riutilizzo.
La Badia del Buonsollazzo è raggiungibile tramite un sentiero, ma non è aperta al pubblico e non è possibile accedere all'interno, essendo all'interno di una proprietà privata delimitata da antiche mura di recinzione. Si possono notare muri di recinzione crollati in più punti e sostegni provvisori, a testimonianza del suo lento abbandono.
Il Contesto Paesaggistico del Mugello
Intorno all'abbazia si estende un bosco di castagni centenari dai tronchi nodosi, affiancato da vecchi noci, meli e alberi da frutta inselvatichiti, che digradano verso i pascoli e il verde paesaggio del Mugello. Questo ambiente cattura lentamente con il suo fascino: il bosco ammalia con i suoi scorci, le nebbie che spesso lo avvolgono, la neve che non di rado lo ammanta e il vento che scuote le fronde. La flora locale è un tripudio di colori in primavera, con crochi, primule, orchidee selvatiche e ciclamini, mentre in autunno i rossi e i gialli dominano tra gli alberi e sul tappeto di foglie.
Documentazione Storica e Fonti
Il vasto archivio di pergamene rinvenute nella Badia del Buonsollazzo, oggi conservate nell'Archivio di Stato di Firenze (un tempo Regio Archivio Diplomatico di Firenze), getta uno sprazzo di luce sulla genealogia di alcune delle più importanti famiglie magnatizie di Firenze e documenta le vicende dell'abbazia, incluse le donazioni che ne incrementarono il patrimonio e le vicissitudini legate ai diversi ordini monastici. Dalle carte della Badia di Settimo e della Badia di Buonsollazzo (998-1200) emergono dettagli preziosi sulla sua storia.
Bibliografia Selezionata:
- CANIVEZ, J., Buonsollazzo, in DHGE, 10 (1938); pp. 1215-1216.
- CHINI, Lino, Storia antica e moderna del Mugello.
- COTTINEAU, L., Répertoire topo-bibliographique des abbayes et prieurés, Mâcon 1939, vol. I, col. 574.
- FANTOZZI MICALI ROSSELLI, G. O. - ROSSELLI, P., Le soppressioni dei conventi a Firenze. Riuso e trasformazioni dal XVIII secolo in poi, Firenze 1980, s.p.
- GHIGNOLI, Antonella, Carte della Badia di Settimo e della Badia di Buonsollazzo nell’Archivio di Stato di Firenze: 998 - 1200, SISMEL, Ed. del Galluzzo, 2004.
- JANAUSCHEK, L., Originum Cisterciensium, Vindobonae 1877, DCCI, p. 280.
- MALACHIE D'INGUIMBERT, Relazione della vita, e morte di F. Colombano, monaco professo della Badia di Buonsollazzo, Bernabò, 1724.
- NEGRI, M., Cistercensi in Toscana, Certosa di Firenze 1981, pp. 240-247.
- REPETTI, Emanuele, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Firenze 1833-1846, vol. I, p. 433.
- SPINELLI, Riccardo, Ricognizione su Giuseppe Broccetti : (1684 - 1733), in Annali / Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, Firenze, 2.1989, 101-123.
- SPINELLI, Riccardo, Giovanni della Robbia, Domenico Puligo e i ’compagni del Paiuolo’ alla badia del Buonsollazzo, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, 38.1994, 1, 118-129.
- VITI, G., Buonsollazzo, in Dizionario degli Istituti di Perfezione, Roma 1974, vol. I, coll. 1677-1678.