Il Libro di Abacuc è l'ottavo tra i cosiddetti profeti minori nelle Scritture Ebraiche, presente sia nel testo ebraico che nella Settanta, come pure nelle comuni Bibbie italiane. È un libro breve, costituito da 56 versetti suddivisi in tre capitoli, ma denso di significato teologico e di interrogativi profondi sulla giustizia divina di fronte al male nel mondo.
Il suo nome, che in ebraico si pronuncia Habaqquq (חֲבַקּוּק), significa “abbracciare” o “abbracciato”, dal verbo ebraico חָבַק (habaq). Non si hanno vere notizie biografiche su Abacuc, l'autore del libro stesso, ma la tradizione ebraica lo vuole contemporaneo del profeta Daniele, pur essendo nato molto prima, addirittura ai tempi di Eliseo. Secondo una tradizione medievale, le spoglie del profeta Abacuc si troverebbero nella cattedrale di Nocera Inferiore. Sebbene sia considerato tra i meno conosciuti della Bibbia, il Libro di Abacuc riveste un'importanza cruciale per il suo messaggio e per i suoi riferimenti nel Nuovo Testamento.

Contesto Storico e Datazione
Abacuc svolge la sua missione in un momento di crisi, verso la fine del VII secolo a.C. e l’inizio del VI. La menzione dei Caldei (1:6) suggerisce una datazione attorno al tardo VII secolo a.C. L’amaro lamento di Abacuc (1:2-4) sembra evocare un periodo di poco successivo alla morte di Giosia (609 a.C.), le cui riforme religiose furono seguite da un rapido ritorno della nazione alle sue vie malvagie.
In questo periodo storico, la nazione assira era in forte declino; nel 612 a.C., con la caduta di Ninive, la sua capitale, avrebbe perso ogni potere. L’impero neobabilonese sostituì, con maggiore crudeltà, la potenza assira nel predominio sull’antico Vicino Oriente. Era un tempo di dilagante violenza e anche all’interno del regno di Giuda dominavano ingiustizia e malvagità.
Le parole “Geova è nel suo santo tempio” (Aba 2:20) e la nota dopo Abacuc 3:19 (“Al direttore sui miei strumenti a corda”) indicano che Abacuc profetizzò prima che il tempio costruito da Salomone a Gerusalemme fosse distrutto nel 607 a.E.V. Inoltre, la dichiarazione di Geova “faccio sorgere i caldei” (1:6) e il tono generale della profezia mostrano che i Caldei, o Babilonesi, non avevano ancora devastato Gerusalemme, anche se Abacuc 1:17 potrebbe indicare che avevano già cominciato ad abbattere alcune nazioni.
Le Ipotesi di Datazione
Durante il regno del buon Giosia, re di Giuda (659-629 a.E.V.), i Caldei e i Medi avevano preso Ninive (nel 632 a.E.V.), e Babilonia era in procinto di diventare una potenza mondiale. Alcuni, d’accordo con la tradizione rabbinica, sostengono che Abacuc abbia profetizzato prima, durante il regno di Manasse, re di Giuda, ritenendo che fosse uno dei profeti menzionati in 2 Re 21:10. Essi argomentano che i Babilonesi non costituivano ancora una minaccia, rendendo la profezia di Abacuc ancora più incredibile per i Giudei.
D'altronde, all’inizio del regno di Ioiachim, Giuda si trovava nella sfera d’influenza egiziana (2 Re 23:34, 35), e anche quello poteva essere un tempo in cui il fatto che Dio avrebbe suscitato i Caldei per punire i ribelli abitanti di Giuda sarebbe stato per loro ‘un’attività incredibile, benché fosse narrata’ (Aba 1:5, 6). Nabucodonosor, re di Babilonia, sconfisse il faraone Neco a Carchemis nel 625 a.E.V., nel quarto anno del regno di Ioiachim (Ger 46:2). Quindi Abacuc può aver profetizzato e scritto la profezia prima di quell’avvenimento, finendo forse di metterla per iscritto in Giuda verso il 628 a.E.V. L’uso del futuro parlando della minaccia caldea indica evidentemente una data anteriore a quella in cui Ioiachim divenne re vassallo di Babilonia (620-618 a.E.V.).
A livello di datazione, la presenza di riferimenti all'Impero babilonese e non all'ambiente greco colloca il testo fra il VII e il VI secolo a.C. Si è discusso se gli oppressori siano gli Assiri o i Caldei; se si accetta che gli oppressori rappresentino gli Assiri, allora è contro di essi che Dio suscita i Caldei, e la profezia si porrebbe prima della caduta di Ninive del 612 a.C. Altrimenti, se si ammette che gli oppressori siano i Caldei fin dall'inizio (1:6), il libro si daterebbe tra la battaglia di Carchemis del 605 a.C. e il primo assedio di Gerusalemme nel 597 a.C.
Struttura e Contenuto
Il Libro di Abacuc è presentato come un "oracolo ricevuto in visione dal profeta" (1:1) e si distingue per la sua accurata composizione. È composto di due parti principali:
- Un dialogo fra lo scrittore e Geova (capp. 1, 2): Questa sezione è caratterizzata da suppliche e domande del profeta che si alternano alle risposte di Dio.
- Nel primo capitolo, Abacuc esprime a Dio le sue preoccupazioni e domande, lamentandosi della violenza e dell’ingiustizia presenti nel mondo.
- Il secondo capitolo presenta la risposta di Dio alle preoccupazioni di Abacuc. Dio invita il profeta a scrivere una visione e a diffonderla affinché tutti possano comprenderla. Qui Dio scaglia anche cinque imprecazioni contro l'oppressore iniquo.
- Una preghiera in forma di canto funebre (cap. 3): Nel terzo capitolo, Abacuc risponde con una preghiera poetica di lode e fiducia in Dio, esprimendo la sua fiducia nonostante le circostanze difficili e sottomettendosi alla volontà divina.
La suddivisione più comune del libro è la seguente:
- Dialogo tra Abacuc e il Signore (1:1-2:4)
- Oracoli di minaccia (2:5-20)
- Preghiera di Abacuc (3:1-19)
L'autenticità del terzo capitolo è stata discussa, ma senza di esso la composizione sarebbe zoppicante. Le indicazioni musicali che lo inquadrano e lo punteggiano attestano che questo salmo serviva alla liturgia del tempio, facendo pensare che Abacuc avesse familiarità con le celebrazioni a Gerusalemme.

Stile e Caratteristiche Letterarie
Il libro di Abacuc è scritto con uno stile vigoroso e toccante, arricchito da vivaci illustrazioni e paragoni (Aba 1:8, 11, 14, 15; 2:5, 11, 14, 16, 17; 3:6, 8-11). S. R. Driver ne loda il vigore letterario, affermando che, seppur breve, è "pieno di forza; le sue descrizioni sono vivaci e potenti; pensiero ed espressione sono parimenti poetici". Il testo è presentato secondo il genere letterario della lamentazione e supplica, comune ad altri libri dell'Antico Testamento.
Temi Centrali e Messaggio Teologico
Il libro di Abacuc affronta diversi temi centrali. Uno di essi è il problema del male e della sofferenza nel mondo. Il profeta si chiede come un Dio giusto possa permettere l’ingiustizia e la violenza, e come possa usare un popolo più malvagio per punire il suo stesso popolo. Questa situazione turba profondamente il cuore del profeta, che invoca l’intervento divino (1:2-4).
Come Giobbe, Abacuc discute con Dio, e per mezzo di questa esperienza raggiunge una comprensione più profonda del Suo carattere sovrano e una fede più ferma in Lui (Aba 2:4; 3:16-19). Abacuc si domanda perché Dio abbia scelto un popolo straniero per castigare il regno di Giuda, rimanendo confuso riguardo a questa situazione. L'Eterno può usare anche i nostri nemici per castigarci e farci capire i suoi piani.
Un altro tema importante è la fede in Dio nonostante le circostanze avverse. La risposta definitiva di Dio al lamento del profeta si ha in 2:4: «Il giusto sopravvive per la sua fedeltà al Signore!». Questo messaggio è una luce e un faro in mezzo al buio più totale, un invito a chiedere perdono per non cadere nel giudizio di Dio. Il libro di Abacuc pone in rilievo il fatto che i giusti vivono a motivo della fede e genera fiducia in Geova, spiegando che Egli non muore (1:12), che giustamente trebbia le nazioni e che salva il suo popolo (3:12, 13). Per coloro che esultano in Lui, Geova si è dimostrato l’Iddio della salvezza e la Fonte di energia vitale.
Il messaggio di Abacuc è una parola di consolazione e di speranza per gli Ebrei fedeli al Signore. Le parole di Dio «… perché è una visione per un tempo già fissato. Essa si affretta verso il suo termine e non mentirà; se tarda, aspettala, poiché certamente verrà, e non tarderà» (2:3) consentono di conoscere la grande precisione di Dio, che ha già fissato dei tempi per far accadere delle cose e far andare avanti il suo piano glorioso.
Panoramica: Abacuc
Canonicità e Importanza Teologica
La canonicità del libro di Abacuc è confermata da antichi cataloghi delle Scritture Ebraiche ed era evidentemente incluso nei riferimenti ai ‘dodici profeti minori’. La sua canonicità è sostenuta al di là di ogni dubbio dalle citazioni contenute nelle Scritture Greche Cristiane.
I riferimenti nel Nuovo Testamento attribuiscono un’insolita importanza teologica ad Abacuc. Paolo cita Abacuc 1:5 (LXX) rivolgendosi a Ebrei senza fede (At 13:40, 41). Il brano più noto di Abacuc, 2:4 («Ma in quanto al giusto, continuerà a vivere per la sua fedeltà»), è ripreso da Paolo in Romani 1:17 e Galati 3:11 per affermare la tesi della giustificazione mediante la fede in Gesù Cristo. Molti cristiani sanno che il Signore “ha gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male”, ma non sempre sono consapevoli che è il profeta Abacuc ad aver detto queste parole.
Fra i Rotoli del Mar Morto c’è un manoscritto di Abacuc (capp. 1, 2) che consiste di un testo ebraico premasoretico con relativo commento. Questo rotolo, scritto verso la fine del I secolo a.E.V., è il più antico manoscritto ebraico del libro di Abacuc che ci sia pervenuto, a testimonianza della sua antica e continua rilevanza.