La Guida delle Comunità Cristiane Affidata dagli Apostoli

La nascita e l'organizzazione delle prime comunità cristiane, come narrato nel libro degli Atti degli Apostoli, rivelano un percorso di evangelizzazione dinamico e l'instaurazione di strutture di guida essenziali. Inizialmente, gli apostoli, scelti da Gesù stesso, furono i pilastri su cui si fondò la Chiesa, ma ben presto divenne evidente la necessità di delegare e strutturare la guida per garantire la continuità della missione.

La Nascita delle Prime Comunità e la Comunità di Antiochia

La Chiesa nasce da un evento centrale: la Risurrezione di Cristo, che è la fonte di una vita nuova. I discepoli, obbedienti al comando di Gesù, rimasero uniti nella preghiera e si prepararono a ricevere la potenza di Dio, consolidando la comunione tra loro. Questa prima comunità era composta da circa 120 fratelli e sorelle, un numero emblematico che richiama le dodici tribù di Israele e i dodici Apostoli scelti da Gesù.

La Dispersione e la Diffusione del Vangelo

Inizialmente, coloro che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Tuttavia, alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. La mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore.

Antiochia nel I secolo contava mezzo milione di abitanti ed era un crocevia di popoli, specialmente greci, siriani ed ebrei, nonché un incontro di culture e religioni diverse. Era la terza città dell'impero romano, dopo Roma e Alessandria, e vi regnava grande corruzione morale e religiosa. La comunità di Antiochia nacque "per caso", a seguito della persecuzione di Stefano che provocò la fuga di un gruppo di cristiani da Gerusalemme. I cristiani che vi si stabilirono predicavano la Parola soltanto ai Giudei, come avevano imparato a Gerusalemme.

In un secondo momento, le cose cambiarono: i discepoli di lingua greca iniziarono ad approcciare i pagani, annunciando che Gesù è il Signore. Il loro timido tentativo fu incoraggiato e benedetto dal Signore: "la mano del Signore", cioè la sua guida, era con loro e "un grande numero credette e si convertì al Signore".

Il Ruolo di Barnaba e Saulo (Paolo)

Questa novità suscitò stupore e, in alcuni, dissenso. La notizia dell'annuncio evangelico ai pagani giunse "agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme" dove risiedevano Pietro e con lui gli altri apostoli. La Chiesa di Gerusalemme, anziché decidere per sentito dire, rifletté insieme e, lasciandosi guidare dallo Spirito, inviò ad Antiochia Barnaba, apostolo originario di Cipro, capace di entrare in relazione con il mondo greco. Barnaba era un uomo saggio, di buon cuore, con uno spirito aperto, conciliante e incoraggiante, inviato per valutare la situazione.

Giunto ad Antiochia, Barnaba comprese di trovarsi dinanzi a un'opera di Dio, esultò di gioia ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore. Da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, discernette che in questa Chiesa multiculturale Saulo di Tarso poteva trovare accoglienza e spazio per l'evangelizzazione. Barnaba partì alla volta di Tarso per cercare Saulo, lo trovò e lo condusse ad Antiochia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Paolo non era ancora il grande missionario del Vangelo, ma era in una fase di maturazione personale nel suo rapporto con Cristo Gesù. Barnaba lo introdusse così alla vita di una comunità ecclesiale appena agli inizi, dove era necessario "istruire molta gente" sul Vangelo.

Struttura e Ministeri nella Comunità di Antiochia

La comunità di Antiochia può essere definita una Chiesa "al plurale" e vive questa pluralità come armonia. Vi erano i profeti, ministri della Parola che interpretavano la Scrittura, e i maestri, veri custodi della tradizione. Una lista di nomi sembra presentare diversi membri della comunità che, nella diversità di servizi, richiamavano la visione di una Chiesa unita e ministeriale, come un corpo costituito da molte membra diverse ma tutte necessarie e funzionanti. Il primo nome della lista era quello di Barnaba, proveniente da Gerusalemme, l'ultimo quello di Saulo, convertito alla fede cristiana.

La comunità viveva la Parola che ascoltava e annunciava, si riuniva insieme per la preghiera e praticava il digiuno. Mentre era radunata per celebrare il culto, lo Spirito decise chi tra i suoi membri mandare in missione, lontano dai luoghi conosciuti: "riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati". La missione è opera dello Spirito che l'affida alla Chiesa riunita nel suo nome e in comunione. I membri della comunità "dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono". Il digiuno, la preghiera e l'imposizione delle mani testimoniavano che la Chiesa nella sua interezza, obbediente allo Spirito, sentiva di essere la responsabile della missione.

Barnaba e Saulo, senza averlo previsto, notarono che la loro missione apriva le porte della fede ai pagani. Per radicare la fede nei nuovi credenti, fondarono nuove comunità, sullo stile sinodale di Antiochia: "designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto". Terminata questa tappa missionaria, ritornarono nella comunità di Antiochia e condivisero il cammino missionario, riferendo "tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede".

L'Istituzione Apostolica e la Successione Episcopale

Cristo Signore, per pascere e accrescere il popolo di Dio, ha stabilito nella sua Chiesa vari ministeri. Gli apostoli furono mandati da Gesù, come egli stesso era stato mandato dal Padre, e volle che i loro successori, cioè i vescovi, fossero nella sua Chiesa pastori fino alla fine dei secoli. Affinché l'episcopato fosse uno e indiviso, prepose agli altri apostoli il beato Pietro e in lui stabilì il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell'unità di fede e di comunione.

Gesù chiamò a sé dodici uomini, li costituì suoi apostoli, dando loro la forma di collegio, cioè di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro. Li mandò prima ai figli d'Israele e poi a tutte le genti, affinché, partecipi del suo potere, rendessero tutti i popoli suoi discepoli, li santificassero e governassero. Questa missione fu pienamente confermata il giorno di Pentecoste. Gli apostoli, predicando dovunque il Vangelo, radunarono la Chiesa universale che il Signore ha fondato su di essi e edificato sul beato Pietro, loro capo, con Gesù Cristo stesso come pietra maestra angolare.

La Continuità della Missione Apostolica

La missione divina affidata da Cristo agli apostoli durerà fino alla fine dei secoli. Perciò, non solo ebbero vari collaboratori nel ministero, ma perché la missione loro affidata venisse continuata dopo la loro morte, affidarono, quasi per testamento, ai loro immediati cooperatori l'ufficio di completare e consolidare l'opera da essi incominciata. Si scelsero quindi di questi uomini e in seguito diedero disposizione che dopo la loro morte altri uomini subentrassero al loro posto.

Fra i vari ministeri che fin dai primi tempi si esercitarono nella Chiesa, secondo la testimonianza della tradizione, tiene il primo posto l'ufficio di coloro che, costituiti nell'episcopato per successione ininterrotta fin dalle origini, sono i sacramenti attraverso i quali si trasmette il seme apostolico. I vescovi, dunque, hanno ricevuto il ministero della comunità per esercitarlo con i loro collaboratori, sacerdoti e diaconi. Presiedono in luogo di Dio al gregge di cui sono pastori quali maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto, ministri del governo della Chiesa.

schema della successione apostolica

Il Collegio Episcopale e il Primato di Pietro

Come l'ufficio dal Signore concesso singolarmente a Pietro è permanente e da trasmettersi ai suoi successori, così è permanente l'ufficio degli apostoli di pascere la Chiesa, da esercitarsi in perpetuo dal sacro ordine dei Vescovi. Il sacro Concilio insegna che i vescovi per divina istituzione sono succeduti al posto degli Apostoli quali pastori della Chiesa, e che chi li ascolta, ascolta Cristo.

Nella persona dei vescovi, assistiti dai sacerdoti, è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo, pontefice sommo. Egli non cessa di essere presente alla comunità dei suoi pontefici, predica la parola di Dio, amministra i sacramenti della fede, integra nuove membra al suo corpo e dirige il popolo del Nuovo Testamento. Per compiere così grandi uffici, gli apostoli sono stati arricchiti da Cristo con una effusione speciale dello Spirito Santo, e essi stessi con l'imposizione delle mani diedero questo dono spirituale ai loro collaboratori, dono che è stato trasmesso fino a noi nella consacrazione Episcopale.

La consacrazione episcopale conferisce la pienezza del sacramento dell'ordine e, con l'ufficio di santificare, anche gli uffici di insegnare e governare. Questi però, per loro natura, non possono essere esercitati se non nella comunione gerarchica col capo e con le membra del collegio. Dalla tradizione consta chiaramente che dall'imposizione delle mani è conferita la grazia dello Spirito Santo ed è impresso il sacro carattere in maniera tale che i vescovi, in modo eminente e visibile, tengono il posto dello stesso Cristo maestro, pastore e pontefice, e agiscono in sua vece.

Come san Pietro e gli altri apostoli costituiscono, per volontà del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il romano Pontefice, successore di Pietro, e i vescovi, successori degli apostoli, sono uniti tra loro. Il collegio o corpo episcopale non ha autorità se non è unito al Pontefice romano, successore di Pietro, quale suo capo. Il Romano Pontefice, in forza del suo Ufficio, cioè di Vicario di Cristo e Pastore di tutta la Chiesa, ha su questa una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente.

L'ordine dei vescovi, il quale succede al collegio degli apostoli nel magistero e nel governo pastorale, è anch'esso insieme col suo capo il romano Pontefice, e mai senza questo capo, il soggetto di una suprema e piena potestà su tutta la Chiesa, sebbene tale potestà non possa essere esercitata se non col consenso del romano Pontefice. Questo collegio, in quanto composto da molti, esprime la varietà e l'universalità del popolo di Dio; in quanto poi è raccolto sotto un solo capo, significa l'unità del gregge di Cristo.

La Struttura e i Ministeri nella Chiesa Primitiva

Nella prima Chiesa, come appare attraverso gli scritti del Nuovo Testamento, esisteva una varietà e molteplicità di ministeri secondo i diversi modelli culturali, da quello ebraico-palestinese a quello greco extrapalestinese. Questo pluralismo e questa diversità rispondevano alle esigenze della Chiesa a tutti i livelli, dalla chiesa domestica e locale fino a quella regionale ed universale.

Il "Ministero della Parola" e i "Sette"

Nella Chiesa di Gerusalemme, sorta a Pentecoste, il ritmo della vita comunitaria era scandito da quattro momenti: i credenti "erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nella frazione del pane e nelle preghiere". La prima forma di ministero, essenziale per la vita e la crescita della comunità, era quella che veniva chiamata "ministero della parola", che comprendeva l'annuncio autorevole del vangelo e la presidenza della preghiera, riservato al gruppo dei "dodici", rappresentanti di Israele.

Accanto ai dodici, nella Chiesa di Gerusalemme, è menzionato il gruppo dei "sette", che facevano capo a Stefano. Essi erano responsabili dell'assistenza - "servire alle mense" - dei cristiani di lingua greca o ellenisti. Sebbene solo a partire da Ireneo di Lione, nel II secolo, questi "sette" siano chiamati "diaconi" nel senso che questo vocabolo assume a partire dalle lettere pastorali, Stefano e Filippo esercitavano la diakonía della parola e rendevano testimonianza a Gesù Cristo risorto come i dodici.

I Ministeri nelle Chiese Paoline

Nelle lettere che Paolo inviò alle giovani chiese, sorte grazie alla sua attività di evangelizzazione, sono documentate una molteplicità e varietà di strutture organizzative e di forme ministeriali. Paolo si presentava come "apostolo" incaricato di proclamare il vangelo per iniziativa di Dio. Tutti i cristiani, dice Paolo, avevano ricevuto, in forza del loro battesimo nello Spirito, il dono e la competenza per esprimere e realizzare la vitalità del "corpo di Cristo" che è la Chiesa. Dio aveva disposto che vi fossero alcuni ministeri fondamentali per la nascita e la crescita della comunità: "Apostoli, profeti e maestri". Questi tre ministeri erano connessi con l'annuncio autorevole della Parola.

Il servizio pastorale nella comunità locale era affidato ai collaboratori di Paolo residenti, sia singoli sia famiglie. Essi animavano e guidavano la comunità cristiana in assenza dell'apostolo. Nelle Chiese della tradizione paolina si definì e sviluppò lo statuto dei ministeri sia itineranti sia residenti. Nelle Chiese dell'Asia, che facevano capo a Efeso, i diversi ministeri derivavano dai doni del Signore risorto che aveva "stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri". Lo scopo di questi diversi ruoli e compiti era di rendere idonei tutti i cristiani ad esercitare la diakonìa per la crescita della Chiesa come "corpo di Cristo", cosicché tutti arrivassero alla maturità spirituale di Cristo.

I Ministeri nelle Lettere Pastorali: Vescovi, Presbiteri e Diaconi

Nelle tre Lettere pastorali, che si richiamano alla tradizione di Paolo, si avverte la necessità di far fronte a una situazione di "crisi" per la presenza dei falsi maestri che intaccavano il patrimonio della fede e minacciavano la coesione delle comunità. Perciò il compito fondamentale del responsabile della comunità era quello di garantire la trasmissione della fede richiamandosi alla figura autorevole dell'apostolo.

Paolo, quale apostolo di Gesù Cristo e maestro della verità, incaricò i discepoli, Timoteo e Tito, di rappresentarlo. Il passaggio dall'apostolo a quello dei suoi rappresentanti nelle singole comunità venne espresso mediante il rito di imposizione delle mani. Timoteo e Tito stabilirono a suo nome i responsabili nelle singole chiese: vescovo, presbiteri, diaconi. L'epískopos era il sovrintendente o "amministratore" nella casa di Dio che doveva garantire il buon ordine e l'ortodossia nella chiesa locale. Dato che nelle tre lettere si parla di epískopos al singolare, si deve ritenere che egli fosse il rappresentante o presidente del collegio dei presbyteroi.

Il terzo gruppo dell'ordinamento ecclesiale nelle pastorali era rappresentato dai diákonoi. Essi nell'ambito della comunità cristiana avevano un ruolo autorevole, e la qualifica di "diacono di Gesù Cristo" era data a Timoteo, proposto come modello di tutti i pastori nella chiesa.

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