Il Salmo 73, intitolato "Maskil" o "Intelligenza di Asaf", offre una profonda riflessione sulla giustizia divina, la prosperità degli empi e la ricerca della vera felicità. Asaf, un uomo di Dio nel tempo di Davide e autore di 12 Salmi, esprime inizialmente un profondo turbamento di fronte alle ingiustizie della vita, per poi giungere a una comprensione più elevata della prospettiva eterna.
Il Contesto e la Voce di Asaf
Il titolo del Salmo, "Intelligenza di Asaf", suggerisce una riflessione profonda. Il nome Asaf, che in latino si traduce "adunata" e in greco "sinagoga", fa riferimento a un'assemblea. Non si tratta di un'assemblea di uomini che, pur posti in onore, non comprendono, ma di un'assemblea intelligente. Questa sinagoga non è intesa come il popolo giudaico nella sua totalità, bensì come il "buon grano", i "rami consolidati", i "figli della promessa" o il "resto salvato" di Israele. Asaf incarna la voce di coloro che avevano ricevuto il Vecchio Testamento e che, protesi verso promesse terrene, avevano vacillato.

Il Turbamento di Asaf di fronte all'ingiustizia
Asaf, nei primi versetti del Salmo 73, esprime la sua invidia per la prosperità dei malvagi: "Certo, DIO è buono verso Israele, verso quelli che sono puri di cuore. Ma quanto a me, quasi inciampavano i miei piedi, e poco mancò che i miei passi sdrucciolassero. Poiché portavo invidia ai vanagloriosi, vedendo la prosperità dei malvagi". Egli osserva che i malvagi sembrano vivere senza afflizioni, godendo di abbondanti ricchezze e una vita tranquilla, mentre lui stesso, che si sforza di servire Dio, affronta sofferenze. Questo lo porta a dubitare dell'utilità del suo cammino nella giustizia, arrivando a pensare: "Invano dunque ho purificato il mio cuore e ho lavato le mie mani nell’innocenza."
La Distorta Percezione della Benedizione
Asaf crede erroneamente che la vera benedizione consista in una vita facile, priva di problemi e con ricchezze materiali, e non comprende come Dio possa concedere tali beni anche a chi non lo serve. Questo ragionamento lo porta a un vicolo cieco, fino a quando non entra nel santuario di Dio.

La Legge e la Grazia: Due Testamenti, Un Solo Dio
Il Vangelo afferma che "La legge venne data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità ci pervennero ad opera di Gesù Cristo". Questa distinzione è cruciale per comprendere il Salmo 73. Sebbene i comandamenti siano spesso identici in entrambi i Testamenti ("Non uccidere", "Non commettere adulterio", ecc.), i sacramenti e le promesse sono diversi.
Sacramenti e Promesse
I sacramenti del Vecchio Testamento promettevano il Salvatore, mentre quelli del Nuovo Testamento donano la salvezza. Le promesse del Vecchio Testamento erano terrene: la terra di Canaan, un regno terreno, felicità materiale, fecondità dei figli e soggezione dei nemici. Queste promesse erano necessarie perché, come dice l'Apostolo, "non è primo lo spirituale ma l’animale".

Dio, unico creatore dell'uomo terrestre e celeste, è anche l'autore di entrambi i Testamenti. Nel Vecchio Testamento ha promesso beni terreni, differendo quelli celesti al Nuovo. Come un padre dà giocattoli al figlio piccolo e un libro quando cresce, così Dio ha tolto ai suoi figli, ormai "grandi" nel Nuovo Testamento, le "cose da fanciulli" per dare loro qualcosa di più utile. Ciò che Asaf comprende è che "La legge fu data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute ad opera di Gesù Cristo".
Le Conseguenze del Restare Attaccati ai Beni Terreni
Le cose promesse ai giudei nel Vecchio Testamento, come il regno, il tempio, l'unzione e i profeti, sono state loro tolte con la venuta di Cristo. È un monito a non attaccare il cuore alle cose terrene. Sebbene sia Dio a donarle, esse non sono il bene supremo, poiché Egli le concede anche ai cattivi. Gli ebrei del Vecchio Testamento, non riponendo la loro fiducia in Dio e temendo di perdere i beni ricevuti, arrivarono persino a uccidere "Colui che aveva dato loro ogni cosa", Gesù Cristo.
"Perturbazioni spirituali" Salmo 73 Predicatore Gennaro Chiocca
I persecutori di Cristo dissero: "Se lo lasciamo andare, verranno i romani e ci toglieranno il tempio e la nazione". Il timore di perdere i beni terreni li portò a uccidere il Re del cielo, e perironi loro stessi, perdendo anche la terra. La coincidenza della distruzione di Gerusalemme durante la Pasqua fece comprendere il motivo di tale punizione. Questa è l'intelligenza di Asaf: distinguere le cose terrene da quelle celesti, il Vecchio Testamento dal Nuovo, per valutare correttamente ciò che si deve lasciare indietro e ciò che si deve tenere a cuore.
La Svolta nel Santuario di Dio
Asaf, pur consapevole dell'erroneità dei suoi ragionamenti, non riusciva a trovare una soluzione da solo. La sua svolta avviene quando entra nel santuario di Dio. "Allora ho cercato di comprendere questo, ma la cosa mi è parsa molto difficile. Finché sono entrato nel santuario di DIO e ho considerato la fine di costoro."

La Fine degli Empi e la Giustizia Divina
Nel santuario, Asaf comprende la sorte finale dei malvagi: "Certo, tu li metti in luoghi sdrucciolevoli e così li fai cadere in rovina. Come sono distrutti in un momento spazzati via consumati con improvvisi terrori!". Questa rivelazione gli permette di capire che la prosperità dei malvagi è effimera e porta alla distruzione, mentre le afflizioni del giusto finiscono nella pace. Il Salmo 37 offre un consiglio simile: non agitarsi per la malvagità, ma aspettare l'Eterno, poiché il giudizio di Dio arriverà, premiando la fede e punendo il peccato.
Il Ravvedimento di Asaf
Considerando il giudizio di Dio, Asaf riconosce la gravità del suo peccato e la stoltezza del suo ragionamento. Capisce quanto fosse insensato dubitare di Dio solo perché non aveva ricevuto ciò che desiderava. Il vero ravvedimento implica il riconoscimento pieno e senza scuse del proprio peccato. "Quando noi non teniamo a mente le verità di Dio, quando i nostri ragionamenti sono umani, allora siamo come bestie, siamo veramente degli stolti."
La Fedeltà di Dio e la Vera Benedizione
Nonostante la stoltezza e il peccato di Asaf, Dio rimane fedele. "Ma pure io sono sempre con te; tu mi hai preso per la mano destra." Questa è una verità fondamentale: Dio è sempre con i Suoi figli e li guida attraverso la Sua Parola e lo Spirito Santo. La promessa è quella di essere portati nella gloria, non per merito proprio, ma per merito di Dio e di Gesù Cristo.
Dio come il Tesoro Più Grande
Ritornato al buon senso, Asaf comprende che la vera benedizione non è una vita facile, ma la comunione con Dio. "Chi ho io in cielo fuor di te? E sulla terra io non desidero altri che te." La più grande benedizione della vita cristiana è riconoscere che Dio stesso è la gioia, e che tutte le altre cose non importano se si ha Dio. Egli è la rocca del cuore, la parte eterna. Le benedizioni terrene passano, ma il rapporto con Dio in Cristo non passerà mai.
"Perturbazioni spirituali" Salmo 73 Predicatore Gennaro Chiocca
La Preghiera e la Volontà di Dio
La preghiera in nome di Cristo è sempre esaudita, ma "non qualunque cosa si chieda in qualsiasi modo". L'Apostolo Giacomo ammonisce: "Chiedete e non ricevete perché chiedete male, per spendere nei vostri piaceri". Se si chiede qualcosa che tornerebbe a proprio danno, è misericordia divina non essere esauditi. Chiedere "nel nome del Salvatore" significa chiedere ciò che è conforme alla nostra salvezza. Gesù è Salvatore sia quando esaudisce sia quando non esaudisce, se la richiesta è contraria alla nostra salvezza.
Alcune cose, pur chieste nel Suo nome, non vengono concesse immediatamente, ma rimandate. Perciò, non bisogna stancarsi di pregare, perché è come seminare per mietere a suo tempo. La preghiera del Signore insegna a chiedere ciò che è giusto, inclusa la petizione "Non ci indurre in tentazione", che si riferisce a non chiedere cose che vanno contro la nostra salvezza.
Conclusioni
Il Salmo 73 insegna l'importanza di non cercare pace e gioia nelle circostanze terrene. Le ingiustizie di questa vita sono temporanee; Dio giudicherà il mondo e ogni ingiustizia sarà rimossa. Per avere la gioia della salvezza e la pace, è fondamentale vivere con una prospettiva eterna, ricordando le verità di Dio e il giudizio finale.
Soprattutto, il Salmo ci ricorda che, avendo Dio in Cristo Gesù, abbiamo una benedizione che supera qualsiasi altra. La gioia più grande risiede nell'essere in Cristo e nell'avere libero accesso a Dio stesso, con la certezza di passare l'eternità con Lui.