Il Commento Biblico alla Seconda Lettera ai Corinzi Capitolo 5

Introduzione: Il Desiderio di Riconciliazione

Ti sei mai sentito distante da Dio? Molte persone condividono questo sentimento. L'apostolo Paolo, nella sua seconda lettera ai Corinzi, ricorda ai santi la misericordia mostrata loro da Gesù Cristo. Egli insegnò che il peccato è ciò che separa gli individui da Dio, ma fortunatamente, grazie all'Espiazione di Cristo, è possibile essere ricondotti a un rapporto favorevole con Dio e ricevere la rettitudine di Cristo (vedere 2 Corinzi 5:16-21).

Nel capitolo 5 di 2 Corinzi, Paolo scrive che, mentre viviamo sulla terra, noi "gemiamo" e ci sentiamo "aggravati", desiderando ardentemente tornare al nostro Padre nei cieli (vedere 2 Corinzi 5:1-5). Questa epistola presenta alcuni salti nella sua esposizione, facendo pensare che in essa si siano fuse due o più lettere di Paolo, scritte in momenti e occasioni differenti. Il brano che leggiamo oggi fa parte della cosiddetta "lettera polemica", scritta dall'apostolo per ribadire la validità del proprio operato davanti ad alcuni predicatori arrivati a Corinto, i quali si avvalevano di una personalità affascinante e di doni soprannaturali. Paolo ricorda che seguire queste personalità significa rimanere nell'uomo vecchio, nello stile del mondo che cerca il successo e i facili entusiasmi. Egli esorta invece i Corinzi a diventare nuova creatura, perché c'è un vecchio che ormai è passato e c'è un nuovo a cui i credenti in Cristo possono partecipare, un nuovo che è passato attraverso la riconciliazione con Dio.

La Dimora Terrena e la Speranza Celeste (2 Corinzi 5:1-8)

Paolo ha appena messo a confronto la nostra leggera afflizione con uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria, e le cose che si vedono e sono temporanee con quelle che non si vedono e sono eterne (2 Corinzi 4:17-18). Nel suo discorso, Paolo ha una franchezza tale da poter dire: "Sappiamo". Non si tratta solo di pensare o di sperare; questo è l'apice della fede, il trionfo della fiducia.

La Tenda Terrena e l'Abitazione Celeste

«1 Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli.»

  • Paolo vede i nostri corpi come delle tende: strutture temporanee che sono solo una parte dell'intero essere. Il termine "distrutta" (Diodati: "disfatta") è la stessa parola utilizzata per "smantellare una tenda".
  • Ciò significa che il nostro essere va al di là del nostro corpo e spiega anche perché Paolo fosse in grado di considerare tutto il dolore e lo sconforto nel suo corpo una leggera afflizione di fronte al peso eterno di gloria. È un errore dire: "Io non sono il mio corpo". In verità, il mio corpo è ciò che sono, o meglio, è solo una parte di ciò che sono.
  • I nostri corpi futuri, un'abitazione non fatta da mano d'uomo eterna nei cieli, saranno un luogo glorioso in cui abitare, un palazzo per tutta l'eternità. La salvezza non è solo per l'anima o lo spirito, ma anche per il corpo. La risurrezione è il modo in cui Dio lo salva. Abbiamo un nuovo corpo glorioso che ci aspetta.
illustrazione di un corpo come tenda terrena e una dimora gloriosa ed eterna nei cieli

Il Gemito del Credente

«2 Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste 3 purché siamo trovati vestiti, non nudi. 4 In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita.»

  • I cristiani gemono perché vedono sia le limitazioni di questo corpo che la superiorità del corpo a venire. Molti di noi non desiderano il cielo come dovrebbero, forse perché siamo troppo a nostro agio sulla terra.
  • I filosofi greci credevano che uno spirito incorporeo fosse il livello più elevato di esistenza. Per Dio, il corpo in sé non è negativo. Il problema non è nel corpo, ma in questi corpi, decaduti e corrotti dal peccato in cui viviamo. Diventando un uomo, Gesù ha dichiarato che il corpo è sostanzialmente buono.
  • Come cristiani, non abbiamo alcun interesse a diventare "puro spirito" e fuggire dal corpo. Non desideriamo già di essere spogliati ma rivestiti. I nostri nuovi corpi non saranno soggetti alla morte. Invece, la morte sarà inghiottita nella vittoria. Quando riceviamo i nostri corpi eterni, la vita trionfa completamente sulla morte.

La Caparra dello Spirito Santo

«5 Or colui che ci ha formati proprio per questo è Dio, il quale ci ha anche dato la caparra dello Spirito. 6 Noi dunque abbiamo sempre fiducia e sappiamo che mentre dimoriamo nel corpo, siamo lontani dal Signore. 7 Camminiamo infatti per fede, e non per visione. 8 Ma siamo fiduciosi e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e andare ad abitare con il Signore.»

  • Dio, proprio in questo istante, ci sta preparando per il nostro destino eterno. Quando le prove sulla terra sono difficili, non sempre è facile trovare conforto nel nostro destino celeste. Dio lo sapeva, per questo ci ha dato la caparra dello Spirito.
  • In greco antico, "caparra" traduce arrhabon, termine che descriveva un pegno o un pagamento parziale in attesa del saldo, ma che dava a colui che riceveva la caparra un diritto legale sui beni in questione. Molti cristiani sperimentano in questo momento una grande benedizione da parte dello Spirito Santo. L'opera dello Spirito Santo nell'anima è il germoglio del cielo.
  • La presenza dello Spirito Santo infonde fiducia. Ci assicura che Dio è all'opera in noi e che continuerà la Sua opera. Possiamo avere sempre fiducia, anche nei momenti difficili, se ci atteniamo a Colossesi 3:2: "Abbiate in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra."
  • Al momento, la presenza di Dio è una questione di fede. Mentre dimoriamo nel corpo, in un certo senso, siamo lontani dal Signore, almeno per quanto riguarda la Sua presenza immediata e gloriosa. Camminare per fede e non per visione è uno dei grandi e difficili principi della vita cristiana.
  • Il fatto che "partire dal corpo" significhi "abitare con il Signore" conferma la realtà del cielo. Il cielo ci è prezioso per molte ragioni, ma ciò che lo rende davvero speciale è la presenza di Dio senza restrizioni o ostacoli.

Il Giudizio e il Servizio (2 Corinzi 5:9-15)

«9 Perciò ci studiamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che partiamo da esso. 10 Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte per mezzo del corpo, secondo ciò che avrà fatto, sia in bene che in male.»

Il Tribunale di Cristo

  • La parola "tribunale" nel greco del Nuovo Testamento traduce bema, che significa letteralmente "gradino", indicando una piattaforma o una seduta rialzata. Era qui che il magistrato romano si sedeva in funzione di giudice.
  • Dobbiamo vivere con la consapevolezza che ciò che abbiamo fatto verrà giudicato. È possibile essere salvati, pur avendo sprecato la propria vita, e ciò verrà giudicato davanti al tribunale di Cristo. Questo dovrebbe fungere da incoraggiamento nel nostro servizio al Signore.
  • Dobbiamo vivere con la consapevolezza che anche le nostre motivazioni verranno giudicate. Si può fare la cosa giusta con un atteggiamento sbagliato, con un cuore sbagliato. Paolo presenta essenzialmente la stessa idea in 1 Corinzi 3:12-15, dove parla di una valutazione futura dell'opera di ciascuno davanti al Signore, messa alla prova dal fuoco.
  • Comparire davanti al tribunale di Cristo è il privilegio dei cristiani.

Il Timore del Signore e la Persuasione

«11 Conoscendo dunque il timore del Signore, persuadiamo gli uomini, e siamo manifesti a Dio; ma io spero di essere conosciuto anche dalle vostre coscienze.»

  • Conosciamo lo "spavento del Signore" (Diodati), sapendo che senza Gesù siamo bersagli meritevoli di esso. Il messaggio per chi predica non è tanto una minaccia, ma un invito: "Sono stato liberato dallo spavento del Signore e puoi esserlo anche tu. Vieni a Gesù!".
  • "Persuadiamo gli uomini": questo dovrebbe essere l'atteggiamento di chiunque presenta il vangelo, che sia dal pulpito o meno. L'intento è persuadere gli uomini, non semplicemente lanciare delle idee senza curarsi della risposta delle persone.
  • Paolo si dava tanto da fare per persuadere gli uomini, ma sapeva di non dover persuadere Dio. Anzi, sapeva di essere conosciuto da Dio.

L'Amore di Cristo ci Possiede

«12 Non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo l’opportunità di vantarvi a nostro riguardo, affinché possiate rispondere a coloro che si gloriano nell’apparenza e non nel cuore. 13 Infatti se siamo fuori di senno, lo siamo per Dio, e se siamo di buon senno, lo siamo per voi. 14 Poiché l’amore del Cristo ci possiede, perché siamo giunti a questa conclusione: se uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti; 15 ed egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.»

  • C'è dell'ironia nelle parole di Paolo. I Corinzi avevano un debole per coloro che si gloriano nell'apparenza e non nel cuore, disprezzando Paolo perché il suo vanto non era nell'apparenza ma solo nel cuore. Il Signore disse a Samuele: "L’uomo infatti guarda all’apparenza, ma l’Eterno guarda al cuore" (1 Samuele 16:7).
  • Essere "fuori di senno" descrive un comportamento folle e irrazionale. I Corinzi probabilmente credevano che Paolo fosse pazzo, perché sembrava essere soddisfatto di una vita di dolore, prove e sconforto, se questo portava gloria a Dio. Accusato di essere fuori di sé, Paolo è in buona compagnia.
  • L'amore di Cristo per noi avrà lo stesso effetto su di noi, se debitamente considerato e giustamente giudicato. Tutti erano perduti e disfatti, morti e rovinati, schiavi del peccato, senza alcun potere di liberarsi, e sarebbero rimasti così miserabili per sempre, se Cristo non fosse morto. Non dobbiamo fare di noi stessi, ma di Cristo, il fine della nostra vita e delle nostre azioni.
illustrazione di Paolo in catene che predica il Vangelo, mostrando dedizione al di là dell'apparenza

La Nuova Creazione in Cristo (2 Corinzi 5:16-17)

«16 Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. 17 Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.»

Non più Secondo la Carne

Paolo nel versetto precedente a questo ricorda che le manifestazioni estatiche, a cui i Corinzi erano molto sensibili, sono ancora opere della carne. Il credente in Cristo invece è una creatura nuova e deve lasciare perdere le opere della carne, le cose vecchie. Il pensiero teologico di Paolo mette al centro Gesù: il Signore di tutti i tempi è, al contempo, presente nel qui e ora dell’esistenza di ognuno di noi. È Lui che ci permette di uscire dal guscio delle nostre chiusure, dai nascondimenti in noi stessi - tutti e ciascuno prigionieri del proprio narcisismo, gelosamente ripiegati nell’immagine di sé intessuta nel tempo.

Le Cose Vecchie Sono Passate

L'espressione nuova creatura è ripresa dagli ambienti apocalittici, nei quali si diceva che alla fine del mondo ogni persona sarebbe diventata una nuova creatura. Paolo prende il termine e lo adatta al messaggio evangelico. La nuova creatura si realizzerà alla fine dei tempi, ma già da ora chi crede in Cristo è una nuova creatura, perché l'esperienza di liberazione portata da Cristo per il singolo credente è pari allo sconvolgimento della fine dei tempi, è l'irrompere di una nuova epoca.

Diventare "una nuova creatura" significa che "il nostro cuore, il nostro aspetto e la nostra natura saranno trasformati e diventeremo più simili al Salvatore". Quando Dio salva una persona, le cose vecchie sono passate. I vecchi peccati vengono presi e caricati su Cristo, e questi peccati vengono allontanati per sempre dalla persona, non esistono più. Il mondo non accetta facilmente il cambiamento, e spesso avrà la reputazione di una persona disonesta a causa del suo passato. Ma noi credenti in Cristo, non dobbiamo tener conto dei loro vecchi peccati. Se uno è in Cristo, è una nuova creatura e non va giudicato secondo la vecchia reputazione.

Il Ministero della Riconciliazione (2 Corinzi 5:18-20)

«18 Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. 19 Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. 20 In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.»

Dio, l'Autore della Riconciliazione

Paolo prende un termine del mondo in cui vive, per adattarlo al messaggio evangelico. Egli prende come punto di riferimento la Pax romana, l'ideale politico a cui l'impero romano aveva ispirato la sua espansione. Ma se quella era una pace imposta con la spada e il terrore, la pace di Cristo si estende grazie alla riconciliazione con il Padre, realizzata dal sacrificio di Cristo, e diffusa in tutto il mondo attraverso i ministri della riconciliazione.

Una riconciliazione presuppone una situazione di inimicizia e di rottura e segnala l'iniziativa di Dio come fattore attivo di superamento. Dio è il primo soggetto, l'autore della riconciliazione. Come è giunto alla riconciliazione del mondo a sé? Attraverso il perdono dei peccati. Dio non ha più tenuto conto delle colpe degli uomini.

Gli Ambasciatori di Cristo

In questa riconciliazione Paolo inserisce il proprio caso particolare. I Corinzi lo avevano criticato, non seguivano più le sue esortazioni perché affascinati dai nuovi predicatori. Paolo ricorda che il suo messaggio non viene da lui, ma viene da Cristo, che ha riconciliato il mondo con il Padre. Egli è un ambasciatore. Egli dunque esorta in modo accorato i Corinzi a riconciliarsi con lui, per riconciliarsi con Dio. Al di là della situazione concreta in cui queste parole sono state scritte, vi possiamo leggere un invito rivolto a noi, l'invito a lasciarci riconciliare con Dio, a tornare pienamente a Lui, senza permettere che niente ci divida dal suo amore.

illustrazione di ambasciatori che portano messaggi di pace tra due parti in conflitto, con Paolo al centro

Cristo: Fatto Peccato per Noi (2 Corinzi 5:21)

«21 Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.»

L'Espiazione di Cristo

In 2 Corinzi 5:21 Paolo insegna che nel Giardino del Getsemani e sulla croce del Calvario Gesù prese su di sé il fardello, il peso e le conseguenze dei nostri peccati, sebbene non fosse mai stato colpevole di aver commesso alcun peccato. La riconciliazione del mondo con Dio è avvenuta non solo mediante il perdono dei peccati, ma anche con la giustificazione degli uomini. Coloro che non erano giusti a causa delle loro opere, sono stati resi giusti grazie al sacrificio di Cristo. È Lui che ci ha resi giusti.

Quali pensieri e quali sentimenti potrebbe aver provato l'innocente Figlio di Dio quando ha preso volontariamente su di sé i tuoi peccati, così che tu potessi riconciliarti con Dio e cambiare? Il sacrificio di Cristo può liberare la coscienza. Il peccato è separazione da Dio per sempre, la conseguenza più terribile del peccato.

rappresentazione stilizzata dell'Espiazione di Cristo che accetta i peccati del mondo

Diventare Giustizia di Dio

Quando cerchiamo sinceramente di essere perdonati e di essere trasformati in una "nuova creatura", accettiamo l'offerta di Gesù Cristo che, se avremo fede in Lui e ci pentiremo dei nostri peccati, Egli se ne farà carico e noi potremo ricevere la Sua rettitudine. Non vi sono meriti da parte degli uomini. Essi devono solo accogliere questa loro nuova condizione di essere stati giustificati e devono lasciarsi riconciliare con il Signore. Questa fede e questa conversione accresciute ci aiuteranno a stringere alleanze con Dio e a rispettarle, rafforzando così il nostro desiderio di seguire Gesù e dando vita in noi a un'autentica trasformazione spirituale.

Quando siamo stati salvati, Cristo Gesù ha preso i nostri peccati. Non siamo più colpevoli di quei peccati, ma siamo rivestiti della perfetta giustizia di Cristo. Il Signore ci ha liberati totalmente da quella condanna e ha tolto i nostri peccati così lontano da noi come l'Oriente è lontano dall'Occidente! Non ci sono più peccati da pagare, perché sono stati pagati completamente. Non esistono più.

Implicazioni Pratiche della Riconciliazione

Lasciarsi Riconciliare

Il linguaggio di Paolo è preciso: egli non ci chiede di impegnarci a riconciliarci, ma di «lasciarci riconciliare», perché il soggetto di questa azione non siamo noi, ma è Dio stesso. Più che fare, dobbiamo lasciare fare a Dio. A noi spetta il compito e la responsabilità di non accogliere invano la grazia di Dio, di non renderla vana, inefficace, inutile e sprecata nella nostra vita, ma al contrario di consentirle di portare i frutti attesi, tanto da Dio quanto da noi.

In questo «lasciar fare», il verbo «riconciliare», nel greco in cui l’apostolo e tutto il Nuovo Testamento lo utilizza, è katallasso: allasso significa «cambiare» ed è preceduto dalla preposizione kata, che indica il movimento «dall’alto verso il basso». La riconciliazione presuppone il movimento opposto alla risurrezione (anastasis, dal basso verso l'alto): richiede cioè un discendere, un abbassarsi, la disponibilità a perdere qualcosa. Ci si può riconciliare, o meglio lasciarsi riconciliare, soltanto se siamo disponibili a vivere questo abbassamento, questa perdita di noi stessi. La rinuncia a vendicare un torto subito, la rinuncia al proprio punto di vista o alla propria sensibilità per entrare maggiormente nella visione dell'altro.

Dio stesso, autore della riconciliazione, vive questo movimento nel Figlio, che il Padre dona alla nostra carne fino alla croce. Dio stesso in Gesù scende, si abbassa nella nostra condizione umana e ancor più discende fino alla morte. In questo versetto di Paolo c'è sia la katabasis (discesa) sia l'anabasis (salita): il Figlio di Dio discende nella nostra condizione di peccato per farci salire nella sua condizione di giustizia. La discesa di Dio giunge sino ad amare chi lo odia e così riconciliare con sé persino i propri nemici. Questo è il momento favorevole, il giorno della salvezza: il giorno in cui percepiamo che Dio scende, si abbassa, si curva sulla nostra "cenere", e la riconcilia a sé, e ci riconcilia tra noi.

Superare il Senso di Colpa e la Vergogna

Ogni persona accumula colpe, sbagli, fallimenti ed errori. Spesso si arriva a provare tanta vergogna, sia davanti agli altri che a sé stessi. Il Vangelo ci dichiara che tutti questi peccati, passati e confessati, sono stati perdonati e non esistono più. La condanna non ci appartiene più, ma siamo stati liberati dalla legge del peccato e della morte per la morte di Cristo Gesù!

È un peccato grave disprezzare il sangue di Cristo, perché ciò significa non credere che il suo sacrificio sia stato totalmente efficace e che ha pagato completamente il prezzo della nostra condanna. Non dobbiamo piangere su peccati che non esistono più o lasciare che la mente ci tormenti per vecchi fallimenti. Quando crediamo che siamo ancora colpevoli per i nostri peccati passati, non stiamo credendo alla verità del Vangelo, e in questo stiamo disprezzando il sangue di Cristo.

La Prospettiva di Dio sui Vecchi Peccati

Non dobbiamo guardare a nessuno alla maniera umana, ma con gli occhi di Dio. Non dobbiamo tener conto dei vecchi peccati di una persona perché Dio stesso non lo fa. Il sacrificio di Cristo è stato sufficiente per pagare quei peccati.

Immaginiamo una ragazza che si era ravveduta e aveva creduto in Cristo Gesù, ma aveva un passato difficile, incluso la prostituzione. Dopo qualche anno, era un membro attivo della chiesa e insegnava ai bambini. Quando lei e il suo fidanzato, un anziano nella chiesa, cominciarono a progettare il loro matrimonio, sorsero dei problemi tra le persone che, conoscendo il suo passato, non accettavano che "le cose vecchie sono passate". La ragazza soffrì molto, sentendo le persone parlare dei suoi vecchi peccati. Il fidanzato, in un momento di tensione, disse a tutti: "Il passato della mia fidanzata non è qui. È nel sangue di Cristo. I suoi peccati sono stati lavati. Siamo ancora sporchi di quei peccati? Non disprezziamo il sangue di Cristo."

Questo esempio ci ricorda che Dio non guarda più a nessuno alla maniera umana. I credenti devono credere a quello che Dio dichiara: i loro peccati non esistono più. Il Signore è desideroso di perdonare completamente e fare di ognuno una nuova creatura. Il nostro compito è ringraziare il Signore per questa incredibile realtà e non permettere a noi stessi o agli altri di rimettere in discussione ciò che Cristo ha già fatto per noi.

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