Villa Sacro Cuore: Storia e Trasformazioni di un Complesso Trentino

In questi anni, l'apertura delle porte ai richiedenti asilo ha permesso di constatare come molte altre porte si siano aperte, rivelando la generosità delle persone. Attualmente, si vive una forte collaborazione con il Centro Astalli, iniziata nell'ottobre 2016. Questa esperienza, in cui la spiritualità del Cuore di Gesù si accompagna allo spirito dell'Associazione, ha portato alla creazione di nuovi legami con le famiglie religiose del territorio, favorendo uno scambio arricchente e aprendo nuove prospettive sull'essere Chiesa. L'accoglienza è parte integrante della scelta di vita religiosa, che si fonda sull'adesione a Cristo e al Vangelo, fonte di ogni accoglienza autentica.

Vista esterna del complesso

Il Complesso "Sacro Cuore" a Trento: Dalle Origini ai Problemi Strutturali

A Trento, un importante complesso immobiliare che si affaccia su viale Verona, precedentemente noto come "Istituto di formazione professionale “Sandro Pertini”, servizi alla persona e del legno”, ma più comunemente identificato come il "Sacro Cuore", ha interrotto la sua attività per ragioni di sicurezza. Esteso su tre ettari e arricchito da un vasto giardino alberato, questo complesso, con una storia di 83 anni, si è preso una pausa a causa di problemi strutturali. Sebbene i cedimenti si siano manifestati in un settore centrale, è evidente la necessità di interventi sull'intera area edificata.

La denominazione originaria era "Casa Sacro Cuore dei Padri Dehoniani". La sua storia è strettamente legata all'urbanistica cittadina, all'educazione pubblica, alla cura delle anime e alla creazione di socialità nel rione di San Bartolomeo e dintorni.

Planimetria storica che mostra la disposizione iniziale degli edifici Dehoniani e l'area circostante a Trento.

Le Origini Dehoniane e lo Sviluppo Urbanistico

Le vicende del complesso risalgono al 1930, quando la congregazione religiosa legata a padre Giovanni Leone Dehon (1843-1925) giunse a Trento. Inizialmente, l'attività apostolica e di istruzione si svolse nella "Villa degli Olivi" in via delle Laste. Nel marzo 1934, i Padri Dehoniani si trasferirono nella nuova sede di via Chini, progettata dall'architetto Guido de Unterrichter. All'epoca, la zona era caratterizzata dalla caserma Battisti, dal primo edificio dehoniano e da alcune case coloniche a nord di via Chini, vicino al rio Salè. Il complesso del "Sacro Cuore" rappresentò un'importante apertura urbanistica, preludendo all'edificazione del rione di San Bartolomeo a partire dagli anni Cinquanta.

L'edificio originario, affacciato su via Chini, fu ampliato verso sud per ospitare studenti delle scuole medie e del seminario minore, con la possibilità di proseguire nel seminario maggiore dehoniano. Durante i decenni, 2314 ragazzi frequentarono l'istituto, e 134 di essi divennero sacerdoti.

Il "Sacro Cuore" Durante il Periodo Bellico e la Ripresa del Dopoguerra

Durante il periodo bellico, la scuola dovette sospendere ogni attività. L'edificio di via Chini fu militarizzato e divenne sede del comando del "Corpo di sicurezza trentino" (Cst). Il Cst e la Flak (batterie antiaeree) furono istituiti in Trentino nell'ambito dell'Alpenvorland nazista e operarono dall'aprile 1944 fino alla fine della guerra, arruolando circa cinquemila giovani.

Al termine del conflitto, il "Sacro Cuore" riprese la sua attività e dovette rapidamente ampliare le proprie strutture per accogliere un numero crescente di ragazzi. Furono realizzate nuove edificazioni nel 1950 e 1951. Nel 1954 venne inaugurata la chiesa, anch'essa progettata da de Unterrichter. L'ultimo grande investimento risale al 1955, con la costruzione del fronte che guarda verso viale Verona, opera dell'architetto Italo Speccher.

Foto d'archivio della facciata principale del complesso

Trasformazioni e Vendita alla Provincia

A partire dal 1966, la scuola media privata dell'Istituto divenne statale, determinando un forte aumento degli studenti esterni. Contemporaneamente, diminuirono gli studenti interni, portando alla chiusura del seminario minore. Il vasto edificio si svuotò progressivamente e venne affittato ad enti pubblici.

La svolta avvenne nel dicembre 1995, quando, dopo trattative, l'intero complesso fu venduto alla Provincia, che esercitò il diritto di prelazione per 22 miliardi di lire. L'investimento permise di concentrare qui una serie di scuole professionali provinciali, portando al cambio di denominazione in "Istituto di formazione professionale “Sandro Pertini”, servizi alla persona e del legno”.

I Padri Dehoniani: Storia e Spiritualità

A partire dal 1957 e fino a pochi anni fa, i Dehoniani hanno gestito la parrocchia del Sacro Cuore nel rione di San Bartolomeo, oltre alle parrocchie di Man e Madonna Bianca. La Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù è un Istituto religioso clericale apostolico di diritto pontificio, fondato nel 1878 a San Quintino, Francia, da p. Leone Giovanni Dehon. La congregazione si ispira all'amore riparatore verso Cristo, simboleggiato dal suo Cuore trafitto, e si impegna a diffondere il suo Regno nelle anime e nelle società.

La congregazione è composta da sacerdoti e laici consacrati. La sua esistenza, spiritualità e dimensione apostolica sono comprese alla luce della vita del fondatore, il cui carisma specifico consiste nell'incentrare tutto nell'Amore di Cristo. Unito all'amore riparatore, p. Dehon chiese ai suoi figli di essere testimoni dell'amore divino e artefici della fraternità umana, diffondendo il messaggio dell'amore totale di Cristo.

In Trentino, i Dehoniani sono presenti dal 1930 a Trento (Casa S. Cuore, prima in via Chini e ora a Villazzano) e dal 1960 a Bolognano di Arco (prima noviziato, poi "infermeria provinciale", ora casa di riposo). La comunità religiosa di Bolognano d'Arco ospita sia religiosi che persone assistite dal territorio.

Ritratto di Padre Leone Giovanni Dehon.

Villa Sacro Cuore di Tregasio: Una Storia Distinta

È importante distinguere il complesso trentino dalla Villa Sacro Cuore di Tregasio. Questa villa cinquecentesca, attualmente di proprietà dell'arcidiocesi di Milano, fu acquistata nel 1523 dalla famiglia milanese dei Morigia. Il cardinale Carlo Borromeo vi soggiornava durante il suo periodo milanese.

Dopo l'abolizione napoleonica degli ordini religiosi nel 1805, la villa cadde in abbandono. Nel 1917 fu venduta ai gesuiti, che la restaurarono tra il 1917 e il 1922, anno in cui fu installata la statua del Sacro Cuore sulla sommità dell'edificio, conferendole il nome.

La villa fu destinata a sede per esercizi spirituali. Nel 1984, la proprietà passò dai gesuiti all'arcidiocesi di Milano. La cappella del Sacro Cuore è nota per i suoi affreschi raffiguranti la Vita della Madonna, in gran parte opera di Pasquale Arzuffi. Il giardino ospita piante di diverse specie.

Esterno della Villa Sacro Cuore di Tregasio con la statua del Sacro Cuore.

Villa Sacro Cuore: Un Luogo di Mistero e Decadenza

La Villa Sacro Cuore di Tregasio è descritta come un luogo che affascina e spaventa, un angolo di decadenza e bellezza dimenticata, intriso di storia e mistero. Dall'esterno appare decadente, antico, quasi medievale. All'interno, il buio domina, ma la scarsa luce rivela gradualmente l'abbandono.

L'ingresso principale, seppur confuso, è descritto come maestoso, con una scala di legno e un lampadario imponente. La sensazione di polvere e umidità è forte, ma l'atmosfera di grandezza passata permane. Le pareti scolorite e i soffitti affrescati gravemente danneggiati raccontano il lento declino. Le figure floreali sono sbiadite e quasi irriconoscibili.

La villa si sviluppa su due piani, entrambi percepiti come vuoti e privi di anima, senza arredi o oggetti che possano suggerire la vita passata. La tappezzeria è decadente, con motivi geometrici e floreali sbiaditi e caduti. La presenza di cavi elettrici distribuiti in modo casuale aggiunge un elemento di mistero all'ambiente.

L'esplorazione è descritta come un'esperienza intensa, che lascia un ricordo indelebile e suscita riflessioni sul futuro. Non si tratta solo di entrare in un luogo abbandonato, ma di vivere un'immersione in un tempo passato, il cui fascino, forse immortale, rinasce nella memoria.

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