I Più Antichi Testimoni dei Vangeli: Scoperta e Contesto

La ricerca e lo studio dei vangeli antichi e dei loro frammenti sono fondamentali per comprendere le origini del cristianesimo e la trasmissione dei testi sacri. Nel corso degli anni, diverse scoperte archeologiche e papirologiche hanno fornito testimonianze preziose, offrendo nuove prospettive sulla datazione, l'autenticità e la diffusione dei Vangeli.

I Papiri Bodmer: Testimonianze Antiche di Luca e Giovanni

Il Papiro Bodmer, contenente il più antico testimone del Vangelo di Luca e i due terzi di quello di Giovanni, rappresenta un esemplare di inestimabile valore. Questi rotoli, scoperti intorno al 1955 in Egitto, tra le sabbie del Sinai, e sopravvissuti a 17 secoli di intemperie, vennero certificati dagli archeologi come esemplari dei Vangeli risalenti alla fine del II secolo - inizio del III secolo d.C.

Papiro Bodmer con scrittura antica

L'Acquisizione da Parte della Biblioteca Vaticana

Dal 22 gennaio scorso, il Papiro Bodmer è in «prestito permanente» alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Questo trasferimento è avvenuto grazie alla generosità del miliardario statunitense di origine libanese Hanna Frank. Il Papa lo ha ricevuto tramite l'interessamento e la mediazione di Gary Krupp, un imprenditore ebreo americano e presidente della Pave The Way Foundation.

Krupp si è fatto carico di cercare un acquirente disposto a donare il papiro alla Santa Sede quando l'opera è stata messa in vendita da una fondazione svizzera. Joseph Ratzinger, allora Papa Benedetto XVI, ha ricevuto questi frammenti di papiro antichissimo, imprigionati tra due lastre di vetro, con un sorriso e una richiesta di occhiali, potendosi così chinare su di essi. Questo regalo è stato pieno di significati per Benedetto XVI, soprattutto perché ricevuto grazie all’interessamento e alla transazione riservata gestita con la casa d’aste Christie’s da Gary Krupp, il quale, nel gennaio 2005, portò 130 rabbini in visita da Giovanni Paolo II per ringraziarlo dell’impegno profuso per il riavvicinamento fra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico.

Per Krupp, sono evidenti le ragioni che da anni lo spingono a dedicare tutte le energie a «spianare la strada», come recita il nome della Pave the Way Foundation, per realizzare progetti di collaborazione fra esponenti di diverse religioni. Egli afferma: «Dobbiamo unire le nostre forze, cattolici, ebrei, musulmani… a qualsiasi fede si appartenga, per riconoscere e rimuovere l’estremismo presente in ciascuna delle nostre religioni. Dobbiamo rifiutare qualsiasi strumentalizzazione del nome di Dio per compiere atti di violenza a titolo personale.»

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Il Più Antico Frammento del Vangelo dell'Infanzia di Tommaso

Un frammento di papiro del IV secolo, ritrovato ad Amburgo, contiene la porzione di testo più antica conosciuta del Vangelo dell'infanzia di Gesù, uno dei più noti tra i vangeli apocrifi. Per decenni, un frammento di papiro con il numero di inventario P.Hamb.Graec. 1011 è rimasto inosservato presso la Biblioteca statale e universitaria Carl von Ossietzky di Amburgo.

Frammento del Vangelo dell'infanzia di Tommaso

Ora, due papirologi, Lajos Berkes dell'Istituto per il Cristianesimo e l'Antichità dell'Università Humboldt di Berlino, e Gabriel Nocchi Macedo dell'Università di Liegi, hanno identificato il frammento come il primo esemplare superstite del Vangelo dell'infanzia di Tommaso. Questa è una scoperta importante poiché il manoscritto risale ai primi secoli del cristianesimo. Finora, la più antica versione greca conosciuta del Vangelo di Tommaso, scritto probabilmente nel II secolo d.C., era un codice dell'XI secolo. Il Vangelo racconta episodi dell'infanzia di Gesù e, facendo parte dei vangeli apocrifi, non è stato incluso nella Bibbia canonica, ma le sue storie erano molto popolari e diffuse nell'Antichità e nel Medioevo.

Lajos Berkes ha dichiarato: «Il frammento è di straordinario interesse per la ricerca. Da un lato, perché siamo riusciti a datarlo al IV-V secolo, rendendolo la prima copia conosciuta; dall'altro, perché abbiamo potuto acquisire nuove conoscenze sulla trasmissione del testo.» Gabriel Nocchi Macedo ha affermato: «I nostri risultati su questa copia greca tardo-antica dell'opera confermano l'attuale valutazione che il Vangelo dell'infanzia secondo Tommaso sia stato originariamente scritto in greco.»

Il frammento, che misura circa 11 x 5 centimetri, contiene un totale di tredici righe in lettere greche, circa 10 lettere per riga, e proviene dall'Egitto tardo-antico. Il papiro è rimasto a lungo inosservato perché il suo contenuto era considerato insignificante. Berkes ha spiegato: «Si pensava che facesse parte di un documento di uso quotidiano, come una lettera privata o una lista della spesa, perché la calligrafia sembra goffa. Per prima cosa abbiamo notato la parola Gesù nel testo. Poi, confrontandolo con numerosi altri papiri digitalizzati, lo abbiamo decifrato lettera per lettera e ci siamo subito resi conto che non poteva essere un documento di uso quotidiano.»

Il Frammento del Vangelo di Marco dalle Maschere Funerarie

Non tutte le maschere funerarie dell’Antico Egitto erano realizzate con materiali pregiati o metalli preziosi. Se i faraoni e gli ufficiali potevano permettersi maschere in oro, la maggior parte delle persone doveva accontentarsi di maschere composte da fogli di lino o di papiro incollati tra loro, una sorta di cartapesta dell’epoca. Considerando che il papiro non era economico, spesso venivano riciclati fogli già usati, su cui era già stato scritto qualcosa, portando a scoperte inaspettate.

Il professor Craig Evans, dell’Evangelist Acadia University del Canada, ha rivelato la recente scoperta di tecniche per rimuovere la colla usata per attaccare i vari fogli di papiro, senza danneggiare l’inchiostro. Questa innovazione ha permesso di identificare un frammento del Vangelo di Marco, che, per ora, è stato fatto risalire tra l’80 e il ’90 d.C. La scoperta di questa copia del Vangelo di Marco ha un’importanza particolare, dato che la più antica copia del Nuovo Testamento finora disponibile è stata scritta nel secondo secolo.

Rappresentazione di maschera funeraria egizia con papiro riciclato

È risaputo che Marco scrisse il suo Vangelo a Roma, mentre accompagnava Pietro. Questa copia sarebbe poi stata spedita da Roma all’Egitto. Il professore Evans ha spiegato: «Nell’Impero Romano il servizio postale lavorava quasi alla stessa rapidità di quello di oggi. Una lettera scritta a Roma sarebbe riuscita ad arrivare in poche settimane in Egitto.» Ci sono, tuttavia, ancora alcuni dettagli da confermare.

Questioni di Datazione e Autorevolezza

La datazione di questo frammento è oggetto di dibattito. Il papirologo Brice Jones ha fatto notare alla CNN che, in linea di principio, sebbene si supponga che si tratti di un frammento del Vangelo secondo Marco, nessuno (oltre al team che ha fatto la scoperta) conosce esattamente quale testo si trovi nel frammento. Risalire alla data utilizzando tecniche paleografiche tende a dare risultati imprecisi, principalmente perché la paleografia stessa non è una scienza esatta. L’esperto ha anche accennato al fatto che la tecnica del Carbonio-14 ha un margine di errore, a volte anche di un secolo.

Inoltre, Jones ha sottolineato che il professor Evans non è un archeologo, né un papirologo né un paleografo, ma uno studioso del Nuovo Testamento. Dunque, almeno secondo Jones, potrebbe non avere l’autorevolezza necessaria per affermare ufficialmente che il frammento in questione sia davvero la copia più antica del Vangelo, richiedendo un consenso più ampio tra gli specialisti.

Analisi di Marco 1,1-8: Contesto e Significato

Il Vangelo di Marco si apre con le parole: «Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.» Secondo gli studiosi, questo non è altro che il titolo della narrazione che segue. È interessante notare che, nei codici più antichi, la parte finale, «Figlio di Dio», non compare, suggerendo una possibile aggiunta successiva nella trasmissione del testo.

È sempre bene tener presente, inoltre, che secondo l'ipotesi oggi più accreditata, questa narrazione che conosciamo come vangelo secondo Marco era stata originariamente composta per essere letta interamente in una notte. Durante la veglia pasquale, infatti, attorno al 70 d.C., a Roma - comunità di appartenenza di “Marco” -, i catecumeni ricevevano il battesimo. La narrazione aveva la funzione specifica di iniziare i catecumeni alla sequela di Cristo.

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Secondo A. Poppi, «La prima parte (Mc 1,1-8,29) costituiva una catechesi per far conoscere al catecumeno chi era Gesù; la seconda parte (8,30-16,8) aveva lo scopo di stimolarlo alla sua sequela sulla via della croce, per essere conformato alla sua morte e risurrezione, e reso partecipe della vita eterna.»

Giovanni il Battista: Il Messaggero Preparatore

La citazione del profeta Isaia all'inizio del Vangelo di Marco («Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri»), in realtà, non gli appartiene interamente. Solamente «voce di uno che grida nel deserto: ...» è attribuibile a Isaia, mentre la parte precedente unisce una citazione dall'Esodo e da Malachia. Isaia, con questa frase, voleva sollecitare il popolo a «raddrizzare i sentieri» - in senso morale, poiché la venuta del Signore era vicina.

La figura di Giovanni il Battista è centrale per capire quale fosse la comprensione raggiunta dalla comunità cristiana - almeno quella a cui Marco apparteneva - su Gesù stesso. Giovanni, nella narrazione, ricopre una funzione essenziale affinché la “cultura” di quel tempo potesse “verificare” che Gesù fosse effettivamente il Messia atteso. Secondo la profezia di Malachia sopra riportata, infatti, la venuta del Signore sarebbe stata preceduta da un suo messaggero, il profeta Elia. Giovanni, quindi, è identificato con il profeta Elia.

Rappresentazione di Giovanni il Battista nel deserto

Le tracce di questa identificazione si trovano anche nell'abbigliamento: «Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi», e di Elia si scrive: «era un uomo peloso; una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi» (2Re 1,8). Giovanni, la cui austerità esistenziale riporta a quella degli antichi profeti, è dunque identificato con la figura di Elia che deve «preparare la via» per l'avvento del Messia, Gesù. È oltremodo importante notare il “come” questa via viene preparata: attraverso «un battesimo di conversione (metanoia = cambiamento di mente. Si trattava di un appello profetico al ravvedimento. Il rito per sé non effettuava la conversione, ma esprimeva il pentimento e la volontà di cambiare vita)» (A. Poppi).

Questa narrazione, volta ad introdurre la figura di Gesù come Messia/Cristo, si conclude con una nota: «Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo.»

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