L'Italia custodisce un patrimonio inestimabile di luoghi di fede e riti secolari, spesso immersi in paesaggi di straordinaria bellezza naturale. Questi siti non solo offrono percorsi di profonda spiritualità, ma anche l'opportunità di esplorare architetture audaci e testimonianze storiche millenarie, talvolta legate alla presenza di comunità eremitiche e monastiche. Questo articolo approfondisce alcuni di questi luoghi emblematici.
Il Santuario della Madonna della Corona: Un Capolavoro Incassato nella Roccia
Il Santuario della Madonna della Corona, incastrato a strapiombo sulla roccia nella Valle dell’Adige, all’altezza di Brentino Belluno, è un esempio magnifico di architettura rupestre. La sua visione richiama templi costruiti in contesti simili, come il Nido della Tigre in Bhutan. La curiosità di molti è sempre stata quella di vedere questo Santuario, sapendo che un’ardita scalinata permette di raggiungerlo dal fondovalle.

Il Sentiero dei Pellegrini (o della Speranza)
Per affrontare la salita al Santuario, si percorrono oltre 1500 gradini in pietra distribuiti su 5 chilometri, con un dislivello di circa 600 metri. Lo storico "Sentiero dei Pellegrini", o Sentiero della Speranza, che dal fondo della Val d'Adige, in località Brentino, sale al Santuario della Madonna della Corona, è uno degli itinerari più belli e frequentati del veronese. Questo percorso è apprezzato sia per gli aspetti paesaggistici e le valenze culturali, sia quale vera e propria Via Crucis di fede. Il Venerdì Santo, ad esempio, viene percorso in processione recitando il Rosario e trasportando una statua della Madonna Addolorata.
Se il Santuario è indubbiamente uno dei più suggestivi ed il più ardito d'Italia, il sentiero storico non è da meno e permette di raggiungere la Basilica nel modo migliore.
Dettagli sul Percorso
- Da Brentino si sale la caratteristica scala selciata, per poi inoltrarsi nella boscaglia. Più oltre si trova la croce di cemento che domina la valle e la prima stazione della Via Crucis.
- In un primo tratto, la vista sull'autostrada del Brennero e i rumori delle auto e dei treni in transito possono essere leggermente fastidiosi.
- Dopo alcuni tornanti, il sentiero dirige verso l'interno di un grande vajo, diventando più aereo e panoramico, con affascinanti visioni sui grandiosi paretoni rocciosi e l'orrido fondo della gola.
- A metà percorso, quando uno scorcio permette di vedere il Santuario in alto, la traccia aggredisce il paretone verticale e repulsivo del monte Cimo.
- Un'arditissima scalinata, completamente scavata nella roccia, incide il paretone verticale e sale a zig zag, cambiando direzione in una suggestiva grotta. Questo tratto permette di guadagnare il ripidissimo terrazzo pensile, dirimpetrio alla nicchia del Santuario.
- Un ponte a due campate di pietra getta un passaggio sul burrone e si appoggia alla verticale parete sotto il Santuario, che si raggiunge tramite un'incredibile scalinata scavata nella roccia.
- Il seicentesco ponte è chiamato "Ponte del Tiglio", poiché fino ad allora il passaggio si affrontava cavalcando un albero di tiglio cresciuto di traverso a causa di un grosso masso.
- L'ultimo tratto, dove la scala nei pressi del ponte è sbarrata da un cancello e un muro, è l'esposto percorso originario per i pellegrini provenienti dal soprastante paese di Spiazzi, precedente alla costruzione, nel 1922, della galleria che consente un facile accesso dal piazzale dove arrivano i bus-navetta.
Consigli e Difficoltà
Il percorso è considerato facile e percorribile da tutti, ma è una vera escursione alpina e come tale va affrontata in maniera adeguata. È sconsigliabile in inverno, per neve e tratti ghiacciati che potrebbero essere pericolosissimi, anche perché quasi tutto l'itinerario è sul versante nord.
- Tempo di percorrenza: Circa due ore per la salita e un'ora e trenta per la discesa.
- Caratteristiche: Continua alternanza tra gradinate, gradini scolpiti nella roccia, gradini selciati e tratti di sentiero, con alcuni tratti di salita abbastanza ripida.
- Tratti più suggestivi: A metà percorso con le scale scolpite sul verticale fianco del Monte Cimo e la lunga scalinata finale tra il Ponte del Tiglio e il Santuario, con i caratteristici sette capitelli che richiamano i Sette Dolori di Maria.
In esclusiva il Santuario della Madonna della Corona
L'Esperienza del Pellegrino
Una volta arrivati al Santuario, l'atmosfera è internazionale. Devote di diverse nazionalità vi pregano all'interno, mentre altri visitatori scattano fotografie o percorrono in piedi i 28 gradini della Scala Santa interna, che un cartello in tre lingue invita a salire in ginocchio e con penitente devozione. All'interno si possono osservare gli ex voto raccolti in teche vetrate esposte nelle navate minori. Le somiglianze del santuario con alcuni templi scavati nella roccia visti in Turchia e in Grecia sono impressionanti, evidenziando la sua unicità architettonica.
Dopo la visita, un'infinita teoria di gradini in pietra conduce al paesino di Spiazzi in un quarto d'ora. Da qui si può ridiscendere seguendo lo stesso percorso dell'andata, mettendo a dura prova le ginocchia, ma raggiungendo l'abitato di Brentino Belluno in poco più di un'ora.
Monaci Basiliani e Insediamenti a Futani
Nella regione del Cilento, in Campania, si trovano luoghi intrisi di storia monastica e spiritualità profonda. Futani e le sue frazioni, tra cui Castinatelli ed Eremiti, devono la loro origine all’opera dei monaci basiliani, la cui presenza è testimoniata dal Complesso Conventuale di Santa Cecilia.

Origine e Contesto Storico
Il nome di Futani potrebbe derivare dal greco "futon", che significa pianta, foresta, probabilmente per l’esistenza di fitti boschi che anticamente coprivano l’area. L’origine di Futani si colloca intorno all'XI secolo, quando nacque il primo nucleo chiamato dagli abitanti "Vicolo di S. Antonio". I primi documenti che riguardano il paese risalgono al 1247, quando Futani viene citato in un atto notarile quale casale appartenente allo stato di Cuccaro Vetere.
Futani e il Sentiero Sacro del Monte Gelbison
Futani è un luogo di grande fascino religioso, situato nei pressi del Sentiero Sacro, una delle tante vie della fede tracciate tra le rocce del Monte Gelbison.
Il Santuario della Madonna del Sacro Monte
Il santuario sommitale della Madonna del Sacro Monte, meta di pellegrinaggi già dal Medioevo, fu fondato agli inizi della seconda metà del X secolo dai Monaci italo-greci. Il periodo dei pellegrinaggi sul Monte Gelbison va dall’ultima settimana di Maggio alla prima di Ottobre. La cima è meta di fedeli che provengono anche da territori molto lontani, perciò il cammino prevede necessariamente delle tappe, dei punti nei quali riposare o riunirsi per affrontare la scalata al monte. Il viaggio dei pellegrini inizia dalla chiesa di San Marco Evangelista, nella quale si conserva un’acquasantiera descritta, nel 1747, dallo storico Antonini.
Il Percorso dei Pellegrini e le Testimonianze Storiche
La salita al Monte Gelbison è anche un percorso storico, naturalistico e antropologico di grande richiamo. Durante il tragitto, in località Liepari, si incontrano i cosiddetti craparizi, ricoveri per gli animali da pascolo realizzati dai pastori con basse murature a secco coperte da strutture lignee, che rimandano all'attività pastorizia che caratterizzò il territorio fin da tempi antichissimi. Giunti in alto in località Scanno d’Aniello si può ammirare una nevèra, singolare manufatto di edilizia rurale. Il nome "Monte Scuro", dato all’altura sul cammino del pellegrino, è quanto mai appropriato, poiché la fitta vegetazione vince anche la luce del sole più prepotente; gli alberi e il sottobosco inventano un dedalo naturale, mentre blocchi conglomerati a forma colonnare si innalzano come a testimoniare che il tempo è anche scultore.
La Grotta degli Eremiti sul Monte Bulgheria
Il Monte Bulgheria, con la sua imponente vetta di 1225 metri sul livello del mare, è un'altra località nel Cilento che cela tracce significative di insediamenti eremitici.
Percorso di Ascesa e Caratteristiche
La cima del Monte Bulgheria si può raggiungere in vari modi. L’ascesa più interessante e caratteristica inizia dal campo sportivo di San Giovanni a Piro (532 m s.l.m.).

Dettagli tecnici del percorso:
- Difficoltà: E (Escursionistico)
- Punto di partenza: Campo sportivo di San Giovanni a Piro
- Punto di arrivo: Cima del Monte Bulgheria
- Lunghezza percorso: 4.000 m
- Tempo medio di percorrenza: 2,5 h (in salita)
- Dislivello max: 693 m
Il sentiero conduce alla parete rocciosa della Serra di Catena, dove sgorga l’antica Sorgente degli Eremiti. Proseguendo zigzagando, si incontra un boschetto di elci, addentrandosi nel quale, dopo una breve e non proprio agevole salita, si raggiunge la Grotta degli Eremiti. Successivamente, si riprende il sentiero lungo il costone pietroso.
L'Eremo dei Monaci Italo-Greci
La Grotta degli Eremiti fu un eremo, sul finire del primo millennio, per monaci italo-greci, e successivamente fu usata dai pastori come ricovero. Questo luogo offre una testimonianza tangibile dell'antica spiritualità e del rapporto tra uomo e natura.
Meraviglie Naturali del Monte Bulgheria
Entrando in un bosco di elci si raggiunge lo “Iazzo della Spina”, una radura che il silenzio e l’ambiente rendono adatta al bivacco. Proseguendo verso Chiaia Grande, dopo una breve salita, la boscaglia inizia a diradarsi e si apre un suggestivo scenario, quasi lunare. Alla fine di una comoda salita, dove finisce anche il sentiero, appare una delle “meraviglie” che offre questa bellissima montagna: maestosi faraglioni e un arco naturale, singolare fenomeno di erosione della roccia, che dominano il bellissimo panorama sull’intero Golfo di Policastro.
In esclusiva il Santuario della Madonna della Corona
Cenni Storici: Il Convento di Sant'Agostino a St. Evance
Anche in Valle d'Aosta si trovano insediamenti religiosi storici, che pur non essendo eremitici nel senso stretto, rappresentano un capitolo importante della fede e della vita monastica.
Storia e Paesaggio
Il promontorio di St. Evance è uno dei migliori punti panoramici della media Valle d'Aosta. Da Torgnon, ora allacciato al fondovalle dalla nuova carrozzabile, dista poco più di un’ora e mezza di facile e comoda mulattiera. Salire da Torgnon in un chiaro mattino è una passeggiata incantevole, con la strada che dai casolari di Maisonnettes inizia a salire con dolce pendenza in mezzo a un fitto bosco di larici fino alla cappelletta di St. Pantaléon. Da St. Pantaléon si raggiunge St. Evance in meno di un’ora prendendo a sinistra il sentiero pianeggiante che percorre la cresta.
Nell'alto medioevo, St. Evance era abitato tutto l'anno. È tradizione che verso il 1200 vi sorgesse un villaggio di poche case e presso la cappella un piccolo convento di suore dell'ordine di S. Agostino. Queste suore erano state cacciate da Loèche nel Vallese e avevano riparato in Valle d'Aosta attraverso il Colle di St. Théodule. Il paesaggio è descritto come rude e talvolta quasi spettrale, con un aspetto cupo che incuteva disagio, e alberi con una fogliazione più scura del consueto.