L'Ultima Cena di Domenico Ghirlandaio: Capolavori del Rinascimento Fiorentino

Introduzione ai Cenacoli di Domenico Ghirlandaio

Domenico Ghirlandaio (1449-1494), uno dei grandi maestri del Rinascimento fiorentino e contemporaneo di Botticelli e Filippino Lippi, si distinse per la sua capacità di rendere il sacro attraverso una narrazione dettagliata e realistica. Nel corso di un decennio, Ghirlandaio divenne uno specialista del soggetto dell'Ultima Cena, un tema fondativo della pittura conventuale fiorentina, realizzando una serie di affreschi di notevole impatto. Il suo ciclo di Cenacoli include quello della Badia a Passignano (risalente al 1476), quello di Ognissanti (affrescato intorno al 1480) e, infine, quello del Museo di San Marco (eseguito subito dopo gli affreschi della Cappella Sassetti in Santa Trinita, completati nel 1485).

Domenico Ghirlandaio: tre esempi di Ultima Cena in ordine cronologico (Badia a Passignano, Ognissanti, San Marco)

L'Ultima Cena nel Refettorio Piccolo del Museo di San Marco

Contesto e Commissione

L'affresco dell'Ultima Cena nel Refettorio piccolo di San Marco a Firenze, eseguito da Domenico Ghirlandaio intorno al 1479-1480, è un'opera di grande rilevanza. L'immagine occupa la parete di fondo del piccolo refettorio destinato agli ospiti del convento. Per tradizione, nei cenacoli fiorentini la parete principale veniva riservata a questo episodio evangelico così da "accompagnare" il pasto con un richiamo alla mensa di Cristo. Furono i frati domenicani del convento a commissionare l'opera all'artista, oramai arrivato all'apice della sua prolifica carriera, per decorare il cosiddetto refettorio piccolo, dove erano solite consumare i pasti le persone accolte all'interno della struttura.

Composizione e Simbolismo

La scena è impostata con un tavolo rettilineo in primo piano, davanti a un loggiato che si apre su un rigoglioso giardino con alberi di aranci e uccelli in volo. Al centro siede Cristo; accanto a lui Giovanni reclina il capo sul petto del Maestro, mentre gli altri apostoli reagiscono con gesti misurati all'annuncio del tradimento. Il momento di disperazione che interessa gli apostoli quando Gesù dice che sarà uno di loro a tradirlo, sembra già sfociato nella rassegnazione. Come accade nella maggior parte delle Ultime Cene, Giuda è collocato sul lato della mensa opposto al gruppo, isolato: la sua separazione spaziale rende leggibile la rottura che sta per compiersi.

Sotto la tavola, un gatto compare in posizione centrale: nei cenacoli toscani il felino è spesso associato al tradimento e alla furtività, e qui rafforza la distanza morale di Giuda dal resto del gruppo. Apparentemente sembra che stia aspettando che cada qualcosa da mangiare dal tavolo, ma è simbolo del male.

Il fondo è costruito come un hortus conclusus: aranci carichi di frutti, cipressi, cespugli fioriti e un cielo terso con uccelli in volo. La natura non è puramente ornamentale; funziona come commento simbolico. Il pavone a destra rimanda alla speranza d'immortalità; le palme alludono al martirio; gli uccelli rapaci che incalzano prede più deboli anticipano la dinamica del sacrificio; le ciliegie sul tovagliolo richiamano il sangue che sarà versato.

La tavola apparecchiata con stoviglie sobrie, pani e coppe di vino, è resa con attenzione descrittiva: tessuto a disegno, cadute del lino, piatti, coltelli, piccoli recipienti. Ghirlandaio pose un'attenzione incredibile ai dettagli, riproducendo fedelmente i singoli oggetti, come le bottiglie di vetro con vino e acqua che si trovano sulla tavola, con riflessi che le rendono così reali, le coppe ma anche il pane, i formaggi e i diversi frutti. È un naturalismo controllato che integra fede, regola monastica e vita quotidiana.

Al di sopra dei commensali si legge l'iscrizione latina: "Ego dispono vobis sicut disposuit mihi pater meus regnum ut edatis et bibatis super mensa meam in regno meo", ovvero "Preparo per voi il regno come il padre mio lo preparò per me affinché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno". Questa frase, adoperata anche durante la messa, allude alla trasmigrazione al regno dei Cieli. L'iscrizione corre come fregio sopra il panneggio scuro e scandisce il testo evangelico, dove parola e immagine cooperano per la meditazione durante il pasto.

Dettaglio dell'Ultima Cena di Ghirlandaio a San Marco: Giuda, il gatto e i simboli

Tecnica e Attribuzione

Dal punto di vista tecnico, l'intervento alterna stesure a buon fresco per le campiture murarie principali e riprese a secco per dettagli minuti, come i profili dei volti, i riflessi sugli oggetti e i passaggi di tono nelle fronde. Il risultato è stabile e insieme raffinato: i passaggi chiaro-scuri modellano i volumi senza eccessi, mentre la luce uniforme tiene insieme figure e paesaggio.

Gli esperti sono propensi a pensare che, oberato dal tanto lavoro, Ghirlandaio abbia eseguito solo il disegno con un'impostazione paragonabile a quella dell'Ultima Cena di Ognissanti, affidando l'esecuzione pittorica al fratello Davide e a Sebastiano Mainardi, suo cognato.

L'Ultima Cena nel Refettorio di Ognissanti

Contesto e Peculiarità

Un altro importante Cenacolo di Domenico Ghirlandaio si trova nel complesso della chiesa e monastero di San Salvatore in Ognissanti a Firenze, fondato dall'Ordine degli Umiliati nel XII secolo. L'affresco, eseguito nel 1480, occupa la parete di fondo dell'ex refettorio e crea un potente gioco illusionistico, ampliando l'architettura della sala che si trasforma in una loggia aperta. A questo effetto illusionistico contribuisce sostanzialmente lo studio della luce, che coincide con quella reale della stanza. Le due finestre dipinte sullo sfondo corrispondono, infatti, alle due reali dell'ambiente, con la fonte luminosa principale proveniente da sinistra.

Gli apostoli affiancano Gesù, seduti su un lungo banco ligneo rialzato da una pedana, prendendo posto tutti dalla stessa parte del tavolo. Giuda Iscariota, vestito di giallo, è l'unico a occupare il lato opposto del tavolo, seduto su uno sgabello che appoggia (non a caso) al di sotto della pedana, solo davanti a Gesù. L'immagine di Giuda isolata rispetto agli altri apostoli e con la borsa contenente i denari, pegno dell'imminente tradimento, è tipica di questo tema iconografico.

Sulla tavola apparecchiata, Ghirlandaio riproduce fedelmente cibi locali e popolari, come formaggi e lardo, tagliati a pezzi su taglieri. L'opera venne commissionata al pittore, già celebre, in procinto di recarsi a Roma per lavorare alla Cappella Sistina con altri artisti fiorentini. In seguito all'alluvione del 1966, l'affresco fu "strappato" e restaurato; in quell'occasione venne alla luce la sinopia sottostante, attualmente esposta nello stesso ambiente.

L'Ultima Cena di Domenico Ghirlandaio nel refettorio di Ognissanti

Domenico Ghirlandaio: Vita e Stile Artistico

Le Origini e la Carriera di un Maestro Rinascimentale

Domenico di Tommaso Curradi di Doffo Bigordi, meglio noto come Domenico Ghirlandaio, nacque nel 1449 e morì l'11 gennaio 1494. Il suo fortunato nomignolo "Ghirlandajo" (fabbricatore di ghirlande) derivò dal mestiere del padre, noto creatore di ghirlande portate sulla fronte dalle giovani damigelle fiorentine. Domenico, primo di otto figli, fu dapprima apprendista presso un orafo, probabilmente nella bottega del padre. La sua giovinezza fu inizialmente anonima, tanto da non potersi permettere una residenza stabile ancora all'età di trentun anni.

Nel 1480, oltre all'Ultima Cena di Ognissanti, Ghirlandaio dipinse un San Geronimo e altri affreschi nella stessa chiesa. Dal 1481 al 1485 fu impegnato sugli affreschi nella sala dell'Orologio (o dei Gigli) di Palazzo Vecchio, dove dipinse l'Apoteosi di San Zanobi, un'opera metafisica con strutture architettoniche, medaglioni di eroi dell'antica Roma e altri preziosi dettagli, creando stupore prospettico e dignità architettonica. Mentre era ancora occupato a Firenze, venne convocato a Roma da Papa Sisto IV per dipingere la Cappella Sistina, dove pervenne nel 1483. Nella Sistina eseguì, probabilmente prima del 1484, un affresco di eccellente fattura, "Cristo che nomina Pietro ed Andrea suoi apostoli". Il paesaggio sullo sfondo di quest'opera è assai superiore a qualsiasi altro si possa trovare nelle opere della Cappella Brancacci di Masaccio e collaboratori, attentamente studiate da Ghirlandaio. Prima del 1485, Ghirlandaio realizzò anche gli affreschi nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, con la collaborazione di Sebastiano Mainardi.

Dopo il periodo romano e san gimignanese, Ghirlandaio ritornò a Firenze e intraprese le opere che gli confermarono la celebrità, prima nella chiesa di Santa Trinita e successivamente in Santa Maria Novella. Gli affreschi nella cappella Sassetti di Santa Trinita, datati 1485, narrano sei episodi della vita di San Francesco e includono soggetti classici, con la pala d'altare "L'Adorazione dei Pastori". Immediatamente dopo quest'opera, gli fu chiesto di rinnovare gli affreschi nel coro di Santa Maria Novella, la cosiddetta Cappella Tornabuoni, completata nel 1490. A questi affreschi, incentrati sulle vite della Madonna e di Giovanni Battista, contribuirono vari assistenti, sebbene la finestra dipinta sia opera diretta di Domenico.

Altri lavori notevoli includono: la pala d'altare a tempera "Vergine Adorata dai Santi Zenobio, Giusto ed altri" (ora agli Uffizi), "Cristo in Gloria con Romualdo ed altri Santi" (Badia di Volterra), "L'Adorazione dei Magi" nella chiesa degli Innocenti (1488, forse la sua pala migliore) e infine "La Visitazione" conservata al Louvre (probabilmente la sua ultima opera, 1491). Ghirlandaio non si cimentò spesso con i nudi; una sua opera di questo tipo, "Vulcano ed i suoi assistenti che forgiano Fulmini", dipinta per Lo Spedaletto, è andata perduta. Due suoi ritratti sono conservati alla National Gallery di Londra.

Caratteristiche Stilistiche e Tecniche

Il linguaggio artistico di Ghirlandaio è quello tipico della bottega fiorentina degli anni Ottanta del Quattrocento: si caratterizza per una prospettiva solida, una cromia chiara e figure a misura d'uomo. L'architettura dipinta nelle sue opere prolunga spesso lo spazio reale della sala, trasformando la parete in una quinta che accompagna il silenzio del refettorio con un racconto leggibile da ogni distanza.

Il livello artistico di Ghirlandaio è considerato superiore a tutti i suoi precursori e contemporanei, con l'eccezione di nomi come Giotto, Masaccio, Filippo Lippi e Botticelli. Il suo schema compositivo è grandioso e decorativo, il suo chiaroscuro eccellente, e in particolare la sua tecnica prospettica appare molto elaborata. L'uso dei colori è più discutibile soprattutto per i dipinti a tempera, che appaiono spesso troppo brillanti, mentre riusciva meglio negli affreschi. Una certa durezza dei bordi, simile a quella dei personaggi delle sculture in bronzo, potrebbe indicare la sua formazione iniziale nel campo di questo tipo di sculture. Egli introdusse per primo nell'arte fiorentina quel misto di sacro e profano già praticato precedentemente a Siena. Sebbene i suoi segni nelle figure di Cristo, della Vergine e degli angeli non siano sempre del più alto livello, e un difetto nel disegno spesso attribuitogli stia nella magrezza delle mani e dei piedi, una delle sue massime era: "Dipingere corrisponde a disegnare".

Morte ed Eredità

Ghirlandaio fu un maestro mai soddisfatto, ed espresse il desiderio di avere tutte le mura di cinta di Firenze da ricoprire coi suoi dipinti. Diceva ai suoi assistenti di bottega di non rifiutare nessuna commessa, foss'anche per una cassapanca-guardaroba da signora: avrebbe eseguito personalmente lavori di questo genere qualora non graditi agli apprendisti. Il rinomato artista morì di peste l'11 gennaio del 1494 e fu sepolto a Santa Maria Novella. Si sposò due volte e lasciò sei figli, di cui tre maschi. Ebbe una lunga e onorevole linea di discendenza, giunta al termine intorno al XVII secolo, quando l'ultimo membro intraprese la vita monastica.

Altri Celebri Cenacoli Fiorentini a Confronto

Il Cenacolo di Andrea del Sarto (San Salvi)

Uno dei cenacoli più noti di Firenze è il Cenacolo di Andrea del Sarto, situato nella Basilica di San Salvi. Quest'opera, creata da Andrea del Sarto nel 1511, è celebre per la sua delicatezza e il suo realismo. L'artista ha catturato le emozioni dei personaggi e ha creato un'atmosfera di profonda spiritualità. La parte più originale dell'affresco è la presenza di una scena di genere nella parte superiore della rappresentazione: al di sopra del tavolo con gli apostoli, Andrea del Sarto crea una quinta teatrale sulla quale si apre una terrazza con balaustra e due uomini affacciati (probabilmente un servitore che porta un vassoio e uno che lo osserva, con la possibilità che uno dei due personaggi contenga un autoritratto del pittore).

Andrea del Sarto rinnova la tradizione fiorentina dei cenacoli traendo ispirazione dall'Ultima Cena di Leonardo a Milano. Egli inserisce Giuda insieme agli altri discepoli, accanto a Gesù, con un'espressione di grande incredulità mentre Cristo gli porge un pezzo di pane inzuppato. Come Leonardo, inoltre, l'artista rappresenta gli apostoli con espressioni molto diverse tra loro, riflesso della notizia di tradimento data da Gesù. Questo Cenacolo, così bello e misurato, è una delle poche opere collocate fuori dalle mura di Firenze che ha superato incolume l'assedio di Firenze del 1529: sembra che i soldati furono così stupiti dalla sua sorprendente modernità da decidere di risparmiarlo.

Cenacolo di Andrea del Sarto a San Salvi

Il Cenacolo di Leonardo da Vinci (Santa Maria delle Grazie, Milano)

L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, dipinta tra il 1494 e il principio del 1498 nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, è considerato il dipinto murale forse più importante al mondo, definito da Giorgio Vasari come "cosa bellissima e maravigliosa". Il Cenacolo è forse la testimonianza più completa del genio multiforme di Leonardo, del suo desiderio di sperimentare e della sua inesauribile curiosità. Nel periodo in cui lavorava al dipinto, l'ultimo decennio del Quattrocento, Leonardo era impegnato in studi sulla luce, il suono, il movimento e le emozioni umane e la loro espressione. Dal settembre 1980, il Cenacolo, insieme alla Chiesa e al Convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie, è stato dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità in quanto "realizzazione artistica unica, di un valore eccezionale universale che trascende tutte le contingenze storiche". Leonardo non utilizzò la tradizionale tecnica dell'affresco per dipingere la Cena e le lunette, ma scelse un metodo che gli consentisse di lavorare lentamente e di poter così modificare quanto aveva già dipinto.

L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci a Santa Maria delle Grazie, Milano

Visitare i Cenacoli di Firenze: Il Museo di San Marco

Per la visita, l'affresco dell'Ultima Cena di Ghirlandaio si trova nel cosiddetto Refettorio piccolo del Museo di San Marco. La sala è raccolta e la distanza di visione è ravvicinata: conviene sostare frontalmente per cogliere la scansione ritmica degli apostoli, poi spostarsi verso destra per osservare il gatto, le nature vive sul tavolo e il pavone.

Il vasto ambiente del refettorio è stato completamente riallestito e finalmente restituito, dopo più di vent'anni, alla sua principale funzione museale, e ora può essere nuovamente considerato tra le sale più attrattive del complesso di San Marco. Il bellissimo recupero del Refettorio piccolo, dominato dal Cenacolo del Ghirlandaio, è un ambiente raffinato ed elegante che è stato restituito al suo equilibrio spaziale quattrocentesco, arricchito di nuove opere e opportunamente illuminato. Alle pareti laterali, oltre a due robbiane (Deposizione di Cristo e Madonna che adora il Bambino) e due Angeli in marmo della Bottega di Andrea della Robbia, sono ora esposti tre dipinti di notevole interesse recuperati dai depositi del museo. Tra questi, due tele di grandi dimensioni: una del pittore fiorentino Filippo Tarchiani (Firenze, 1576-1645) con "L'Orazione di Cristo nell'orto", e l'altra raffigurante "San Marco evangelista in trono", copia sostitutiva dell'originale di Fra' Bartolomeo, eseguita da Antonio Franchi, detto il Lucchese (1638-1709). Di considerevole qualità è, infine, una tavola centinata raffigurante "Sant'Agostino benedicente in trono", attribuita a Ridolfo Bigordi, detto Ridolfo del Ghirlandaio (Firenze, 1483-1561), figlio di Domenico.

Le finestre del corridoio sud, detto anche dei novizi, che affacciano su piazza San Marco, sono state migliorate con pannelli filtranti la luce solare, più coerenti con il rigore conventuale dell'ambiente.

Se ti trovi a Firenze, non perdere l'opportunità di visitare questi cenacoli straordinari. Sarà un viaggio nella storia, nell'arte e nella spiritualità.

Museo di San Marco di Firenze

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