I terremoti, con la loro forza devastante, non solo distruggono abitazioni e vite umane, ma possono anche ridurre in frammenti secoli di storia e arte. Eppure, in mezzo alle macerie, emergono storie di straordinaria resilienza, dove opere d'arte sacra, in particolare i crocifissi, diventano simboli tangibili di speranza, rinascita e memoria collettiva. Questo articolo esplora alcuni di questi racconti di recupero e restauro, dal sisma del Centro Italia del 2016 a eventi storici come il terremoto del Friuli.
Il Crocifisso di Sant'Eutizio: Un Simbolo di Rinascita post-Sisma 2016
La mostra "Frammenti di Speranza" racconta lo straordinario restauro del Crocifisso di Sant’Eutizio, andato in pezzi a seguito del terremoto del 2016. Questa bellezza ritrovata conserva però i segni della sofferenza vissuta dalle popolazioni del Centro Italia nell’autunno del 2016, quando la terra sembrava non voler smettere di tremare, seminando morte, paura e distruzione.
Il Disastro e il Recupero tra le Macerie
Il 26 ottobre del 2016, una forte scossa provocò il crollo, tra gli altri edifici, del campanile dell’antica chiesa monastica di Sant’Eutizio nella Valle Castoriana nei pressi di Preci, in provincia di Perugia. La frana che ne seguì investì anche il cimitero soprastante. I forti movimenti tellurici scaraventarono a terra l’imponente Crocifisso che dominava lo spazio sopra l’altare della cappella del complesso benedettino. Di quel mirabile capolavoro dipinto da Nicola di Ulisse da Siena intorno al 1472 rimasero circa 30 frammenti. Restarono a terra per alcune settimane, confusi tra le macerie e la polvere delle mura venute giù.
A recuperarli tra le pietre delle rovine furono i Vigili del Fuoco insieme ad un team di alcuni dei 36 restauratori del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani. Fin dalle prime ispezioni effettuate nel deposito spoletino di Santo Chiodo, dove sono state trasportate le opere d'arte provenienti dai luoghi del terremoto, furono subito evidenti l’estrema drammaticità dello stato di conservazione, così come la delicatezza e complessità dell’intervento di recupero che come un doloroso puzzle si prospettava per le maestranze delle collezioni pontificie.

Il Laborioso Restauro nei Musei Vaticani
Il progetto di restauro è partito nel luglio del 2018, quando i frammenti sono stati trasferiti nei Laboratori di Restauro dei Musei Vaticani. Qui è avvenuto il loro riordino e posizionamento su di un piano che ha consentito di valutare le effettive perdite della struttura originale. A questo punto ci si è resi conto che il recupero dell’unità dell’opera era possibile. Francesca Persegati, responsabile del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, ha rimarcato: “Quando abbiamo adottato questo lavoro e abbiamo visto arrivare gli oltre trenta frammenti c’è stato un momento di sgomento e solo quando li abbiamo posizionati su un tavolo abbiamo capito che forse potevamo farcela: a quel punto è iniziato un lavoro a più mani”.
Nel restauro, prosegue la responsabile del Laboratorio, intervengono diverse competenze. Non si può lavorare da soli. Noi del settore dipinti con i nostri colleghi specializzati sui supporti lignei ed il laboratorio scientifico, abbiamo iniziato a valutare tutti i dettagli tecnici, i giusti adesivi, come livellare le varie parti, che tipo di supporto creare per poter arrivare a ricomporre e poi decidere cosa mancava e cosa fare. Il Crocifisso è stato dotato sul retro di una struttura lignea, ricalcata su quella preesistente, per garantirne stabilità ed esposizione in sicurezza. Quindi i restauratori hanno eseguito la pulitura e, utilizzando miscele solventi, hanno rimosso vernici alterate, pur rispettando le reintegrazioni delle lacune preesistenti.
Descrizione Artistica e Simbolismo
È commovente contemplare la speranza e la forza che irradiano dal Crocifisso di Nicola di Ulisse da Siena. Il corpo di Gesù, dalle forme morbide, è reso con particolare attenzione ai dettagli anatomici: esanime, ormai privo di vita, emerge dal fondo blu, monocromo della croce. Nella composizione domina l’essenzialità finalizzata alla meditazione della morte di Cristo: a differenza di altri modelli della stessa tradizione iconografica, infatti, non sono presenti figure di dolenti o santi solitamente posti ai lati del Crocifisso.
In alto, sulla sommità del legno patibolare spicca il pellicano: simbolo del sacrificio del Signore. Il volatile è ritratto mentre apre le ali, in procinto di squarciarsi il petto per nutrire con il suo sangue i piccoli che, più in basso, attendono di essere saziati. L’abilità di Nicola di Ulisse di Siena si coglie, tra gli altri elementi, nella maestria con cui rende la trasparenza del velo intorno alla vita, impreziosito da un raffinato orlo perlinato. Il pittore guarda alla poesia dell’arte del conterraneo Giovanni di Paolo, distaccandosene nell’adozione di un registro più quotidiano e umano.
Esposizione e Ritorno al Territorio
Il manufatto sarà visibile per un periodo limitato nella mostra “Frammenti di speranza” allestita nella sala XVII della Pinacoteca Vaticana. Terminata l’esposizione, il crocifisso tornerà nel territorio in cui oltre cinquecento anni fa fu voluto dai monaci quale strumento di contemplazione spirituale e preghiera. Il direttore dei Musei Vaticani ha precisato che per tutta l'estate l'opera sarà esposta a Spoleto all'interno del Museo Diocesano. In seguito l'Arcivescovo deciderà se riportarla nel luogo di provenienza. Attualmente l'eremo di Sant'Eutizio è ancora danneggiato, ma Monsignor Boccardo ha annunciato l'imminente ricostruzione al Papa.
Ai Musei Vaticani il restauro della croce di Sant'Eutizio
Il Centenario del Laboratorio di Restauro dei Musei Vaticani
Con la ricostruzione del Crocifisso di Sant’Eutizio e la mostra ad esso dedicata prende ufficialmente avvio il centenario di attività del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei. Francesca Persegati precisa: “Siamo una delle istituzioni più antiche a livello mondiale nel settore della conservazione. Siamo stati fondati da Biagio Biagetti un secolo fa con dei criteri precisi che sono anche molto moderni: ad esempio il criterio di controllo e conoscenza del territorio che bisogna proteggere e conservare; il criterio di realizzare un archivio perché il nostro lavoro non è solo restaurare, ma anche documentare tutto ciò che si fa, perché rimanga per il futuro”. Barbara Jatta ha dichiarato che questo centenario è importante perché commemora l'intuizione di Pio XI nel 1923 di “dare forma istituzionale ad una prassi che da secoli regnava nelle collezioni pontificie: quella della cura dell'enorme patrimonio storico, artistico e di fede conservato in Vaticano per una condivisione migliore con le generazioni presenti e future”. Questo laboratorio è il più antico e numeroso dei Musei Vaticani, e ha realizzato restauri come quelli della Cappella Sistina e delle Stanze di Raffaello, dimostrando un'attenzione alle opere di devozione presenti sul territorio, anche se non facenti parte delle collezioni vaticane.
Altri Recuperi di Beni Culturali nel Centro Italia post-Sisma 2016
Il sisma del 2016 ha causato danni incalcolabili, ma ha anche attivato una vasta operazione di salvataggio del patrimonio artistico e religioso. Continuano i recuperi dell’Unità di crisi per i beni culturali. Oltre ai luoghi ove erano poste opere importanti, per cui molti sollecitavano il prelievo, si stanno salvando anche opere di minor rilievo dal punto di vista storico-artistico ma di grande interesse devozionale.
Il Crocifisso di Giovanni Teutonico a Norcia
A distanza di 16 mesi dal terremoto del 30 ottobre 2016, altri capolavori dell'arte sono affiorati dalle macerie di Norcia. Dalla concattedrale Santa Maria Argentea è stato recuperato il crocifisso ligneo realizzato nel 1494 da Giovanni Teutonico che, prima del sisma, si trovava nella cappellina a sinistra all'interno della chiesa. Marica Mercalli, soprintendente alle Belle arti dell'Umbria, ha spiegato all'ANSA: "È fortemente danneggiato, ma siamo riusciti, dopo tre giorni di difficile lavoro di scavo dei tecnici della Soprintendenza, a recuperare parti importanti dell'opera e speriamo di riuscire a restaurarla in tutta la sua bellezza e importanza."
Salvataggi nelle Marche: Acquasanta, Pievebovigliana, Pieve Torina e Altri Siti
Il dottore Pierluigi Moriconi, storico dell’arte della Soprintendenza di Ancona, da sempre sensibile alle richieste delle popolazioni terremotate per salvare i loro simboli, indipendentemente dal valore storico artistico, ha diretto le squadre composte da Carabinieri e Vigili del Fuoco che hanno visitato varie chiese completamente distrutte dal terremoto per strappare dal loro interno i simboli di un popolo al fine di metterli in sicurezza e farli rinascere. Le attività sono state compiute sia in Provincia di Ascoli Piceno che in quella di Macerata.
- Ad Acquasanta, nella frazione di Peracchia, tra le macerie della chiesa di Sant’Antonio sono stati recuperati vari beni tra cui un pregevole Crocifisso in legno databile intorno al 600, risultato gravemente lesionato. Il paziente lavoro dei soccorritori dell’arte ha permesso di trovare tutti i pezzi mancanti come dita e parti delle mani e dei piedi. Adesso il crocifisso si trova alla Mole Vanvitelliana di Ancona, preso in cura dai tecnici dell’Istituto Centrale per il restauro e la conservazione del Ministero dei Beni Culturali.
- A Colle San Benedetto in Pievebovigliana (oggi Comune di Valfornace), è stato ritrovato tra le macerie della Chiesa del Santissimo Crocifisso un prezioso affresco del XV secolo raffigurante la Madonna benedicente, preso in consegna dai restauratori per essere ricomposto.
- Le squadre, dirette dagli storici dell’arte della Soprintendenza di Ancona Pierluigi Moriconi e Claudio Maggini, e composte da carabinieri, vigili del fuoco e funzionari delle Diocesi interessate, hanno operato in provincia di Macerata e Fermo. A Pieve Torina, nella frazione di Giulo, sono stati prelevati dalla Chiesa di San Savino un Crocifisso in legno intagliato policromo del XVII secolo e alcuni reliquiari.
- A San Benedetto di Montecavallo, i tecnici hanno recuperato nell’omonima chiesa 13 libri liturgici e un Crocifisso in legno policromo.
- A Tedico di Fiastra gli interventi si sono concentrati nella Chiesa San Martino, che conservava opere di artisti marchigiani: portati in salvo dipinti su tela raffiguranti l'”Immacolata e Santi”, il ”Battesimo di Cristo”, i ”Santissimi Giorgio, Venanzio e Carlo Borromeo” del XVIII secolo, e libri liturgici.
- A Santa Vittoria in Matenano la task force ha prelevato otto statue dalla Chiesa di Sant’Agostino, e 105 pezzi fra candelieri, reliquiari, tabernacoli, tronetti e inginocchiatoi.

Il Crocifisso di Isola del Liri: Leggenda e Resilienza Secolare
La storia del Crocifisso di Isola del Liri è un racconto di fede e tradizione che attraversa i secoli, resistendo a calamità naturali e conflitti bellici. La seconda settimana di luglio, Isola del Liri celebra l'antica ricorrenza che risale alla notte dei tempi. Una tradizione che ha resistito al terremoto del 1914 e alla guerra, con il Cristo e la Croce rimasti intatti.
Le Origini Leggendarie e il Miracolo
La Croce del Santissimo Crocifisso ha una storia che si perde nella notte dei tempi per la popolazione di Isola del Liri, tra credenze popolari e leggenda, dove il sacro ed il profano raccontano di un tronco portato dalle acque del Liri che, durante la sua lavorazione per diventare croce, iniziò a grondare sangue, e che poi neanche un terremoto e due bombardamenti sono riusciti a scalfirlo. La storia, secondo racconti popolari, inizia con un falegname che, dopo le piene del fiume, batteva le rive per trovare legni adatti. I suoi occhi caddero su un grosso tronco di salice, che la furia delle acque in piena avevano trasportato. Lo caricò e lo portò nel suo laboratorio, voleva ricavarne una Croce e si mise al lavoro, ma improvvisamente, appena il suo scalpello penetrò nel legno, l’albero si mise a sanguinare. La storia racconta “sangue vivo”. Il falegname, non credendo ai suoi occhi, si inginocchiò e incominciò a pregare. Commissionò poi una statua del Cristo ad un suo amico scultore e quel tronco lo trasformò in una croce. Il Cristo e la sua croce furono donati alla città e furono collocati nella chiesa del SS. Crocifisso, la più antica della città, edificata probabilmente nel 1410.
Sopravvivenza a Terremoti e Guerre
La storia non finisce qui, perché terremoti e guerre hanno trasformato la storia della Croce e del Cristo in leggenda. Il 13 gennaio 1915 il terremoto della Marsica spazzò in un attimo interi isolati del centro storico di Isola del Liri; la Chiesa del SS. Crocifisso si sbriciolò ma dalle sue macerie, miracolosamente integro, si ergeva il Cristo Sofferente. La Chiesa fu ricostruita e la Croce ed il Cristo restarono lì fino al gennaio 1943, quando le bombe sganciate da un’incursione aerea alleata ne compromisero definitivamente la struttura. Tra la polvere di quello che restava si ergeva nuovamente il Cristo e la Croce, intatti, un nuovo miracolo. Furono trasferiti nella vicina Chiesa di Sant’Antonio dove sono tutt’ora e si possono ammirare tutto l’anno.

Il Terremoto del Friuli (1976): Un Modello di Ricostruzione e Memoria
Il terremoto che colpì il Friuli il 6 maggio 1976, con una magnitudo di 6.5, segnò profondamente la storia italiana, non solo per la devastazione causata e i quasi mille morti, ma anche per il modello esemplare di ricostruzione che ne seguì. Erano le 21 quando in un minuto il mondo si capovolse, e un possente “Orco” avvinghiò 137 paesi, distruggendo 3500 chilometri quadrati.
Ricostruzione "Dov'era e Com'era" e Recupero dei Beni Culturali
Venzone fu uno dei comuni più colpiti, ma divenne anche il simbolo della ricostruzione "dov'era e com'era". Fu immediatamente costituito un “Comitato di coordinamento per il recupero dei Beni Culturali” formato da volontari e professionisti qualificati, che permise il recupero di ogni reperto artistico e architettonico. Una Petizione Popolare con 645 firme approvò la scelta di ricostruire Venzone “dov’era e com’era”. Lo Stato mise a disposizione i mezzi economici, la Regione definì un’adeguata normativa, i Comuni la applicarono e i privati procedettero alla ricostruzione. Gli abitanti, insieme ai volontari giunti da ogni angolo d’Italia, dedicarono ogni respiro affinché Venzone ritrovasse la luce. Si catalogarono i manufatti rimasti intatti, si ammassarono pietre e murature, si fotografarono luoghi e angoli, vicoli ed edifici, case e opere. Come in un puzzle, si cominciò a ricomporre la vita. I lavori terminarono ufficialmente nel 1995.
Il Ruolo degli Alpini e la Nascita della Protezione Civile
L'altro centro colpito quasi mortalmente fu Gemona, con i suoi 370 morti e oltre 4000 edifici distrutti o danneggiati. La zona a nord di Udine fu quella più devastata. Molte furono le ore febbrili e disperate di lotta contro il tempo, nella speranza di cogliere ogni flebile segnale di vita delle persone intrappolate sotto le macerie. Un ruolo cruciale fu svolto dall’Associazione Nazionale Alpini, che fin dai primi giorni organizzò numerosissimi volontari. A meno di un mese dalla tragedia sorsero il Centro Base Operativo per la raccolta dei materiali e i primi cantieri di lavoro. Nel corso dell’estate di quell’anno, oltre 15.000 ex alpini si alternarono per svolgere le loro ferie di lavoro in Friuli, ispirati dallo slogan “dov’era e com’era”. È dal Friuli che nasce la Protezione Civile come Ente, che diventerà una realtà consolidata con la tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino, nel 1981.
La Mostra fotografica Permanente sul terremoto “1976 Frammenti di Memoria” è di un impatto che lascia senza fiato, con video interattivi proiettati a ciclo continuo, oggetti e frammenti, fotografie e reperti, testimoniando la capacità di una comunità di ricostruire non solo edifici, ma anche la propria identità e la propria storia.
Ai Musei Vaticani il restauro della croce di Sant'Eutizio
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