La Teologia Eucaristica: Tra Tradizione e Nuove Prospettive

Nessun sacramento plasma più la Chiesa cattolica, le sue Chiese, la sua vita liturgica quotidiana, il suo anno liturgico con le sue grandi feste e la sua spiritualità comune e privata come il sacramento dell’Eucaristia. Il “Santissimo Sacramento” sta sempre al centro della vita della Chiesa! L’Eucaristia, intesa come “simbolo e segno della convivenza divino-umana”, non è solo un “cibo” o “nutrimento” quotidiano ed esistenziale, ma anche l’oggetto principale dell’adorazione e di una comunione spirituale dei fedeli. Questa teologia e spiritualità dell’Eucaristia, formatasi a partire dai primi secoli fino ad oggi, ha plasmato l'intera cultura ecclesiale e l'ecclesiologia cattolica, che è fino in fondo una “ecclesiologia sacramentale”, come dimostrano anche tutte le Encicliche tra Mystici Corporis di Pio XII (1943) ed Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Paolo II.

Nonostante nel dialogo scientifico-teologico odierno non ci si concentri più sui vecchi temi della transustanziazione o della presenza reale e continua del Signore nel Santissimo Sacramento, oggi siamo confrontati con nuovi problemi nella vita pastorale e spirituale, con una latente evaporazione della spiritualità eucaristica e con un nuovo lassismo nei rapporti con l’Eucaristia e con gli altri sacramenti nelle parrocchie. In queste realtà, il sacramento dell’Eucaristia, della prima comunione e della cresima viene “svenduto” in modo sconsiderato, anche ai non praticanti, come un commerciante serve la sua “clientela di passaggio”.

Il Nuovo Manuale di Teologia Eucaristica di Andrea Grillo

Un recente e significativo contributo a questo dibattito è il nuovo manuale di teologia sistematica sull'Eucaristia del teologo liturgista Andrea Grillo, frutto di una gestazione di quasi vent'anni. Fin dalla lettura del prefazio, il lettore può ammirarsi della forma creativa e affettiva con cui l'Autore scrive. Questo manuale rappresenta l'esperienza di una vita dedicata allo studio del Movimento Liturgico, del Concilio Vaticano II e della riforma liturgica, senza alcuna nostalgia per le forme rituali del passato o le diverse celebrazioni vissute. Si tratta di un fare teologico critico e maturato, una pubblicazione che presenta una comprensione radicale della rinnovata azione liturgica della celebrazione eucaristica e una profonda revisione delle categorie sistematiche di interpretazione della tradizione.

Copertina del manuale di teologia eucaristica di Andrea Grillo

Percorsi e Innovazioni Metodologiche

Gli incontri con diverse personalità magistrali dell'universo teologico-liturgico hanno portato Grillo a percorrere il cammino della questione rituale, giungendo in particolare al rito cristiano per eccellenza, quello dell'Eucaristia. Questi percorsi e insegnamenti hanno costruito una mentalità attenta alla liturgia, che ha fatto sorgere nuove esigenze di lettura della teologia eucaristica. Il testo si presenta forte, comprensivo e sintetico, presentando allo studente il “fenomeno-Eucaristia” e richiedendo, perciò, una scelta metodologica precisa.

All’ombra della teologia eucaristica di Tommaso d'Aquino, Grillo lancia in maniera sorprendente e paradossale l’idea, spesso trascurata dalla teologia successiva, che l'Eucaristia non sia fine/oggetto di ogni dovere, ma il fine/interruzione di tutti i doveri. Nell'Eucaristia tutti i doveri sono compiuti e, insieme, trasgrediti e superati. Se la fede è la consapevolezza del primato del dono sull'obbligo, recuperare questa dinamica “donata” sembra essere oggi l'obiettivo prioritario di una teologia dell'Eucaristia. L'esperienza della grazia di Cristo, più che necessaria, non può essere ridotta alla logica della necessità. In tal senso, si ha una logica più vicina alla poesia che alla scienza.

Per una corretta prospettiva eucaristica, è inoltre necessario articolare tre stili di riflessione, mai in modo lineare e unidirezionale: sull'essenza (Wesen), la forma (Gestalt) e la celebrazione (Vollzug), rispettivamente, in un approccio sistematico, storico e liturgico, che pensi in modo simbolico, valorizzi il linguaggio non verbale e stabilisca un'esperienza corporea e comunitaria del sacramento.

La polarizzazione tra “oggettivo” e “soggettivo”, tipica della teoria e dell'esperienza ecclesiale post-scolastica, ha reso molto difficile non solo teorizzare, ma fare esperienza in modo diverso da quello polarizzante. Di fatto, come afferma Grillo, un'esperienza intersoggettiva dell'Eucaristia considera il sacramento come actio sacra, dove Dio e l'uomo, Cristo e la Chiesa agiscono contemporaneamente e dialogicamente. È proprio questo che le pagine inaugurali del Movimento Liturgico di Guardini e Casel attestano con precisione.

Questo manuale tenta di presentare una fondamentale integrazione intersoggettiva, ovvero simbolico-rituale, del sapere eucaristico dogmatico-disciplinare e ascetico-morale. Lo sviluppo dell'esperienza simbolico-rituale dell'Eucaristia richiede passaggi delicati e mediazioni molto fini, un laborioso riconoscimento che il soggetto in comunità sia/diventi parte del mistero e sia/diventi corpo di Cristo. Questo può essere appreso e vissuto solo se viene celebrato. È il passaggio da una conoscenza mediata esclusivamente dal concetto, a una conoscenza mediata, prima di tutto, dall'azione. Un'Eucaristia ridotta al suo significato, alla sua storia o al suo rito continua ad essere una via di fuga per non coinvolgersi nella questione. L'affermazione “l'Eucaristia non è più di...” nasconde sempre una forza che dobbiamo con cura evitare.

Grillo afferma che il passaggio da una teologia eucaristica in genere signi et causae a una teologia eucaristica in genere symboli et ritus è un fenomeno più vasto di una semplice “nuova predilezione” per la teologia anteriore al periodo medievale, cercata da un consistente “ritorno ai padri”.

DIVINA LITURGIA: GESU' E IL SUO CULTO. LE NUOVE PROSPETTIVE NELLA PROGRAMMAZIONE DI AUTUNNO

Struttura del Manuale di Grillo

Il teologo e liturgista spiega che la struttura del testo si divide in tre parti, contenenti sedici capitoli:

  1. La prima parte si dedica all'azione rituale della celebrazione eucaristica, senza ridurla all'esposizione dell'Ordo ritual, ma indagando la forma fondamentale del sacramento. L'azione rituale dell'Eucaristia è il luogo di comunione tra Cristo e la Chiesa, nella forma di una “parola-preghiera” e di una “cena-Eucaristia”. Questa sezione comprende lo studio dell'Eucaristia come:
    • atto di parola (capitolo 1)
    • atto di alimento (capitolo 2)
    • atto di orazione (capitolo 3)
    • atto di cena (capitolo 4)
    In tal modo, l'azione rituale, nella sua struttura formale, appare come mediazione di presenza, esercizio di memoria e apertura al futuro.
  2. La seconda parte tratta della forma storica della messa, in parallelo, con le forme celebrative e le interpretazioni sistematiche. Il profilo originale di questa parte è la struttura relazionale tra teoria e prassi eucaristica, anche se presentata solo attraverso i grandi modelli. Le grandi tappe dello sviluppo della celebrazione eucaristica sono divise in cinque periodi chiave:
    • l'origine (capitolo 5)
    • i primi secoli (capitolo 6)
    • la fondamentale sintesi sistematica medievale (capitolo 7)
    • la sintesi moderna (capitolo 8)
    • la riflessione contemporanea (capitoli 9, 10 e 11)
    Considerare il divenire storico può condurre a una ricchezza sistematica e spirituale. Grillo cita tre autori come diverse tradizioni sull'Ultima Cena: la tradizione testamentaria e cultuale di Xavier Léon-Dufour, la ricostruzione dell'origine dell'Eucaristia con E. Mazza e una sintesi della ricerca esegetica con J. Jeremias.
  3. La terza parte propone una sintesi sistematica, che conduca a un'intelligenza rituale dell'Eucaristia, componendo e integrando le diverse fonti del nostro “sentire-agire-volere-sapere eucaristico”. Questa sezione conclusiva si propone di offrire la “traduzione della tradizione”, portando le principali novità teoriche presenti nel dibattito contemporaneo. Il capitolo 12, il più complesso, torna sull'attenzione per la “forma fondamentale” che ha rinnovato il significato teologico dell'Eucaristia tra actio sacra e historia salutis, sviluppando le tematiche classiche di presenza reale, sacrificio e comunione.

Il primo capitolo, il capitolo zero, serve da preludio al carattere metodologico. Parlando di una nuova intuizione dell'Eucaristia, l'Autore considera l'insufficienza della teologia eucaristica classica. Così, la fedeltà alla tradizione esige traduzione del linguaggio e della motivazione. In passato si celebravano sacrifici (messe) senza che l'assemblea partecipasse alla comunione; si credeva fosse possibile accedere al senso dell'Eucaristia senza riferimento al rito ecclesiale; si pretendeva di compiere il rito del sacramento solo con l'intelletto, senza attenzione ai sensi, e con grave disattenzione allo spazio e al tempo. Il “sapere tradizionale” non aveva la percezione di questi paradossi.

La rilettura della tradizione eucaristica, da parte di molti teologi del secolo scorso, ha cercato di passare da una dottrina statica dell'Eucaristia a una dottrina dinamica; da una teologia astratta e intellettualista a una teologia concreta e storica; da una rigida separazione tra significato teologico e cerimonia rituale a una strutturazione della teologia del rito e alla scoperta teologica dell'azione rituale. Queste transizioni, iniziate un secolo fa e ancora in corso, presupponevano una serie di nuove evidenze che la cultura e la coscienza ecclesiale avevano profondamente scoperto. Così, al cuore del manuale troviamo il cambiamento della nozione di forma.

La Forma Fondamentale dell'Eucaristia

Considerando la forma rituale dell'Eucaristia, in corrispondenza al concetto esteriore di forma, è necessario dire che la forma fondamentale dell'Eucaristia è il fondamento che esige una forma visibile e vivibile, immanente e contingente, spaziale e temporale, sensibile ed emotiva. Solo così l'intelligenza sistematica sarà capace di una vera sintesi, di porsi sul piano sincronico di relazione diretta con la verità, senza dimenticare la mediazione storica e corporea attraverso cui la Chiesa può e deve riconoscere l'esperienza immediata del soggetto aperto corporalmente e simbolicamente alla verità.

La teoria centrale in relazione alla forma fondamentale, con le sue necessarie articolazioni, l'Autore la ricava dal pensiero di R. Guardini e J.A. Jungmann, integrando il rito nel fondamento della rivelazione e della fede, rendendo possibile un'esperienza più articolata e partecipata dell'Eucaristia. Questa visione si contrappone a quella di J. Ratzinger, che privilegiava un'essenzializzazione e interiorizzazione dell'esperienza razionale piuttosto che rituale, e a quella di P. Caspani, orientata più apologeticamente verso il tema della presenza reale.

Grillo spiega che la prima apparizione dell'espressione transubstantiatio nel magistero avviene non come sostantivo, ma con il participio transubstantinatis (cf. DZ 802; 1652). Così, la transustanziazione non è la formulazione del dogma, ma la sua spiegazione. Non definisce un fine, ma apre una prospettiva. Il Concilio Vaticano II non solo ha cambiato la relazione tra presenza “reale” e presenza “rituale”, ma ha scoperto un lato rituale della presenza reale e un lato reale della presenza rituale. La presenza del Signore è manifestata in molti modi, non esigendo semplicemente il ritus servandus di una formula su una materia da parte di un solo ministro, ma la celebrazione comunitaria di una forma rituale, di una materia simbolica e di una dinamica ecclesiale. Pertanto, la Parola proclamata e sacramentale, l'orazione eucaristica articolata e il rito di comunione sono compresi non a partire da una presenza eucaristica, ma da una sequenza rituale qualificante.

Il rito eucaristico non consiste nel dire “questo è” - questa è la spiegazione del rito, non il rito - ma consiste nel fare memoria-imitazione di tutta la sequenza di azioni, che devono essere descritte come comunione con il corpo nel pane e con il sangue nel vino. Non la sostanza, ma la circostanza è decisiva. Non l'essere, ma il divenire è il tema. È il “fate questo” che permette di dire “questo è”, non viceversa. Con la centralità della transustanziazione, considerata come la forma logica dell'Eucaristia, è scomparsa la dimensione sacramentale, liturgica e simbolica. Il cuore dell'Eucaristia è diventato un atto di contemplazione immediata, non un'azione del processo rituale di mediazione; ovvero, si è passati a una comprensione cerimoniale, formale e istituzionale, perdendo la relazione con il significato e con la significazione. Questo cambiamento epistemologico è diventato, nel corso dei secoli, la causa e il motivo della perdita dell'esperienza liturgica e rituale, sostituendo il processo con l'atto e la sequenza con l'istante. Secondo l'Autore, per esprimere la presenza reale del sacrificio del Signore, il ricorso al linguaggio della conversione di tutta la sostanza continua a essere legittimo, possibile, raccomandabile, ma non è in sé necessario e, certamente, non sufficiente. È quindi necessario rivedere la nozione di transustanziazione affinché questa non sia solo una spiegazione intellettuale. Dopo il tema della presenza reale, si sviluppa la questione del sacrificio come dono.

Schema che illustra il passaggio da una teologia statica a dinamica dell'Eucaristia

L'Impatto della Riforma Liturgica e la Nuova Teologia Eucaristica

A distanza di cinquant'anni dall’inizio della Riforma liturgica, è “cosa buona e giusta” soffermarsi in modo adeguato e puntuale sul grande impatto che la nuova forma celebrativa scaturita dal Messale di Paolo VI ha avuto sulla teologia del sacramento dell’Eucaristia. Si tratta di una forma niente affatto statica e consolidata, ma impegnata in un cammino di affinamento che non manca di provocare la riflessione teologica sui grandi temi della teologia eucaristica: la presenza reale, la comunione, il sacrificio. Per troppo tempo questi temi sono stati trattati in modo separato l’uno dall’altro, alla ricerca di presunti primati (l’Eucaristia come sacrificio, come pasto o come rendimento di grazie) che non onoravano la fondamentale unità che scaturisce dalla forma rituale del sacramento e il necessario collegamento con le altre dimensioni essenziali del sacramento (come la Parola di Dio).

I contributi raccolti nel volume intendono studiare l’impatto della nuova forma celebrativa scaturita dal Messale di Paolo VI sulla teologia eucaristica a partire dai principali temi della teologia sistematica. Il punto di osservazione è quello delle categorie classiche di presenza, sacrificio e comunione, per cogliere in un secondo momento l’apporto singolare della teologia liturgica a ciascuno di questi temi. Un ulteriore passo nella riflessione di Ghislain Lafont sulla “Nuova teologia eucaristica”, che giunge a individuare nella “natura eucaristica” della messa il suo centro: lode e dossologia chiedono una rilettura della parola e del pasto, assimila la Chiesa al suo Signore.

Il passaggio a questa nuova teologia eucaristica esige una riscoperta della nozione di “sacerdozio regale”. Per questo la costruzione della teologia medievale e tridentina dell’Eucaristia deve essere sottoposta ad accurata “decostruzione”, fondandola su una diversa teoria del sacerdozio e del ministero. Una nuova teologia eucaristica dovrebbe ripartire da ciò che dice la parola stessa: Eucaristia, felice parola di grazia, o ancora, dossologia, parola di gloria. Consideriamo esempi semplici e umani per riattivare in noi la gioia dell’ammirazione, senza la quale non può esserci parola di grazia.

Nel Messale di Pio V c’era un prefazio straordinariamente semplice, da utilizzare nei giorni ordinari. In questo testo si trova un’invocazione a Dio, che esprime il desiderio di una lode perenne nel tempo e nello spazio, poi una sola riga che evoca il mediatore grazie al quale questa lode è possibile, infine la preghiera raggiunge in cielo il coro degli angeli, primi beneficiari di questa mediazione. L’assemblea radunata torna quindi a se stessa e assume su di sé la dossologia. La memoria di Gesù Cristo è centrale: soltanto con due titoli - Cristo e Signore - si dice tutto. Siamo rimandati silenziosamente al Simbolo apostolico.

L’Eucaristia dice tutto questo e si compie in questa breve dossologia, che tutto comprende: l’invocazione di Dio, l’evocazione della salvezza in Gesù Cristo, l’anticipazione della città celeste, dimora di lode, ma anche partecipazione di tutti noi ancora sulla terra, che formiamo la comunità, una sorta di impegno a vivere tutto, nel corso del tempo, in laudem gloriae, a lode della gloria. Questo è il sacrificio spirituale che la lode include nel sacrificio del Cristo. Tuttavia la parola non è sufficiente: bisogna coinvolgere anche il corpo, come fu anche per Gesù. Per questo portiamo pane e vino, segni del sacrificio simbolico. Invochiamo lo Spirito Santo, frutto della risurrezione, affinché assicuri alla lode un rimando da un lato alla sua sorgente corporea, il corpo e il sangue di Gesù morto e risorto, dall’altro alla nostra comunità che si offre in sacrificio spirituale, in comunione con le altre comunità e in definitiva con tutta l’umanità.

Rappresentazione simbolica della comunità che si offre in sacrificio spirituale

In sintesi, il libro di Grillo è molto prezioso. Pur essendo un manuale, presenta riflessioni lucide e intelligenti, con ricchezza di argomenti e articolazioni singolari, portando questioni nuove e offrendo un campo aperto al fare teologico. Con questa preoccupazione, siamo capaci di capire che la tradizione eucaristica non è un sapere concettuale a proposito del sacramento, del sacrificio o della comunione.

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