Le Suore di Carità dell’Assunzione e l’antica famiglia Sacchetti

Le Suore di Carità dell’Assunzione sono profondamente impegnate nell’assistenza infermieristica, nel supporto alle famiglie in difficoltà e nel sostegno ai minori. La loro sede romana, attiva dal 2004, si trova in via Prospero Santacroce 9, nella zona Boccea-Pineta Sacchetti, in un villino quasi nascosto tra palazzine residenziali.

Foto esterna del villino sede delle Suore di Carità dell'Assunzione a Roma

Origini e Carisma della Congregazione

La congregazione delle Suore di Carità dell’Assunzione fu fondata nel 1865 da padre Etienne Pernet, assunzionista. Verso la fine del secolo scorso, fu "rianimata" dall'incontro con don Luigi Giussani, che nel 2005 fu nominato cofondatore. Questa congregazione è particolarmente cara a Papa Francesco, che ha conosciuto le "suorine", come sono affettuosamente chiamate nei quartieri in cui operano, già a Buenos Aires.

Il carisma della congregazione è riassunto nel titolo del libro “Il Vangelo guancia a guancia. Amare il prossimo abitando la sua povertà, vulnerabilità, fragilità perché lui è amato da Cristo”. La missione si traduce nell’intervenire ovunque ci sia bisogno di assistenza, dall'infermieristica domiciliare al sostegno socio-culturale. Questo servizio a 360°, che si reinventa in base alle esigenze attuali, anche in tempi di pandemia, è reso possibile soprattutto grazie ai fondi dell’8xmille.

La Vita Quotidiana e la Missione

Nel convento di via Prospero Santacroce abitano 12 religiose, di cui tre sono infermiere. La loro giornata inizia con la celebrazione della Messa e la recita delle Lodi, dopodiché, come spiega suor Donata Motta, superiora della casa: «si parte per la missione. Ogni attività quotidiana è offerta per la missione affinché si veda il Regno di Dio sulla terra».

Foto di gruppo delle suore impegnate nelle attività quotidiane

Assistenza alle Famiglie e ai Minori

Ogni anno, circa 190 nuclei familiari ricevono assistenza. Questi sono per lo più stranieri provenienti da diverse parti del mondo e residenti nelle aree di Boccea, Primavalle, Montespaccato, Casalotti e Val Cannuta. Suor Donata precisa che: «Con tutti condividiamo la vita cercando di risolvere i problemi che si presentano ma non elargiamo aiuti economici o pacchi viveri, per i quali ci sono gli enti preposti».

Gli adulti vengono aiutati a integrarsi nella società attraverso corsi di italiano, assistenza nelle pratiche burocratiche e supporto per l'inserimento scolastico dei figli. Complessivamente, 110 minori ricevono assistenza: vengono accompagnati a scuola, in terapia, accuditi durante il giorno e, in casi eccezionali, anche di notte. Per questa ragione, il convento è stato ribattezzato da molti "domicilio ausiliario".

L'Impatto dei Fondi 8xmille e il Ruolo delle Infermiere

I fondi dell’8xmille sono stati impiegati per l'acquisto di auto, essenziali per accompagnare i bambini, «per raggiungere casa degli ammalati, per portarli alle visite mediche e fare il vaccino, per sostenere le spese di terapie urgenti laddove le liste di attesa alle Asl sono lunghissime», come sottolinea suor Beatrice Roccato, un'infermiera la cui missione non si è interrotta neanche durante il lockdown.

Suor Beatrice aggiunge: «Si è valutato caso per caso. Con le dovute precauzioni, si è cercato di andare nei domicili di chi non aveva altra assistenza o versava in gravi condizioni di salute». Oltre sessanta minori, tra alunni delle elementari e studenti delle medie, frequentano il Centro aiuto allo studio, un'attività che è stata riorganizzata durante l'emergenza sanitaria. Suor Donata afferma: «I piccoli non potevano essere lasciati soli alle prese con la dad. Molte famiglie vivono in piccoli spazi, non hanno supporti informatici e non comprendono l’italiano».

Collaborazioni e Inclusione Sociale

Sostenute dall’associazione Filippo Neri e dalla Cooperativa Nicodemo, le suore di Carità dell’Assunzione mantengono stretti rapporti con le Asl, le scuole, la Caritas, i medici di famiglia e gli assistenti sociali. Suor Barbara Limonta spiega: «Ci sono situazioni talmente delicate in cui è necessario affidare i bambini ad altre famiglie. Noi rimaniamo il filo di collegamento tra la famiglia di origine e quella affidataria, accompagnando e supervisionando gli incontri dei bambini con i genitori biologici».

Non mancano momenti di svago e integrazione, come gite, giornate al mare o in piscina e la cura del presepe vivente. Suor Donata, suor Beatrice e suor Barbara esprimono grande gioia nel constatare «il clima di accoglienza che si è creato tra famiglie di nazionalità e religioni diverse. L’accoglienza nel bisogno - dicono - abbatte ogni muro e brucia i pregiudizi». I rapporti instaurati tra le suorine e gli assistiti rimangono solidi «per tutta la vita».

La Famiglia Fiorentina Sacchetti: Storia e Ruolo nella Società

La famiglia Sacchetti è un'antica stirpe fiorentina, la cui origine è stata oggetto di tentativi di collegamento con supposte radici romane da parte di eruditi e genealogisti, sebbene senza un fondamento critico solido. Alcune teorie, più verosimili, suggeriscono che la famiglia appartenga al gruppo delle stirpi fiesolane costrette a trasferirsi a Firenze dopo la distruzione della loro città.

Albero genealogico semplificato della famiglia Sacchetti

Documentazione Storica e Impegno Politico

La documentazione archivistica più antica menziona un Isacco o Isacchetto nel 1030, da cui si ritenne derivasse il cognome Sacchetti. Successivamente, un Brodaio di Sacchetto appare come membro dei consigli del comune nel 1197 e console nel 1203, affiancato da Cingisacco, fratello di Brodaio, anziano nel 1200, insieme ad Albizzo di Rovinoso, "miles auratus". Molti altri Sacchetti militarono tra i guelfi fiorentini a Montaperti, inclusi Rustico di Upizzino (anch'egli cavaliere a spron d'oro), suo figlio Uguccione, Tegghiaio e Giamberto di Donzello.

La scelta politica dei Sacchetti tra Duecento e Trecento fu chiaramente documentata: pur sopportando esili a seguito delle vittorie degli avversari, si avvantaggiarono notevolmente quando la Parte guelfa trionfò definitivamente. L'Ottimo, in riferimento al distacco tra i Sacchetti, magnati di tradizioni consolari, e il "popolo", li descrive come «nimici dell'autore e... giusta lor possa, disdegnosi e superbi», commentando l'episodio di Geri del Bello (If XXIX 18-36), cugino di Dante, uccisore e poi assassinato per tradimento a Fucecchio.

Evoluzione della Famiglia e Cariche Pubbliche

La storia genealogica dei Sacchetti prosegue oltre l'età di Dante, arrivando fino ai giorni nostri, con la famiglia tuttora fiorente a Roma, dove trasferì le proprie fortune all'inizio dell'età moderna. A Firenze, pur essendo membri del gruppo magnatizio ed esclusi dalle maggiori cariche pubbliche per gli Ordinamenti di Giustizia, furono presto autorizzati a "farsi di popolo". Ciò permise loro di accedere alle supreme magistrature comunali: tra il 1335 e il 1523, molti Sacchetti ricoprirono per trentadue volte la carica di priore e per otto volte quella di gonfaloniere di giustizia.

Molti altri Sacchetti parteciparono alla vita politica e amministrativa di Firenze in posizioni di prestigio o con incarichi subalterni. Tra i personaggi del tempo di Dante, spiccano Forese, priore (1339, 1358) e gonfaloniere (1347), e Giannozzo, decapitato nel 1379 per trame filo-viscontee, così come Iacopo di Piero, anch'egli coinvolto nelle stesse trame. Il poeta e novelliere Franco di Bencio, il più noto dei Sacchetti vissuti a Firenze tra il XII e il XIV secolo, ricoprì importanti cariche politiche al servizio del comune di Firenze (ambasciatore a Genova) e come podestà di Pisa (1381), Bibbiena (1392), San Miniato (1392) e Faenza (1396).

Fonti e Studi Genealogici

Le fonti cronistiche (Malispini, Marchionne, Compagni, G. Villani) e archivistiche (Archivio di Stato di Firenze, Carte Pucci, Dei, dell'Ancisa, "prioristi" di Palazzo e Mariani, manoscritto Istoria delle famiglie della città di Firenze di P. Monaldi) sono state ampiamente studiate nel XIX e XX secolo da L. Passerini e C. Sebregondi, che hanno raccolto e elaborato numerosi dati biografici sui singoli personaggi, contestualizzandoli nella storia della famiglia.

Profili genealogici dei Sacchetti sono stati pubblicati da L. Passerini (a commento del romanzo di A. Ademollo, Marietta de' Ricci, 1845), G.G. Warren Lord Vernon (L'Inferno, 1862), Scartazzini (Enciclopedia, 1714), G. De Lillo (La nobiltà dell'antica famiglia S., 1899), C.A. Bertini Frassoni (Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1932) e G. Ceccarelli [Ceccarius] (I S., 1946, "Le grandi famiglie romane" V).

Eruditi e genealogisti che hanno trattato delle origini dei Sacchetti e dei personaggi dell'età di Dante, rifacendosi ai cronisti, includono S. Ammirato (Delle famiglie nobili fiorentine, 1615; Albero e istoria della famiglia dei conti Guidi, 1640; Vescovi di Fiesole, di Volterra e d'Arezzo, 1637), V. Borghini (Discorsi, 1755²), B. De' Rossi (Lettera a Flamminio Mannelli, 1585), P. Mini (Discorso della nobiltà di Firenze e de' Fiorentini, 1593; Difesa della città di Firenze e de' Fiorentini, 1577), U. Verini (De illustratione urbis Florentiae, 1583) e M. Salvi (Delle historie di Pistoia e fazioni d'Italia, 1656-1662).

Il Contributo dei Sacchetti all'Arte: Mecenatismo e Cultura

I Sacchetti non furono solo protagonisti della vita politica e sociale, ma anche mecenati importanti nel contesto artistico. La famiglia ha dimostrato un impegno significativo nel supportare l'arte e la cultura attraverso i secoli. Questo mecenatismo si può considerare una vera e propria missione, testimonianza del loro profondo legame con la vita intellettuale e artistica fiorentina e, successivamente, romana.

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