Padre Alberto Maggi: Profilo, Missione e il Centro Studi Biblici
Padre Alberto Maggi, un biblista e frate servita, è da cinquant'anni studioso dei Vangeli, noto per le sue interpretazioni profonde e spesso anticonformiste. La sua figura è stata al centro di una puntata di “Colpi di Zia”, un programma itinerante nato online per affrontare temi come identità, sessualità e fede, rompendo tabù sia negli ambienti cristiani che in quelli LGBT. Durante l'intervista, condotta da Edoardo e Raffaele, Padre Maggi ha dialogato presso il Centro Studi Biblici “G. Vannucci” di Montefano (Marche), da lui stesso fondato.
La sua formazione è stata eclettica: dopo aver lavorato come ingegnere nel comune di Ancona, a 22 anni è entrato in convento. Si è appassionato ai Vangeli, studiandoli presso la prestigiosa Università Gregoriana e lo Studio Biblico di Gerusalemme. Autore di numerosi libri e collaboratore del Vaticano, Padre Maggi ha sviluppato una visione teologica incentrata sull'amore e l'accoglienza universale.

Il Messaggio Evangelico di Accoglienza Universale
Al centro del pensiero di Padre Alberto Maggi vi è la convinzione che ogni persona sia un progetto d’amore di Dio. Egli cita San Paolo, affermando che il Signore ha pensato a ciascuno di noi prima ancora di creare il mondo, non per un bisogno di Dio, ma per il Suo desiderio di manifestarsi in forme nuove, originali e creative. Non esiste un individuo identico all'altro, poiché ognuno è una manifestazione visibile di Dio. In quest'ottica, le persone che incontriamo e accogliamo sono considerate un "regalo di Dio", un segno del Suo amore. Nei Vangeli, secondo Maggi, non esistono differenze che giustifichino discriminazioni.
Interpretazione delle Scritture: Vangelo vs. Legge e Lettere
Superare il Levitico e le Lettere di Paolo
Padre Maggi affronta le critiche spesso mosse all'omosessualità, che si basano su citazioni dal Levitico e dalle lettere ai Romani, evidenziando come raramente venga citato il Vangelo in tali contesti. Egli sottolinea l'episodio della Trasfigurazione come fondamentale: Gesù si manifesta nella gloria, affiancato da Mosè (il legislatore) ed Elia (il profeta). Quando Pietro interviene, Mosè ed Elia spariscono, e una voce divina afferma: “Questi è mio figlio, ascoltate Lui”. Questo, per Maggi, significa che per la comunità cristiana è valido solo ciò che è in sintonia con Gesù, relativizzando certe norme del Levitico, spesso citate a sproposito.
Riguardo al Levitico, Maggi spiega che le sue prescrizioni non riguardano la sessualità in senso moderno, ma la procreazione. La frase “un uomo non può giacere con un altro uomo” non è accompagnata da alcuna analoga proibizione per le donne, indicando una prospettiva legata alla discendenza.

Per quanto riguarda l'apostolo Paolo, Maggi evidenzia che i suoi scritti sono stati prodotti in diverse fasi della vita. Pur riconoscendo un Paolo "sublime" quando afferma “davanti a Dio non c’è né uomo né donna, né schiavo né libero, né giudeo né greco”, il biblista precisa che all'epoca di Paolo non esisteva il concetto di omosessualità come lo intendiamo oggi, nato nell’Ottocento. Le sue condanne si riferivano a pratiche sessuali promiscue per "nuove emozioni", e non al tema dell'orientamento sessuale. Il Vangelo, al contrario, presenta un Dio che ama i suoi figli e desidera la loro felicità, e Gesù stesso afferma che ciò che rende impura la persona sono i sentimenti cattivi che escono dal cuore, non le azioni esteriori. Il Vangelo promuove la piena libertà dell’individuo, chiamato a essere ciò che sente di dover essere.
L'Orientamento Sessuale e la Purificazione Spirituale
Padre Maggi esprime difficoltà nel parlare di etichette, preferendo concentrarsi sulle persone e sui credenti. L’orientamento sessuale è un fatto personale, e il Signore chiede conto di come orientiamo la nostra vita, non "con chi andiamo a letto". Approfondendo, egli richiama il discorso della vite e dei tralci: Gesù dice “Io sono la vite, il Padre è il vignaiolo, voi siete i tralci”. Il tralcio che porta frutto, il Padre lo purifica. Maggi sostiene che è "assolutamente vietato" che siamo noi a cercare di eliminare gli aspetti negativi in noi stessi, perché si rischia di compromettere l'intera personalità. È compito del Padre, il vignaiolo, occuparsi di questa purificazione. Citando la Prima Lettera di Giovanni, Maggi ricorda che “Anche se il tuo cuore ti rimprovera qualcosa, Dio è più grande del tuo cuore”, sottolineando come la morale corrente sia mutevole, mentre l'amore di Dio è immutabile e trascendente le nostre imperfezioni.
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Accoglienza delle Relazioni Omosessuali e dei Divorziati
Di fronte all'idea di accogliere le persone omosessuali ma non le loro relazioni, Padre Maggi paragona questa richiesta a "chiedere a un albero di non fiorire". Rievocando un episodio significativo, racconta di come le sue parole, in una trasmissione televisiva, abbiano salvato un ragazzo di Lugano dalla disperazione e dal suicidio, dimostrando il potere dell'accoglienza incondizionata.
Secondo Maggi, la dottrina della Chiesa era più chiara prima del Concilio Vaticano II, seppur rigida, definendo i "sodomiti" peccatori destinati all'inferno. Il problema è emerso con l'apertura conciliare, che ha portato alla distinzione: "non è peccato essere omosessuali, è peccato manifestarlo; siete chiamati al celibato, alla castità". Maggi, che ha scelto il celibato e la castità come frate, ne sottolinea l'impegno, criticando l'applicazione di tali aspettative a chi non ha fatto una scelta di vita religiosa. La Chiesa, a suo avviso, ha la capacità di fornire nuove risposte ai nuovi bisogni, ma spesso si "impaurisce" e offre vecchie risposte, perdendo l'ascolto della gente. Per Maggi, la Chiesa deve superare due "scogli" fondamentali: il problema delle persone omosessuali e quello dei divorziati, arrivando a evidenziare la controversa percezione per cui "oggi, nella Chiesa, è più grave il peccato del divorzio che quello dell’omicidio."
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L'Eucaristia come Mezzo di Purificazione e Amore
Riflettendo sulla frase del Vangelo di Giovanni “Amatevi come io vi ho amato”, Padre Maggi evidenzia che Gesù pronuncia questa frase al passato, "come io vi ho amato", non "come vi amerò" sulla croce. L'apice di questo amore, nel capitolo 13, non è un discorso straordinario, ma l'atto di Gesù che si alza e lava i piedi ai discepoli: l'amore come servizio. Un aspetto cruciale è che Gesù compie questo gesto durante la cena, che è l'Eucaristia. Ciò significa che non è necessario purificarsi per partecipare all'Eucaristia, ma è proprio partecipando che si viene purificati. La Chiesa, in passato, ha causato danni pretendendo una purificazione preventiva. Invece, prendere il pane che è Gesù, che si fa alimento, impegna ad amare gli altri, e in questo dinamismo d'amore avviene la vera purificazione. Dio, infatti, non ama le persone per i loro meriti, ma per i loro bisogni.
Le celebrazioni domenicali, secondo Maggi, dovrebbero far uscire le persone più felici. Nella sua chiesa, ormai, la presenza di persone che vivono insieme, omosessuali e divorziati, è "la norma". Celebrando i suoi 50 anni di sacerdozio, ricorda di aver sempre dato la comunione a tutti, anche a categorie per cui era proibito, perché non si sente il "padrone" dell'Eucaristia, ma un servo. Già 25-30 anni fa ha benedetto la prima unione, in modo riservato, non per nascondere, ma perché la società non era ancora in grado di comprendere e avrebbe potuto "sporcare" questo amore. La sua formula di benedizione esprime un amore divino che porta all'incontro tra persone, un "regalo di Dio per la tua felicità" da custodire come "l'oro che più passa il tempo e più acquista valore".
Un Percorso di Libertà e Studio Biblico
La "Salvezza" nell'Esilio
Il percorso di Padre Maggi è stato costellato di sfide e "esili". Considerato "non sufficientemente cattolico" per l'ordinazione sacerdotale, fu respinto al Capitolo dei frati per la sua insistenza nel voler accettare i documenti della Chiesa "con intelligenza" piuttosto che con mera obbedienza. A fine 1975, un documento dell'ex Sant'Uffizio sull'etica sessuale, che definiva la masturbazione e l'omosessualità come peccati destinati all'inferno, lo portò a uno scandalo mediatico dopo averne denunciato l'arretratezza.
Questi eventi lo portarono ad essere inviato a Montefano, in un convento semidistrutto in un borgo minuscolo, quella che inizialmente percepiva come una "condanna", una "morte civile". Questo "esilio" si rivelò la sua salvezza. In un luogo dove "non c'era nulla", Maggi si inventò un allevamento di galline e conigli, dipingeva icone, e poi, quasi per caso, iniziò a commentare il Vangelo per un gruppo di giovani. La gente, affamata della Parola di Dio, iniziò ad affluire, creando un gruppo sempre più numeroso che si riuniva ogni domenica per ascoltare il suo commento alla Bibbia e partecipare alla Messa.

Nel corso degli anni, le sue pratiche inclusiva, come dare la comunione a divorziati risposati e omosessuali, gli procurarono richiami e il divieto di predicare nella zona di Macerata. Fu inviato a Bologna, dove un episodio alla Festa dell'Unità del 1991, in cui presentò un suo libro sulla Madonna con Franca Rame, scatenò le ire del cardinale Biffi.
Metodo di Studio e Opere
La sua sete di conoscenza lo portò all'École Biblique di Gerusalemme per due anni, esperienza che definì un "sogno" e che gli permise di studiare i testi biblici nei luoghi di Gesù, approfondire l'archeologia e confrontarsi con studiosi internazionali. Lì completò la traduzione e il commento di due testi del Vangelo di Matteo: le Beatitudini e la preghiera del Padre Nostro.
Il suo metodo di studio si basa sulla "lettura continuata della Scrittura", con "l'analisi parola per parola", utilizzando un linguaggio accessibile ma non banale. I suoi libri nascono sempre per rispondere a specifiche difficoltà e per chiarire aspetti della fede, come "Nostra Signora degli eretici", "Gesù e Belzebù", "Come leggere il Vangelo (e non perdere la fede)" e "Versetti pericolosi - Gesù e lo scandalo della misericordia", quest'ultimo incentrato sull'amore "pericoloso" del Vangelo di Luca, spesso censurato perché, con l'amore, "non si governa, si governa con la paura".
Visione di Dio, Perdono e Oltre la Vita
La Misericordia di Dio e l'Assenza dell'Inferno
Padre Maggi ha una visione radicale del perdono divino: "Il problema non è se il Padreterno perdona o no, ma se noi siamo capaci o no di accogliere il suo perdono. Dio è amore. Dio non perdona perché non si sente mai offeso". Spiega questo concetto con l'esempio della luce e delle tenebre: quando arriva la luce, se si è al buio, si chiudono gli occhi per istinto. Il problema non è la luce, ma la persona che si trova nelle tenebre. Quando arriva la luce di Dio, bisogna solo accoglierla. Egli sostiene con fermezza che l'inferno non esiste.
La Continuità della Vita
Per Maggi, non c'è una divisione tra aldilà e aldiquà; la vita continua in una nuova dimensione, non più biologica. Con l'età, il corpo esteriore si va disfacendo, ma l'anima si ringiovanisce. Gesù, ha assicurato che "chi crede in lui non morirà", e noi non faremo l'esperienza della morte in senso terminale.
La Stagione della Libertà
Giunto agli 80 anni, Padre Maggi definisce questa fase della vita come la "stagione della libertà", dove si è liberi di dire e fare ciò che si pensa, perché non si è più "considerati da nessuno". La sua quotidianità è caratterizzata da un semplice ringraziamento, ripensando alle "cose belle" fatte durante il giorno, come invasare una pianta o innaffiare un fiore, segni della continua manifestazione della vita e dell'amore divino.
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