Esiste oggi una grande confusione nel parlare di Lutero. È fondamentale chiarire che, dal punto di vista della teologia dogmatica e della dottrina della Chiesa, la sua azione non fu una riforma ma una vera e propria rivoluzione, ovvero un cambiamento totale dei fondamenti della fede cattolica.
Non è realistico sostenere che la sua intenzione fosse unicamente quella di combattere alcuni abusi legati alle indulgenze o i peccati della Chiesa rinascimentale. Abusi e condotte negative sono sempre esistite nella Chiesa, non solo nel Rinascimento, e continuano ad esserci anche oggi. La Chiesa è santa per la Grazia di Dio e per i sacramenti, ma tutti gli uomini di Chiesa sono peccatori e necessitano di perdono, contrizione e penitenza. Questa distinzione è molto importante.
La rottura di Lutero con la dottrina sacramentale cattolica
Nel suo libro del 1520, "De captivitate Babylonica ecclesiae", appare chiaro come Lutero abbia abbandonato tutti i principi della fede cattolica, della Sacra Scrittura, della Tradizione apostolica, del magistero del Papa e dei Concili, e dell’episcopato. Egli ha stravolto il concetto di sviluppo omogeneo della dottrina cristiana, come spiegato nel Medioevo, arrivando a negare il sacramento come segno efficace della grazia in esso contenuta. Lutero ha infatti sostituito l'efficacia oggettiva dei sacramenti con una fede soggettiva.

La riduzione e la negazione dei sacramenti
In quest'opera, Lutero ha abolito cinque sacramenti e ha anche negato aspetti fondamentali dell'Eucaristia, come il carattere sacrificale del sacramento e la reale conversione della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Gesù Cristo (transustanziazione). La dottrina della transustanziazione appariva a Lutero un'assurdità, un tentativo di razionalizzare un mistero introducendo termini filosofici e non biblici. Per lui, il punto cruciale era la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia, non una particolare teoria sul modo di tale presenza. Egli si chiedeva: “Quanto a me, non posso dire in che modo il pane è corpo di Cristo, eppure voglio rendere la mia ragione prigioniera dell’obbedienza a Cristo, attenendomi semplicemente alle sue parole, e credere fermamente non solo che il corpo di Cristo è nel pane, ma che il pane è il corpo di Cristo. La mia garanzia sono le parole che dicono: “Egli prese il pane e, dopo aver rese grazie, lo ruppe e disse: Prendete, mangiate, questo (cioè quel pane che aveva preso e rotto) è il mio corpo” (1Cor 11,23-24)”. Ciò che si doveva credere non era la dottrina della transustanziazione ma semplicemente che Cristo fosse realmente presente nell’Eucaristia. L’idea che il prete, nel dire messa, compia un’offerta o un sacrificio a favore del popolo era ugualmente priva di ogni fondamento nella Scrittura. Per Lutero, il sacramento era prima di tutto una promessa di perdono dei peccati, che il popolo doveva ricevere per fede: “Se la messa è una promessa, come abbiamo detto, l’accesso ad essa si ottiene non per opere o con le forze o per meriti propri, ma soltanto per fede. Poiché, dove c’è la parola del Dio che promette dev’esserci necessariamente la fede dell’uomo che accetta.”
Inizialmente, Lutero riconobbe tre sacramenti (battesimo, eucaristia, penitenza), per poi ridurli a due (battesimo ed eucaristia). Per Lutero, le due caratteristiche fondamentali di un sacramento sono la Parola di Dio e il segno sacramentale esterno (l’acqua per il battesimo, il pane e il vino per l’eucaristia).
Lutero definì anche il sacramento dell’ordine episcopale una "invenzione del Papa", da lui definito l'Anticristo, e non parte della Chiesa di Gesù Cristo. Per contro, la Chiesa cattolica afferma che la gerarchia sacramentale, in comunione con il successore di Pietro, è un elemento essenziale della Chiesa cattolica, non solo un principio di un’organizzazione umana.
La pratica della "comunione sotto una sola specie", cioè il dare ai laici solo il pane e non il calice del vino, era per Lutero ingiustificabile e priva di fondamento scritturistico o patristico. Facendo propria un’antica polemica degli hussiti boemi, Lutero dichiarò che il rifiuto del clero di porgere il calice contenente il vino ai laici era un vero e proprio peccato.
L'importanza della questione dei sacramenti è rimasta centrale nella teologia di Lutero. Tutto il decennio 1519-1528 è stato fortemente attraversato da una riflessione sulla tematica sacramentale, volta non solo a determinare la natura del sacramento e i suoi elementi costitutivi, ma anche ad analizzare i due sacramenti della fede, cioè il battesimo e la santa cena.
La relazione tra Parola e Sacramento
Lutero ha sviluppato una dottrina dei sacramenti come segni esterni della promessa di Dio (verbum promissionis), a cui l'uomo risponde accogliendoli con una fede fiduciale che deve fondarsi solo sulla Parola di Dio, poiché, ripetendo Agostino, non sacramentum sed fides sacramenti justificat. Allo stesso tempo, Lutero enfatizzava il fatto che la salvezza, come dono gratuito dall’esterno (ab extra), è portata alla persona attraverso segni esterni veri e reali dati da Dio, la Parola e il sacramento, come si legge negli articoli di Smalcalda: «ci incombe il dovere e l'obbligo di tener fermo questo punto: Dio non vuole entrare in rapporto con noi uomini se non per mezzo della sua Parola esterna e dei sacramenti». Parola e sacramento sono le forme dell'agire di Dio sui cuori, poiché è mediante la parola e i sacramenti che Dio si manifesta e viene incontro all'uomo, il quale si salva in forza dell'affidarsi a delle realtà a lui esteriori. La grazia di Dio si manifesta in modi diversi: il Vangelo viene in aiuto anzitutto tramite la parola orale, in secondo luogo tramite il battesimo e, in terzo luogo, tramite il sacramento dell'altare.

La giustificazione per fede e i sacramenti
Lutero, come gli altri Riformatori classici, conservò il battesimo degli infanti. Sebbene si potesse pensare che la sua dottrina della giustificazione per grazia mediante la sola fede contraddicesse tale pratica, dato che i neonati non hanno fede, è importante ricordare che la dottrina della giustificazione per fede di Lutero non implica che l’individuo che crede sia perciò stesso giustificato, ma significa che Dio per grazia conferisce il dono della fede. Paradossalmente, il battesimo dei fanciulli è perfettamente coerente con la dottrina della giustificazione per fede, perché sottolinea il fatto che la fede non è qualcosa che noi possiamo produrre, ma qualcosa che ci è dato gratuitamente da Dio. I sacramenti, secondo Lutero, non si limitano a rafforzare la fede del credente ma sono prima di tutto capaci di generare quella fede. Per Zwingli, invece, i sacramenti si limitano a confermare la Parola di Dio, che deve essere predicata indipendentemente da essi. Per Lutero, il battesimo dei bambini non presenta alcun problema: il battesimo non presuppone la fede, anzi la suscita.
Critica all'aristotelismo nella teologia
A partire dal 1519, si assiste in Lutero ad una crescente ostilità verso l'uso di concetti e termini aristotelici in teologia. L'importanza di questo orientamento anti-aristotelico risiede nel suo rapporto con la dottrina medievale della transustanziazione. Questa dottrina, definita dal Concilio Lateranense nel 1215, si fondava su chiare basi aristoteliche, in particolare sulla distinzione tra "sostanza" e "accidenti". La sostanza è la realtà essenziale, mentre gli accidenti ne costituiscono l'aspetto esteriore. La teoria della transustanziazione sostiene che gli accidenti del pane e del vino rimangono invariati, ma cambia la sostanza, che diventa quella del corpo e del sangue di Gesù Cristo. Lutero rifiutò questa "pseudo-filosofia" come assurda, chiedendo l'abbandono di tali idee aristoteliche in teologia. Tuttavia, è cruciale notare che Lutero non criticava il concetto fondamentale della reale presenza del corpo e del sangue di Cristo nel pane e nel vino, ma solo il modo in cui tale presenza veniva spiegata.

La "giustizia di Dio" e il principio "extra nos"
Nonostante Lutero non avesse come fine la separazione confessionale da Roma, la sua azione si è mossa nel solco di una riforma teologica, ecclesiologica e morale. Una prima riflessione che ruppe con la tradizione cattolica romana fu il ribadire che Cristo è l’unico mediatore della grazia di Dio e grazie a Lui, ogni credente ha un rapporto diretto con Dio. Grazie al battesimo e alla fede il cristiano partecipa del sacerdozio universale di tutti i credenti. Ogni credente è una parte insostituibile del corpo di Cristo, di cui Egli è il capo.
Lutero non rifiutò i dogmi trinitari e cristologici, che erano stati oggetto della riflessione teologica cristiana e dei concili della Chiesa, ma le sue verità di fede si basavano sulla Scrittura piuttosto che su dogmi sanciti de auctoritate dal pontefice romano.
La giustizia di Dio, per Lutero, non si misura nelle opere compiute dall'uomo, che non ha alcuna parte nel raggiungere la salvezza. La salvezza del cristiano è extra nos, ovvero in Cristo. Non esiste alcuna via per la quale l’essere umano possa ascendere verso Dio, ma è Dio che scende verso l’uomo. Con la communicatio idiomatum, resa in tedesco con «der fröhliche Wechsel» (il felice scambio), si spiega l’azione giustificante di cui è soggetto Cristo e che ha per oggetto l’uomo, quando il Signore assume su di sé il peccato dell’uomo per rivestirlo della Sua giustizia davanti a Dio.
La centralità della Sacra Scrittura nell'intero sistema teologico luterano risiede nell’Evangelo stesso: «et Verbum caro factum est». Se Cristo è causa della nostra salvezza, la predicazione della sua buona notizia dev’essere al centro della predicazione. Tutto avviene tramite la Parola: la creazione, la fede, la comunicazione libera di Dio all’uomo in Cristo. La fiducia nelle promesse dell’annuncio di Cristo, affidate alle parole della Sacra Scrittura, è donata al credente da Cristo stesso: per mezzo di Lui il credente è dichiarato giusto da Dio. Non c’è opera, non c’è merito che possa avanzare pretese davanti a Dio. Come si legge nella lettera di san Paolo apostolo agli Efesini: «è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio». Questa grazia ci è data solo per Cristo: «infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo».
Nel giorno della Riforma protestante: Ockham e Lutero, con Jonathan Ramos
Il contesto storico e la Riforma
Martin Lutero (Eisleben, 10 novembre 1483 - Eisleben, 18 febbraio 1546), teologo agostiniano eremitano, fu l'iniziatore della Riforma protestante. Il termine luteranesimo si riferisce al complesso delle sue dottrine e alla loro diffusione, particolarmente rapida a partire dagli anni venti del XVI secolo.
Figlio primogenito di un minatore, Lutero nacque a Eisleben, in Turingia. Dopo studi umanistici e giuridici, entrò nel convento degli agostiniani eremitani di Erfurt nel 1505. Nel 1507 fu ordinato sacerdote. Nel 1508 si trasferì a Wittenberg, dove insegnò e proseguì gli studi sotto la supervisione di Johann von Staupitz, vicario generale del suo ordine in Germania. Ottenne il dottorato in teologia a Wittenberg nel 1512, succedendo a Staupitz nella cattedra di Sacra Scrittura.
Nel 1516, Lutero iniziò a predicare contro le indulgenze in reazione alla predicazione del domenicano Johann Tetzel. Contro la dottrina delle indulgenze, redasse le celebri 95 Tesi (Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum), rese pubbliche il 31 ottobre 1517. Questo gesto, inizialmente accademico, scatenò un "putiferio" nel mondo tedesco. Le Tesi furono trasmesse a Roma, dove arrivò l'ordine di mettere a tacere il monaco.
La rottura con Roma e la protezione di Federico il Savio
Nonostante gli interventi del generale degli agostiniani Gabriele Della Volta e le dispute teologiche con figure come Silvestro Mazzolini e Johannes Eck, Lutero riscosse sempre maggiori consensi. Nel 1518, ad Augusta, rifiutò di ritrattare dinanzi al cardinale Tommaso de Vio (detto il Caetano), appellandosi al concilio. Protetto dall'elettore di Sassonia Federico il Savio, Lutero continuò la sua opera.
Il 15 giugno 1520, Leone X promulgò la bolla Exsurge Domine, dando a Lutero 60 giorni per ritrattare, pena la scomunica. La risposta di Lutero furono tre grandi trattati che posero le basi della Riforma: An den christlichen Adel deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung, De captivitate babylonica ecclesiae praeludium e Von der Freiheit eines Christenmenschen. Il 10 dicembre, Lutero bruciò pubblicamente la bolla e il Corpus iuris canonici, simbolo dell'autorità della Chiesa romana. Il 3 gennaio 1521, Leone X emise la scomunica (bolla Decet Romanum Pontificem).
Convocato alla dieta di Worms, Lutero rifiutò nuovamente di ritrattare il 17 aprile 1521. Fu "rapito" da cavalieri al servizio di Federico il Savio e portato in salvo nel castello della Wartburg, dove intraprese la traduzione in tedesco del Nuovo Testamento (pubblicata nel 1522) e in seguito dell'intera Bibbia (1534).

Le controversie e la diffusione del Luteranesimo
Le idee di Lutero scatenarono rivolte, come quella dei cavalieri (1522-23) e dei contadini (1524-25), che egli condannò. Nel 1524, Erasmo da Rotterdam pubblicò il De libero arbitrio diatribe sive collatio, contestando la negazione luterana del libero arbitrio. Lutero rispose nel 1525 con il De servo arbitrio, confermando la sua posizione sulla corruzione della natura umana e la mancanza di libertà della volontà.
Lo strappo da Roma era ormai compiuto, e i fondamenti della teologia luterana erano delineati. Lutero si defilò progressivamente dalle grandi scene, lasciando ampio spazio ai suoi seguaci, in particolare a Melantone, che redasse la Confessio Augustana (1530), attribuendo all'autorità secolare il ruolo di patrona della Chiesa riformata. L'ultima grande opera di Lutero fu il Von den Konziliis und Kirchen (Sui concili e sulla Chiesa), pubblicata nel 1539.
La Riforma si affermò con grande facilità nell'Europa settentrionale, grazie all'azione dei principi ad essa convertitisi. In Italia e Spagna, dove l'influenza del Papato era più forte, fallì principalmente per la mancanza di appoggio politico e l'azione dell'Inquisizione. È inesatto affermare che la conoscenza del messaggio teologico di Lutero fosse rara in questi territori; le sue opere in latino circolarono ampiamente tra i ceti colti e il clero.
Dialogo e riconciliazione
Certo, sono passati 500 anni e non è più il tempo della polemica ma della ricerca della riconciliazione, non però a costo della verità. Se da una parte dobbiamo saper cogliere l’efficacia dello Spirito Santo in altri cristiani non cattolici che hanno buona volontà e non hanno commesso personalmente il peccato della separazione dalla Chiesa, dall’altra non possiamo cambiare la storia di ciò che è successo 500 anni fa. Una cosa è il desiderio di avere buone relazioni con i cristiani non cattolici di oggi, al fine di avvicinarci a una piena comunione con la gerarchia cattolica e con l’accettazione della tradizione apostolica secondo la dottrina cattolica; un’altra cosa è l’incomprensione o la falsificazione di ciò che è successo 500 anni fa e dell’effetto disastroso che ha avuto.
Dopo quasi cinquant'anni di dialogo luterano-cattolico, si è potuto dimostrare che «la sola grazia nella fede nell’opera salvifica di Gesù Cristo» è da intendere non come l’esclusione dei sacramenti e della vita sacramentale della Chiesa, ma come una comune azione, fondata sulla Bibbia, di giustificazione, fede, sacramenti e ministero. Questo è stato il tema di simposi ecumenici, come quello che si è aperto con la celebrazione comune dei Vespri e ha visto la partecipazione di relatori luterani e cattolici che hanno analizzato i medesimi temi: il battesimo, la confessione, l’eucaristia e l’ordine sacro. Ci si è confrontati su una lettura comune delle formulazioni effettuate veramente da Martin Lutero.
È inaccettabile affermare che la riforma di Lutero «fu un evento dello Spirito Santo». È il contrario, fu contro lo Spirito Santo, poiché Egli aiuta la Chiesa a conservare la sua continuità tramite il magistero, soprattutto nel servizio del ministero Petrino, fondamento della Chiesa.
Non è corretto neanche affermare che Lutero aveva inizialmente buone intenzioni e che fu poi l’atteggiamento rigido della Chiesa a spingerlo sulla strada sbagliata. Lutero intendeva lottare contro il commercio delle indulgenze, ma l’obiettivo non era l’indulgenza in sé, ma in quanto elemento del sacramento della penitenza. Non è neanche vero che la Chiesa abbia rifiutato il dialogo, avendo inviato legati papali per confrontarsi con lui. L'autorità della Chiesa non ha commesso errori nella sostanza della dottrina, poiché la Chiesa non può errare nella trasmissione della salvezza nei sacramenti.
Non si devono confondere sbagli personali e peccati delle persone di Chiesa con errori nella dottrina e nei sacramenti. La Chiesa è il corpo di Cristo, dove c’è l’infallibilità del Concilio e del Papa in modalità precisamente descritte. Tutti i concili parlano dell’infallibilità del magistero nella proposizione della fede cattolica.
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