Francesco Scaduto: Un Protagonista del Diritto e della Vita Pubblica Italiana

Francesco Scaduto (1858-1942) è stato una figura eminente nel panorama giuridico e politico italiano, noto per il suo profondo impatto sul diritto ecclesiastico e per la sua carriera accademica e pubblica. La sua vita fu caratterizzata da un'intensa attività di ricerca, insegnamento e impegno civile, che lo portò a ricoprire importanti incarichi e a elaborare teorie innovative sulle relazioni tra Stato e Chiesa.

Ritratto storico di Francesco Scaduto, giurista e senatore

Formazione e Primi Riconoscimenti Accademici

Francesco Scaduto intraprese gli studi nella città natale, nel convitto istituito dal sacerdote Francesco Castronovo, per proseguirli a Palermo dove, conseguita la maturità classica, nel 1877 si immatricolò nella facoltà di filosofia e lettere. Dopo aver coltivato per due anni gli studi di filologia e glottologia, Scaduto si trasferì nell’Istituto di studi superiori e perfezionamento di Firenze, dove conseguì la laurea in lettere e storia nel 1881. L’incontro con Pasquale Villari, animatore dell’istituto fiorentino, fu determinante per la sua formazione intellettuale e metodologica secondo i canoni del sapere positivo, nonché per la maturazione dei suoi interessi nel campo della storia del diritto e delle relazioni tra Stato e Chiesa.

Grazie a Villari, Scaduto ottenne due borse di perfezionamento ministeriali con le quali trascorse soggiorni di ricerca tra la Germania, Parigi e Londra (1883-84). Nel frattempo, ottenne i primi riconoscimenti accademici. Nel 1883, con il sostegno di Francesco Schupfer, conseguì l’abilitazione alla libera docenza in storia del diritto e diritto ecclesiastico nell’Università di Roma. A tal fine, furono decisivi due volumi scritti negli anni fiorentini: Stato e Chiesa negli scritti politici dalla fine della lotta per le investiture sino alla morte di Ludovico il Bavaro (1122-1347): studio storico (Firenze 1882) e Il divorzio e il cristianesimo in Occidente (Firenze 1882).

La Carriera Universitaria e lo Sviluppo del Diritto Ecclesiastico

Con forte determinazione Scaduto indirizzò le sue prospettive accademiche verso l’insegnamento del diritto ecclesiastico, nonostante le scarse possibilità che sembravano offrirsi. L’insegnamento, sebbene non formalmente abolito, languiva per una politica ministeriale intesa a non bandire nuovi concorsi e a frammentare i contenuti della materia entro i corsi di altre discipline. Fra il 1883 e il 1884, tuttavia, i voti delle facoltà giuridiche di Palermo e Napoli, volti a ripristinarne l’insegnamento, trovarono ascolto.

Il 1884 fu anno decisivo per Scaduto, quello della sua monografia sulla legge delle guarentigie, che già nella scelta tematica offre un concreto saggio dei suoi intendimenti metodologici (Guarentigie pontificie e relazioni tra Stato e Chiesa, Torino 1884, 1889). A questa seguì l’incarico dell’insegnamento di diritto ecclesiastico a Palermo. Senza disconoscere l’importanza del «diritto ecclesiastico puro», ovvero quello prodotto dalla Chiesa, in quanto è presupposto e riconosciuto dal diritto dello Stato, Scaduto individuò il compito della nuova scienza nella costruzione del sistema del diritto ecclesiastico civile in materia di religione, sul postulato di una concezione statualistica del diritto, politicamente orientata in senso liberale, anticlericale e giurisdizionalista.

Il materiale di lavoro era costituito dal complesso della legislazione ecclesiastica dell’Italia postunitaria, da studiare secondo una triplice prospettiva di analisi: pragmatica, storica e sociologica. L’opera così delineata era ancora tutta da compiere, e Scaduto poté dedicarvisi da che vinse, nel 1886, il concorso per professore straordinario di diritto canonico bandito dall’Università di Napoli, dove professò il suo insegnamento fino al 1911. Divenne ordinario nel 1889. Furono anni di intensissima attività, in parte dedicati a ricerche storico-giuridiche trasfuse in volumi dei quali alcuni costituiscono tuttora importanti opere di riferimento storiografico:

  • Stato e Chiesa sotto Leopoldo I Granduca di Toscana (1765-90) (Firenze 1885, Livorno 1975);
  • Stato e Chiesa secondo fra Paolo Sarpi e la coscienza pubblica durante l’interdetto di Venezia del 1606-1607 (Firenze 1885);
  • Il consenso nelle nozze, nella professione e nell’ordinazione, secondo il diritto romano, germanico e canonico (Napoli 1885);
  • Stato e Chiesa nelle Due Sicilie dai Normanni ai nostri giorni (sec. XI-XIX) (Palermo 1887).
Infografica: Concetto di diritto ecclesiastico civile secondo Francesco Scaduto

Negli anni napoletani Scaduto attese alla composizione dell’opera di cui aveva disegnato i contorni nella prolusione palermitana: il monumentale Diritto ecclesiastico vigente in Italia, in due tomi, vide la luce a Napoli nel 1890-1891; la seconda edizione, più completa, seguì poco dopo (Torino 1892-1894). Le due successive edizioni, fino alla quarta aggiornata con riferimento al Codex Iuris Canonici, presentano significative rielaborazioni dei contenuti (Roma 1912-1913; Cortona 1923-1925). L’intento era offrire «una esposizione completa ed organica delle nostre leggi vigenti in materia ecclesiastica».

Nel 1911 fu chiamato alla cattedra di diritto ecclesiastico nell’Università di Roma, dove insegnò fino al pensionamento, nel 1933, ricoprendo anche l’ufficio di rettore nel 1919-22. Nella prolusione del 29 novembre 1911 Scaduto giunse a teorizzare «la contraddittorietà dell’organizzazione giuridica cattolica [...] col diritto pubblico moderno», per il contrasto di essa con il «costituzionalismo» e con i principi di libertà e uguaglianza che sono il «cardine del diritto pubblico moderno». Il diritto ecclesiastico moderno si oppone al confessionismo sulla base di un separatismo che però non può significare disinteresse dello Stato per la regolamentazione delle confessioni esistenti sul suo territorio, poiché intende coniugare l’uguaglianza delle confessioni religiose con il «diritto di tutela e vigilanza dello Stato sulle medesime» (Stato e confessioni religiose, Roma 1912). Siffatti principi sono assunti entro un programma di chiara valenza politica, poiché per Scaduto «il dovere del partito democratico e costituzionale sarebbe quello di propugnare la costituzionalizzazione e democratizzazione della Chiesa cattolica» (Indipendenza dello Stato e libertà della Chiesa, in Rivista di diritto pubblico e della pubblica amministrazione in Italia, V (1913)).

Vita Personale e Impegno Politico

L’intensa attività accademica non impedì a Scaduto di impegnarsi, oltre che nella professione forense, nelle cure di un’azienda agricola di famiglia in Sicilia. Nel 1893 aveva sposato Angela Mendola, appartenente alla nobiltà di Favara, dalla quale ebbe quattro figli: Gioacchino e Antonio, poi ambasciatori, Gaetano e Francesca. È documentata l’adesione di Scaduto a circoli anticlericali meridionali, nonché la partecipazione alle attività del movimento del Libero pensiero, in particolare nell’organizzazione del congresso romano del 1904. Incerta è la sua appartenenza alla massoneria, che comunque negò al momento in cui si iscrisse al Partito nazionale fascista (17 agosto 1932).

Tra il 1907 e il 1908 si presentò, senza successo, come candidato alla Camera dei deputati nelle elezioni suppletive del collegio di Girgenti. Pur godendo del sostegno di un comitato di studenti napoletani, colleghi, giuristi e intellettuali di diversa estrazione politica, la sua candidatura fu osteggiata dagli ambienti cattolici per le posizioni «anticlericali e divorziste» che gli furono attribuite. Fu invece duraturo il suo impegno nel Consiglio provinciale di Agrigento, che presiedette dal 1915 al 1923. A Napoli era stato presidente dell’Albergo dei poveri, a Roma fu componente del Consiglio comunale.

Con decreto del 1° marzo 1923 fu nominato senatore del Regno: nella Camera vitalizia non si occupò di politica ecclesiastica, ma si ricordano il suo interesse per i problemi dell’agricoltura e la partecipazione alla commissione incaricata di formulare pareri sul nuovo codice civile. All’indomani della ratifica dei Patti Lateranensi, Scaduto prese atto dell’indubbia «riconfessionalizzazione» cattolica del sistema di relazioni tra Stato e confessioni religiose, sia pure temperata dai parziali effetti riequilibratori della legge sui «culti ammessi» (l. 1159/29). Dal punto di vista politico apprezzò gli effetti positivi della Conciliazione poiché con essa cessava l’ancora persistente «dissidio tra la coscienza di italiano e la coscienza di cattolico», esito che ascrisse ai meriti di «un Uomo eccezionale» (La conciliazione dello Stato italiano con la S. Sede, in Rivista di diritto pubblico e della pubblica amministrazione in Italia, XXI (1929)).

Eredità Intellettuale

Alla prima generazione della sua discendenza accademica vanno ascritti gli allievi napoletani Domenico Schiappoli e Gaspare Ambrosini (che sposò la figlia Francesca e divenne presidente della Corte costituzionale nel 1962), e Pietro Agostino d’Avack a Roma. Tra le sue opere principali, oltre a quelle già citate, si annovera anche Cesare Beccaria. Saggio di storia nel dir. penale (Ed. R. Sandron, 1913).

La Candidatura a Sindaco di Santa Flavia

In un contesto temporale più recente rispetto alla vita del celebre giurista, si è registrata la candidatura di un omonimo, Francesco Scaduto, a sindaco del comune di Santa Flavia. Terminato lo scrutinio dei dieci seggi, è risultato eletto primo cittadino Salvatore Sanfilippo. Il candidato Francesco Scaduto, sostenuto dalla lista “Uniti per Santa Flavia, Scaduto Sindaco”, ha collezionato 238 voti, pari al 4,29%. Gli altri candidati sono stati Salvatore Sanfilippo (eletto con il 34,6%), Valeria Balistreri (18,74% con 1.039 voti), Vittorio Fiasconaro (16,22% con 899 voti), Pietro Sanfilippo (14,85% con 823 voti) e Giuseppe Miceli (11,31% con 627 voti).

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