Nel cuore del Portogallo, nei pressi di Lisbona, sorge il Santuario di Fátima, un complesso che include diversi edifici, templi e monumenti religiosi di fama mondiale. Questo luogo di culto, pur presentando un'architettura che in parte è estremamente moderna e lineare, invita profondamente alla preghiera e alla meditazione, come esortava a fare la Madonna nelle sue apparizioni.

Le Basiliche Principali del Santuario
Il Santuario di Fátima è dominato da due imponenti strutture: la Basilica di Nostra Signora del Rosario e la Basilica della Santissima Trinità.
La Basilica di Nostra Signora del Rosario
La Basilica di Nostra Signora del Rosario, realizzata nel 1928 e consacrata il 7 ottobre 1953, è il più imponente e centrale tra gli edifici che compongono tutto il Santuario e domina quello che viene definito il Recinto delle Preghiere. Progettata dall’architetto olandese Gerardus Samuel van Krieken (1864-1933), la sua imponenza è data dalla torre alta ben 65 metri, visibile da lontano, abbellita da una corona in bronzo di 7 tonnellate e da una croce illuminata posta in cima. Il suono di ben 62 campane richiama i fedeli e nella nicchia del campanile è custodita la statua del Cuore Immacolato di Maria. Sulla facciata vediamo il mosaico che compone il monogramma NSRF, Nostra Signora del Rosario di Fatima.

Tutto l'edificio, lungo 70 metri e largo 37, è costruito interamente in pietra calcarea ed è una visione magnifica con il suo lungo colonnato composto da 200 colonne e semicolonne e 14 altari, opera dell’architetto Antonio Lino (1909-1961). Sormontato da 17 statue di santi che hanno una grandezza variabile dai 2 metri circa delle più piccole ai 3 circa delle grandi, comprende al suo interno una Via Crucis con pannelli in ceramica. Ai quattro angoli della basilica poi vi sono le statue dei 4 grandi apostoli del rosario: San Antonio María Claret y Clará (opera di Martinho Felix de Brito), San Domenico di Guzmán (opera di Maria Amélia Carvalheira), San Giovanni Eudes (opera di Martinho Felix de Brito) e Santo Stefano, re di Ungheria (opera di António Amaral Paiva). Il gruppo scultoreo del colonnato, realizzato dal 1953, riflette la creatività di numerosi scultori.
Interno della Basilica di Nostra Signora del Rosario
All'interno della Basilica possiamo percorrere la grande navata con i 14 altari laterali, di marmo di Estremoz, Pero Pinheiro e Fatima. In ciascuno di essi è rappresentato un mistero del Rosario, in bassorilievi di bronzo, opera di Alberto Barbosa. Il 15° mistero è rappresentato nella volta del presbiterio; si tratta di un altorilievo di Maximiano Alves (1888-1954). Il presbiterio è separato dalla navata da un arco abbellito da uno splendido mosaico, realizzato nelle Officine Vaticane e offerto dai cattolici di Singapore, con la scritta «Regina Sacratissimi Rosarii Fatimae Ora Pro Nobis» (Regina del Santissimo Rosario di Fatima, prega per noi). Al centro di esso, sull'altare in pietra, ammiriamo un pannello, in argento come il Tabernacolo, che rappresenta l'Ultima Cena. Il frontale d’argento, gioiello d’arte creato dall’Oreficeria Aliança, è stato trasferito dal primitivo altare. La pala invece illustra il Messaggio della Madonna che va incontro ai veggenti sotto forma di luce. Nel 1995 il presbiterio è stato ristrutturato su progetto dell’architetto Erich Corsepius. L’ambone, il piedistallo della Madonna e la sedia della presidenza sono della stessa pietra dell’altare. Il tabernacolo, come il frontale dell’altare, è in argento cesellato.
Nei bracci del transetto riposano i resti dei tre pastorelli, testimoni delle apparizioni della Vergine, beatificati nel 2000. Nel braccio sinistro si trova la cappella in cui riposano, dal 1° maggio 1951, le spoglie della Beata Giacinta (morta il 20 febbraio 1920) e quelle di Suor Lucia (deceduta il 13 febbraio 2005 e traslata lì il 19 febbraio dell’anno seguente). La statua di Giacinta che si trova lì è opera di Clara Menéres ed è stata benedetta da Giovanni Paolo II il 13 maggio del 2000. All’estremo opposto del transetto si trova la cappella in cui sono stati deposti, dal 13 marzo 1952, i resti mortali del Beato Francesco (morto il 4 aprile 1919). L'ambiente è infine illuminato dalle vetrate che illustrano molti degli eventi relativi alle apparizioni mariane di Fátima e le invocazioni delle litanie della Madonna, progettate da João de Sousa Araújo. L’organo, costruito e installato dalla ditta italiana Fratelli Ruffatti, è stato inaugurato nel 1952 e i suoi cinque corpi sono stati assemblati nel coro nel 1962.

La Basilica della Santissima Trinità
Sul lato opposto del Piazzale della Preghiera si trova la Basílica Menor, la Basilica della Santissima Trinità, inaugurata il 12 ottobre 2007. La sua costruzione era stata prevista fin dal 1973, poiché già da allora si avvertiva la necessità di costruire una nuova chiesa dato che la Basilica di Nostra Signora del Rosario non era sufficientemente spaziosa per accogliere il grande numero di pellegrini. Nel 1974 Monsignor Luciano Guerra propose la costruzione di una nuova basilica, ma i lavori iniziarono soltanto nel 2004, quando l’architetto greco Alexandros Tombazis completò il progetto e venne posizionata la prima pietra. La Basilica della Santissima Trinità è stata designata come GECA, acronimo portoghese che significa Grande Espaço Coberto para Assembleias (grande spazio coperto per assemblee), a causa della sua importanza e maestosità. La sua architettura modernista è molto particolare e contrapposta agli stili classici, rendendola uno dei monumenti più interessanti dell’intero Santuario di Fátima.

Essa è un edificio moderno di forma circolare e di colore bianco, rivestita con pietra locale proveniente dalla regione, conosciuta come “bianco del mare”. L’imponente edificio, con 125 metri di diametro e senza nessun appoggio intermedio, ha un volume di 130.000 m³ e una capacità di 8.633 posti a sedere, potendo, all’interno, essere divisa in due settori tramite una parete mobile. Sono stati pensati anche 76 posti per le persone con difficoltà motorie. Il progetto dell’architetto Alexandros Tombazis conta interventi di diversi nomi ragguardevoli. È collegata all’altra Basilica da un corridoio e un atrio chiamato Galilea degli Apostoli San Pietro e Paolo, le cui maioliche dedicate agli Apostoli sono state dipinte da Álvaro Siza-Vieira (n. 1933). All'ingresso, ad invitare i fedeli ad entrare nella Basilica, vediamo una particolarissima scultura sospesa in maglia di rete d’acciaio, che evoca le apparizioni dell’Angelo. Il portone principale in bronzo, alto 8 metri e dedicato a Cristo, è stato realizzato da Pedro Calapez (n. 1953). Ai suoi lati reca nella parte superiore dei pannelli che rappresentano i venti misteri del Rosario, mentre nella parte inferiore due pannelli di vetro con quattro citazioni bibliche scritte in ventisei lingue, serigrafate dal canadese Joe Kelly. Le porte laterali, anch'esse in bronzo e disegnate da Francisco Providência (n. 1961), sono invece dedicate ai Dodici Apostoli.
Interno della Basilica della Santissima Trinità e il Mosaico del Presbiterio
Una volta all'interno ci troviamo di fronte all'altare composto da un unico blocco, sempre bianco come tutto il resto, lungo circa tre metri e mezzo e che reca anteriormente un frammento marmoreo della tomba dell’apostolo Pietro. L’ambone, il piedistallo della Madonna e la sedia della presidenza sono della stessa pietra dell’altare. Da ammirare poi il grande crocifisso in bronzo, concepito dall'irlandese Catherine Green e alto più di 7 metri, sospeso sopra l’altare, e la scultura che rappresenta la Madonna di Fatima da giovane, scolpita in marmo di Carrara dall'italiano Benedetto Pietrogrande per il Presbiterio.

Il pannello che copre la parete curva sul fondo del presbiterio è un magnifico mosaico in terracotta dorata, alto 10 metri e largo 50, opera dello sloveno Ivan Rupnik. Come ispirazione per quest’opera sono stati scelti due elementi presenti nelle apparizioni di Fatima. Il messaggio di Fátima ha senza dubbio una dimensione apocalittica, comunicata con molta misericordia, compassione e amore di Dio per gli uomini, soprattutto per i peccatori. Perciò il motivo conduttore del mosaico è l’inizio del cap. 22 dell’Apocalisse di San Giovanni, dove la piazza sulla quale è posto il trono di Dio e dell’Agnello è tutta d’oro. L’oro, fin dalla prima epoca patristica, è stato inteso come simbolo della santità e della fedeltà di Dio che non viene mai meno, come una luce sempre accesa. Per questo il presbiterio ha come dominante questo tema della luce, anzi è tutto pervaso dal dinamismo della luce. La materia - la terracotta - che fa da supporto alla foglia d’oro, è plasmata manualmente, in modo da creare una ricca gamma di riflessi e di incrementi di luce. Le zone vengono animate da flussi di oro, secondo un ritmo che struttura la parete con una giusta tensione, sia verticale che orizzontale. Questa dinamica luminosa della parete è sostenuta da tre accenti di rosso, per favorire ancora di più la percezione del mistero e della santità, poiché anche il rosso, insieme con l’oro, alludeva al mondo del sacro, dello spirituale, di Dio. Tale dinamismo dovrebbe provocare nel cuore di chi sta in chiesa uno stato d’animo che accoglie la bellezza, cioè un mondo penetrato dalla luce e dall’amore, giacché la bellezza è l’amore realizzato. La comunione, l’amore, è dunque lo sfondo della parte decorativa della parete.
Rappresentazioni della Nuova Gerusalemme nell'Apocalisse
A destra e a sinistra del trono e dell’Agnello si intravede, come attraverso uno scorcio, una piccola apertura sulla Gerusalemme celeste, dove si apre una prospettiva su una moltitudine di angeli e di santi. L’Agnello è in oro, perché è Lui la Luce (cf Gv 1,4). Da Lui partono le onde di luce. I santi sono dipinti in toni di colore, ad indicare che sono nella luce, che sono dalla luce, ma che non sono la luce, avendo ricevuto e lasciandosi illuminare e penetrare da essa. Hanno accolto il dono della vita divina, luce degli uomini, perciò il loro tempo e la loro vita è penetrato da questa luce, è trasfigurato e anch’essi fanno ormai parte del giorno senza tramonto, carico di una luce che non si spegne. Con l’oro e con i toni con cui sono dipinti i santi si voleva indicare che la realtà celeste è comunque diversa da quella fisica, otticamente percepita nel creato. Poiché l’impostazione artistica della parete rispetta l’antica tradizione iconografica della Gerusalemme celeste, troviamo alla nostra sinistra - cioè alla destra dell’Agnello - la Madre di Dio, alla quale qui si uniscono i beati Jacinta e Francisco e, più indietro, suor Lucia con il rosario in mano. Seguono in prima fila sei apostoli e tre arcangeli. Dietro di loro si dischiude una moltitudine di santi, tra i quali spicca l’angolo francescano, con san Francesco, santa Chiara e san padre Pio. Sono visibili inoltre i santi Vladimir e Olga, all’origine della fede cristiana nella Russia, per il particolare legame tra Fatima e questa nazione cristiana. Dall’altro lato c’è san Giovanni Battista, colui che indicò il Figlio di Dio come l’Agnello. Seguono altri sei apostoli e quattro arcangeli. Dietro, ancora una moltitudine di santi e di angeli. Tra i santi emerge santa Elisabetta di Portogallo e santa Teresa di Calcutta.
Il primo arcangelo alla nostra sinistra è Gabriele, con il rotolo della Parola di Dio, dato che è l’angelo dell’Annunciazione. L’ultimo alla nostra destra è l’arcangelo del giudizio, con la bilancia in mano. Da sotto il trono scaturisce l’acqua “limpida come cristallo” (Ap 22,1), l’acqua della vita divina, quel fiume di vita che è lo Spirito Santo che assume e penetra tutta la storia, tutti gli uomini, tutto il cosmo e che si dà da bere a fiotti abbondanti nella Chiesa attraverso la liturgia e i sacramenti, che saranno celebrati anche in questa chiesa. Alla destra e alla sinistra del trono e dei gruppi dei santi abbondano i rami dell’albero che danno dodici raccolti e producono frutti ogni mese e le cui foglie servono a guarire le nazioni (cf Ap 22,2). Il secondo elemento delle apparizioni di Fatima è la familiarità con il cielo. Jacinta e Francisco hanno un irrefrenabile desiderio del cielo. Lucia rimane dispiaciuta di non potervi andare subito. Questa dimensione di familiarità con il cielo è una costante dell’autentica fede cristiana, tanto è vero che nell’eucarestia avviene una convocazione universale, transtemporale e transpaziale, della Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi che si trova convocata alla Gerusalemme celeste, a cantare il suo alleluia davanti al trono dell’Agnello. In questa chiesa avverrà tale convocazione in modo visibile, perché nella navata sarà presente l’assemblea dei fedeli di oggi in cammino nella storia, ma tramite la liturgia gli spazi e i tempi dell’assemblea che celebra si dilatano fino a inglobare il mondo, la storia e le culture. Dietro l’altare, il luogo del sacrificio e della comunione, si dischiude lo sguardo sul trono del Santissimo, sull’Agnello vincitore del peccato e della morte, e i santi. È allora un incontro “faccia a faccia” tra la Chiesa del cielo e quella della terra. Così, in un certo senso, questa chiesa ci pone nella condizione in cui erano Francisco, Jacinta e Lucia: dalla terra e dalla storia contemplavano il cielo. È infatti la comunione con i santi a rendere familiare il cielo.
Mestieri in via di estinzione: l’antica arte del mosaico
La Cappella delle Apparizioni e Altri Luoghi di Fede
Nel complesso vi sono varie importanti cappelle; la principale è ovviamente la Cappella delle Apparizioni, costruita sul luogo dove, nel 1917, avvenne la prima apparizione della Madonna ai cugini Lucia, Francisco e Giacinta il 13 maggio. Secondo la storia, fu proprio la Vergine a comunicare loro la sua volontà di costruire una cappella in suo onore. I lavori di costruzione della Cappella iniziarono per mano del muratore Joaquim Barbeiro nel 1919, e soltanto 2 anni dopo venne celebrata la prima messa. Ma il 6 marzo 1922 alcuni anticlericali la fecero esplodere con una bomba, fatto questo che non scoraggiò la comunità, che soltanto pochi mesi dopo iniziò i lavori per la ricostruzione. Oggi, la Cappella delle Apparizioni è il sito più importante del Santuario di Fátima ed è visitata da almeno 5 milioni di pellegrini l’anno.

Essa custodisce in una teca di vetro la veneratissima statua in legno della Vergine, resa ancora più amata ai fedeli dalla sua corona che porta incastonato il proiettile che il 13 maggio 1981 colpì Papa Giovanni Paolo II. Le Cappelle nel complesso includono la Cappella del Santissimo Sacramento, le Cappelle del Sacro Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria (destinate alla celebrazione del sacramento della Penitenza, con rispettivamente 16 e 12 confessionali), e quelle della Morte e della Resurrezione di Gesù. Un altro elemento che attira i fedeli è il Monumento al Sacro Cuore di Gesù, che si trova nella zona antistante il Santuario e presso il quale essi si dirigono in ginocchio in segno di penitenza, composto da una colonna che sorregge la statua del Cristo in bronzo dorato.
I pellegrini che si radunano nel grande Piazzale della Preghiera, l'enorme spianata che divide le due Basiliche, possono giungere a quello che viene chiamato il Leccio grande, antico albero sotto il quale i tre pastorelli pregavano preparandosi alle apparizioni mariane. I Valinhos corrispondono alla strada che Lúcia, Jacinta e Francisco seguirono dalle loro case di Aljustrel fino a Cova da Iria per pascolare le loro greggi. Qui ebbero luogo due apparizioni mariane ed ora sono state trasformate in una stazione della Via Crucis di Fátima, un luogo perfetto per la preghiera e l’introspezione. Nel recinto del Santuario sorge anche il Presepe, realizzato nel 1999 dallo scultore José Aurélio (n. 1938), con un linguaggio moderno, ricco di simbologie e riferimenti iconografici.
Le Apparizioni Mariane e il Culto a Fátima
Fátima, un paesino un tempo sperduto, è diventata una destinazione turistica capace di attirare più di sei milioni di visitatori ogni anno grazie a un evento eccezionale: la celeberrima apparizione della Vergine Maria che avvenne proprio qui nel 1917. La storia è nota: due bambine e un bambino portoghesi raccontarono che mentre badavano al pascolo a Cova da Iria il 13 maggio 1917, una nube scese dal cielo e da essa apparve una donna vestita di bianco con in mano un rosario. La donna, che essi identificarono come la Madonna, parlò a una delle bambine e diede appuntamento ai tre pastorelli nello stesso luogo per il 13 di ogni mese successivo fino a ottobre.
Nel corso dell’ultima apparizione, una folla di più di 70.000 persone assistette a quello che venne chiamato “il miracolo del sole”: durante una pioggia le nubi si aprirono improvvisamente e il sole iniziò a girare vorticosamente come una sfera colorata lanciando raggi sulla Terra. Solo nel 1930 il vescovo di Leiria riconobbe come vere le testimonianze dei tre pastorelli e il culto della Madonna di Fátima venne ufficialmente autorizzato. Nonostante rimangano molti misteri irrisolti sulle apparizioni mariane e gli scienziati siano da sempre scettici, il culto è vivo e vegeto e il turismo prospera.

Il grande devoto di Nossa Senhora de Fátima, nonché suo involontario promotore turistico, fu Papa Giovanni Paolo II, che visitò il santuario in più occasioni, tra cui la famosa visita del 1982, durante la quale volle ringraziare la Madonna di essere sopravvissuto ad un attentato di cui era stato vittima l’anno precedente. Fu lo stesso Giovanni Paolo II a chiedere che il proiettile che lo colpì venisse incastonato nella corona della statua della Madonna. Nel 2000, Giovanni Paolo II annunciò a Fátima la beatificazione di due dei tre pastorelli, Francisco e Jacinta, che vennero riconosciuti autori di una cura miracolosa.
Curiosità e Tradizioni del Pellegrinaggio
Una cosa assolutamente particolare è osservare come si accendono i ceri in questo santuario: vengono gettati in un grande braciere ceri a forma di parti del corpo, come gambe e piedi, e persino bambolotti di cera come ex voto che spandono nell’aria odore e fumo. Il maggiore afflusso di pellegrini avviene ogni anno nelle notti del 12 e 13 maggio e 12 e 13 ottobre, a ricordo delle apparizioni.
