Chiusa di San Michele, conosciuta anche come Ciusa in piemontese, Kiusa in francoprovenzale e La Cluse in francese, è un paese che, pur essendo piccolo per superficie (5,92 km²), si distingue per la sua posizione strategica e la ricchezza della sua storia. Inserita in uno dei tratti più stretti all’ingresso della Val di Susa, la sua identità è profondamente legata all’idea di un passaggio controllato e di una "soglia" della valle.
San Pietro Apostolo: Il Patrono di Chiusa di San Michele
Il patrono della comunità di Chiusa di San Michele è San Pietro Apostolo, la cui festività viene celebrata il 29 giugno. Il cuore della vita religiosa del paese è la Chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo, un edificio che ha una storia che si estende per diversi decenni.
La costruzione della chiesa ebbe luogo tra il 1796 e il 1825, anno in cui fu anche consacrata. Recentemente, la chiesa ha beneficiato di importanti lavori di ristrutturazione e oggi si presenta con un'aula ampia, affiancata da due navate minori e un coro retrostante. Dalla piazza antistante la chiesa, arricchita da una fontana datata 1722, inizia la salita tradizionale che conduce verso la celebre Sacra di San Michele.
La Sacra di San Michele: Simbolo del Piemonte e Custode di Storia

Il territorio di Chiusa di San Michele è dominato dalla maestosa Abbazia della Sacra di San Michele, riconosciuta dal 1994 quale monumento simbolo del Piemonte. L'Abbazia sorge sul Monte Pirchiriano, all'imbocco della Val di Susa, e da oltre dieci secoli vigila lo sbocco della valle in pianura, sorvegliando dall'alto questa via di grande transito, nota come Via di Francia.
Dal paese di Chiusa di San Michele parte il sentiero 503, un percorso ombreggiato e lastricato in pietra che conduce verso la Sacra. Il tragitto, della durata di circa un’ora e quindici minuti, presenta un dislivello vicino ai 600 metri, offrendo un’esperienza di visita intensa e gratificante.
Il Culto dell'Arcangelo Michele e le Antiche Origini della Sacra
L'Arcangelo Michele, il cui nome in ebraico significa "Chi come Dio", è una figura centrale nella tradizione cristiana. Nell'Apocalisse, egli è descritto come il principe delle milizie celesti, l'avversario di Satana, colui che combatte per la gloria del Signore contro gli angeli ribelli. La Chiesa ha sempre invocato San Michele come suo protettore, riconoscendolo come l'estremo combattente nella lotta contro il male.
Nel periodo altomedievale, la devozione all'Arcangelo si diffuse ampiamente tra i popoli europei, portando alla creazione di santuari frequentatissimi, quasi sempre eretti in località elevate e dominanti. Già nel VI secolo, a Monte Sant'Angelo, nel Gargano, esisteva quello che è probabilmente il più antico santuario europeo dedicato a San Michele. Successivamente, nel VII secolo, i monaci irlandesi fondarono il famoso santuario di Mont-Saint-Michel in Normandia. L'abbazia di San Michele della Chiusa, strategicamente ubicata a metà tra Mont-Saint-Michel e Monte Sant'Angelo, assunse ben presto la funzione di cerniera per un pellegrinaggio di oltre duemila chilometri.

Le origini del sito sono antiche: è probabile che i Romani abbiano fatto del Monte Pirchiriano un luogo di culto per venerare le divinità alpine. Successivamente, sulla sommità del monte, fu costruita una piccola cappella nel IV secolo d.C. Fu però solo nel periodo longobardo, attorno al 569, che l'antico oratorio venne dedicato definitivamente a San Michele, l'arcangelo guerriero e patrono di quelle genti bellicose. Il nome del monte, in origine Porcariano (monte dei porci), fu successivamente modificato in Pirchiriano, ovvero "monte del fuoco", per conferire maggiore dignità al maestoso monumento che vi sarebbe sorto.
La Fondazione e lo Sviluppo dell'Abbazia
Il contesto storico di rinnovato vigore cristiano verso la fine del primo Millennio vide la nascita e il consolidamento di importanti monasteri e abbazie. La ripresa della vita monastica, dopo un periodo oscuro segnato dall'espansione araba e dalle lotte contro i Saraceni, fu un fattore chiave per la fondazione della Sacra di San Michele.
La leggenda attribuisce la nascita della Sacra a San Giovanni Vincenzo, vescovo ravennate. Ritiratosi in eremitaggio sul vicino Monte Capraio, egli iniziò la costruzione di un oratorio. Nottetempo, le travi e le pietre necessarie ai lavori svanivano misteriosamente. Una notte, in veglia, il santo vide una schiera di angeli trasportare le pietre su una cima opposta della valle, il Monte Porcariano. All'improvviso, apparve l'Arcangelo Michele, circondato da fiamme, che indicava quella rupe. Seguendo il volere divino, San Giovanni Vincenzo spostò il cantiere e, quando il vescovo di Torino, Amazzone, si recò a consacrare l'oratorio, trovò un altare portato dagli angeli. Le fiamme diedero al monte il nuovo nome di Pirchiriano, e l'abbazia che sorse fu detta Sacra, perché consacrata dagli angeli.
In realtà, tra il 983 e il 987, sul monte erano presenti tre cappelle. La terza fu costruita da un gruppo di eremiti che diedero inizio a una comunità benedettina. Le modeste strutture non furono presto più sufficienti per i monaci e per il crescente afflusso di pellegrini. Attorno al 999, il nobile Ugo di Montboissier, signore di Cuxa, detto "Ugone lo scucito", scese a Roma per chiedere perdono dei suoi peccati al Papa Silvestro II. Il Pontefice gli concesse l'indulgenza, ponendolo di fronte alla scelta tra sette anni di esilio o la costruzione di un'abbazia. Ugone optò per l'abbazia e, sulla via del ritorno, acquistò dal marchese di Torino il Monte Pirchiriano. Attorno al 1015, iniziò la costruzione di una chiesa adeguata, probabilmente opera di Guglielmo da Volpiano, grande abate-architetto, che concepì un'ardita costruzione capace di inglobare la cima del monte con le tre cappelle più antiche.
Successivamente, tra il 1099 e il 1131, l'abate Ermenegaldo creò un gigantesco basamento a partire dalla roccia del monte, un'opera incredibile per l'epoca, innalzandolo fino al livello della cima. Su ciclopici piloni fu ricavato lo spazio per il nuovo presbiterio e le absidi. Per superare il dislivello di quasi 30 metri, fu costruito un largo e ripido scalone di pietra, detto dei Morti, che conduceva al fianco della chiesa. Verso la fine del 1100, gli edifici cingevano ormai tutta la cima del monte, e l'abate Stefano (1148-1170) fece abbattere gran parte dell'edificio precedente per costruire una nuova chiesa, degna di una grande e potente abbazia, direttamente sopra le tre cappelle originarie.
Declino, Abbandono e Rinascita
Col tempo, le grandi abbazie persero importanza e decaddero. Nonostante gli abati del primo 1300 riuscirono a mantenere una provvisoria prosperità, il malgoverno dell'abate Pietro III di Forgeret portò a un'inchiesta della Santa Sede, conclusa con una pesante condanna per dissolutezza e corruzione. La conseguenza fu la scomunica per l'intera comunità e l'interdizione dell'abbazia. Nel 1381, Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde, ottenne da Gregorio XI l'abolizione della carica dell'abate e l'assegnazione della Sacra in commenda ai Savoia. L'abbazia, ormai un "grande corpo senz'anima e senza scopo", fu abbandonata dagli ultimi tre monaci nel 1622 e soppressa da Papa Gregorio XV nello stesso anno. A causa della sua posizione strategica, fu anche teatro e vittima di fatti militari in diverse guerre.
Nei primi anni del 1800, la soppressione degli Ordini religiosi voluta da Napoleone portò un Certosino dalla Certosa di Collegno a stabilirsi nell'abbazia deserta, riportando una presenza umana e religiosa dopo oltre un secolo di abbandono. Tuttavia, un tentativo di Carlo Felice di Savoia di insediarvi una comunità certosina stabile fallì, durando solo dal 1828 al 1831.
La vera rinascita si ebbe grazie all'interessamento personale di re Carlo Alberto che, nel 1836, ottenne da Papa Gregorio XVI la nomina dei Padri Rosminiani come amministratori della Sacra. Nello stesso anno, il re vi fece traslare dal Duomo di Torino le salme di 24 principi sabaudi, tuttora custodite nella chiesa in massicci sarcofagi di pietra. Sotto la guida dei Padri Rosminiani, la Sacra riprese vita. Un terremoto nel 1885 causò gravi lesioni, successivamente ristrutturate dall'eclettico e geniale architetto portoghese Alfredo d'Andrade, che conferì alla Sacra l'aspetto che conosciamo oggi. Il 14 luglio 1991, l'abbazia ricevette l'onore di una visita da parte di Papa Giovanni Paolo II. I Rosminiani risiedono tuttora nella Sacra, continuando la loro importante opera di custodia e valorizzazione.
La Leggenda della Bella Alda
La torre diroccata che si innalza, isolata e ben visibile ai margini del Monastero Nuovo, ha fornito lo scenario per la celebre leggenda del salto della bella Alda. Il contesto storico, verosimilmente, si colloca nel periodo delle guerre tra Francia e Spagna per il predominio in Italia, quando la Val di Susa era continuamente invasa da guarnigioni e soldati, e gli abitanti spesso cercavano rifugio tra le solide mura della Sacra.
La leggenda narra di una giovane fanciulla, la Bell'Alda, che fu notata da un soldato con cattive intenzioni. Questi la seguì fino sulla torre, da dove la poveretta, per sfuggire alla violenza, supplicò la Vergine e si gettò nel vuoto. Due angeli, inviati dal cielo, la afferrarono al volo e la posarono delicatamente alla base del precipizio. Scampata al pericolo, la miracolata cominciò a vantarsi del favore divino ricevuto. La sua vanità fu tale da voler dimostrare di poter ripetere il prodigio. Tornò quindi sulla torre e si lanciò nuovamente nel vuoto, ma questa volta nessun angelo accorse in suo aiuto.
San Michele Arcangelo: Patrono Universale e dei Mestieri
Oltre al suo ruolo di protettore della Chiesa e principe delle milizie celesti, San Michele Arcangelo è invocato come patrono in diverse attività e professioni. Egli è il patrono degli schermitori, dei maestri d'armi e di varie attività artigianali e commerciali. Poiché era anche rappresentato come un "pesatore di anime", è riconosciuto come protettore di tutti quei mestieri che si servono di bilance. In Italia, San Michele è anche il protettore dei radiologi e della Pubblica Sicurezza.