La Santità Eroica nella Chiesa Cattolica Moderna

Introduzione al Concetto di Santità Eroica

L'Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate offre fin dalle prime pagine una duplice impressione: quella di trovarsi di fronte a parole e immagini antiche e nuove al medesimo tempo, le stesse che lo scriba divenuto discepolo tira fuori dal suo tesoro (cfr Mt 13, 52), e quella di un dialogo feriale tra il pastore e il suo popolo. Tornano alla mente le parole di San Giovanni Paolo II a Norcia nel 1980: «Benedetto, leggendo i segni dei tempi, vide che era necessario realizzare il programma radicale della santità evangelica, espresso con le parole di san Paolo, in una forma ordinaria, nelle dimensioni della vita quotidiana di tutti gli uomini. Era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano diventasse eroico».

Addentrandosi nel testo, la cifra sintetica dell’idea cristiana di santità che Papa Francesco raccoglie dalla ricca tradizione e ripropone si trova al paragrafo 21, ripresa da una catechesi di Benedetto XVI del 2011: «La santità non è altro che la carità pienamente vissuta». Poco oltre si precisa: «Grazie a Dio, lungo la storia della Chiesa, è risultato molto chiaro che ciò che misura la perfezione delle persone è il loro grado di carità» (n. 37). Qui Francesco assume la genealogia greca del latino perfectus, quella di télos, che sottolinea il fine, il compimento della vita cristiana, non tanto l’assenza di limiti e difetti umani (l’imperfezione). A tale compimento è legata la nostra felicità, negata invece dai nostri limiti e difetti e da quelli altrui. Per questo, come ricorda il Papa citando San Tommaso (Summa Theologiae I-II, q. 70, a. 3), «alla carità segue la gioia», e la via della santità è la sola via della “perfetta letizia”.

Una nota di estetica cristiana sottolinea che vedere gente lieta è bello per il cuore, per questo «la santità è il volto più bello della Chiesa» (n. 9). Un prezioso richiamo di metodo nella vita cristiana è offerto da una citazione del Concilio - «ognuno per la sua via» (Lumen gentium, 11) - che introduce alla dimensione sempre singolare e irripetibile della santità. In ogni battezzato essa fa «emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui» (cfr 1 Cor 12, 7), senza che «si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui» (n. 11).

Nessuno potrà mai esaurire in sé la santità cui Dio chiama tutti in Cristo, e tutti i santi messi insieme non esauriscono, attraverso le innumerevoli declinazioni dell’identica vocazione, le opportunità offerte imprevedibilmente a ciascuno di noi quando ci alziamo dal letto alla mattina per riprendere il compito quotidiano del lavoro, dello studio, della casa, del monastero o della parrocchia. Il “talento della santità” è un investimento popolare che Dio offre a tutti perché lo facciamo fruttificare, non importa dove, come o in che misura, e di cui un giorno ci chiederà conto (cfr Mt 25, 14-30). L’unico vero ozio della vita cristiana - padre di ogni vizio dei cristiani - è non coltivare la santità, poiché il vizio, si sa, è triste.

L'Evoluzione del Concetto di "Virtù Eroiche" nella Storia della Chiesa

Il termine “eroico” è impegnativo. Talvolta, leggendo articoli che parlano di castità, si incontra l'elogio della “pratica eroica della castità che queste giovani coppie portano avanti”. Il fatto è che “eroico” è un termine strano, forte; una parola che, a cercarla sul dizionario, rimanda a un concetto ben preciso. Pare che la “colpa” sia di San Tommaso: un bel giorno, l’Aquinate, leggendo l’Etica Nicomachea, fu colpito da un passo in cui Aristotele cita il compianto di Priamo sul cadavere del figlio.

In effetti, il concetto di “virtù eroica” inizia a intrecciarsi strettamente con il concetto di “santità” solo nel 1602, quando il Collegio dei Teologi di Salamanca indirizza a Clemente VIII una petizione per ottenere la canonizzazione di santa Teresa d’Avila. Questo concetto, evidentemente, piacque molto in Vaticano: circa trent’anni dopo, nel 1629, Urbano VIII sarà il primo papa ad utilizzare il termine “virtù eroiche” in una forma ufficiale. Questo non sorprende, dato che si era in piena epoca post-tridentina e la riforma cattolica aveva anche cercato di correggere alcuni eccessi che, nel corso del Medio Evo, avevano caratterizzato il culto dei santi.

Nella chiesa post-tridentina, crebbero notevolmente le attenzioni dedicate al “maschio di casa”, considerato il responsabile - come novello San Giuseppe - della crescita umana e spirituale della moglie e dei figli che Dio gli aveva affidato. Nella concezione medievale, in realtà, le donne “comuni” (le donne laiche) non diventavano oggetto di venerazione in virtù dei loro sforzi di moglie e madre. La santità femminile diventa una realtà più normale, più regolata. La “donna santa” del Seicento è generalmente una modesta signora di casa e chiesa, non una figura eccentrica che dichiara di sentire Gesù Cristo che le parla. Il nuovo modello di “santa laica della Controriforma” è, per capirci, una specie di Lucia Mondella, ma si tratta di casi relativamente rari e comunque vagliati da Roma con estrema puntigliosità.

Il Significato Concreto della Virtù Eroica

Cosa è concretamente questa virtù eroica? Un metaforico mantello di Superman che posseggono solo pochi fortunati eletti? Un vecchio articolo dell’Osservatore Romano fa il punto del dibattito teologico in materia, chiedendosi se bastasse un certo grado di assiduità ai sacramenti per essere “eroici”.

Infografica sulla definizione e le manifestazioni delle virtù eroiche nella vita quotidiana

Benedetto XV, all’inizio del Novecento, sottolineava come tale pratica sublime delle virtù potesse esplicarsi anche nella vita quotidiana, grazie al costante, paziente e gioioso adempimento dei doveri che caratterizzano il proprio stato. Qualche tempo dopo, Pio XII sottolineava come la virtù eroica dei vari santi si sia esplicata, storicamente, nei modi più disparati: attraverso una vita umile ed operosa; attraverso la muta sopportazione di ingiustizie; attraverso il sacrificio eroico della propria vita a vantaggio degli altri; attraverso la fuga dal mondo per dedicarsi completamente a Dio. Ciò, però, può anche essere letto in senso contrario: proprio perché nessuno ci chiede di trasformarci in Superman, niente ci esime, anche se non siamo superuomini, dal rimboccarci le maniche qui, sull’istante!

La Chiamata Universale alla Santità e la Santità Eroica nel Presente

Con l’Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate, Papa Francesco ha voluto riproporre ai fedeli discepoli di Cristo del mondo contemporaneo la chiamata universale alla santità. Essa è al centro dell'insegnamento del Concilio Vaticano II, il quale ha ricordato che «tutti coloro che credono nel Cristo, di qualsiasi stato o rango sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità» (LG, 40). Tutti, allora, siamo chiamati ad accogliere l’amore di Dio che «è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5, 5).

Ciascuno può riconoscere in tante persone incontrate nel cammino dei testimoni delle virtù cristiane, in particolare della fede, della speranza e della carità: coniugi che hanno vissuto fedelmente il loro amore aprendosi alla vita; uomini e donne che nelle varie occupazioni lavorative hanno sostenuto le loro famiglie e cooperato alla diffusione del Regno di Dio; adolescenti e giovani che hanno seguito Gesù con entusiasmo; pastori che mediante il ministero hanno effuso i doni della grazia sul popolo santo di Dio; religiosi e religiose che vivendo i consigli evangelici sono stati immagine viva di Cristo sposo. Non possiamo dimenticare i poveri, i malati, i sofferenti che nella loro debolezza hanno trovato sostegno nel divino Maestro.

Siamo chiamati a lasciarci stimolare da questi modelli di santità, tra i quali emergono anzitutto i martiri che hanno versato il proprio sangue per Cristo e coloro che sono stati beatificati e canonizzati per essere esempi di vita cristiana e nostri intercessori. Pensiamo poi ai Venerabili, uomini e donne dei quali è stato riconosciuto l’esercizio eroico delle virtù, a quanti in singolari circostanze hanno fatto della loro esistenza un’offerta d’amore al Signore e ai fratelli, come pure ai Servi di Dio di cui sono in corso le Cause di beatificazione e canonizzazione. Questi processi manifestano quanto la testimonianza della santità sia presente anche nel nostro tempo nel quale risplendono come astri (cfr Fil 2,15) i grandi testimoni della fede, che hanno segnato l’esperienza delle Chiese particolari e, in pari tempo, hanno fecondato la storia.

Papa Francesco osserva che in questi 50 anni la Congregazione delle Cause dei Santi “ha vagliato un gran numero di profili biografici e spirituali di uomini e di donne, per presentarli quali modelli e guide di vita cristiana”. E continua: «Le moltissime beatificazioni e canonizzazioni, che si sono celebrate in questi ultimi decenni, stanno a significare che i Santi non sono degli esseri umani irraggiungibili, ma sono vicini a noi e ci possono sostenere nel cammino della vita. Infatti, sono persone che hanno sperimentato la fatica quotidiana dell’esistenza con i suoi successi e i suoi fallimenti, trovando nel Signore la forza di rialzarsi sempre e proseguire il cammino».

Il Papa fa notare che ogni santo rappresenta «un progetto del Padre», l’incarnazione, in un dato momento storico, di «un aspetto del Vangelo», di una «parola di Dio». È importante perciò avere di fronte a noi «diverse tipologie di santità». La santità, inoltre, «accompagna sempre la vita della Chiesa (…) spesso in modo nascosto». Pertanto, dobbiamo imparare a vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. «La santità è la vera luce della Chiesa», afferma ancora il Papa.

Il Processo di Riconoscimento della Santità: Dalle Virtù Eroiche al Miracolo

I titoli di Servi di Dio, Venerabili, Beati e Santi non rappresentano tre stadi crescenti di santità, bensì le progressive tappe della nostra conoscenza di una persona che ha vissuto in pienezza la vita cristiana e della proposta che ne fa la Chiesa alla comunità universale. L’esperienza di grazia è completa nella persona, ma la nostra comprensione e il riconoscimento pubblico crescono.

Tutto inizia con il Servo di Dio: l’origine, un’eco non ancora amplificata della sua santità. L’apertura della sua causa è l’atto con cui la Chiesa particolare si interroga: «C’è, in mezzo a noi, un’esperienza di grazia così singolare da meritare di essere offerta all’universale?». Questa fase rende visibile l'argilla della fede con cui la comunità modella il proprio vissuto quotidiano.

Una prima certezza viene con la dichiarazione di Venerabile: un sussurro di eccellenza. Questa tappa è il riconoscimento che l’eroicità delle virtù non è più una semplice intuizione, ma un dato di fatto accertato. Nel Venerabile, la diocesi e l’istituto trovano un riflesso nitido di sé, un esempio vivente di come il proprio carisma o apostolato può fiorire, ricordando a tutti la propria essenza più pura.

Successivamente, nella Beatificazione, il mistero si fa segno tangibile: la persona viene proposta come modello e ponte tra cielo e terra, la cui intercessione fiorisce in un miracolo riconosciuto. Con la beatificazione, la comunità è onorata e spiritualmente legittimata: è il riconoscimento pubblico che la grazia ha maturato i suoi frutti qui, un inno di giubilo che rende la santità localmente tangibile. Si tratta di figure che hanno impresso un segno vivo della presenza del Signore risorto nella propria terra, agendo da guide sicure nel comune itinerario verso Dio.

La Canonizzazione è la dichiarazione irrevocabile che quell’anima dimora per sempre in Dio. Offerto come universale, perenne faro, il santo incarna la perfetta carità in maniera esemplare. Il miracolo finale non è solo la prova dell’intercessione, ma il sigillo divino su una vita trascendente. Questo percorso non è solo il riconoscimento di un individuo eccezionale, ma la manifestazione e la concretizzazione della santità che permea il tessuto di una Chiesa particolare o di un istituto religioso. Anzi, il miracolo è proprio "il dito di Dio lì"; senza un intervento del Signore chiaro, non si può andare avanti nelle Cause di canonizzazione.

Il processo di canonizzazione di Carlo Acutis

Il Ruolo delle Virtù Eroiche nella Vita del Servo di Dio Mons. Pio Del Corona

Dalla Informatio super Virtutibus della Positio super Vita, Virtutibus et fama Sanctitatis, emerge con la necessaria certezza morale l'eroicità nella pratica di tutte le virtù da parte del Servo di Dio Monsignor Pio Del Corona. L'accurata analisi delle testimonianze raccolte in sede processuale e dalle risultanze delle altre fonti disponibili conferma l'esattezza di questa affermazione.

L’esercizio eroico delle virtù da parte del Servo di Dio generò grande ammirazione, come attestato da Don Giuseppe Palagini. Anche Don Filippo Bianchi e Angiolo Silvio Rinaldi ne furono testimoni. A tal riguardo appare particolarmente significativo quanto affermato da Don Ugo Venturini, che ricordava di Monsignor Del Corona nel suo periodo di noviziato: «A tutti loro [ci si riferisce ai formatori ed ai compagni di noviziato] era carissimo; ed essi ben presto si accorsero di avere tra di loro una gemma preziosa. In presenza di loro egli non osava parlare; interrogato rispondeva; quando essi parlavano, modestamente ascoltava cogli occhi bassi e tutto raccolto. Le loro parole, e specialmente quelle del Maestro dei Novizi, gli si imprimevano tutte nell’animo e cercava sempre di farne tesoro».

Testimonianza analoga ci viene offerta anche da Don Emidio Tognozzi, Don Paolo Bartolini e Luigia Pini. Leggendo in maniera attenta gli scritti del Servo di Dio, è possibile cogliere l’attenzione da lui posta nell’osservanza e nella pratica delle virtù cristiane. Ne costituisce un significativo esempio la lettera del 20 agosto 1869 indirizzata ad Elena Bonaguidi, sua figlia spirituale e Confondatrice delle Suore Domenicane dello Spirito Santo.

Il Servo di Dio dimostrò inoltre grande amore verso i fratelli nella fede e cercò di spronare tutti all’esercizio delle virtù cristiane. La sua statura morale e spirituale, superiore all’ordinario, emerge anche dalla biografia del Beato Giacinto Cormier, scritta ad appena un anno dalla morte. In essa si legge: «Dobbiamo affrettarci a tener dietro a lui, che ricco della pienezza del sacerdozio, sale il Calvario coll'unica idea di immolarsi per il bene della Diocesi che Iddio e il suo Vicario in terra gli hanno affidato».

Le Virtù Eroiche Cardinali e Teologali

La Chiesa ha sempre avuto un'alta concezione della santità, che si manifesta attraverso l'esercizio eroico delle virtù teologali e cardinali:

  • Fede eroica: Un'adesione incrollabile alla verità divina, anche di fronte a grandi difficoltà o persecuzioni.
  • Speranza eroica: Una fiducia indefettibile nella bontà e nella provvidenza di Dio, perseverando nel bene nonostante le avversità.
  • Carità eroica: Infiammati da un travolgente amore per Dio su tutte le cose, i santi vivono per Lui e sono completamente affascinati dalla sua gloria, senza orizzontalismi antropocentrici. Questo amore si estende ai fratelli, spingendo al sacrificio di sé.
  • Prudenza eroica: La capacità di discernere in ogni circostanza il vero bene e di scegliere i mezzi giusti per compierlo, agendo con saggezza straordinaria.
  • Fortezza eroica: Assorbiti dal desiderio di amare Dio ogni giorno di più, i santi tollerano con gioia tutte le croci, abbracciano generosamente le più grandi penitenze, sono pazienti e perseverano nei loro buoni propositi di santità senza deviazioni né claudicazioni, compiendo grandi opere per la gloria di Dio, senza meschinità né calcoli.
  • Temperanza eroica: Fissati ai beni soprannaturali, i santi imparano a privarsi gioiosamente di ogni piacere terreno, praticano e promuovono una castità veramente angelica, specialmente tra sacerdoti e religiosi, sono miti e umili, moderando sempre il desiderio dell’eccellenza stessa e ogni manifestazione d’ira.

Il Culto dei Santi e la Memoria Locale nella Chiesa Moderna

La Chiesa Romana, con il culto dei santi, favorisce la diffusione di questi altissimi modelli, che - sola nel suo genere - sottopone prima ad attento esame. Il mondo “ortodosso” invece canonizza dei suoi propri santi senza un processo così rigoroso. Non conosciamo, infatti, santi divenuti tali pensando che il Cristo sia solo l’esempio di un’esperienza religiosa paragonabile a tante altre, né assumendo lo spirito intramondano che viene dalla nuova liturgia, né combattendo per il bene della Madre Terra. La vera religione deve possedere princìpi di condotta che, quando seguiti, portano l’uomo non solo ad una vita onesta, ma anche alla perfezione morale che può fiorire nell’eroismo delle virtù, princìpi che la morale cristiana mantiene con vigore nella sola Chiesa Romana.

Nel corso dell’anno liturgico la Chiesa onora pubblicamente, in date e modalità prestabilite, i Santi e i Beati. Tuttavia, appare importante che tutte le Chiese particolari ricordino in un’unica data i Santi e i Beati, come anche i Venerabili e i Servi di Dio dei rispettivi territori. Non si tratta di inserire una nuova memoria nel calendario liturgico, ma di promuovere con opportune iniziative al di fuori della liturgia, oppure di richiamare all’interno di essa, ad esempio nell’omelia o in altro momento ritenuto opportuno, quelle figure che hanno caratterizzato il percorso cristiano e la spiritualità locali.

Con la sua Lettera, resa pubblica il 16 novembre 2024, Papa Francesco ha esteso questa indicazione a tutta la Chiesa cattolica, sicché, quella del prossimo 9 novembre, sarà la sua prima attuazione. Nei mesi passati la Conferenza Episcopale Spagnola ha approvato uno specifico documento dal titolo Ricordare la santità nella Chiesa particolare. Orientamenti pastorali per ricordare i Santi, i Beati, i Venerabili e i Servi di Dio in ogni diocesi di Spagna. Al riguardo, il Dicastero delle Cause dei Santi ha espresso la sua riconoscenza a questa Conferenza Episcopale, anche grata per aver ottenuto la facoltà di poterlo rendere pubblico sul suo sito internet. Con la Conferenza Episcopale Spagnola, peraltro, c’è già da alcuni anni una proficua collaborazione. Tutto ciò si unisce alla collaborazione, già esistente e normata da appositi Documenti, circa i Processi per le cause di Beatificazione e di Canonizzazione.

«Et alibi plurimorum sanctorum…»: con queste parole si concludeva ogni giorno la lettura del Martirologio Romano nella sua versione latina, offrendo nella vita quotidiana la visione di una Chiesa terrena circondata da una «nube di testimoni» che hanno raggiunto la meta. I santi - nostri fratelli e sorelle - hanno saputo offrire con la loro vita una risposta luminosa alle domande che inevitabilmente sfiorano il cuore di ogni uomo: «Chi sono io?», «Per chi esisto?», «Quale senso ha la mia sofferenza?». La loro vita, consumata nell’amore, ci rimanda senza esitazioni all’amore di Dio manifestato in Cristo, che ha dato sé stesso per noi. Papa Francesco, con uno sguardo lungimirante e in vista del presente Anno giubilare dedicato alla speranza cristiana, volle rilanciare con forza questa memoria della santità, riconducendola al cuore pulsante delle Chiese particolari, là dove la fede ha germogliato in gesti concreti e vite esemplari.

La loro storia è tessuta nelle trame delle comunità, nei loro quartieri, nei loro campi di lavoro e nelle loro famiglie; la loro santità è, dunque, una santità di prossimità, un Vangelo vissuto nella porta accanto. Francesco esortava le Chiese locali a istituire una solenne commemorazione annuale, fissata significativamente al 9 novembre, Festa della Dedicazione della basilica Lateranense. Questo gesto lega il ricordo dei discepoli di ogni luogo alla «madre e capo di tutte le chiese», in un profondo e potente senso di comunione universale. La proposta, che alcune Conferenze episcopali hanno accolto con la pubblicazione di guide pastorali, arriva a noi in questa prima commemorazione come un’offerta preziosa di modelli accessibili da imitare: celebrare coloro che, pur avendo raggiunto la meta, sono vicini geograficamente e culturalmente, può aiutare a fortificare la propria vocazione.

La storia della Chiesa abbonda di testimonianze della pluriformità di realizzazione dell’unico amore di Dio e dell’uomo nella santità dei laici, dei religiosi e dei pastori. Di questo “popolo di santi”, o di “santi del popolo”, sono ricche anche le terre ambrosiane: un depositum sanctorum da non conservare in un museo diocesano, ma da tenere ben in vista perché diventi la stoffa della vita di fede presente. Una stoffa accessibile a tutti.

La Congregazione delle Cause dei Santi: Garante della Santità Eroica

Il Dicastero delle Cause dei Santi ha il compito di vagliare la santità eroica, come quella nascosta. L’udienza di Papa Francesco alla Congregazione delle Cause dei Santi, nel 50.esimo anniversario della sua istituzione, ha ricordato l'importanza di questo dicastero. Era infatti l’8 maggio 1969 quando San Paolo VI decise di sostituire la Congregazione dei Sacri Riti con due diversi dicasteri: la Congregazione delle Cause dei Santi e la Congregazione per il Culto Divino. E compito della prima è il «riconoscimento della santità di coloro che hanno fedelmente seguito Cristo».

Alla Congregazione delle Cause dei Santi spetta il compito di «verificare le varie modalità della santità eroica», come di quella più nascosta. Si tratta di una verifica quotidianamente compiuta dal dicastero, che fin dall’antichità è stata svolta con scrupolosità e accuratezza nella ricerca investigativa, con serietà e perizia nello studio delle fonti processuali e documentali, con obiettività e rigore nell’esame e in ogni grado di giudizio, relativo al martirio, all’eroicità delle virtù, all’offerta della vita e al miracolo. Si tratta di criteri fondamentali, che sono richiesti dalla gravità della materia trattata, dalla legislazione e dalle giuste attese del popolo di Dio, che si affida all’intercessione dei Santi e si ispira al loro esempio di vita.

Francesco esorta i membri della Congregazione a proseguire nel loro lavoro volto a conseguire «una piena certezza nella proclamazione della santità». Ai Postulatori va, invece, l’esortazione del Papa a non lasciarsi guidare «da visioni materiali e da interessi economici», dalla ricerca della propria «affermazione personale», ricordando che le Cause di beatificazione e canonizzazione hanno un carattere non solo processuale, ma spirituale. Pertanto vanno trattate con spiccata sensibilità evangelica e rigore morale.

Infine, una sottolineatura sull’importanza del servizio svolto dal dicastero per «diffondere la consapevolezza che la santità è l’esigenza più profonda di ogni battezzato, l’anima della Chiesa e l’aspetto prioritario della sua missione». Di recente la Congregazione delle Cause dei Santi ha inaugurato il suo nuovo sito web ancora in versione beta, con tutte le notizie e le attività del dicastero, i documenti e le pubblicazioni. Nel luglio 2024, la Conferenza Episcopale Cattolica delle Filippine (CBCP) nella sua Assemblea Plenaria ha istituito un nuovo ufficio che si occupa della crescente preoccupazione per la postulazione dei candidati filippini alla santità.

L’agiografia è un consolidato strumento di comunicazione attraverso il quale la Chiesa cattolica ha diffuso nel corso dei secoli esempi, modelli, valori. Paolo Cozzo, storico del Cristianesimo, ha dedicato i suoi studi all'agiografia, ai santuari, ai pellegrinaggi, ai culti e alle devozioni, contribuendo alla comprensione del ruolo dell'agiografia in età contemporanea.

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