La Festa del Santissimo Crocifisso di Monreale è uno degli eventi religiosi più sentiti e partecipati della Sicilia, richiamando ogni anno migliaia di fedeli e turisti. Questo profondo legame tra l'immagine sacra e la comunità ha radici antiche, intessute di leggende, storia e una devozione ininterrotta che si rinnova ogni anno con solennità e fervore.
Le Origini Leggendarie del Simulacro
Esistono diverse versioni della leggenda che narra l'arrivo del Santissimo Crocifisso a Monreale. Una delle più accreditate risale al 1540, quando nel Mar Mediterraneo si incrociarono una nave turca e una cristiana, con a bordo marinai delle zone di Monreale, Palermo, Altarello di Baida e Boccadifalco. Si racconta che a bordo della nave turca vi fosse un Crocifisso che l’equipaggio trattava in modo oltraggioso e irriverente. Scandalizzati, i marinai siciliani chiesero e ottennero di riscattare il simulacro in cambio di una forte somma di denaro.
Una volta rientrati al porto di Palermo, sorse una disputa tra la parte monrealese e quella palermitana dell'equipaggio su chi dovesse custodire il Crocifisso. Per risolvere la controversia, fu deciso di adagiare l'oggetto sacro su un carro trainato da buoi, con l'accordo che ovunque si fosse fermato, sarebbe sorta una chiesa per custodirlo. I buoi si fermarono varie volte in diversi luoghi, ma, percossi, continuarono il loro viaggio fino a fermarsi definitivamente dove ora sorge la chiesa della Collegiata, ai piedi dell'attuale Collegiata.
Un'altra leggenda, riportata anche da Pitrè, narra di un monrealese che, non riuscendo a vendere le sue rose a Palermo, pensò di buttarle a mare. Quivi un marinaio gliele chiese in cambio di un Crocifisso ch'egli aveva in barca e al quale, in questa versione, mancava la testa. Anche in questo racconto, il Crocifisso fu adagiato su un carro tirato da buoi e portato fino a Monreale, proprio là, ai piedi dell’attuale Collegiata.

La Storia: Tra Peste, Devozione e Istituzione della Festa
La versione storica differisce in modo consistente da quella leggendaria. Le origini del culto a Monreale sono profondamente legate a un evento tragico e a un gesto di fede. Già intorno al 1400, fu eretta la Chiesa del Santissimo Salvatore, con la funzione di sede dell’omonima confraternita. Questa antica chiesetta rurale del Salvatore, esistente già dal 1450, fuori dall’abitato, a monte del quartiere della “Carrubella”, era la prima chiesa stazionale delle processioni quaresimali. Sebbene di essa non rimanga ormai quasi nessuna traccia, le fonti archivistiche ci informano che fin dal ‘500 vi si venerava la miracolosa effige del Santissimo Crocifisso, la cui presenza all’interno della chiesa è attestata da un inventario compilato nel 1575 dai superiori della Confraternita ivi operante.
Il culto si intensificò notevolmente nel 1625, durante la terribile epidemia di peste che afflisse Palermo e i suoi dintorni, mietendo moltissime vittime anche a Monreale. L'allora arcivescovo di Monreale, Monsignor Girolamo Venero y Leyva, di origini spagnole (arcivescovo dal 1620 al 1628), implorò la cessazione del flagello. Durante una messa che l'Arcivescovo volle celebrare ugualmente, egli stesso fu guarito dalla peste. In seguito, Venero benedisse e donò ai presenti i fiori di cui l'altare era inondato, legando così la festa ai fiori, in particolare alle rose.
L'11 aprile 1625, Venero indicì una solenne processione del simulacro del Santissimo Crocifisso per le strade della città. A seguito di questo evento, i Deputati della Sanità, una commissione voluta dal prelato per monitorare l'andamento epidemico, lo informarono della repentina regressione del contagio e della drastica diminuzione delle vittime. In segno di ringraziamento e devozione per la liberazione dalla peste, il 30 aprile 1625 Monsignor Venero decretò che da quell'anno in poi, per tre giorni consecutivi (dall'1 al 3 maggio), si dovessero fare "fuochi e luminarie per ogni strada e per ogni quartiere e anche nel lazzaretto in onore del santissimo Crocifisso". Nasceva così la festa principale della città di Monreale, "il Tre di maggio". Il rituale si ripete da 385 anni, dal 3 maggio del 1626, quando la festa fu celebrata per la prima volta per volere dell'Arcivescovo Venero.
Fu sempre Monsignor Venero a commissionare la realizzazione del simulacro del Santissimo Crocifisso alla celebre famiglia Gagini, molto nota a quel tempo in tutta la Sicilia. L'Arcivescovo spagnolo istituì anche il Capitolo e affidò la cura del Crocifisso a 24 canonici, definiti “i custodi della miracolosa immagine”. Questa chiesa in seguito divenne la sede del Collegio dei Canonici, fondato da Monsignor Venero e per questo venne chiamata “Collegiata”. Nel 1640, il Capitolo ottenne da Papa Urbano VIII l'elevazione dell'istituzione a Insigne Collegiata. Da quel momento il culto è cresciuto intensissimo, mantenendosi inalterato lungo i secoli sino ai nostri giorni.

L'Evoluzione della Chiesa della Collegiata
La Chiesa del Santissimo Crocifisso all’Insigne Collegiata di Monreale, ubicata a monte dell’antico quartiere della “Carrubella”, alle falde del Monte Caputo, è il risultato di una serie di interventi e di modificazioni operati lungo il corso dei secoli, sotto l’esigenza di dare al culto verso il Santissimo Crocifisso, continuamente in espansione, uno spazio sempre maggiore. La sua struttura attuale risale al XVIII secolo, quando l'Arcivescovo di Monreale Monsignor Francesco Testa la consacrò il 13 ottobre 1754, dedicandola al "Santissimo Salvatore Crocifisso".
Il 25 novembre 2010, Monsignor Salvatore Di Cristina ha elevato il luogo sacro con il titolo di "Santuario cittadino del Santissimo Crocifisso".
Il Miracoloso Simulacro
Il simulacro del Santissimo Crocifisso è posto sopra l’altare maggiore della bella e suggestiva chiesa della Collegiata e rappresenta il momento in cui Gesù ha reso lo Spirito. Il capo reclinato sul lato destro è totalmente in abbandono, con il volto di colui che ha raggiunto la pace del riposo. Il corpo è piuttosto stilizzato e poco concede alla ricerca del dettaglio, così come la posa classica ha poca aderenza al realismo: dopotutto, il Crocifisso è inteso come un simbolo dell'atto redentivo.
In antichità, il simulacro veniva coperto da sette veli: il primo era tutto rosso, altri quattro raffiguravano episodi della Passione di Cristo, mentre il settimo era completamente nero e portava al centro la scritta "expiravit". Il professore Angelo Cristaudo, acese, fu incaricato di restaurare il simulacro gravemente danneggiato dall'incendio dell'1 marzo 1985.

I Festeggiamenti in Onore del Patrono
I festeggiamenti per il Santissimo Crocifisso, patrono di Monreale, si svolgono ogni anno nei giorni 1, 2 e 3 del mese di Maggio, con celebrazioni e solennità uniche che rendono questo evento il più importante del paese. Precede la solennità principale un partecipatissimo novenario, istituito nel 1862, che ancora oggi si rinnova puntualmente.
Programma Civile e Folkloristico (1 e 2 Maggio)
Nei giorni 1 e 2 maggio, la festa è caratterizzata da manifestazioni folkloristiche e civili volte a intrattenere e dilettare la cittadinanza e i visitatori. Queste includono:
- Bande musicali che suonano passando per le vie del paese.
- Corse dei cavalli.
- Appuntamenti canori e spettacoli musicali.
- Esibizioni di sbandieratori e giostre.
La Solennità del 3 Maggio: Il Culmine della Devozione
L'apice delle celebrazioni viene raggiunto il giorno 3 maggio. Dopo la funzione del solenne pontificale, celebrato dall'Arcivescovo nella chiesa della Collegiata, ha luogo uno dei momenti più commoventi e di richiamo della folla: la tradizionale discesa dall'altare del Santissimo Crocifisso. Durante questa fase, i fedeli, tra pianti e commozione, provano a toccare le piaghe del simulacro strusciandovi sopra fazzoletti.
Discesa del Simulacro del Ss. Crocifisso di Monreale
La Solenne Processione
Successivamente, il Santissimo Crocifisso viene collocato all'esterno della chiesa, proprio sotto al grande pannello di maiolica che raffigura la sua immagine. Allo scoccare delle ore 18:00, il suono del campanello e il rullo dei tamburi danno inizio alla solenne processione, mentre contemporaneamente il suono a festa delle campane comunica a tutta la cittadinanza l'inizio dell'evento.
La Sacra Effige è portata a spalla dai "Fratelli", uomini appartenenti alla Confraternita del Santissimo Crocifisso. Le vesti peculiari dei "Fratelli" prevedono l’utilizzo di un fazzoletto bianco per coprire il capo, camicia e pantaloni bianchi, un nastro rosso attorno alla vita e una tovaglia bianca che raffigura l’immagine e la scritta del Santissimo Crocifisso.
L'attuale processione si snoda lungo un percorso che per la maggior parte è quello indicato dall'Arcivescovo Venero nel 1625 e ampliato nei secoli con l’urbanizzazione della cittadina. Il lungo e estenuante tragitto attraversa buona parte di Monreale, toccando diversi punti significativi:
- Inizia dalla Collegiata, passando per via A. Veneziano fino al “Canale”.
- Continua per Corso P. Novelli fino all’"Abbiviratura", dopo una sosta di circa 30 minuti.
- Riscende dalla stessa strada fino a via Garibaldi, detta “a scinnuta ru Signuri”, qui sosta dinanzi la statua di Padre Pio.
- Prosegue per via Venero, Corso P. Novelli (detto “a Varanni”), via Roma fino a piazza Vittorio Emanuele II.
- Dopo aver compiuto il giro completo della piazza, prosegue per via B. D'Acquisto.

Momenti Salienti della Processione
Man mano che la Sacra Effige avanza, non mancano i momenti di grande attrazione e devozione, espressione di un legame inossidabile tra Monreale e il suo Patrono. Tra questi vi sono:
- Il bacio dei bambini dato al simulacro ad ogni sosta o l'accostamento di bambini al Gesù in croce, con fedeli che, tra pianti e tenerezza, baciano le gambe e le ginocchia del Cristo con baci focosi.
- L'arrivo allo "Spasimo", dopo avere affrontato una ripida discesa ("a scinnuta ru Signuri").
- Il "viaggio dei penitenti" che, a piedi nudi o con pesanti calze di lana, percorrono il perimetro che dalla Collegiata attraversando le principali vie per ritornare al punto di partenza. Questo rituale è particolarmente sentito e partecipato. Durante tutto il mese di maggio, i devoti che hanno ottenuto o chiedono qualche grazia ripercorrono, peduli o scalzi, il percorso seguito dal Santissimo Crocifisso.
- La distribuzione dei fiori, specialmente rose, che dalla "Vara" piovono sulla folla, un gesto che ricorda la guarigione dell'Arcivescovo Venero dalla peste e il mercante di rose della leggenda.
- Scene di profonda devozione, con i fedeli che si "incalzano sulla barella", si "annodano" e si "avviticchiano in strane e scomposte attitudini" per toccare il simulacro con fazzoletti nuovi fiammanti o logori, in un impeto di fede sincera.

Conclusione della Festa
Il termine del "Viaggio" avviene intorno alle ore 2:00 del 4 Maggio, quando il Crocifisso raggiunge la piazza antistante il Palazzo del Comune. Qui, un fastoso spettacolo di giochi pirotecnici saluta il suo arrivo, illuminando a festa i cieli del paese. A conclusione di questo meraviglioso momento, si procede alla "ricollocazione" del Crocifisso nella sua cappella posta sull'altare maggiore della Collegiata.
Discesa del Simulacro del Ss. Crocifisso di Monreale
La "Vara": Capolavoro Artigianale e Simbolo della Devozione
La "Vara", la struttura necessaria al trasporto del Crocifisso durante la processione, è un vero e proprio capolavoro artigianale, con tutti i requisiti di un'opera d'arte. Numerose "Vare" sono state costruite sino ad oggi; l'ultima, quella attualmente in uso, è stata voluta dal Comitato dei festeggiamenti esterni nel 1945.
Le sue aste, dalla lunghezza complessiva di circa 7,50 metri, sono in legno di castagno e risalgono anch'esse al 1945. Esse permettono il trasporto della "Vara" in processione, con l'inserimento di dieci coppie per asta, per un numero complessivo di 80 Confrati che la portano a spalla. Le dimensioni della "Vara" sono di 2,30 metri per lato, e la sua altezza, con il Crocifisso inserito, raggiunge un totale di 7,60 metri. Essere "Confrate" è un privilegio ereditario, con il primogenito che subentra al secondo in caso di morte o di difetto fisico.

Altri Riti e Tradizioni
Oltre alla festa di maggio, la devozione al Santissimo Crocifisso si manifesta attraverso altri importanti riti. Particolarmente sentito e partecipato annualmente è il secolare rito dei Venerdì di Quaresima, chiamato tradizionalmente "La Calata dei Veli". Istituito dall’Arcivescovo Girolamo Venero nel 1625, si tratta di una meditazione audio-visiva che, attraverso una melodia di pie strofe, vede il disvelamento della statua del Santissimo Crocifisso, coperto durante il periodo quaresimale da sei drappi dipinti raffiguranti scene della Passione e Morte di Cristo. Così come particolarmente sentito, sin dagli inizi del 1600, è il culto a Santa Lucia, ancor oggi celebrato con un triduo molto partecipato.
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