Sagama e la Sua Chiesa Parrocchiale dedicata all'Arcangelo Michele

Sopra una collina calcarea, nel cuore di una fertile vallata, sorge Sagama, un piccolo borgo che domina da lassù l’intera area circostante. Da questo punto panoramico, lo sguardo si perde tra i colori della campagna, la scura pietra basaltica, il verde dei boschi, i vigneti e lo scorrere impetuoso delle fresche sorgenti. Questo territorio così ricco e accogliente ha da sempre ospitato popoli e antichi centri abitati, tanto che oggi sono ancora visibili i resti di queste civiltà, come le spettacolari tombe di giganti e i nuraghi. Il borgo storico si è sviluppato intorno alla sua chiesa parrocchiale, un punto di riferimento spirituale e storico per la comunità.

Sagama (nome in lingua sarda Sàgama, altezza 333 metri sul livello del mare, abitanti 191 al 31 dicembre 2021) è un piccolo Comune che sorge in una felice posizione strategica, al confine tra la Planargia e la zona vulcanica del Montiferru. Si tratta di una piccola comunità collinare con un’economia basata sulle tradizionali attività agricole e zootecniche. Il territorio comunale presenta un profilo geometrico ondulato, con variazioni altimetriche non molto accentuate, che vanno da un minimo di 300 a un massimo di 466 metri sul livello del mare.

Origine del Nome

Il nome di Sagama, attestato dal 1341 nell’attuale forma, è di probabile origine protosarda. Alcuni studiosi ritengono che la denominazione derivi dal nome locale Sagana, a sua volta derivato dal termine latino Sagam che indica la strega. Secondo altri, invece, essa proviene dal fenicio Agam che indica un acquitrino o una palude, con riferimento alla locale abbondanza di acqua.

Mappa della Sardegna con indicazione della Planargia e di Sagama

La Regione Storica della Planargia

La Planargia è una piccola Regione sulla costa occidentale della Sardegna. Si tratta di un vasto e fertile altopiano vulcanico che si estende dal Marghine fino al mare, fra i territori di Villanova a nord ed il Montiferru a sud, attraversato dalla valle del fiume Temo. Il nome deriva dall’andamento pianeggiante della sua conformazione geografica. La Planargia si trova interamente in Provincia di Oristano ed i comuni che ne fanno parte sono Bosa, Flussio, Magomadas, Modolo, Montresta, Sagama, Sindia, Suni, Tinnura e Tresnuraghes. Questa regione, fortunata per la sua posizione geografica e per il clima mite tutto l’anno, occupa un posto rilevante nella produzione vitivinicola della Sardegna, grazie soprattutto alla malvasia di Bosa.

Originariamente, la Planargia si sviluppava interamente nella Provincia di Nuoro, ma, dopo la nascita delle nuove province della Sardegna, tutta la sua zona costiera è stata portata all’interno della Provincia di Oristano.

Cenni Storici di Sagama

Il paese di Sagama sorge in epoca preistorica nella fertile vallata denominata Badde ’e Sagama, in una felice posizione strategica, su un gradino calcareo dove viene edificato il nuraghe Muristene. In questa stessa area, probabilmente dove oggi insiste la chiesa seicentesca, vi era un preesistente Santuario pagano. Sagama vanta origini preistoriche risalenti all’epoca nuragica. A breve distanza dal nucleo originario furono edificati numerosi nuraghi posti a “corona” in posizione strategica difensiva: il nuraghe Funtanedda a ovest, i nuraghi Mura de Canes e Molineddu a est, il nuraghe de sos Pascialzos a sud-est, e il nuraghe Nuratolu con il nuraghe Giannas di Flussio a sud-ovest. In epoca fenicia, punica e romana il villaggio fu dotato di mura di fortificazione, ancora parzialmente visibili nei lati sud e nord del paese.

Durante l’epoca medievale, la villa o bidda di Sagama fece parte della Curatoria della Planargia nel Giudicato di Torres. Successivamente passa sotto il governo dei feudatari Malaspina e, ancora più tardi, sotto quello dei Giudici d’Arborea. Un momento cruciale nella storia di Sagama si verificò il 9 gennaio 1388, quando i rappresentanti del borgo sottoscrissero presso la chiesa di San Giovanni Battista a Magomadas la Pergamena d’Eleonora, ovvero la Pace tra il Regno di Arborea e il Regno d’Aragona. Intorno al 1420 passa sotto il dominio aragonese nel Regno di Sardegna e diviene un feudo, concesso nel 1430 a Guglielmo Raimondo de Moncada, poi confiscata dalla Corona, che la cede nel 1468 alla famiglia Villamarì. Nel 1469 il feudo viene concesso al cagliaritano Antonio Brondo, a cui viene confiscato nel 1670. Nel 1698 appartiene alla famiglia Olives e infine nel 1756 ad Antonio Paliacio, i cui discendenti assumono i titoli di marchese della Planargia ed i primogeniti di conti di Sindia, Marchesato che viene incorporato nel diciottesimo secolo dai Savoia, che confermano il possesso dei Paliacio.

L’editto delle chiudende del 1820, che permetteva la privatizzazione delle terre, non fu recepito subito a Sagama. Ragion per cui gli ecclesiastici riuscirono ad impossessarsi della preziosa terra della Badd’e Sagama, mentre nell’altipiano di Santu Mikeli e Triganinu, dove il terreno veniva pascolato, l’operazione non fu resa possibile dalla resistenza dei pastori sagamesi, sindiesi e sunesi. Il paese venne riscattato agli ultimi feudatari nel 1839 con la soppressione del sistema feudale e divenne un comune autonomo.

Nel 1927 il Comune di Sagama venne trasferito dalla Provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, alla neonata Provincia di Nuoro. Il Comune di Sagama nel 1928 venne soppresso e accorpato con Tinnura e Flussio nel Municipio di Suni, fino al 1946 quando Umberto di Savoia con decreto luogotenenziale gli restituì l’autonomia amministrativa. Successivamente nel 2003, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, venne trasferito dalla Provincia di Nuoro in quella di Oristano. Nel 2010, con delibera di Consiglio Comunale, ha deliberato il proprio toponimo in lingua sarda nella forma Sàgama.

Il Centro di Sagama: Percorso e Punti di Interesse

Arriviamo a Sagama provenendo con la SP34 da Tinnura che, dopo aver passato il cartello segnaletico che indica l’ingresso all’interno dell’abitato, assume il nome di Corso Vittorio Emanuele III. L’abitato, interessato da espansione edilizia, è circondato da vaste distese di vigneti, ed il suo andamento altimetrico è quello tipico delle località collinari. Dal Municipio di Tinnura a quello di Sagama si percorrono circa 3.2 chilometri.

La Chiesa Parrocchiale dell'Arcangelo Gabriele

Percorsi trecento metri lungo il Corso Vittorio Emanuele III, dove a sinistra parte la salita del Carmine, alla destra si apre la piazza della Parrocchia, antistante la chiesa parrocchiale. Sebbene la tradizione locale possa fare riferimento a San Michele Arcangelo, la chiesa è dedicata a San Gabriele Arcangelo, nota anche come De S’Anghelu, ed è considerata una delle più belle chiese di tutta la Planargia. La sua fabbrica ebbe inizio nel 1606 con un contratto stipulato fra il rettore Anjoi e tre "Picapedrers" sassaresi, che si impegnarono a costruirla secondo il modello della chiesa di San Giacomo di Sassari. L'edificio venne edificato nel 1604 da maestranze sassaresi.

La splendida facciata in pietra tufacea a vista è impostata su tre ordini scanditi da cornicioni, cui si somma un timpano curvilineo che si fonde in un’unica linea con le ali sottostanti. Il prospetto è rinserrato entro paraste laterali terminate da acroteri piramidali. Vi è affiancata sul lato sinistro una tozza torre campanaria, su tre livelli, con cornicioni marcapiano e coronamento a merli attorno a un cupolino a cipolla con nervature dentate, aggiunto in epoca successiva. L’interno si presenta con una sola navata voltata a botte, con sottarchi a tutto sesto e quattro cappelle laterali che sostengono le spinte dell’ampia volta, assieme ai poderosi contrafforti addossati alle pareti esterne, secondo esempi diffusissimi in area sassarese. Il presbiterio si presenta leggermente più stretto e ribassato rispetto all’altezza dell’aula.

All'interno della chiesa è custodita la statua lignea di San Michele, di preziosa fattura e risalente al 1500, oltre a diversi dipinti di scuola settecentesca tra i quali un dipinto raffigurante la Natività di un pittore anonimo e la Pietà del greco Elias Commeno, altari lignei, un pulpito del diciassettesimo secolo e diversi arredi sacri. Intorno alla chiesa era presente un vasto recinto che delimitava l’area sacra, con un arco. Il recinto e l’arco furono demoliti intorno al Novecento per far attraversare il paese dalla Strada Reale che è poi diventata il Corso Vittorio Emanuele III. Mèta di pellegrinaggio da tutta l’Isola, nella chiesa parrocchiale furono sepolti per diversi secoli i cittadini di Sagama. Ogni anno a Sagama, presso questa chiesa, il 24 marzo si svolge la Festa patronale di San Gabriele Arcangelo, con processione, cerimonie religiose e diverse manifestazioni civili. Lo stemma di Sagama, concesso nel 2003, raffigura la chiesa parrocchiale di San Gabriele Arcangelo con il suo campanile, fondata sulla campagna verde con due pecore pascolanti.

Foto della facciata della Chiesa Parrocchiale dell'Arcangelo Gabriele a Sagama

Il Municipio di Sagama

Passata la piazza della Parrocchia antistante la chiesa parrocchiale, proseguendo verso est per centotrenta metri lungo il Corso Vittorio Emanuele III, si trova, alla destra della strada, al civico numero 83, il Palazzo Civico che ospita il Municipio di Sagama, con la sua sede e gli uffici che forniscono i loro servizi agli abitanti del paese. Tra gli uffici presenti figurano gli Uffici Amministrativi (protocollo, Affari Generali, servizi Demografici), l’Ufficio Demografico con i Servizi Ragioneria e Tributi, l’Ufficio Tecnico (Urbanistica, Lavori Pubblici, Sportello Unico per le Attività produttive) e l’Ufficio Servizi Sociali (Assistenza Sociale, Sport e Cultura).

Dove oggi è ubicato il Municipio, fino alla seconda metà dell’Ottocento sorgeva la chiesa di San Basilio (Santu ’Asile), che è andata perduta, come è andata perduta anche la chiesa di San Giorgio (Santu Giorgi), la quale oggi è attestata solamente dalla toponomastica.

La Chiesa della Nostra Signora del Carmelo

Di fronte alla piazza della Parrocchia parte la salita del Carmine che, dopo una decina di metri, si immette sulla via Umberto I. Prendendola verso destra e, dopo una cinquantina di metri, svoltando a sinistra in via Eleonora d’Arborea, si arriva alla piazza del Carmine. Qui, alla sinistra, al civico numero 6A, si affaccia la medioevale chiesa della Nostra Signora del Carmelo (De su Carmene), edificata nel quattordicesimo secolo, con degli interessanti dettagli nella facciata. Presso questa chiesa ogni anno l’8 maggio si tiene la Festa dedicata alla Madonna del Carmelo con cerimonie religiose e manifestazioni civili, come esibizioni di cantanti e ballerini folk.

Il Museo Civico Pedru Serra

Passata la piazza del Carmine, la prosecuzione della via Eleonora d’Arborea è la via Regina Elena, che si dirige verso est. Seguendola per centoventi metri, si arriva a vedere alla sinistra della strada, al civico numero 27, l’ingresso del Museo Civico intitolato a Pedru Serra. Pedru Serra fu un religioso nato a Barcellona ed elevato al rango di pseudo cardinale dall’antipapa Benedetto XIII nel concistoro del 22 settembre 1397. Il Museo è lo scrigno che custodisce la storia di quello che oggi appare essere poco più di un villaggio, e raccoglie una serie di importanti reperti legati alla cultura religiosa di quello che è stato un piccolo quanto un tempo importante centro della zona, con l’obiettivo di aumentare il flusso turistico culturale e religioso.

La Chiesa della Santa Croce

Partiti dalla piazza del Carmine, passato il Museo Civico Pedru Serra, proseguendo lungo la via Regina Elena per una sessantina di metri si trova, alla destra della strada, la facciata della chiesa della Santa Croce, detta Di Santa Rughe. Questa chiesa, edificata nel sedicesimo secolo, si trova a breve distanza dalla chiesa di Nostra Signora del Carmelo ed è posizionata proprio accanto alla torre piezometrica del deposito dell’acqua, la quale sembra quasi a fargli da campanile. Ogni anno a Sagama, il 16 e 17 gennaio, si tiene la Festa di Sant’Antonio Abate, detta di Sant’Antonio de Su Fogu, con l’accensione di un imponente falò nel piazzale che si trova davanti alla chiesa della Santa Croce.

Impianti Sportivi Comunali e Cimitero

Ritornati alla piazza della Parrocchia, prendendo il Corso Vittorio Emanuele III verso il Municipio e costeggiando il fianco sinistro della chiesa parrocchiale, svoltando a destra in via Giuseppe Garibaldi che passa sul retro della chiesa parrocchiale, dopo una cinquantina di metri si svolta ancora a destra prendendo la Circonvallazione sud. Seguita per centotrenta metri, si vede alla sinistra il cancello che porta all’interno degli Impianti sportivi comunali di Sagama. Un altro ingresso è presente sulla parallela alla Circonvallazione sud che si prende lungo la via Giuseppe Garibaldi una cinquantina di metri più avanti. All’interno di questo complesso sportivo sono presenti un Campo da Calcio, con fondo in terra battuta, e un Campo polivalente, con fondo in erba sintetica, entrambi non dotati di tribune, dove si possono praticare calcio, calcetto e tennis.

Sempre dalla piazza della Parrocchia, prendendo il Corso Vittorio Emanuele III verso est, dopo centotrenta metri si vede alla destra il Municipio. Superandolo e proseguendo per altri trecentocinquanta metri, la strada esce dall’abitato. Continuando a seguirla per altri duecento metri fuori dal centro abitato si arriva al Cimitero Comunale di Sagama, per entrare nel quale si svolta a sinistra e, dopo una cinquantina di metri, si vede alla destra della strada il cancello di ingresso.

Il Patrimonio Archeologico e Naturale nei Dintorni

A breve distanza dal primo nucleo di Sagama e posti a corona, vengono edificati in posizione strategica difensiva numerosi nuraghi. Per quanto riguarda le principali ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Sagama, sono stati portati alla luce i resti della tomba di giganti Su Crastu Covaccada (da non confondere con quella omonima che sorge in territorio di Flussio), della tomba di giganti Triganino, e dei protonuraghi Funtanedda (vicino all’abitato ad ovest), Mulineddu II e Pascialzos (a sud est).

Ricostruzione grafica di un nuraghe o di una tomba di giganti in Sardegna

Vivere Sagama: Tradizioni, Cucina e Turismo

Il quadro economico di Sagama, a causa dell’impronta prettamente rurale della zona, non è dei più floridi. Il settore primario è presente con la coltivazione di ortaggi, foraggi, vite e ulivi e con l’allevamento di bovini, suini, ovini, caprini ed equini. L’industria è del tutto inesistente e modesta è anche la presenza del terziario. Sebbene non figuri tra le mete di particolare richiamo turistico, Sagama offre possibilità a quanti vi si rechino di effettuare escursioni all’insegna della tranquillità, delle bellezze e dell’aria salubre del suo ambiente naturale. Di particolare attrazione sono i vicini rii Crabalza e Mannu e gli interessanti siti archeologici dei nuraghi Pascialzos, Serrese, Nuracale e della tomba dei giganti Su Crasti Inscrittu.

Il periodo migliore per visitare Sagama va da aprile a ottobre, quando il clima è gradevole per esplorare i siti archeologici e la campagna circostante. Se si desidera vivere le tradizioni locali, è consigliabile informarsi sulle festività dedicate all’Arcangelo Gabriele, quando è possibile assistere alle celebrazioni religiose e ai momenti conviviali che coinvolgono tutta la piccola comunità.

Data la dimensione molto ridotta del borgo, l’offerta ristorativa è estremamente limitata. Se si organizza la visita con anticipo, si potrebbe avere l’opportunità di essere accolti da qualche abitante per un pasto casalingo, un’esperienza autentica che permette di assaggiare la vera cucina domestica sarda. L’offerta ricettiva a Sagama è praticamente inesistente. Gli agriturismi della Planargia rappresentano l’opzione migliore per vivere l’esperienza rurale della zona, offrendo degustazioni di prodotti locali come formaggi, salumi e vini.

Sagama si raggiunge in auto dalla strada statale 292 che collega Bosa a Macomer, prendendo le deviazioni per l’interno. Dall’aeroporto di Alghero-Fertilia dista circa 60 km. L’auto è indispensabile poiché il borgo non è servito da trasporti pubblici regolari. I nuraghi disposti a corona intorno alla vallata sono visitabili, anche se alcuni si trovano in stato di rudere. Il nuraghe Muristene, situato nel centro abitato, è il più accessibile.

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