L'Arcangelo Gabriele è una figura di profonda rilevanza in molteplici tradizioni religiose e misticismi, universalmente conosciuto come l'angelo dei messaggi e l'annunciatore di preziose informazioni. Il suo nome, "Fortezza di Dio", ne sottolinea l'importanza e il ruolo di messaggero a cui il Signore affida le missioni più delicate.
L'Arcangelo Gabriele: Messaggero Divino e Simbolo Universale
Gabriele è un angelo che ha avuto una fortuna straordinaria nella storia delle testimonianze scritte. Lo ritroviamo in moltissime fonti, dall'Antico Testamento al Talmud, nel Nuovo Testamento, nei vangeli apocrifi, fino alle pagine del Corano. La parola greca "anghelos" significa "messaggero", e ciò fa di Gabriele l'angelo per eccellenza in questo ruolo. Non è solo un messaggero, ma è anche lo scriba celeste, colui che rivela i sogni profetici e che è a capo degli angeli che sono a guardia delle Settanta Nazioni, ovvero i settanta popoli discendenti da Noè. Questa vasta presenza lo rende il rappresentante di un universo fatto di differenti convinzioni, religioni, misticismi o semplici storie.
Gabriele ci indica il cielo, l'orizzonte più lontano al quale portare lo sguardo, e ci mostra le sue grandi ali, mezzo per spiccare il volo, ricordandoci che l'errore può capitare a chiunque, ma può riportarci a terra solo per un breve periodo.

L'Annunciazione: Il Messaggio Fondamentale di Gabriele
La missione più celebre e universalmente riconosciuta di Gabriele è senza dubbio l'Annunciazione a Maria, un evento narrato con dettagli nel Vangelo di Luca:
- Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
- Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te".
- A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.
- L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".
- Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?".
- Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio".
- Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola".

Rappresentazioni Scultoree in Marmo dell'Arcangelo Gabriele
La figura dell'Arcangelo Gabriele è stata soggetto di innumerevoli opere d'arte, e le sue rappresentazioni scultoree in marmo ne testimoniano l'importanza e la bellezza attraverso i secoli. Di seguito, analizziamo due esempi significativi di statue in marmo che lo raffigurano.
La Statua di San Gabriele sul Gugliotto: Un'Opera Moderna con Radici Storiche
Una di queste rappresentazioni si trova sul gugliotto che dà a Nord-Ovest, dove questo angelo alza gli occhi e il dito al cielo. Se l’intera composizione delle Guglie fosse una processione con Maria in trionfo, allora lui precederebbe la Vergine di qualche passo, indicando Colui dal quale viene questa gloria.
La statua di questo Arcangelo Gabriele è una recente riproduzione datata 2017, ad opera di Nicola Gagliardi, su modello tardo-ottocentesco dello scultore Giacomo Sozzi. La statua ha un'altezza di circa 185 cm. Stilisticamente, è una figura che appare differente rispetto alle tante statue presenti sulle guglie. È certamente meno classica nella forma, ben lontana dagli ideali di bellezza e armonia tipici dell'Ottocento.

Il Gruppo Scultoreo dell'Annunciazione di Francesco Mochi a Orvieto
Un altro esempio straordinario è il gruppo scultoreo dell'Annunciazione, costituito da due statue in marmo, realizzato tra il 1605 e il 1608 da Francesco Mochi (1580 - 1654). Originariamente proveniente dall'altare maggiore della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Orvieto, questo capolavoro è ora conservato presso il Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto.
L'Arcangelo Gabriele Annunciante di Mochi
Il San Gabriele arcangelo annunciante è colto nel momento in cui sta scendendo dal cielo, appoggiato su una nuvola che lo sorregge, dando così anche una dimensione spaziale alla scena. Il panneggio è turbinosamente mosso dal volo, mentre con il braccio sinistro addita quella che all'interno del Duomo sarebbe stata la fonte di luce, ossia la Cappella Nuova, indicando quindi Dio. Il marmo è lavorato con estrema perizia e perfetta armonia delle proporzioni, mentre i dettagli e l'agilità della scena rendono la figura viva e possente nella sua grazia ed esuberanza. Il volto è estremamente espressivo e magnetico nella sua perfetta bellezza. Il formidabile movimento dell'Arcangelo è frutto di uno schema compositivo profondamente innovativo, sostenuto da una capacità tecnica che precorre i temi e i valori del barocco. L'Arcangelo presenta una piccola mutilazione dell'indice della mano destra, con la quale reggeva un giglio di cui rimane solo lo stelo.

La Madonna Annunciata di Mochi
La Madonna annunciata di Mochi non è un'ascoltatrice paziente del messaggio divino, ma viene colta in piedi, appena alzata dalla sedia, che è ancora in bilico e alla quale rimane impigliato l'abito. La Vergine stringe il libro di preghiere al seno come protezione e tiene le gambe rivolte nel senso opposto di San Gabriele arcangelo, quasi pronta per fuggire. Scarni elementi, come una sedia e un libro, connotano la scena dal punto di vista spaziale e realistico. L'accostamento tra il dinamismo centrifugo di San Gabriele arcangelo e la concentrazione dello scatto allarmato della Madonna produce un insieme di sorprendente complementarità ed equilibrio. Le due statue hanno un buono stato di conservazione. Sebbene la Madonna annunciata fu scolpita nel 1608, non venne collocata immediatamente all'interno del Duomo per l'opposizione del cardinale Giacomo Sannesio, vescovo di Orvieto (1605 - 1621), anche se la committenza era rimasta soddisfatta del lavoro dell'artista.