I simboli del serpente e del bastone hanno attraversato millenni di storia culturale, mitologia e pratica medica, conservando un valore semantico profondo e spesso condiviso tra diverse civiltà. Questi emblemi, che comparivano su monete e vasi antichi, sono giunti fino alla nostra contemporaneità, influenzando l'identità e l'etica professionale, specialmente in ambito medico.
Le Origini e il Simbolismo del Bastone di Asclepio
La simbologia del serpente spiraleggiato elicoidalmente attorno a un supporto è molto forte e diffusa nella cultura greco-latina. In particolare, si pensa al Bastone di Asclepio, il dio medico, un antico simbolo greco strettamente associato alla medicina. Esso consiste in un serpente attorcigliato intorno a una verga, che risale lungo di essa.

Asclepio, o Esculapio nella sua forma latinizzata, era il dio della salute nell'antico pantheon greco. Fu istruito nell'arte medica dal centauro Chirone, che fu anche mentore di eroi semidivini come Eracle e Achille. Il Bastone di Asclepio simboleggia le arti sanitarie, combinando la verga con il serpente, il quale, con il cambiamento della pelle (la muta), simboleggia la rinascita e la fertilità. Si riteneva che questo simbolo fosse un oggetto dotato di poteri magici e curativi. Il serpente raffigurato in questo simbolo è spesso associato al cosiddetto sauro di Esculapio, scientificamente noto come Zamenis longissimus, una specie non velenosa appartenente alla famiglia dei colubridi, diffusa in tutta Europa e storicamente presente intorno agli antichi templi dedicati alla guarigione.
In ogni tempio dedicato ad Asclepio nel mondo greco e magno-greco, e al corrispettivo dio Esculapio nel mondo latino, si allevava e curava un sacro serpente. Nell'iconografia di Asclepio, oltre al bastone e al serpente, compare talvolta anche un cane. Tuttavia, studiosi moderni dubitano che il simbolo abbia avuto origine in Grecia, ritenendo che possa derivare dalla cattività degli Ebrei in Egitto. Col tempo, infatti, si trovò un sistema per liberarsi dei vermi, che potevano svilupparsi sino a mezzo metro di lunghezza: il metodo consisteva nel farli arrotolare lungo un bastoncino, e questo potrebbe spiegare il fatto che gli Ebrei considerassero il serpente un segno di vittoria.
Il Caduceo di Hermes: Simbolo di Commercio, Viaggio e Pace
Accanto al Bastone di Asclepio, un altro simbolo antico che presenta serpenti e un bastone è il Caduceo. Questo scettro lineare, talvolta alato, è caratterizzato da due serpenti che si annodano sinuosamente e in maniera intrecciata e simmetrica attorno al bastone, affrontandosi faccia a faccia nella parte alta, ricordando in qualche modo la molecola del DNA vista di lato.

Era lo scettro del dio greco Hermes (Mercurio per i Latini), ed è divenuto già nell'antichità scettro degli araldi e simbolo del commercio, il cui dio tutelare era proprio Hermes. È un simbolo propiziatore di buone relazioni tra gli uomini. I due serpenti intrecciati tra loro rappresentavano l'accordo tra due parti, tra due o più maschi in una transazione, in una vertenza politica o commerciale. Il serpente, per la sua forma fallica, è da sempre simbolo del maschile, e politica e commercio erano solitamente affari di maschi in epoca greco-romana.
Il mito ne descrive l'origine: un giorno Mercurio, sul monte Citerone, avendo visto due serpi che si azzuffavano, gettò loro la verga, intorno a cui si attorcigliarono, rappacificati, i due serpenti. Così il caduceo, o verga alata, con i due rettili attorcigliati e in atto quasi di baciarsi, rimase simbolo di pace. Il termine latino caduceus riprende il greco antico kērýkeion, aggettivo di kēryx, traducibile come "araldo". Il caduceo ebbe origine come simbolo assiro-babilonese, associato al dio Ningishzida, divinità della vegetazione e degli inferi, e fu uno dei pochi elementi culturali tramandati dalle civiltà sumere e accadiche ai successivi culti greci e romani. Hermes, considerato l'araldo degli dei, diede il nome al simbolo.
Esempi storici del caduceo includono un famoso caduceo bronzeo del V secolo a.C. rinvenuto a Brindisi, che testimoniava l'alleanza tra la messapica Brindisi e la colonia greca di Thurii. Una bella rappresentazione del caduceo è visibile anche scolpita in bassorilievo su un balcone nel centro storico della città di Soleto, nel Salento.
L'Introduzione del Culto di Esculapio a Roma e l'Isola Tiberina
A Roma, il 1° gennaio si festeggiava la fondazione di due templi sull'Isola Tiberina. Uno era dedicato all'antico dio Vediovis, l'altro al greco Asklepion, romanizzato in Aesculapius. Il culto di Esculapio/Asclepio fu introdotto a Roma nel 291 a.C., un anno in cui la città era flagellata da una terribile pestilenza. I decemviri, dopo aver consultato i Libri Sibillini, decretarono che l'introduzione del culto di Esculapio di Epidauro - divinità medica - avrebbe fatto cessare l'epidemia.

Ai pontefici toccò il compito di decidere dove e quando insediare il culto del dio greco. Poiché non fu possibile ricevere da Epidauro il simulacro della divinità, gli ambasciatori tornarono in patria con l'effigie di un serpente, sacro attributo di Esculapio. Secondo la tradizione romana, la divinità straniera doveva essere associata a un culto preesistente; fu per questo motivo che si stabilì di costruire il tempio di Esculapio sull'Isola Tiberina, dove già sorgeva quello di Vediovis, e di festeggiare il nuovo dio nel medesimo giorno.
L'associazione tra Esculapio e Vediovis dipendeva presumibilmente dal fatto che quest'ultimo veniva rappresentato con un fascio di frecce. Al pari di Apollo, con il quale alla fine del secolo giunse a sovrapporsi, l'attributo delle frecce indicava il potere del dio di seminare l'epidemia. Ricordiamo i versi dell'Iliade, in cui Apollo, adirato con i Greci, scende dalle cime dell'Olimpo e li colpisce con i dardi della malattia, seminando ovunque la morte:
«Ma chi fra gli dei li fece lottare in contesa ? Il figlio di Zeus e Latona; egli, irato col re, mala peste fe’ nascere nel campo, la gente moriva, perche Crise l’ Atride trattò malamente il sacerdote e Febo l’ Apollo l’udì, e scese giù dalle cime dell’Olimpo, irato in cuore, l’arco avendo a spalla, e la faretra chiusa sopra e sotto: le frecce sonavano sulle spalle dell’irato al suo muoversi; egli scendeva come la notte. Si spostò dunque lontano dalle navi, lanciò una freccia, e fu famoso il ronzio dell’arco d’argento. I muli colpiva in principio e i cani veloci, ma poi mirando sugli uomini la freccia acuta lanciava; e di continuo le pire dei morti ardevano, fitte» (Omero, Iliade, 1,1-52).
Cosicché, l'accostare a Vediovis una divinità medica come Esculapio assumeva probabilmente il significato di una contrapposizione tra opposti poteri.
Dalla Decadenza Pagana alla Sacralizzazione Cristiana
In età tardoantica, con la cristianizzazione dell'impero, il tempio di Esculapio decadde e rovinò. Tuttavia, in molti continuavano a frequentarlo per chiedere al dio taumaturgo grazie e guarigioni. Vi praticavano l'antico rito dell'incubatio, già caro a Esculapio: una sorta di pratica divinatoria durante la quale i fedeli dormivano all'interno o sulla soglia del tempio e, attraverso i sogni che la divinità inviava loro, ottenevano rivelazioni e consigli per guadagnare la guarigione.

In seguito, molte leggende medievali, soprattutto Vite di santi, presero a rammentare il decaduto tempio di Esculapio. La Passio del protovescovo e martire di Ascoli Piceno, Emidio, afferma che il giovane, prima di giungere nella città marchigiana, fece sosta a Roma e provocò con un terremoto il crollo del tempio dell'Isola Tiberina. Pur essendo riferita al 303, la Vita del santo fu redatta nell'XI secolo in ambienti monastici o vescovili marchigiani con il proposito di retrodatare l'antichità della chiesa locale; essa si basa su elementi del tutto fantastici.
Secondo un'altra leggenda, le ossa dei santi Sabino ed Essuperanzio, martiri sotto Massimiano, sarebbero state rinvenute in fondo al pozzo di Esculapio. Effettivamente nel tempio v'era - e v'è tutt'oggi - un pozzo sacro al dio, le cui acque erano considerate taumaturgiche; a parte la sua scarsa attendibilità storica, il racconto ha il chiaro significato di rimuovere l'antica dedicazione pagana per sostituirla con una cristiana.
Un profondo mutamento nella storia culturale dell'Isola Tiberina si ebbe tra i secoli X e XI, quando l'imperatore Ottone III volle trasferire dalla cattedrale di Gniezno a Roma le reliquie di Adalberto di Praga - missionario e martire degli slavi pagani in una regione dell'attuale Polonia. Ordinò, quindi, che fosse costruita sulle rovine del tempio di Esculapio una chiesa in onore di San Bartolomeo. La dedicazione a questo santo fu probabilmente in virtù della fama di grande taumaturgo di cui l'apostolo godeva, al pari dell'antico dio greco. In particolare, lo si invocava per favorire la guarigione dalle convulsioni, dalle possessioni demoniache e dai disturbi del comportamento e della personalità. La tradizione si può far risalire alla Passio di Bartolomeo, nella quale prima del martirio egli guarisce una principessa armena che soffriva appunto di turbe psichiche o forse di epilessia.
L'antico pozzo sacro a Esculapio non venne distrutto, ma fu inglobato nel nuovo edificio. Pur adornato di un puteale su cui erano stati effigiati i simboli - nelle figure del Cristo, di San Bartolomeo, di Sant'Alberto di Praga e dello stesso Ottone III - dell'avvenuta sacralizzazione cristiana, esso sembrava poter garantire in qualche modo una continuità con il passato e con l'antica ritualità taumaturgica che la nuova fondazione veniva a ereditare. Inoltre, fu lasciato un piccolo bassorilievo del serpente di Esculapio che ancora oggi possiamo vedere sulla "prua" dell'isola. Questo passaggio da Vediovis a Esculapio sino a San Bartolomeo testimonia la transizione dal mondo romano arcaico alla koinè greco-romana sino all'avvento del cristianesimo.
Il Bastone come Simbolo di Autorità, Forza e Guarigione
La verga di legno, il bastone, è un potente simbolo di comando e autorità. Rappresenta non solo lo strumento del pastore conduttore di greggi, e per estensione di uomini, ma anche un'autorità specifica in un campo, strumento di offesa e difesa, e di controllo saggio del potere e della forza. Questa simbologia betilica e di potere è diffusa in molte culture.
DOCUMENTARIO - Fenici e Greci: gli antichi negli oceani - Cristoforo Gorno.
Un esempio forte del bastone come simbolo di autorità si trova nel "capubastuni", il capo delle 'ndrine della 'ndrangheta nel meridione d'Italia, intrise di popolare cultura greca. Il termine "ndrina" deriva dal greco andros (maschio) e significa "gruppo di uomini", mentre "ndrangheta" deriverebbe dal greco andros agathos, "uomo virtuoso", nel senso di "onorata società" o "unione di uomini d'onore". Si richiama il concetto greco del kalòs kai agathòs, che significa letteralmente "bello e buono", sintetizzando l'ideale ellenico di perfezione umana. Anche il termine meridionale "cosca", sinonimo di "ndrina", deriva dall'insieme delle foglie del finocchio adese tra loro e unite al torsolo, o dei vari germogli adesi tra loro della cicoria, un'allegoria dell'unità d'azione e dei legami forti tra gli uomini di queste società nella società.
La verga, inoltre, già di per sé si associa al serpente anche solo per la forma. Ricordiamo il biblico bastone di Mosè che, gettato per terra, si trasformava prodigiosamente in un vivo serpente. Colpisce anche come l'iconografia di Asclepio, con il bastone e il cane, richiami quella di San Rocco, santo venerato per la sua agiografia contro le epidemie e per la cura delle malattie, la cui devozione è altissima in moltissimi paesi del Salento. San Rocco reca con sé proprio un bastone e un cane fedele, mostrando un grande sincretismo religioso che connota il cristianesimo, rispetto a religioni, pratiche e credenze, e persino luoghi e oggetti di culto pagani, ora combattuti, ora assimilati e cristianizzati.
È diffuso, ad esempio, presso i farmacisti salentini il simbolo del serpente, tanto legato alla medicina, che si avvolge e sale attorno al calice-graal verso il cui contenuto piega il capo.
Confusione e Chiarezza nella Simbologia Medica Moderna
Durante il Medioevo cristiano, l'uso di simboli di origine classica venne abbandonato perché considerati di origine pagana. Per il medico si preferirono altri emblemi, tra cui la fiasca dell'urina, a ricordare la pratica, diffusa al tempo, dell'osservazione delle urine per capire lo stato di salute del paziente e diagnosticare la malattia. Con il passare del tempo e l'avvento del Rinascimento, l'Europa riscoprì i valori della cultura classica. Il Bastone di Asclepio riemerse come emblema medico prediletto.

Tuttavia, erano passati molti secoli e la memoria del significato dei simboli tratti dalla mitologia classica si era affievolita. Il Bastone di Asclepio iniziò a essere confuso con un altro simbolo: il caduceo, il bastone utilizzato dal dio greco Hermes (Mercurio nella mitologia romana), caratterizzato da due serpenti intrecciati e talvolta sormontato da ali. Questa confusione persistette a lungo.
In ambito medico, il caduceo fece la sua comparsa a metà Ottocento, quando l'editore londinese J.S.M. Churchill lo utilizzò per illustrare pubblicazioni nel 1844. Negli Stati Uniti, venne introdotto dal colonnello John R. van Hof come distintivo per i medici militari, sottolineandone l'associazione con la neutralità in guerra: nel 1856 comparve sulle insegne degli assistenti ospedalieri dell'esercito americano e nel 1902 sugli ufficiali medici. Divenne anche l'emblema del Servizio Sanitario Pubblico statunitense e ispirò il nome della rivista medica militare francese Le Caducée nel 1901.
Per un certo periodo, persino l'American Medical Association adottò il caduceo, ma nel 1912 - dopo un lungo dibattito - scelse ufficialmente il Bastone di Asclepio, tuttora in uso. Sebbene il caduceo sia diventato un simbolo riconoscibile di assistenza medica e immunità in battaglia, la maggior parte degli esperti ritiene più corretto e storicamente fondato utilizzare il Bastone di Asclepio per rappresentare la professione medica.
L'identità e l'etica professionale passano anche dai simboli che le rappresentano. È quanto emerge da una ricerca condotta dal professor Michele Augusto Riva, docente di Storia della Medicina all'Università di Milano Bicocca, e da Luca Ravasio, cultore della stessa materia, pubblicata sulla rivista Internal and Emergency Medicine. Il professor Riva spiega a TrendSanità: «L'idea nasce dal vedere come spesso, all'interno degli Ordini dei Medici, si faccia confusione tra i simboli che li rappresentano. In questo momento di crisi professionale, mancanza di vocazioni autentiche, dove prevale l'idea che tutti possono fare questo lavoro, ritengo che anche “mettere ordine” nei simboli sia un'azione significativa. Lo scorso anno avevamo scritto un articolo sul giuramento di Ippocrate, quest'anno l'analisi è stata sull'uso del bastone di Asclepio e di altri emblemi come simboli della professione».
«Come si può vedere dalla nostra analisi - prosegue Riva - il caduceo, altro simbolo scelto da diversi Ordini provinciali, non è un simbolo proprio della classe medica. Viene utilizzato anche ad altri scopi. Abbiamo visto poi che diversi Ordini provinciali hanno scelto emblemi che richiamano a realtà locali. Ad esempio i medici di Bari utilizzano una moneta con raffigurata una divinità locale e quelli di Pisa la Torre». I Farmacisti utilizzano invece come simboli il pestello (che ricorda lo strumento usato per la preparazione dei medicinali) o il caduceo. Ma probabilmente, dato che questo simbolo si lega anche al dio Hermes (anche protettore dei commerci), si può pensare alla professione come anche legata alla vendita di farmaci.
L'indagine ha analizzato i 106 loghi degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO) provinciali, evidenziando una netta prevalenza del Bastone di Asclepio come simbolo ufficiale. Il Presidente dell'Ordine rammenta ai Colleghi che il Decreto 16 settembre 1994, n. 657, che ha disciplinato le caratteristiche estetiche delle targhe delle inserzioni per la pubblicità sanitaria, all'art. 2, comma 2, lettera d) tassativamente recita «Le targhe… non devono contenere alcun grafico, disegno, figura o simbolo, ad eccezione di quello rappresentativo della professione». Analoga disposizione è prevista dall'art. 4, comma 1, lettera d) per le inserzioni sugli elenchi telefonici. Il simbolo rappresentativo della professione di Medico Chirurgo e dell'Odontoiatra, approvato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, è quello riprodotto in questa pagina.