Il Martirio di Padre Luigj Paliq in Kosovo
Luigj Paliq (al secolo: Mati Palić) nacque il 20 febbraio 1877 a Janjevo, nel Kosovo, allora sotto il dominio ottomano e abitato prevalentemente da musulmani. Battezzato con il nome di Mati, crebbe in un contesto molto religioso, tanto che anche due suoi fratelli divennero sacerdoti francescani. A diciannove anni si recò in Italia, chiedendo di essere ammesso nell’Ordine dei Frati Minori a Cortemaggiore, dove entrò in noviziato ricevendo il nome di Luigi ed emettendo la professione solenne il 26 aprile 1901.
Nel settembre dello stesso anno, venne ordinato sacerdote e in seguito fu inviato in Patria per svolgere il ministero presso la Missione albanese dei Frati Minori. Qui, difese gli abitanti locali, non solo i cattolici ma anche la popolazione di religione musulmana, esortandola a restare fedele al proprio credo. Questo suo atteggiamento irritò le autorità montenegrine, che disposero il suo arresto avvenuto a Peje il 4 marzo del 1913.
Il suo arresto fu causato dalla sua ferma opposizione alle conversioni forzate all’Ortodossia, a cui erano costretti i cattolici e i musulmani montenegrini. Le sue proteste gli procurarono l’ostilità dei suoi persecutori, che consideravano decisiva l’omogeneità religiosa per garantirsi il controllo di quel territorio. Egli era consapevole dei pericoli che correva, ma restò al suo posto continuando ad esercitare il suo ministero per fedeltà alla propria missione e, prima di essere ucciso, confermò la sua piena disponibilità a morire per Cristo e per la Chiesa anche attraverso le sue ultime parole, udite e riferite da coloro che avevano assistito alla sua fucilazione.

La Tragedia del Congo: Silenzio e Interessi Internazionali
Il popolo congolese sta vivendo un’altra pagina insanguinata della sua tragica storia nel silenzio vergognoso dei media sia italiani che internazionali. La ragione di questo silenzio risiede nel fatto che nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) si concentrano troppi ed enormi interessi internazionali, sia degli Stati Uniti che dell'Unione Europea, della Russia che della Cina (la società China Molybdenum lo scorso anno ha comprato la miniera di Tenke che produce il 65% del cobalto del mondo).
L'Rd Congo è, infatti, uno dei paesi potenzialmente più ricchi d’Africa, soprattutto per i metalli utilizzati per le tecnologie più avanzate: coltan, tantalio, litio, cobalto. La maledizione di questo paese è proprio la sua immensa ricchezza. Per questo, oggi, il Congo è un paese destabilizzato in preda a massacri, uccisioni, violenze, soprusi, malnutrizione e fame.
Situazione nel Nord Kivu
Particolarmente grave è la situazione nel Nord Kivu (vicino all’Uganda) che ha Goma come capoluogo. Lì operano i “ribelli” delle Forze Democratiche Alleate (ADF) che hanno contatti con Boko Haram (Nigeria), al-Shabaab (Somalia) e al-Qaida. Sono dei veri e propri tagliagole in stile jihadista che terrorizzano la popolazione. A farne le spese sono migliaia di congolesi innocenti, tra cui laici cristiani, sacerdoti e missionari.
Don Étienne Sengiyuma, parroco di Kitchanga (diocesi di Goma), ucciso l’8 aprile scorso, è l’ultima vittima di una lunga serie. Drammatico l’appello del vescovo di Goma, mons. Théophile Kaboy Ruboneka: «La situazione della diocesi è insostenibile. Qui nel Nord Kivu viviamo nel caos totale. Siamo abbandonati da tutti». Tutto questo avviene nonostante la massiccia presenza di truppe ONU e dell’esercito nazionale.
Sempre nel Nord Kivu è altrettanto grave la situazione nella diocesi di Butembo-Beni, dove i ribelli dell’ADF massacrano per costringere la gente ad abbandonare le proprie terre. Un rapporto della società civile di Beni afferma che sono più di un migliaio le persone uccise dal 2014 ad oggi e cinque i sacerdoti rapiti. Il 20 marzo del 2016 è stato ucciso il religioso Vincent Machozi, molto impegnato nella difesa dei diritti umani.

Situazione nel Sud Kivu e Altre Regioni
Grave è anche la situazione nel Sud Kivu, dove gruppi armati controllano le miniere di coltan per non far entrare altri minatori e tenere il prezzo del minerale basso, sfruttando il lavoro dei bambini (secondo l’Unicef si tratta di 40.000 bambini!). Anche in altre aree del paese la situazione è al limite. Nell’estremo nord, nella zona Bunia-Ituri, sono in atto saccheggi e massacri. E in due regioni del Sud, nel Kasai, ricco di diamanti, e nel Katanga, ricco di cobalto, si parla di massacri con migliaia di morti.
I dati dell’Alto Commissariato per i Rifugiati ONU dicono che questi conflitti hanno prodotto quattro milioni di rifugiati interni, 750mila bambini malnutriti, 400mila a rischio morte per fame.
Repubblica Democratica del Congo: una crisi umanitaria senza fine
Crisi Politica e Reazione della Chiesa
Tutto questo disastro non sembra disturbare il presidente Joseph Kabila, che anzi ne approfitta per continuare a posticipare le elezioni nonostante il suo mandato (il secondo) sia scaduto a fine 2016! Kabila, al potere da 17 anni, anche se la Costituzione lo vieta, dà l’impressione di volersi presentare nuovamente alle elezioni fissate (forse) per il 23 dicembre di quest’anno. Tale comportamento politico ha portato a gravi disordini anche nella capitale Kinshasa.
Il Comitato laico di coordinamento dei cattolici (CLC), sostenuto dal cardinale di Kinshasa, Laurent Monsengwo, ha promosso in tutto il paese il 31 gennaio 2017, il 21 gennaio e il 25 febbraio 2018 “processioni” di fedeli, accompagnate da sacerdoti, perché Kabila non si ricandidi ed esca di scena. La repressione è stata feroce: 134 chiese accerchiate dalle forze armate, chiese invase da poliziotti (compresa la cattedrale di Kinshasa), parecchi preti arrestati e alcune decine persone uccise.
L’Rd Congo, oggi, sta vivendo il suo Venerdì Santo nel silenzio della stampa internazionale e nell’indifferenza del mondo. Per questo si appella con forza ai giornalisti italiani perché rompano il silenzio sull’Rd Congo raccontando gli orrori che vi sono perpetrati, ma soprattutto spiegando la ragione di tale silenzio: gli enormi interessi internazionali in quel paese. E si appella anche ai vescovi italiani ed europei perché sostengano i vescovi congolesi e le comunità cristiane con la preghiera, ma soprattutto con il sostegno concreto in questo loro impegno per la giustizia e i diritti umani.
Il cardinale Ambongo ha affermato: “Non è questo giudicare due cose simili con parzialità, secondo regole diverse?” Questo in riferimento all'accordo tra UE e Rwanda firmato lo scorso 19 febbraio, che avrebbe il compito di promuovere lo sfruttamento sostenibile dei minerali da parte del Rwanda, perché - sottolinea l’UE - “il Paese è uno dei principali attori globali nel settore minerario del tantalio.
Il Martirio di Padre Bernardo Aquilino Longo in Congo
Il Servo di Dio padre Bernardo Aquilino Longo è un sacerdote dehoniano di origine padovana e missionario in Congo. Egli nasce a Pieve di Curtarolo (Padova - Italia) nel 1907, entra nella Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù e viene ordinato sacerdote nel 1936. Due anni dopo arriva nell’Alto Congo, in una regione che definisce come “patria dei Walesse, dei pigmei e degli elefanti”. A partire dal 1950, lavora a Nduye, che diverrà la sua missione, il suo amore, il suo martirio.
Missionario dal cuore generoso e dinamico, povero tra i poveri, moltiplica iniziative a sostegno dell’evangelizzazione e per la promozione umana e spirituale della gente. Nel vortice della rivoluzione congolese, decide di rimanere tra il “suo gregge”. Circondato dai guerriglieri ribelli Simba, ispirati alla dottrina maoista e animati da odio antireligioso e anti-ecclesiale, dice: “Accettiamo la morte come atto d’amore, per la salvezza di questa gente e dei pigmei”.
La Postulazione generale dehoniana ha voluto che la Causa del Servo di Dio, padre Bernardo Aquilino Longo, possa procedere per viam martyrii. Lo scopo della suddetta Inchiesta sarà quello di raccogliere nuove prove comprovanti il presunto martirio del Servo di Dio all’interno del complesso contesto storico, sociale, politico e religioso nel quale è maturato. L’istruzione dell’Inchiesta diocesana suppletiva sul martirio avverrà nella Diocesi di Padova e concretamente la Prima Sessione, presieduta dal vescovo di questa città, mons. Durante l’apertura dell’inchiesta diocesana suppletiva si è insediato il tribunale che sarà composto da: mons. Antonio Oriente, delegato del vescovo; mons. Tiziano Vanzetto, promotore di giustizia, e mons. Nicola Tonello, notaio.

Sacerdoti tra Vocazione e Vita Personale: Esempi dal Kosovo e dal Congo
Un esempio di impegno e dedizione è don David Tacchini, volontario in Kosovo e in Congo, che ha servito la comunità ecclesiale nella vicina Citerna prima di prendersi una pausa di riflessione. Don David, tifernate doc, 40 anni il 16 aprile, ordinato nel 2014, ha uno zio prete ed è stato descritto come «una bellissima persona fuori e dentro» da un giovane parrocchiano.
«Già da diversi mesi aveva annunciato di prendersi una pausa di riflessione e non si vedeva più in parrocchia, ci aveva spiegato che doveva fare chiarezza con se stesso, poi abbiamo saputo che aveva trovato l'amore», ricordano sul sagrato. Una volontaria laica, conosciuta prima di entrare in seminario, per lei avrebbe deciso di lasciare. «A qualcuno don David confidò che quell'incontro, dopo tanto tempo che non si vedevano, aveva fatto scoccare la scintilla» sostiene una donna. «L'amore è più forte di tutto, penso sia giusto far sposare i sacerdoti, possono avere famiglia ed essere pastori della comunità. Siamo esseri umani, abbiamo tutti bisogno d'amare».
L'omelia del cardinale Ambongo, in omaggio alle vittime della guerra nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo e per il ritorno della pace nel Paese, ha evidenziato come la situazione sia giudicata con parzialità, secondo regole diverse.
Il Sostegno Umanitario e le Storie di Speranza
L’amore dei nonni ha condotto Jospin Samuel al centro Sodas per poter studiare. Jospin Samuel vive nella Repubblica federale del Congo. Suo papà purtroppo è morto e il piccolo Jospin Samuel è cresciuto con i nonni, che pur amandolo molto non hanno risorse economiche sufficienti per far fronte a tutte le necessità del bimbo. Il suo desiderio più grande è quello di poter continuare a studiare e non deludere così i suoi nonni che hanno fatto di tutto per portarlo al centro SODAS perché potesse istruirsi e che lo hanno mandato a scuola negli anni, nonostante le grande difficoltà economiche. Vorrebbe ricambiare il loro aiuto. Jospin Samuel è di fede cattolica. Da quando è al centro, non ha potuto ancora partecipare alle funzioni. Prima perché non capiva bene lo swahili e poi per le misure preventive contro il covid19 adottate subito dopo. Il bimbo è molto affezionato ai suoi nonni. Vorrebbe spesso andare a trovarli e sapere come stanno.
Il presente Ente Ecclesiastico PIA SOCIETA' DI SAN FRANCESCO SAVERIO PER LE MISSIONI ESTERE (ISTITUTO SAVERIANO MISSIONI ESTERE CM) partecipa al Programma Nazionale Inclusione e Lotta alla povertà 2021-2027, Priorità 3 "Contrasto alla deprivazione materiale - Sostegno agli indigenti a titolo dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera m, del Regolamento FSE+", Obiettivo Specifico (ESO.4.13), Azione di contrasto alla Povertà alimentare (PN Inclusione) in qualità di Organizzazione partner Territoriale (OpT) associata alla Organizzazione partner Capofila (OpC) FONDAZIONE BANCO ALIMENTARE EMILIA ROMAGNA ETS-MAGAZZINO DI FONTEVIVO nell'anno 2025, ha sostenuto n. 3857 persone in condizione di grave deprivazione attraverso l'erogazione di aiuti alimentari e misure di accompagnamento, per un totale di beni distribuiti pari a 1.823,98 kg di alimenti.
