La comunità di Leonforte ha una storia ricca e complessa, intessuta anche attraverso le figure dei suoi sacerdoti e le attività delle confraternite locali. Tra le figure emerse nel contesto religioso e sociale di Leonforte vi è anche il viceparroco Castro, la cui menzione si inserisce nella più ampia vicenda della Confraternita del Monte di Pietà.
Una Nuova Pubblicazione: "Benedetto Pernicone, il sacerdote, l'uomo e il maestro"
Prossimamente, il 13 marzo, uscirà il libro intitolato "Benedetto Pernicone, il sacerdote, l'uomo e il maestro". Quest'opera racconta la bella storia di un prete che ha educato religiosamente tre popoli: nissorini, leonfortesi e regalbutesi. Il volume è stato scritto dal leonfortese Maurizio Di Fazio per Bonfirraro Editore, con la prefazione di Giuseppe Sammartino.
La presentazione del libro vedrà la partecipazione dell'autore e sarà moderata dal giornalista Josè Trovato. Sono previsti i saluti di Carmelo Barbera, sindaco di Leonforte, e Rosario Colianni, sindaco di Nissoria. Interverranno anche Salvo La Porta, Armando Glorioso e Salvo Bonfirraro.
L'Autore Maurizio Di Fazio e le sue Opere
Maurizio Di Fazio, nato a Enna il 23.04.1968, vive e lavora a Leonforte. Vanta numerose pubblicazioni, quasi tutte con Bonfirraro Editore. Tra le sue opere figurano:
- "Il Barone rosso leader maximo della sinistra siciliana" (2009), con prefazione di Pietrangelo Buttafuoco.
- "Io sono Nino e basta! Il romanzo di una vita fra passione e politica dell’On. Nino Buttafuoco" (2010), con prefazione dell’Avv. On. Enzo Trantino.
- "La Leonfortese victoriosa et fidelisima" (2010).
- "La Branciforti calcio Almanacco storico" (2011).
- "Gino Curcio una vita per la politica" (2017).
- "Il Gruppo Folklorico Granfonte dal 1974 al 2019" (2018).
- "La storia di Leonforte attraverso i balli, le danze, i canti e i costumi di un gruppo folklorico Di Fazio - Piccione" (Agosto 2019).
L'editore Salvo Bonfirraro, che ha sposato la massima "La nostra storia è il futuro verso cui ci avviamo…", è noto per la sua innata e incondizionata curiosità, trasmessa anche al figlio Alberto, responsabile del settore marketing dell'azienda.

La Confraternita del Monte di Pietà a Leonforte: Origini e Contesto
Una ricostruzione organica e completa della storia della Confraternita dell’Addolorata è materialmente impossibile, dato che l'archivio parrocchiale, così come giunto fino a noi, contiene una varia documentazione indiscriminata. La vita associativa dei confrati doveva essere piuttosto intensa e si espletava non solo nell'attività devozionale ordinaria delle Quarantore, del Corpus Domini e delle processioni nelle varie festività, ma anche in periodiche riunioni di rito.
In particolare, i confrati si dedicavano all'accudire gli ammalati e i moribondi, alle pratiche funerarie e partecipavano a frequenti assemblee straordinarie in cui svolgevano ruoli decisionali, elezioni e altre attività. La Confraternita del Monte di Pietà, il cui specifico devozionale era il culto della Madonna Addolorata, era, in base alle disposizioni testamentarie del Falciglia, protagonista dell'ente parrocchiale e soprattutto dell'Ospedale.
I superiori della compagnia dovevano impegnarsi quotidianamente nell'intensa opera di amministrazione dell'eredità del Falciglia, provvedere alle varie incombenze dell'Ospedale e gestirne il patrimonio con frequenti pratiche creditizie, compravendite, soggiogazioni, enfiteusi, contrattazioni e ingiunzioni.
Periodi di Difficoltà e la Soppressione (1822-1830)
Durante il parrocato Smunti, la Confraternita del Monte di Pietà, che nel 1822 aveva decretato la sua elezione, venne a mancare, incappando nelle spire delle Istruzioni del 20 maggio e venendo soppressa dal Consiglio degli Ospizi. Soppressa per motivi politico-polizieschi subito dopo il 1822, il 21 giugno 1830, da Napoli venne comunicato il decreto ministeriale da parte del Consiglio degli Ospizi del Vallo di Catania, con l'approvazione dei capitoli della Confraternita di Maria SS.
Nel crepuscolo della Sicilia borbonica, in un contesto di provvedimenti, decreti e disposizioni varie, la confraternita conobbe un'esistenza incerta. Mille controversie e lo stato di incertezza erano favoriti dalla lettura e rilettura delle disposizioni testamentarie in merito ai ruoli specifici e alle pregiudiziali della confraternita nei riguardi delle altre due fondazioni. Quando venne a mancare l'“opera” dell'ospedale, la confraternita si trovò impigliata in una complessa situazione giuridica.

La Nomina del Viceparroco Castro (1852)
Nel 1852, quando la Confraternita nominò il viceparroco Castro, i parenti del pio istitutore G.B. Falciglia protestarono, dichiarando nulli e insufficienti tutti gli atti e le operazioni che erano state fatte, oltre a quelle che sarebbero state compiute dai detti confrati.
Rinnovamento Post-Risorgimentale e Nuovi Statuti
Nel mutato clima politico-religioso del dopo Risorgimento, l'antica confraternita del Monte di Pietà si ripropose rinnovandosi sostanzialmente. Venuta meno la funzione di amministrare i beni dell'eredità Falciglia, dirigere l'ospedale e gestire il cospicuo patrimonio sociale, la confraternita mostrò i segni dei nuovi tempi, perdendo sostanzialmente tutte le antiche prerogative. A prevalere furono ora le funzioni di culto, di sostegno alla parrocchia nelle cerimonie, nelle processioni e nelle varie festività, e quindi gli impegni della vita sociale cui erano chiamati i confrati.
È del 1881 il primo rimaneggiamento degli antichi capitoli confraternali, probabilmente tessuto dallo stesso parroco Contorno, che concesse il suono della “Campana Grande” per i funerali dei confrati, privilegio condizionato dall'ottemperanza individuale di tredici capitoli enucleati, che definivano la vita dei soci in ordine alla parte amministrativa ed etico-religiosa. Fondamentalmente, i vari articoli facevano capo al parroco, al quale doveva essere consegnato annualmente l'elenco dei soci, ed egli interveniva anche nel merito della tassa annuale. Il capitolo quinto riproponeva il motivo del mutuo soccorso religioso dei soci moribondi o morti, ai quali dovevano essere dedicate pratiche devozionali e messe nell'altare dell'Addolorata.
Declino e Riforme nel XX Secolo
Agli inizi del XX secolo, la confraternita dell'Addolorata sembrava languire, a giudicare dal modesto numero di soci che si assottigliava. Il superiore Angelo Sinardi, figura che nel carteggio di quegli anni compare più volte tra le supreme cariche sociali, lamentò nel bilancio amministrativo del 1904 la modestia delle entrate, essendo la società ridotta a soli 15 membri.
Nell'aprile del 1943, il nuovo Vescovo di Nicosia, mons. Pio Giardina, nell'ambito del riordino generale della diocesi, dispose la revisione degli statuti delle confraternite, inviando alle varie sedi uno Statuto-tipo redatto in conformità al Diritto Canonico, al Concordato e alle Istruzioni della S. Congregazione del Concilio, al quale tutte le società avrebbero dovuto adeguarsi. Lo schema inviato constava di 21 articoli che enucleavano sistematicamente finalità e forme della vita associativa e amministrativa dell'associazione. Risaltava il controllo dell'ordinario, e l'art. 2 evidenziava tra i principali fini delle confraternite quello di lavorare per l'Azione Cattolica e di porgere con ogni zelo aiuto al parroco nel ministero sacerdotale.
La Confraternita nel Secondo Dopoguerra e l'Evoluzione Moderna
Nel secondo dopoguerra, la confraternita nel suo complesso condusse una vita grama. Tuttavia, persisteva una larvata presenza dell'antica Confraternita del Monte di Pietà in talune solenni cerimonie parrocchiali. La sopravvivenza di questa negli anni '40-'50 trovava espressione nella figura di Bartolo Campagna, che puntualmente, con il suo ruolo privilegiato, reggeva l'ombrellino liturgico durante la processione del Santissimo. Egli per tutti gli anni 40-50 incarnò l'associazione in modo pressoché esclusivo. Lo si ritrova nel carteggio della Curia vescovile del 1947, riguardante la sede vacante della parrocchia, quale superiore della confraternita che esercitava l'antico diritto di nominare il sacerdote da proporre al vescovo. In sostanza, la confraternita di quegli anni era tenuta in piedi, nella sua precaria sussistenza, per volontà del parroco La Greca.
Un nuovo statuto, testo piuttosto denso con i suoi 77 articoli, ebbe una lunga gestazione con vari dibattiti e sedute dal 15 febbraio 1986, fino a quando il 16 novembre 1990 venne inoltrato alla Curia per l'approvazione vescovile, concessa da mons. Il nuovo statuto disciplina in modo capillare la vita dell'associazione in tutte le manifestazioni, codificando la ritualità delle cerimonie festive, il vestiario nei particolari e nelle modalità d'uso, l'amministrazione e il comportamento individuale dei soci.
Notevole spazio è riservato alla formazione religiosa e alla riflessione evangelica sotto la guida del parroco S. Santangelo prima e del Rev. Arciprete Carmelo Giunta, nuovo parroco e assistente spirituale. In virtù della specifica vocazione della confraternita dedicata alla Madonna Addolorata, i confrati sono coinvolti in lezioni di mariologia, iniziative di preghiera e varie pratiche devozionali. Vengono effettuate visite agli ammalati, stanziati contributi di solidarietà all'occorrenza e attuate visite e pellegrinaggi nei santuari mariani. Sono frequenti gli incontri con le altre compagnie e soprattutto con l'arciconfraternita del SS. Tutte le manifestazioni e cerimonie religiose vengono coordinate di concerto con la congregazione femminile dei Sette Dolori, che negli ultimi decenni ha conosciuto un cospicuo incremento.
L'aspetto più innovativo e determinante del nuovo statuto consiste senz'altro nell'apertura dell'associazione ai giovani con l'istituzione del noviziato per giovani, adolescenti (postulanti) e bambini (aspiranti), i quali, sulla base di un processo formativo propedeutico mirato, onde evitare iscrizioni avventate e tempestive, diventeranno soci professi a pieno titolo. La presenza della compagnia, che lievita nella vita della comunità parrocchiale, coinvolge anche ambiti non consueti come il presepe vivente e le rappresentazioni filodrammatiche.