Sant'Ermete Martire: Storia, Reliquie e il Culto ad Acquapendente

Chi era Sant'Ermete Martire?

Sant'Ermete (Grecia, I secolo - Roma, 120) è stato un liberto romano che morì martirizzato e per questo è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa orientale. Secondo la tradizione, sarebbe stato un ricco liberto di origini greche, martirizzato a Roma nel 120. La sua esistenza è confermata dall'antichità del suo culto.

Rappresentazione artistica di Sant'Ermete Martire

La Leggenda e la Verità Storica

Il nome di Sant'Ermete ricorre nella passio apocrifa dei santi Evenzio, Alessandro e Teodulo. Questa narrazione leggendaria presenta Alessandro come il papa del tempo di Traiano ed Ermete come il prefetto di Roma contemporaneo, convertito dal papa insieme con la moglie, i figli, la sorella Teodora e milleduecentocinquanta schiavi. Avutane notizia, l'imperatore Traiano avrebbe spedito a Roma Aureliano, che avrebbe fatto arrestare Ermete e, consegnandolo al tribuno Quirino, lo avrebbe fatto decapitare. Il corpo del martire sarebbe stato poi raccolto dalla sorella Teodora e deposto «in Salaria veteri, non longe ab urbe Roma sub die quinto kalendas septembris».

Nonostante la sua passio e gli Atti di Papa Alessandro I siano considerati leggendari e non attendibili, il martirio di Ermete a Roma e il suo antico culto sono ben attestati. Le fonti storiche, infatti, sfatano la passio in alcuni punti: storicamente non è mai esistito un Ermete prefetto di Roma e il cimitero di Bassilla, dove il martire fu deposto, non può essere fatto risalire al tempo di Traiano.

Le Scoperte Epigrafiche

Nel 1932, nel sopratterra del cimitero di Bassilla, furono identificati due frammenti marmorei in caratteri filocaliani. Questi frammenti appartenevano a un carme tramandatoci dalla silloge Laureshamense quarta e si riferivano all'elogio damasiano di san Ermete. I due frammenti del 1932 corrispondevano ai primi due esametri del carme; nel maggio 1940 venne identificato un terzo piccolo frammento della terza riga. Questa scoperta epigrafica ha confermato l'ipotesi che si trattasse dell'elogio del martire Ermete, anche se nell'epigramma mancava il nome del martire. Si ritiene che un sesto verso, non tramandato dalla silloge di Lortsch, contenesse la dedica di Damaso al martire Ermete, come confermato da altri frammenti di un'iscrizione eretta da Papa San Damaso che contengono il suo nome.

Frammenti epigrafici di un carme damasiano

Il Sepolcro e il Culto a Roma

Sant'Ermete fu sepolto nel cimitero di Bassilla, sull'antica Via Salaria. Il suo sepolcro fu abbellito già alla fine del secolo IV non solo con il carme di Damaso, ma anche con opere architettoniche, come testimoniato da un epistilio marmoreo rinvenuto da A. Bosio, su una cui faccia si legge Herme e sull'altra Inherens. Fu sepolto a una quota del secondo piano del cimitero di Bassilla, dove Papa Pelagio II (579-590) «fecit cymiterium b. Hermetis martyris», dedicando al santo il cimitero e una basilica costruita sopra il suo sepolcro. Questa catacomba sulla Via Salaria ancora oggi porta il suo nome.

Al tempo di San Gregorio Magno (590-604), un certo Giovanni recò l'olio delle lampade poste sul sepolcro di Sant'Ermete alla regina Teodolinda. Nel 598, Gregorio Magno spedì delle brandea (tessuti deposti sul sepolcro del martire) al vescovo Crisanto di Spoleto per la chiesa di Santa Maria in Rieti. L'anno seguente, consentì l'erezione di una chiesa a Napoli in onore dei santi Ermete, Sebastiano, Ciriaco e Pancrazio. Esistevano anche due monasteri dedicati a Sant'Ermete, uno in Sicilia e uno in Sardegna.

Il suo sepolcro è localizzato sulla Salaria «longe sub terra» in diversi itinerari antichi, tra cui la Notitia ecclesiarum e il Liber de locis. Papa Adriano I (772-795) restaurò la basilica presso la quale fiorì un monastero; un Eugenius... praepositus Mon. Sci Hermetis fu deposto a San Saba e l'abbazia di Ermete è ancora ricordata tra il 1169 e il 1188. La basilica, riscoperta all'inizio del secolo XVII da A. Bosio e restaurata dal p. G. Marchi nel 1844, era stata rinforzata al tempo della sua riscoperta. Ad essa appartenne un oratorio dove fu rinvenuta l'immagine del santo, il quale potrebbe essere stato rappresentato anche nell'abside della basilica, che nel Catalogo di Torino, intorno al 1320, "non habet servitorem", indicando che non era più officiata.

Ricostruzione della Basilica di Sant'Ermete sulla Via Salaria

La Diffusione delle Reliquie in Europa

Il culto di Sant'Ermete si diffuse ampiamente nell'Europa occidentale. Il corpo del martire venne traslato nell'829, per ordine di Papa Gregorio IV, nella basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio a Roma. Nel XVIII secolo, alcuni dei suoi resti erano venerati a Sant'Alessio e a San Clemente, mentre a Santa Maria Maggiore veniva esposto un suo braccio.

Papa Gregorio Magno donò alcune delle sue reliquie a Spoleto. Successivamente, Papa Leone IV ne donò altre a Lotario I nell'850, il quale le portò a Kornelimünster, vicino ad Aquisgrana. Nel IX secolo, queste reliquie furono trasportate a Ronse (Renaix) nelle Fiandre, dove divennero oggetto di pellegrinaggio e sono ancora conservate. A causa delle incursioni dei Vichinghi, i monaci furono costretti a lasciare la città più volte, e il monastero fu incendiato dai Normanni nell'880. Le reliquie furono recuperate nel 940 e collocate nella cripta romanica nel 1083. La chiesa di Sant'Ermete, costruita sopra la cripta, fu consacrata nel 1129. L'economia locale era sostenuta dai pellegrinaggi in onore del santo, noto per le guarigioni dai disturbi mentali. Inoltre, sono state dedicate tre chiese a Sant'Ermete in Cornovaglia.

Mappa delle traslazioni delle reliquie di Sant'Ermete in Europa

Sant'Ermete e Acquapendente: La Scoperta e la Venerazione delle Reliquie

Un momento fondamentale nella storia del culto di Sant'Ermete è la riscoperta del suo corpo ad Acquapendente. Nel 1652, durante il riordinamento della cattedrale disposto dal vescovo Pompeo Mignucci (1650-54), il corpo di Sant’Ermete Martire, patrono principale di Acquapendente, fu rinvenuto nel disfacimento dell’altare dedicato ai Santi Innocenti e successivamente alla Madonna del Fiore. Il corpo, che era rimasto nascosto per 335 anni, fu esposto alla pubblica venerazione e portato in processione per la città. Venne poi collocato sotto l’altare maggiore della cattedrale insieme a quello di San Bernardo, vescovo di Castro, trasportato dalla cattedrale castrense.

Durante la scoperta, fu trovata una cassetta con l'iscrizione: “1317 inventum fuit” (ossia “nel 1317 fu scoperto”), e al suo interno un’altra cassetta con resti umani e la scritta: “Qui giace il corpo di S. Ermete“. Successivamente, il vescovo Nicola Leti (dopo il 1658), che commissionò importanti opere di ristrutturazione della cattedrale, fece “rilegare” artisticamente i resti in cera, vestiti e armatura. Fece deporre le reliquie in un’urna di legno con vetri, appositamente costruita ai primi dell’800, adornandola con un coperchio sormontato da due grandi corone floreali intrecciate, congiunte con una corona, sopra le quali appose una grande P e X incrociate. La parte superiore della decorazione è stata rimossa nei lavori successivi per posizionare il corpo sotto l’altare.

Urna con le reliquie di Sant'Ermete ad Acquapendente

La Cattedrale del Santo Sepolcro di Acquapendente

Le reliquie di Sant'Ermete sono custodite nella Cattedrale del Santo Sepolcro di Acquapendente. La sua fondazione, come testimoniano i sei pannelli presenti nella navata centrale, è da far risalire a Matilde di Westfalia (895-968), madre di Ottone. Si narra che, viaggiando dalla Germania verso Roma, si fermò ad Acquapendente dove, spinta da un sogno premonitore, decise di erigere la chiesa. La cattedrale porta il nome di Santo Sepolcro poiché al suo interno è conservata una pietra macchiata di sangue la cui origine viene fatta provenire dal Santo Sepolcro di Gerusalemme.

L’originario disegno a forme romaniche subì nel corso del tempo varie trasformazioni, fino a quando nel XVIII secolo, seguendo i canoni barocchi settecenteschi, la facciata fu completamente rifatta e la navata centrale modificata. La cripta romanica, risalente al XII secolo, è uno degli esempi più caratteristici e importanti nel suo genere in Italia. Il suo notevole impatto è dato dalle ventiquattro colonne che la compongono, le quali suddividono la pianta in nove piccole navate coperte da volte a crociera costolonate, che formano la caratteristica forma a “T” e dove è custodita la preziosa reliquia del santo.

Cripta romanica della Cattedrale del Santo Sepolcro ad Acquapendente

LUOGHI SANTI - Cripta del Santo Sepolcro di Acquapendente

Festa e Martirologio Romano

Nel Rito romano, la festa di Sant'Ermete ricorre il 28 agosto. Sotto questa data, egli compare anche nel Martirologio Romano con la seguente dicitura: «A Roma nel cimitero di Basilla sulla via Salaria antica, sant'Ermete, martire, che, come riferisce il papa san Damaso, venne dalla Grecia e Roma accolse come suo cittadino quando patì per il santo nome.» Il suo nome appare nel Martyrologium Hieronymianum non appena entra a far parte della Depositio Martyrum all'interno del Cronografo del 354.

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