Resurrezione o Risurrezione: Guida all'Uso Corretto e al Significato

Il Dilemma della Scrittura: Qual è la Forma Corretta?

Il dubbio su come scrivere correttamente il termine resurrezione o risurrezione è un quesito comune, specialmente in prossimità delle festività pasquali che celebrano il ritorno in vita di Gesù Cristo. Molti si interrogano se la forma con la "i" o quella con la "e" sia quella giusta. È importante comprendere l'etimologia e la storia della parola per avere una risposta chiara.

La Risposta Linguistica: Entrambe le Forme Sono Accettate

La lingua italiana accetta entrambe le forme: sia resurrezione che risurrezione sono considerate corrette e intercambiabili. Queste due varianti si differenziano unicamente nella scrittura, mantenendo lo stesso identico significato. Non esiste, pertanto, una superiorità netta di un termine rispetto all'altro nell'uso.

Etimologia e Variazioni Linguistiche

Il termine resurrezione o risurrezione deriva dal latino tardo resurrectio, -onis, a sua volta dal verbo resurgĕre, composto da re- e surgĕre, che significa ‘sorgere di nuovo’ o ‘tornare in vita’. L'alternanza tra il prefisso "re-" e "ri-" è un fenomeno comune nella storia della lingua italiana. Dal latino RE- si sono sviluppate nel corso dei secoli due strade: in alcune parole si è mantenuta la forma originale (latinismi), mentre in altre la stessa forma è evoluta nella variante ri-. Il caso di risurrezione e resurrezione rientra in questa dinamica, mostrando entrambe le attestazioni. Questo fenomeno non riguarda solo questa parola, ma anche altri termini in cui si osserva un'oscillazione tra le forme "re-" e "ri-", indicanti spesso la reiterazione di un'azione (es. rifare, rimettere, riascoltare).

schema etimologico della parola resurrezione dal latino

Significato e Campi di Applicazione della Parola

Il termine resurrezione o risurrezione indica primariamente il ritorno in vita di un essere animato. Il suo impiego più noto è in riferimento al ritorno in vita di Gesù Cristo, un evento centrale nel Cristianesimo. Tuttavia, la parola assume anche significati figurati, estendendosi a concetti di rinascita, ripresa di forze o riacquisizione di valori.

  • Contesto Religioso: Si riferisce al ritorno in vita di Gesù Cristo, celebrato a Pasqua, e al dogma della resurrezione dei morti.
  • Contesto Figurato: Può essere usata per indicare la "rinascita" di un individuo (es. "Mi è sembrato come risorto dopo quell’operazione"), di una città ("Foggia è risorta dal terremoto del 1731"), di un partito o un'idea, o per la ripresa di attività (es. "celebrare la resurrezione" di un progetto). L'immagine della Fenice, essere mitologico che risorge dalle sue ceneri, è un altro esempio di questo uso figurato.

I sinonimi più vicini semanticamente sono "rinascere", "rifiorire" o "riprendersi", oppure perifrasi come "ritornare in/alla vita".

🔵 Cos'è la Risurrezione dei Morti?

La Resurrezione nel Contesto Cristiano

La Resurrezione, in particolare quella di Gesù Cristo, rappresenta il momento più denso di significato per il Cristianesimo, simboleggiando la vittoria della vita sulla morte e della luce sulle tenebre. Questo evento è il fondamento della fede cristiana e la garanzia della resurrezione futura per tutti gli uomini.

La Resurrezione di Gesù Cristo nei Vangeli

I Vangeli narrano che Gesù Cristo, il figlio di Dio, tornò in vita tre giorni dopo la sua morte in croce, aprendo il sepolcro in cui era stato tumulato il suo corpo. Questo evento è celebrato nella festività della Pasqua, la principale solennità del Cristianesimo. La Resurrezione di Cristo è la "primizia di coloro che sono morti", come afferma San Paolo in 1 Corinti 15, preannunciando e anticipando la resurrezione della carne per l'umanità intera. San Paolo stabilisce un parallelo fra la risurrezione di Gesù e quella futura del genere umano, intesa come gloria che i meritevoli della salvezza avranno nella Comunione dei santi. Oltre alla sua, i Vangeli riportano anche altre risurrezioni miracolose operate da Gesù, come quella della figlia di Giairo, del figlio della vedova di Naim e di Lazzaro.

rappresentazione artistica della resurrezione di Lazzaro

La Dottrina della Resurrezione dei Morti e della Carne

Uno dei pilastri del credo cristiano è il dogma della Resurrezione dei morti o Resurrezione della carne, secondo cui, alla fine dei tempi, tutti gli uomini parteciperanno alla Resurrezione di Cristo e risorgeranno. Questo concetto di salvezza dà un senso profondo al percorso di vita del cristiano, che si fonda su comportamenti giusti, misericordiosi e caritatevoli per poter vivere eternamente.

Le formule "Resurrezione della carne" e "Resurrezione dei morti" esprimono nei simboli della fede cristiana il convincimento che alla fine dei tempi anche i corpi vivranno risuscitati. La prima, più antica, si contrappone alla concezione platonica che negava l'immortalità al corpo, affermando l'unità indivisa della persona umana (corpo e spirito). La seconda accentua la restituzione alla vita degli uomini caduti nella morte a causa del peccato, postulando l'immortalità del corpo come parte integrante del composto umano; quest'ultima allude più esplicitamente alla salvezza della natura nella sua integrità, carne e spirito, mentre la seconda all'aspetto collettivo, sociale, alla "comunione dei santi".

Origini e Sviluppi Storici

La fede nella resurrezione alla fine dei tempi era già diffusa nell'ebraismo almeno a partire dal II secolo a.C., come testimoniano passi di Daniele (12, 1-3) e Giobbe (19,26). Tuttavia, non era una dottrina universalmente accettata: i Vangeli riportano una disputa tra Gesù e i Sadducei, che la negavano (Matteo 22,23-33; Marco 12,18-27; Luca 20,27-40). L'Apocalisse (3,5 e 20,12) afferma che i nomi dei salvati sono scritti nel libro della vita creato da Dio.

L'espressione greca ἀνάστασις τῆς σαρκός (anàstasis tês sarkòs, "resurrezione della carne") nel Nuovo Testamento intende l'uomo nella sua interezza, inclusa l'anima, per non cadere nell'eresia di Apollinare di Laodicea. Allo stesso modo, si intendono ἀνάστασις τῶν νεκρῶν (anàstasis tôn nekrôn, "risurrezione dei morti") e ἀνάστασις ἐκ τῶν νεκρῶν (anàstasis ek tôn nekrôn, "risurrezione dai morti").

Anche in altre tradizioni religiose si trova il concetto di resurrezione. Ad esempio, nel Corano si interroga sulla capacità divina di ridare la vita ad ossa polverizzate, affermando che "Colui Che le ha create la prima volta ridarà loro la vita".

Contributi della Patristica e della Scolastica

Tra i testi cristiani più antichi che trattano la Resurrezione della carne vi è l'Oratio ad Graecos (capp. V e XIII) di Taziano il Siro, discepolo di San Giustino. Egli la pone in relazione con la creazione dal nulla per irradiazione luminosa del Verbo di Dio, identificato con Gesù Cristo, sostenendo che la resurrezione della carne è pensabile solo in relazione al fine ultimo impresso da Dio creatore alla creatura umana. Tuttavia, alcune delle sue affermazioni sull'anima condannata furono considerate eretiche dai Padri della Chiesa.

Sant'Atenagora di Atene, nel suo De resurrectione mortuorum, espose argomenti sulla possibilità e necessità della resurrezione della carne, sostenendo che la ragione si accorda con la fede. Argomentò che la creatura umana, essendo un sinolo aristotelico di materia e forma (corpo e anima), ha un fine ultimo che coinvolge entrambi. Poiché meriti e colpe si acquisiscono con anima e corpo, anche premio e castigo eterni devono coinvolgere entrambi, rendendo necessaria la resurrezione della carne per il Giudizio Universale.

Secondo San Tommaso d'Aquino, la corporeità ha due significati: il primo è quello di essere l'unica forma sostanziale del corpo, la quale gli conferisce le tre dimensioni dello spazio. Tale forma sostanziale unica è l'anima razionale che conferisce le tre dimensioni nella materia signata che le è propria. Egli sosteneva che l'uomo non potrebbe essere perfetto se tutto ciò che è implicitamente nell'anima non si estrinsecasse nel corpo. Nella risurrezione, il corpo risorgerà "secondo l'ordine che ha dall'anima razionale", la quale, dopo aver presieduto e governato la formazione del corpo fetale, informerà e configurerà il corpo risorto, ma senza la materia terrena.

manoscritto medievale o icona di San Tommaso d'Aquino

La Posizione della Chiesa Cattolica e la Cremazione

La Chiesa cattolica insegna che la risurrezione dei corpi è un dogma, una verità di fede. In passato, la Chiesa proibiva la cremazione, interpretando l'atto di distruggere il corpo come una negazione della resurrezione della carne, pratica infatti in uso tra atei e agnostici dichiarati. Oggi, la cremazione è tollerata, a patto che il fedele non neghi il dogma della resurrezione della carne. Il dogma dell'Assunzione di Maria nel 1950, che riguarda la sua glorificazione corporea, è un esempio correlato di credenza nella piena dignità del corpo glorificato.

🔵 Cos'è la Risurrezione dei Morti?

L'Uso della Lettera Maiuscola per "Resurrezione"

Nel contesto cristiano, in riferimento all'evento della Resurrezione di Cristo, il termine è spesso usato con l'iniziale maiuscola (es. "la festa della Resurrezione", "Pasqua di Resurrezione"). Anche in iconografia, quando si indica un'opera che rappresenta specificamente il ritorno in vita di Cristo (es. "una Resurrezione di scuola umbra del Trecento", "la Resurrezione di Rembrandt"), si usa la maiuscola. Negli altri contesti, sia figurati che generali (es. "la resurrezione di un'idea"), la minuscola è la forma corretta.

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