Le Reliquie di San Tommaso d'Aquino: Un Viaggio attraverso la Storia e la Fede

La vita e il pensiero di San Tommaso d’Aquino, il grande teologo domenicano del XIII secolo, santo e dottore della Chiesa, sono ampiamente noti. Insieme ad altri teologi suoi contemporanei, fu il creatore della ‘Scolastica’, un nuovo metodo di insegnamento della dottrina che riconciliava fede e ragione basata sulla filosofia di Aristotele, lasciando in eredità un centinaio di opere, tra cui la più famosa è la ‘Somma teologica’. Nacque a Roccasecca, nell’attuale Ciociaria, allora appartenente ai feudi dei conti d’Aquino, nel 1225 e si formò con i benedettini della vicina Montecassino. Successivamente frequentò l’università di Napoli dove venne a contatto con alcuni scritti di Aristotele, all’epoca proibiti nelle facoltà ecclesiastiche.

Conobbe i frati predicatori di San Domenico e decise, a 20 anni, di entrare nell’Ordine Domenicano. Fu mandato a Parigi a completare gli studi, poi a Colonia dove insegnava Alberto Magno, divenuto poi santo, il vero iniziatore dell’aristotelismo medievale, del quale divenne discepolo. Nel 1259 fu richiamato in Italia per insegnare prima a Napoli, poi ad Anagni e poi ad Orvieto, fino al 1265, quando fu trasferito a Roma a dirigere lo ‘Studium generale’ dell’ordine domenicano, con sede nella chiesa di Santa Sabina. A Roma cominciò a scrivere la ‘Summa theologiae’, opera scritta fondamentalmente per insegnare la religione cristiana, con metodo, agli studenti di teologia.

La Morte e le Prime Vicissitudini del Corpo

Nel gennaio del 1274, nonostante le sue cattive condizioni di salute, San Tommaso d'Aquino intraprese il viaggio per la Francia, per assistere al Concilio di Lione, invitato da Papa Gregorio X. Il viaggio procedeva a rilento. Nei pressi di Teano Tommaso ebbe un malore, cadde da cavallo e batté violentemente la testa contro un albero. Poi si riprese e la marcia poté continuare sia pure con enorme fatica. Lungo il cammino si ammalò gravemente e fu costretto di nuovo a fermarsi nel Castello di Maenza, dove viveva la nipote Francesca. Ormai era in fin di vita e a niente giovarono le cure. Sentendo vicina la morte, volle essere portato nella vicina abbazia di Fossanova, dove i monaci cistercensi lo ospitarono. Qui, assistito amorevolmente dai frati cistercensi, in una disadorna stanzetta, rese l’anima a Dio: era il 7 marzo del 1274.

Morte di San Tommaso d'Aquino. Bassorilievo.

Fin da subito le spoglie di Tommaso non trovarono pace. I primi problemi li ebbero i frati che, non riuscendo a far entrare nella bara il suo corpo massiccio, lo misero in un calderone d’acqua bollente per far sciogliere il grasso. La salma di San Tommaso d’Aquino, immediatamente dopo la sua morte, fu tumulata davanti all’altare maggiore della chiesa dell’abbazia di Fossanova, luogo della sua dipartita. Le tesi di Tommaso d'Aquino suscitarono molto scalpore e reazioni avverse nell’ambito della chiesa cattolica, ed arrivarono ad essere condannate nel 1277, 1284 e 1286.

Alcuni mesi più tardi, per timore di possibili furti, il corpo venne portato all’interno della clausura, nella cappella di Santo Stefano, dove rimase per sette anni. Dopo qualche mese, però, il Santo Dottore apparve in sogno all’abate e, dopo averlo rimproverato, gli intimò “di riportare velocemente il suo corpo nel luogo originario”. Cosa che l’abate fece, anche per facilitare la venerazione da parte dei numerosi fedeli.

Le Prime Amputazioni e i Primi Misteri

Nel 1288, Teodora, sorella del santo, volendo possedere un ricordo del fratello, chiese all’abate di Fossanova, Pietro di Monte San Giovanni, la sua mano destra, che da tempo l’aveva richiesta. Avuta la preziosa reliquia, Teodora la fece collocare nella cappella del castello di (Mercato) San Severino. La tradizione ricollega a tale mano alcuni miracoli, il più famoso dei quali si ebbe nel 1316. Un canonico salernitano che si era rifiutato di ossequiare la reliquia, fu colto da un fortissimo tremore che lo sfigurò tutto e che si placò soltanto quando chiese di baciare la stessa. Il pollice della mano, invece, era stato preso da fra Reginaldo da Piperno, l'inseparabile compagno di Tommaso, all’atto della sepoltura a Fossanova e poi donato a frate Ugo che in seguito fu vescovo di Ostia. Alla mano di San Tommaso furono attribuiti effetti prodigiosi, come il miracolo del profumo che fuoriesce dall’arto, notato anche dai Bollandisti molti anni dopo la morte: la mano, infatti, appariva ancora immutata nel colore, intatta, con pelle, carne e unghie e per di più emanava un soavissimo odore.

In seguito furono gli stessi frati cistercensi a recidere la testa, che fu conservata nella sacrestia dell’abbazia, per non privarsi della parte più nobile del corpo. È possibile che in questo stesso periodo il pio abate facesse rimuovere anche la testa che fece conservare nella sacrestia, pensando che se il corpo fosse oggetto di qualche furto per lo meno sarebbe rimasta la testa. Ma anche lì non era al sicuro e così il cranio, nel 1303, fu portato nella chiesa di San Benedetto, a Priverno, riposta in un’urna d’argento e chiusa da ben cinque chiavi conservate da cinque persone diverse.

La Contesa e la Traslazione a Tolosa

Quel che restava del corpo, infatti, fu oggetto di un’accanita disputa fra il conte Onorato Gaetani di Fondi e il signore di Priverno, tra cui non correva buon sangue. A un certo momento, complice l’abate di Fossanova, il corpo di San Tommaso fu portato a Fondi (1349). Ne scaturì una violenta lite sulla quale fu chiamato a pronunciarsi il pontefice Urbano V che, nel 1368, decise di assegnare le reliquie di San Tommaso ai domenicani di Tolosa. Nello stesso tempo il Papa dispose che il braccio destro del Santo fosse conservato nel convento di Saint Jacques, a Parigi, dove il grande teologo aveva prima studiato e poi insegnato. Dopo anni e anni di varie peripezie, il 28 di gennaio del 1369, oggi festa liturgica dell’Aquinate, i resti del corpo di San Tommaso d’Aquino entrarono solennemente nella città di Tolosa, in Francia, dove li avevano fortemente voluti i domenicani, i confratelli dell’Aquinate, accolti da una lunghissima processione di confratelli e fedeli e, raccontano le cronache dell’epoca, da 150.000 fedeli.

Arrivo dei resti di San Tommaso d'Aquino a Tolosa. Stampa di Otho Van Veen.

Le spoglie di San Tommaso arrivarono a Tolosa nel 1369 e furono deposte nella chiesa dei Giacobini (dei domenicani), dove San Domenico aveva creato il suo ordine nel 1217. Lì rimasero fino al 1562, quando furono violate dagli Ugonotti (i Calvinisti) nel tentativo di farne sparire per sempre le tracce. Furono poco dopo recuperate e risistemate nella chiesa dei domenicani, dove furono custodite fino al 1791, quando ci fu uno dei momenti peggiori della Rivoluzione Francese, e vennero nuovamente profanate. Furono di nuovo recuperate, ad opera tra l’altro di un vescovo illegittimo, e risistemate nella grandiosa chiesa di San Sernin, dove rimasero fino al 1974, anno del settimo centenario della morte del Santo, quando le spoglie dell’Angelico Dottore tornarono nella chiesa “des Jacobins”. Le interrarono sul lato nord, al di sotto del moderno altare grigio, dove tuttora si trovano. Si tratta, però, di un corpo monco e privo di parecchi pezzi.

Urna contenente le spoglie di San Tommaso d'Aquino a Tolosa.

Le Reliquie del Braccio: Da Parigi a Santa Maria sopra Minerva

Tornando al tempo della Rivoluzione Francese, il priore del convento di Parigi, temendo che la preziosa reliquia, il braccio destro del Santo, potesse essere distrutta, pensò bene di metterla in salvo. La consegnò al duca di Parma, Piacenza e Guastalla, Ferdinando I di Borbone, che nutriva una profonda venerazione per i santi domenicani. In effetti, l’intenzione del priore parigino era quella di far giungere la reliquia a Roma, alla corte papale, ma il duca travisò le sue intenzioni e, credendo che fosse un dono, la conservò presso di sé. La inserì in un prezioso reliquiario e la pose accanto all’altra reliquia di Tommaso, l’avambraccio sinistro (proveniente da Tolosa), che custodiva gelosamente. Alla morte del duca (1802), la figlia Carlotta, monaca domenicana, pensò bene di donare tutte le reliquie del padre al monastero dei Santi Domenico e Sisto di Roma.

Nel 1874, ricorrendo il VI centenario della morte del Santo, papa Pio IX dispose che le reliquie di Tommaso fossero donate alla basilica di Santa Maria sopra Minerva, una delle chiese alle quali era maggiormente affezionato. Lì sono tuttora conservate, nella splendida Cappella Carafa, affrescata da Filippino Lippi, all’interno di un artistico contenitore di bronzo e argento. Pio IX era "prigioniero" in Vaticano e non poteva uscire per recarsi alla Minerva per festeggiare, così, di sua propria iniziativa, chiese che gli fossero portate le reliquie, ed una volta esaminati tutti i documenti, decise di donare l’avambraccio di sinistra (proveniente da Tolosa) alla Minerva, facendolo incastonare nello splendido “contenitore” in bronzo ed argento che si ammira ancora oggi. Sembrava che le due reliquie potessero “riposare” dopo tutte queste peripezie, ma così non fu.

Reliquiario del braccio di San Tommaso d'Aquino nella Basilica di Santa Maria Sopra Minerva a Roma.</tagvideo><h2>Il Mistero del Doppio Cranio</h2><p>Papa Urbano V, nel 1368, decise di spostare le spoglie di San Tommaso da Fossanova a Tolosa. Il corpo fu traslato nella sua quasi totale interezza e, soprattutto, recante anche la testa. Proprio quella che qualche anno prima i frati avevano staccato dal busto per evitare sottrazioni fraudolente. Più di duecento anni dopo, però, nel 1585, <b>Giovanni Viele</b>, priore dell’abbazia di Fossanova, divulgò la notizia del ritrovamento della testa di Tommaso d’Aquino. E così all’improvviso il Santo Dottore si trovò ad avere due teste.</p><p>Si trattava di un altro miracolo? No, di una cosa molto più terrena. Poco prima che il corpo di Tommaso partisse per Tolosa, un frate, tale <b>Giovanni da Presenzano</b>, aveva provveduto a sostituire la vera testa del Santo. Ne piazzò un’altra, volendo conservare in loco quella reliquia così preziosa. Quando fra Giovanni Viele trovò questa testa la ripose in una cassetta e la conservò nella sacrestia, dove venne persino venerata da Papa Benedetto XIII fra il 1725 ed il 1729. Nel 1772, per motivi di sicurezza, l’abate Pier Martini provvide a trasferire il cranio nella cattedrale di Santa Maria di Priverno. Lì tuttora si trova ed è oggetto di profonda venerazione da parte dei fedeli. Ogni anno a Priverno, il 7 marzo, l’urna con la testa di San Tommaso d’Aquino viene portata in processione.</p><tagimg>Urna con la testa di San Tommaso d'Aquino in processione a Priverno.

L’autenticità di queste ultime vicende non si è potuta dimostrare storicamente e va chiaramente in contraddizione con la prima versione secondo la quale la testa fu staccata nel 1303 e non nel 1368. A questo punto, però, la domanda che ci si pone è: qual è la vera testa di San Tommaso? Quella della chiesa dei Giacobini, a Tolosa, o l’altra che si venera nella cattedrale di Santa Maria, a Priverno? Davvero una bella domanda destinata, però, a rimanere fatalmente senza risposta, a meno che non si faccia ricorso alla decisiva analisi del DNA. Ma, a quanto pare, nessuno ha troppa voglia di andare fino in fondo, anche perché ognuno è convinto (oppure fa finta di esserlo) di avere tra le mani la vera testa del Dottore Angelico.

Altre Reliquie e il Significato della Loro Storia

Per questo motivo, nel 1963, in occasione della consacrazione della nuova cattedrale di Aquino, costruita dopo la distruzione della precedente per i noti fatti bellici, il vescovo della diocesi chiese all’arcivescovo di Tolosa una reliquia, e fu così che da Tolosa arrivò una costola, accolta con grande giubilo. La reliquia di San Tommaso arrivò ad Aquino tra grandi manifestazioni di fede, il 19 ottobre del 1963, lo stesso giorno della consacrazione della Cattedrale, e venne sistemata in un prezioso reliquiario d’oro e d’argento, collocato sotto la statua lignea del Santo Dottore. Ogni anno, in occasione della festa, viene portato in processione per le principali vie della città.

Reliquia della costola di San Tommaso d'Aquino ad Aquino nel suo reliquiario sigillato.

Altri “pezzi” di San Tommaso, più presunti che reali, circolano un po’ dappertutto. A Napoli pare che se ne trovino sia nella chiesa di San Domenico Maggiore che nel Duomo, anche perché, si sostiene, prima del trasferimento a Tolosa, i monaci di Fossanova separarono le ossa dalla carne allo scopo di farne delle reliquie. E così ognuno può vantare il suo bel pezzetto di Santo. Qualche anno fa, su e-Bay, apparvero in vendita due reliquie di San Tommaso, chiuse in due reliquiari d’argento.

Queste storie non sono solamente delle testimonianze di un passato che non c’è più, non servono solamente per riempire i cataloghi ragionati o per il diletto dei turisti che vengono a visitare le chiese-museo. Queste storie sono espressione di un passato di fede e devozione che ci aiutano a meglio interpretare il presente per proiettarci in un futuro ignoto.

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