Il Messaggio di Fatima e la Santità dei Pastorelli

Le apparizioni di Fatima, avvenute nel 1916 e 1917, rappresentano uno degli eventi più significativi nella storia della Chiesa cattolica contemporanea. Protagonisti di questa straordinaria vicenda furono tre piccoli pastorelli portoghesi: Lucia dos Santos, di 10 anni, Jacinta Marto, di 7 anni, e suo fratello Francisco Marto, di 9 anni. La loro testimonianza, inizialmente accolta con scetticismo, ha progressivamente guadagnato credito, portando milioni di fedeli a riflettere sul profondo messaggio spirituale e sull'invito alla conversione e alla pace.

Foto dei tre pastorelli di Fatima: Lucia, Francisco e Giacinta

Le Apparizioni dell'Angelo della Pace (1916)

Prima delle ben note apparizioni mariane, i tre bambini furono visitati per ben tre volte da un Angelo, che si identificò come l'Angelo della Pace e l'Angelo Custode del Portogallo. Questi incontri prepararono i pastorelli a un compito ancora più grande, insegnando loro l'importanza della preghiera e del sacrificio.

Prima Apparizione

Nella primavera del 1916, Lucia, Giacinta e Francisco stavano pascolando un branco di pecore di proprietà della loro famiglia, vicino a casa, nella località chiamata "Loca do Cabeço". Dopo aver pranzato e pregato, i tre piccoli bimbi videro una luce sopra gli alberi che si estendeva ad est, il cui colore era assai più bianco della neve, sotto forma di un giovane signore, trasparente e più luminoso del cristallo penetrato dai raggi del sole. L'Angelo si identificò subito come l'Angelo della Pace e disse ai bambini di pregare Gesù e Maria, formulando queste precise parole: "Mio Dio, Io credo, adoro, spero e Vi amo! Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano".

Seconda Apparizione

La seconda apparizione dell'Angelo ebbe luogo nel pieno dell'estate. I tre piccoli pastorelli spesero le loro ore di riposo all'ombra degli alberi quando, tutto d'un tratto, lo stesso Angelo apparve nuovamente con il messaggio che la preghiera e il sacrificio avrebbero portato la pace nel loro Paese. "Pregate, pregate molto! I Cuori Santissimi di Gesù e di Maria hanno per voi dei disegni di misericordia. Offrite costantemente all'Altissimo preghiere e sacrifici. Di tutto quello che potete, offrite un sacrificio a Dio, come atto di riparazione per i peccati da cui Egli è offeso, e come supplica per la conversione dei peccatori. Attirerete così la pace sulla vostra Patria. Io sono il suo Angelo Custode, l'Angelo del Portogallo. Soprattutto accettate e sopportate con sottomissione le sofferenze che il Signore vi manderà". Queste parole destarono una profonda impressione nei tre bambini. Essi erano come una luce che fece capir loro che Dio è amore, il valore del sacrificio e la grazia per la conversione dei peccatori.

Terza Apparizione

La terza apparizione dell'Angelo deve essere avvenuta in ottobre o alla fine di settembre. I tre piccoli pastorelli stavano pregando il Rosario quando apparve l'Angelo, che teneva un calice nelle proprie mani con un'Ostia sopra di esso, dalla quale caddero dentro alcune gocce di Sangue. Lasciando sia il Calice che l'Ostia sospesi nell'aria, l'Angelo si prostrò a terra e ripeté 3 volte la seguente preghiera: "Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze con cui Egli stesso è offeso. E, per i meriti infiniti del Suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori". Quindi, rialzatosi, prese un'altra volta il Calice e l'Ostia nelle sue mani. Poi, dette l'Ostia a Lucia, a Giacinta e a Francesco e dette loro anche il contenuto del Calice da bere, dicendo contemporaneamente: "Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio". Ancora una volta, si prostrò a terra e assieme ai piccoli pastorelli, ripeté altre 3 volte la stessa preghiera: "Santissima Trinità...".

Le Apparizioni della Vergine Maria (1917)

Il 13 maggio del 1917, i tre pastorelli furono visitati, nella Cova da Iria, dalla Vergine Maria, che chiese loro di tornare in quel luogo il 13 di ogni mese, fino ad ottobre. Questa fu la prima di sei apparizioni che i tre piccoli pastori avrebbero avuto fino ad ottobre, sempre il giorno 13. Solo agosto non vide l'apparizione della Signora, poiché i bambini furono "sequestrati" dal sindaco della città, pensando di avere davanti tre impostori. Solo il 13 ottobre 1930, si arrivò alla dichiarazione che "le visioni sono degne di fede", da parte del vescovo di Leiria.

Nel corso dei sei incontri, la Signora del Rosario mostrò ai pastorelli la speranza che Dio offre al mondo, toccato dalla sofferenza e dal male, e li invitò a compromettersi con la conversione dei cuori umani, con la preghiera del rosario, il sacrificio riparatore e la consacrazione dei propri cuori e del mondo al Cuore Immacolato. Durante le apparizioni, Francesco poteva solo vedere, senza ascoltare né parlare, mentre Giacinta poteva vedere e sentire senza però comunicare. Lucia, invece, vedeva, sentiva e comunicava con la Vergine.

La Madonna chiese a Lucia: "Di dove vieni?". "Sono del cielo". "E che cosa volete?". "Sono venuta a chiedervi che veniate qui sei mesi di fila, il giorno 13 a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e che cosa voglio. Tornerò qui ancora una settima volta". "E anch’io andrò in cielo?". "Sì. Ci andrai". "E Giacinta?". "Sì. Ci andrà anche lei". "E Francesco?". "Pure". Poi ci disse di recitare il rosario tutti i giorni e che avremmo avuto molto da soffrire, ma che la grazia di Dio sarebbe stata il nostro conforto.

Illustrazione della Madonna di Fatima con i tre pastorelli

I Tre Pastorelli di Fatima: Vite e Testimonianze

I tre bambini, pur nella loro semplicità e giovane età, divennero messaggeri di un messaggio universale, ognuno con una propria peculiarità nel vivere la fede e l'incontro con il divino.

Francisco Marto: Il Contemplativo

Francesco Marto nacque l'11 giugno 1908 ad Aljustrel. Battezzato il 20 giugno, era il penultimo dei cinque figli di Manuel Pedro Marto e Olimpia di Gesù. Amava il silenzio e la natura, suonava il flauto ed era molto legato a Giacinta e alla cugina Lucia, che era l'animatrice del gruppo. Francesco assumeva una vita di contemplazione, compromesso con la consolazione di Dio che gli appariva “così triste”. La Signora gli raccomandò di pregare molti rosari. Si ammalò nell’ottobre del 1918, con l’epidemia broncopneumonica che devastò l'Europa. Ricevette la prima comunione il 3 aprile del 1919 e morì il 4 aprile del 1919, alle ore 22:00, ad appena 10 anni.

Jacinta Marto: La Sacrificatrice per i Peccatori

Giacinta de Jesus Marto, la sorellina più giovane, nacque l'11 marzo 1910 ad Aljustrel e fu battezzata il 19 dello stesso mese. Come Francesco, crebbe in una famiglia contadina profondamente radicata nei valori cristiani. Inizialmente vivace e un po' permalosa, con tratti graziosi, dopo le apparizioni del 1917, trovò mitezza. La piccola pastorella si dedicò completamente alla preghiera. Si lasciò impressionare dalla sofferenza dei peccatori e pregava e si sacrificava per la loro conversione, per la pace nel mondo e per il Santo Padre: “Soffro molto ma offro tutto per la conversione dei peccatori e per riparare al Cuore Immacolato di Maria e anche per il Santo Padre”, confessò a Lucia durante la sua malattia. Si ammalò a fine 1918 a causa dell'epidemia broncopneumonica e venne ricoverata presso l'Ospedale di Ourém e, dopo, a Lisbona nell’Ospedale D. Estefania. Morì a Lisbona il 20 febbraio 1920, all'età di quasi 10 anni.

Lúcia dos Santos: La Custode del Messaggio

Lúcia de Jesus Rosa dos Santos, meglio nota come Suor Lucia di Fátima o Suor Maria Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato, nacque ad Aljustrel, Fatima, il 22 marzo 1907. Ultima di sei sorelle e un fratello, proveniva da una famiglia povera ma profondamente radicata nei valori cristiani. Fu la catechista della parrocchia e sapeva leggere. A sedici anni fu ammessa alle “Figlie di Maria”, e decise di consacrarsi a Dio con il voto di castità perpetua, mantenendo sempre vivo il desiderio di farsi carmelitana. Dopo vari incontri e divieti, solo nel 1948 riuscì ad entrare nell’Ordine tanto amato, quello del Carmelo. Nella sua lunga vita incontrò diversi Papi: Paolo VI a Fatima nel 1967, il cardinale Albino Luciani (futuro Giovanni Paolo I) al Carmelo di Coimbra nel 1977, e Giovanni Paolo II a Fatima nel 1982, 1991 e 2000 in occasione della beatificazione di Francesco e Giacinta. Il cardinal Joseph Ratzinger (futuro papa Benedetto XVI) la visitò nel Carmelo di Coimbra nell’ottobre del 1996. Morì in questo stesso monastero nel 2005 e il suo corpo fu sepolto nel chiostro del Carmelo di Coimbra. La sua vita lunga, contrariamente a quella dei suoi cugini, può essere considerata un altro tipo di martirio, quello della fedele custodia del messaggio.

Le Memorie di Suor Lucia di Fatima

La Canonizzazione dei Santi Francesco e Giacinta

Il 13 maggio del 2017 Papa Francesco canonizzò i beati Francesco e Giacinta Marto. Alle ore 10:26 del giorno 13 maggio del 2017, è stata dichiarata dal Santo Padre, nell’altare del Recinto di Preghiera, la santità di Francesco e Giacinta Marto, in un rito di canonizzazione che decorreva sin dall’inizio della Messa e a seguito della richiesta formale dell’allora vescovo di Leiria-Fatima, D. António Augusto dos Santos Marto. La proclamazione a santi di questi due bambini ci indica una piccola verità: la santità è qualcosa che riguarda tutti ed è alla portata di ognuno. Papa Francesco, con questo gesto della canonizzazione, ci ricorda l’universale chiamata alla santità di ciascuno. Questi bambini sono proclamati santi perché depositari di un messaggio così dirompente ed esclusivo che li ha resi protagonisti pur non volendolo essere. La santità di Giacinta e Francesco è un esempio ed un richiamo a tutti noi, poiché ognuno di loro ha un profilo spirituale proprio nel cammino della santità. Alla domanda della Signora: «Siete disposti a offrirvi al Signore, pronti a fare sacrifici e ad accettare volentieri le sofferenze che Egli vorrà mandarvi?». Lucia di slancio, a nome anche degli altri, rispose: «Sì, lo vogliamo».

Il Messaggio Profondo di Fatima

Fatima si manifesta come un’irruzione della luce di Dio nelle ombre della Storia umana. È un invito alla fiducia quello con cui si inaugura l’avvenimento di Fatima: “Non abbiate paura. Sono l’Angelo della Pace”. Precursore della presenza della luce di Dio che dissipa la paura, l’Angelo si annuncia per tre volte ai veggenti nel 1916, con una chiamata all’adorazione, atteggiamento fondamentale che li deve predisporre ad accogliere i disegni di misericordia dell’Altissimo. È questa convocazione al silenzio, abitato dalla presenza traboccante del Dio Vivo, che si vede rispecchiata nella preghiera che l’Angelo insegna ai tre bambini: “Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo”.

Prostrati a terra in adorazione, i piccoli pastori comprendono che lì si inaugura una vita rinnovata. Dall’umiltà della prostrazione di tutta la loro esistenza in adorazione, sarebbe scaturito il dono fiducioso della fede di chi si fa discepolo, la speranza di chi si sa accompagnato nell’intimità dell’amicizia con Dio e l’amore come risposta all’amore inaugurale di Dio, che porta frutti nel prendersi cura degli altri, soprattutto di coloro che sono messi ai margini dell’amore, di coloro che «non credono, non adorano, non sperano e non amano». Quando ricevono l’Eucaristia dall’Angelo, i pastorelli vedono confermata la loro vocazione ad una vita eucaristica, ad una vita fatta dono a Dio per gli altri.

Nel maggio del 1917, la Signora piena di grazia si annuncia riversando la luce di Dio, nella quale i veggenti si vedono «più chiaramente di come ci vediamo nel migliore degli specchi». Nell’esperienza mistagogica della luce emanata dalle mani della Signora, i piccoli pastori sono riempiti da una presenza che si imprime indelebilmente nel loro intimo e li consacra testimoni profetici della misericordia di Dio che, fino al termine della storia, illumina la trama del dramma umano. Il segreto che a Fatima viene offerto è precisamente rivelazione del mistero umano alla luce di Dio. Nelle immagini che si susseguono allo sguardo di Giacinta, Francesco e Lucia, si offre la sintesi del difficile dramma della libertà umana.

La visione dell’inferno è memoriale della storia che si apre su altri orizzonti, più definitivi dell’immediato, e di Dio che desidera tanto questo incontro escatologico, in cui la persona è recuperata per l’amore, quanto stima la libertà della persona stessa. Così, anche la visione della Chiesa martire - che, guidata dal vescovo vestito di bianco, attraversa le rovine della grande città, portando la sua sofferenza e la sua preghiera, per prostrarsi infine davanti alla Croce - evoca una storia umana soffocata nelle rovine dei suoi conflitti e dei suoi egoismi, ed una Chiesa che porta queste rovine, quale via crucis, per offrirsi infine a Dio in dono totale, davanti alla Croce, simbolo del dono totale dello stesso Dio. Questa Chiesa è seme di un altro modo di vivere pieno di grazia, a immagine del Cuore Immacolato di Maria.

Il modo d’essere credente del Cuore Immacolato è l’offerta di sé come preghiera e come sacrificio. La Signora del Rosario invita insistentemente i veggenti alla preghiera, a questo luogo di incontro in cui si radicherà la loro intimità con Dio. I tratti concreti della preghiera chiesta a Fatima sono quelli del rosario, ricordato dalla Signora in ciascuna delle sei apparizioni, sotto il segno dell’urgenza. L’intimità con Dio trasforma la vita in sacrificio per i fratelli, specialmente quelli su cui ricade lo sguardo misericordioso di Dio.

L’avvenimento di Fatima fuoriesce dai confini della Cova da Iria. La parola conclusiva di questo evento è offerta a Pontevedra e Tuy alla veggente Lucia, tra il 1925 e il 1929. Il Cuore Immacolato di Maria, che già si era offerto come «rifugio e cammino che conduce a Dio», si dà, ancora una volta, come grembo materno disposto ad accogliere i drammi della storia degli uomini e degli uomini della storia che ad esso si consacrano e per affidarli al Cuore misericordioso di Dio. La consacrazione a questo Cuore pieno di grazia afferma la certezza che la vocazione dell’uomo è la vita piena in Dio. A questo orizzonte si dirige anche il nucleo della richiesta della comunione riparatrice nei primi sabati. Questi sabato, giornate consacrate all’incontro con Dio, sono immagine di una vita consacrata tutta a Lui. Alla fine, tutto è «Grazia e Misericordia». Il mistero della comunione trinitaria, luce che attraversa l’intero avvenimento di Fatima, rivela sé, ancora una volta, per ricordare che il Cuore compassionevole di Dio si fa dono.

Mappa del Portogallo con indicato il Santuario di Fatima

Le Reliquie dei Pastorelli e la Loro Presenza sul Territorio

La memoria dei Santi Francesco e Giacinta Marto è celebrata con grande devozione in tutto il mondo. Le loro reliquie, simbolo della loro santità e della loro vicinanza a Dio, sono oggetti di venerazione per i fedeli. Ad esempio, nel passato, l’Unità Pastorale di Santa Maria a Monte ha accolto dal 10 marzo al 7 aprile le reliquie dei Santi Francesco e Giacinta di Fatima, ospitandole nelle chiese di Montecalvoli, San Donato, S. Maria a Monte, Cerretti: un’iniziativa sorprendente ed esaltante all’invito di santità.

I resti mortali dei due pastorelli, Francesco e Giacinta, riposano nella Basilica de Nossa Senhora do Rosário de Fátima, situata nel maestoso Recinto delle Preghiere, dove si trova anche il Monumento del Sacro Cuore di Gesù. La basilica domina questo grandioso spazio, percorsa dai pellegrini in ginocchio, dall’inizio fino alla piccola tettoia che contiene una colonna bianca, indicante l’albero dove si palesò la Vergine.

Interno della Basilica di Fatima con le tombe dei pastorelli

Un Pellegrinaggio a Fatima: Esperienza e Riflessione Personale

Il pellegrinaggio a Fatima si rivela spesso un’esperienza profonda e inaspettata. La luce portoghese ha una qualità diversa, più intensa, più antica, come se portasse con sé stratificazioni di tempo. L'immagine di Fatima che molti conoscono è quella della grande spianata con la basilica e le folle oceaniche, ma il viaggio può rivelare aspetti meno noti e più intimi.

Valinhos e Loca do Cabeço: I Luoghi delle Apparizioni Angeliche

Arrivando di mattina presto a Valinhos, pochi sanno che qui, non alla Cova da Iria, l'Angelo della Pace del Portogallo apparve ai tre pastorelli un anno prima delle apparizioni mariane. Il luogo è spesso quasi deserto, un invito al raccoglimento. Seduti su una roccia, il sole mattutino filtra tra le foglie creando una danza di luci e ombre sul terreno. Il silenzio qui ha una densità particolare, come se l'aria stessa fosse satura di attesa. Un anziano pastore che passa in lontananza ricorda il passato, evocando la consapevolezza di camminare sullo stesso terreno dove, secondo la tradizione, un essere celeste si inchinò fino a terra in adorazione del divino.

Nel tardo pomeriggio, per visitare un luogo ancora più remoto e meno noto come Loca do Cabeço, il percorso si fa impegnativo. Il paesaggio cambia, diventa più aspro, più elementare. Arrivati in una piccola radura, un monumento semplice ricorda le apparizioni angeliche. Ma non è il monumento a catturare l'attenzione, bensì la solitudine radicale del luogo. Sedersi su una roccia, chiudendo gli occhi, il vento che porta odori di terra, di erbe selvatiche, di resina, permette di percepire una presenza, non una forma o una voce, ma puramente una presenza. Questa sensazione può svanire rapidamente, lasciando una strana nostalgia, come se si fosse intravista una patria dimenticata, un'esperienza che precede la divisione tra naturale e soprannaturale.

La Cappellina delle Apparizioni e il Cuore di Fatima

A mezzogiorno, dirigendosi verso la Cappellina delle Apparizioni nella Cova da Iria, il cuore pulsante di Fatima, ciò che colpisce non è la maestosità, ma la disarmante semplicità. Una struttura bianca, modesta, quasi fragile rispetto alla vastità della spianata che la circonda. L'azulejo sul pavimento segna il punto esatto dove si ergeva l'elce sul quale apparve la Madonna. Inginocchiarsi lì è un atto istintivo, una sensazione straniante, come se qualcosa dal passato stia attraversando il tempo per toccare. Accanto, le lacrime silenziose di una donna brasiliana cadono esattamente sul bordo dell'azulejo.

Avvicinandosi al braciere dove i pellegrini accendono candele votive, ciò che cattura immediatamente l'attenzione non sono le comuni candele, bensì gli ex-voto di cera. Un'anziana donna, con mani tremanti, depone un piccolo cuore di cera nel braciere con tale intensità di concentrazione che sembra stia affidando non un oggetto, ma una parte di sé alle fiamme. La cera si scioglie rapidamente, mescolandosi con centinaia di altre offerte simili. C'è qualcosa di profondamente democratico in questo processo: re o mendicante, la cera si scioglie allo stesso modo, le preghiere si fondono nella stessa fiamma. L'aria è pervasa dall'odore di cera fusa e di fiori. La statua della Madonna guarda oltre, verso un orizzonte che solo lei può vedere, senza nulla di estatico o trionfale nel suo sguardo.

La Basilica, le Tombe e la Processione delle Candele

Nel primo pomeriggio, visitando la basilica dove riposano i resti mortali dei tre pastorelli, si osservano i ritratti dei bambini. Nei loro occhi non c'è l'innocenza che ci aspetteremmo, ma una maturità prematura, come se avessero visto non solo il cielo, ma anche l'inferno. Davanti alla tomba di Francisco, morto a soli 10 anni durante l'epidemia di influenza spagnola nel 1919, si ricorda la sua caratteristica unica: durante le apparizioni, vedeva la Madonna ma non la sentiva parlare. Una guida turistica, raccontando che Lúcia visse fino a 97 anni diventando suora, mentre i suoi cugini morirono bambini, può lasciare sconcertati, suggerendo che la sua longevità non fu forse un altro tipo di martirio.

Al tramonto, la grande spianata della Cova da Iria si riempie. Con l'arrivo del buio, inizia la processione delle candele. Migliaia di fiammelle si accendono una dopo l'altra, creando un fiume di luce che si muove lentamente attraverso la spianata. Unendosi alla processione, proteggendo la candela dal vento, si crea involontariamente un gioco di ombre sul proprio volto. La processione avanza lentamente mentre si recita il rosario in diverse lingue. Le migliaia di voci non sono perfettamente sincronizzate, c'è un leggero sfasamento, un'eco, come se ogni preghiera fosse contemporaneamente individuale e collettiva. La processione circonda la Cappellina delle Apparizioni. Alzando lo sguardo verso il cielo notturno, le stelle appaiono particolarmente brillanti, formando il loro proprio candelabro cosmico.

L'Alba e la Quercia Silente

La folla si disperde gradualmente dopo la processione, ma alcune centinaia di pellegrini più determinati rimangono per la veglia notturna. La stanchezza fisica può aprire una diversa modalità di percezione, come se il corpo esausto cedesse il passo a una ricettività più sottile. Una sensazione peculiare può avvolgere: non è che il tempo si fermi, ma piuttosto che cessi di essere rilevante. C'è solo un eterno presente che contiene in sé tutti i momenti: i pastorelli che corrono tra gli ulivi, i pellegrini del secolo scorso, quelli di oggi, quelli che verranno. L'alba può cogliere ancora svegli, i primi raggi toccano la statua della Madonna nella Cappellina, creando l'illusione ottica che sia lei a illuminarsi dall'interno. Il gesto quotidiano di cura di una donna delle pulizie che raccoglie i resti di candele e sistema i fiori freschi è profondamente commovente.

Prima di lasciare definitivamente Fatima, una deviazione non prevista porta a trovare una maestosa e nodosa quercia, con radici che emergono dal terreno come vene antiche. Questa quercia è una testimone silenziosa, l'unica creatura vivente che era presente nel 1917 e continua ad esserci oggi. Sedendosi sotto i suoi rami, appoggiando la schiena al tronco rugoso, e provando a immaginare cosa "ricordi" quest'albero, si può avere un'intuizione che capovolge la percezione di Fatima: e se il vero "terzo segreto" non fosse mai stato completamente rivelato non per qualche cospirazione ecclesiastica, ma perché è intraducibile in linguaggio umano?

Il Vero Viaggio di Fatima

Salendo sull'autobus che riporta verso la costa, osservando Fatima rimpicciolirsi in lontananza, si comprende che c'è qualcosa che non diminuisce con la distanza, qualcosa che sembra anzi espandersi man mano che ci si allontana fisicamente dal luogo. Un anziano pellegrino portoghese può offrire parole di saggezza: "Non si preoccupi del ricordo. Ciò che Fatima le ha dato non lo dimenticherà, perché non è nella sua memoria, è nella sua anima". Queste parole fanno comprendere che il vero viaggio di Fatima non è quello geografico, né quello storico alla ricerca di ciò che accadde nel 1917. Attraversando paesaggi di straordinaria bellezza, come colline ondulate, oliveti, vigneti, piccoli villaggi con case dai tetti rossi, si realizza di vederli con occhi nuovi, come se la luce assorbita a Fatima avesse modificato la percezione. Il messaggio più profondo di Fatima, si comprende ora, non riguarda eventi apocalittici o segreti cosmici, ma un cambiamento interiore e profondo. Fatima non è dietro, ma davanti.

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