La storia e le reliquie di San Giusto: tra tradizione triestina e il patrimonio di San Candido

Il martirio di San Giusto

Secondo la Passio, Mannacio, governatore di Trieste nel III secolo d.C., fece arrestare Giusto dopo che questi, dichiaratosi cristiano, si era rifiutato di sacrificare agli dei. Dopo un deciso rifiuto e l'osservanza delle procedure, Giusto fu rinchiuso in carcere per indurlo alla riflessione. Poiché continuò a ignorare le proposte del magistrato romano, fu flagellato e infine condannato alla pena capitale: l'annegamento in mare.

Dipinto del

I soldati gli legarono mani e piedi con una fune, alla quale vennero assicurati pesi di piombo, e lo portarono al largo su una barca per gettarlo in acqua. Prima del tramonto, tuttavia, il corpo di Giusto fu miracolosamente trasportato sulla riva dalla corrente. Durante la notte, il martire apparve in sogno al presbitero Sebastiano, rivelandogli il luogo dove giaceva il suo corpo e chiedendogli di dargli degna sepoltura lontano dalle pubbliche autorità. Sebastiano, insieme ai fedeli, recuperò le spoglie e le seppellì in un'antica area cimiteriale tra l'attuale riva Grumula e il palazzo Revoltella.

Le reliquie e il reliquiario d'argento

Nel corso dei secoli, le spoglie di San Giusto sono state oggetto di grande venerazione. Le fonti riportano che il vescovo Rodolfo Pedrazzani (1302-1320) aveva deposto le ossa del santo in una custodia d'argento all'interno di un antico sarcofago. Nel 1624, il vescovo Rinaldo Scarlichio rinvenne sotto l'altare del santo un'urna d'argento del XIII secolo (41,3 x 22 x 21,6 cm).

  • Descrizione: Il reliquiario presenta fasce di girali fronzuti con grappoli d’uva eseguiti a sbalzo in lamina d’argento e due Crocifissi sui lati minori.
  • Storia: Dopo vari spostamenti e la demolizione dell'altare che lo ospitava nel 1928, l'urna è stata trasferita nella cappella del Tesoro, dove si trova tuttora.
Foto storica o dettaglio dell'urna d'argento del XIII secolo contenente le reliquie di San Giusto.

Il reliquiario ligneo del 1645

Oltre all'urna d'argento, esiste un ulteriore manufatto: un reliquiario in legno scolpito, dorato e argentato (32×21,5 cm) datato 1645. L'oggetto, proveniente dall'antica proprietà dei frati minori del convento di San Francesco di Acquapendente, reca un'iscrizione che indica la committenza di Frater Julius Leonardus Aquipendi.

Il manufatto è stato recentemente sottoposto a un restauro di tipo filologico per restituire l'originale intenzione dell'oggetto, gravemente compromesso da stratificazioni di cera e degrado strutturale. L'intervento ha incluso il trattamento antitarlo, il consolidamento della superficie pittorica e l'integrazione delle dorature con oro in foglia 23,75 kt.

La Collegiata di San Candido: un monumento romanico

Mentre la figura di San Giusto è legata alla tradizione di Trieste, il contesto alpino è dominato dalla Chiesa Collegiata di San Candido (Stiftskirche Innichen), fondata nel 769 dal duca di Baviera Tassilone III. Ricostruita tra il XII e il XIII secolo, rappresenta il più importante monumento romanico del Tirolo e delle Alpi Orientali.

Caratteristiche architettoniche

Elemento Descrizione
Struttura Pianta a tre navate con transetto, presbiterio e absidi.
Cripta Nucleo risalente all'edificazione del periodo pre-1000, con pilastri dai capitelli unici.
Facciata A capanna, in blocchi di pietra a vista, con un massiccio campanile quadrato.
Pianta architettonica e sezione della Collegiata di San Candido che evidenzia la struttura romanica.

L'edificio conserva intatta la sua veste romanica, offrendo ai visitatori opere di inestimabile valore, come il gruppo ligneo della Crocifissione (epoca romanica) e gli affreschi raffiguranti la Storia della Creazione. La Collegiata rimane un punto di riferimento fondamentale per la storia religiosa e artistica dell'intera regione altoatesina.

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