Raffaello Arcangelo Salimbeni: Vita e Percorso Artistico

Biografia e Formazione

Raffaello Arcangelo Salimbeni nacque a Firenze e trascorse l'infanzia e la prima giovinezza a Siena, dove fu portato da una zia materna pochi mesi dopo la nascita. A Siena frequentò l'Istituto d'Arte, mettendosi in luce fin da giovane: nel 1930 e nel 1931 espose alle mostre degli artisti d'avanguardia toscani e si distinse nei corsi di Ornato e di nudo. Nel 1936 si trasferì a Firenze, presso l'Istituto d'Arte di Porta Romana, dove entrò in contatto con l'insegnamento di Gianni Vagnetti e Bruno Innocenti, il quale era subentrato a Libero Andreotti nella cattedra di scultura.

Ritratto fotografico o documentazione d'archivio dell'artista nel suo studio fiorentino

L'Evoluzione Stilistica: Dall'Espressionismo all'Esistenzialismo

Tra Siena e Firenze, Salimbeni maturò un linguaggio plastico che, tra il 1940 e il 1948, mostrava una perfetta sintonia tra pittura e scultura. Le sue opere di questo periodo, prevalentemente ritratti e figure, sono caratterizzate da una pennellata mossa e una pastellatura febbrile, riflettendo una sorta di espressionismo autoctono. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'artista si avvicinò alla filosofia esistenzialista, in particolare al pensiero di Karl Jaspers, assimilando una visione pessimistica della "situazione-limite" dell'esistenza umana.

Questa inquietudine si tradusse in una plastica tormentata, visibile in opere come i ritratti in terracotta di Lidia e il Ritratto di signora del 1946. Negli anni Cinquanta, la sua ricerca virò verso esiti più vicini alla scultura europea del post-surrealismo, con riferimenti a figure come Alberto Giacometti, Germaine Richier e David Smith.

Schema cronologico: 1940-1948 (Espressionismo) -> 1950 (Sintesi Impressionista/Giacometti) -> 1960 (Stilizzazione in ferro)

La Ricerca sui Materiali: Il Ferro come Membratura

Negli anni Sessanta, Salimbeni approdò a una sintesi estrema, utilizzando metalli e filo di ferro. L'artista spiegò così la sua tecnica nel 1960:

"Le mie sculture nascono dal ferro, dall'armatura stessa che non è più un'armatura come la intendevano gli scultori dell'Ottocento, ma diventa membratura, costruzione, movimento. L'operazione che eseguo è strappare dal ferro l'intera ossatura della statua."

Tra le sue opere più celebri si annovera la serie della Donna con ventaglio, tema che accompagnò l'artista per lungo tempo, evolvendo da masse pesanti a forme più stilizzate ed essenziali.

Il "Giallo" del Monumento all'Elettrice Palatina

Uno degli episodi più significativi e dolorosi della carriera di Salimbeni fu il concorso per il Monumento ad Anna Maria Luisa de' Medici, ultima Elettrice Palatina. Il bando, voluto nel 1945 dal sindaco Gaetano Pieraccini, fu vinto da Salimbeni, ma l'iter realizzativo fu segnato da decenni di polemiche, rinvii burocratici e incertezze sulla collocazione dell'opera.

Fase Descrizione
1945-1951 Primo concorso e successive riaperture del bando.
1965-1969 Scelta del marmo e lavorazione presso il laboratorio Varlecchi.
Anni '70-'80 Stallo burocratico, polemiche e mancata collocazione finale.

Nonostante la qualità dell'opera, definita "cristallina" dal critico Umberto Baldini, la statua non fu collocata durante la vita dell'artista. Questo ostracismo, vissuto come un fallimento esistenziale, segnò profondamente i suoi ultimi anni, fino alla morte avvenuta nel 1991.

EP 3 Il padron del mondo 1623 - 1644

Principali Riconoscimenti e Attività

  • 1952: Selezionato tra otto scultori italiani per il Monumento al Prigioniero Politico Ignoto a Londra (esposto alla Tate Gallery).
  • 1950, 1958: Partecipazione alla Biennale di Venezia.
  • 1955: Vincitore del Premio Bronzetto a Padova.
  • 1957: II Premio all'Esposizione Internazionale di Scultura di Carrara.
  • 1961, 1963: Partecipazione alle Biennali di Anversa.

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