La preghiera è un cammino che ci porta verso Dio, un percorso impegnativo che a volte sembra essere superiore alle nostre forze e capacità. Con il Suo aiuto, tuttavia, possiamo intraprendere questo viaggio con il sostegno della Chiesa, dei suoi Sacramenti e dei nostri fratelli. Di fronte a eventi catastrofici come le alluvioni, la potenza della preghiera emerge prepotentemente, spingendoci ad appellare a chi ha amato Dio a tal punto da godere della santità.

La Fragilità Umana e la Sfida del Progresso
Di fronte alle grandi acque che inondano le nostre terre, come accaduto recentemente in Emilia-Romagna con l'esondazione di fiumi quali il Savio, il Montone, il Sillaro, il Savena e lo Zena, la situazione è complessa. Eventi come la chiusura di ferrovie e strade, blackout elettrici, interruzioni delle comunicazioni telefoniche, e il tragico bilancio di vite umane e beni perduti, ci mettono in ginocchio. Tuttavia, spesso non vogliamo "inginocchiarci" nel senso più profondo, fiduciosi che la tecnica e il progresso possano risolvere ogni problema.
La tentazione è pensare che, lasciando tutto nelle mani di un'intelligenza artificiale più capillare e aggiornata, nessun imprevisto sgradevole sarà più all'orizzonte. Questa mentalità, nutrita da decenni di ideologia del progresso e della scienza, ci porta a parlare di ingiustizia di fronte a incidenti e catastrofi, credendo che con protocolli più rigidi o maggiori controlli, il lutto e la tragedia si sarebbero allontanati. È, però, lontano dalla nostra mentalità adulta e progredita l'idea che non siamo migliori dei nostri antenati e che, per quanto l'ingegno umano si applichi alla realtà, essa è più grande di noi.
La parola di Dio, al contrario, ci indica una strada diversa: «È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell'uomo. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti» (Sal 117, 8-9). E ci insegna a stare lontani da un'altra via: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore» (Ger 17, 5). Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 2683, ci ricorda che i testimoni che ci hanno preceduto nel Regno, specialmente coloro che la Chiesa riconosce come santi, partecipano alla tradizione vivente della preghiera e non cessano di prendersi cura di coloro che hanno lasciato sulla terra. La loro intercessione è il più alto servizio che rendono al Disegno di Dio.

Il Contesto Storico e la Civiltà Contadina
Nella passata civiltà contadina, la vita di ogni individuo e dell'intera comunità dipendeva totalmente dai raccolti agricoli, spesso magri, che i servi della gleba con grande fatica riuscivano a immagazzinare nel corso dell'anno. Già alla fine dell'inverno si cominciava a dare una prima stima dei futuri raccolti, osservando lo stato dei teneri germogli, verso cui i contadini rivolgevano tutte le attenzioni per farli giungere copiosi a maturazione. Il ciclo agricolo primaverile costituiva una fase cruciale per l'approvvigionamento alimentare, tanto delicato quanto vitale per evitare lo spettro della fame e delle conseguenti malattie dovute a denutrizione.
Nonostante tutti gli sforzi e le continue accortezze per assicurarsi una sufficiente raccolta, sulle verdi campagne incombeva sempre il pericolo di una calamità naturale, che poteva abbattersi improvvisa, arrecando terribili disastri. Si era in balia degli eventi atmosferici, come grandinate, temporali, tempeste, siccità. Poco o nulla si poteva fare per scongiurare simili flagelli, se non affidarsi a forze soprannaturali, a complesse cerimonie religiose e, talvolta, a riti magici, tutt'oggi ancora in uso in diverse aree rurali d'Italia, sebbene in modo marginale. Più abitualmente si invocava un potente santo deputato a proteggere gli uomini e i loro beni dalle calamità naturali, ma non era neppure infrequente il ricorso a oggetti o elementi che, inseriti in rituali religiosi, acquisivano forze ed entità sacrali in grado di vincere la furia rovinosa di fenomeni atmosferici e altri mali.
Rogazioni: Antichi Riti per la Protezione
I rituali canonici, come le rogazioni o l'uso di suonare le campane per attenuare la violenza dei temporali, convivono con pratiche di natura magica, fortemente sincretiche, giunte da un remoto passato. Le rogazioni erano antichi riti finalizzati a ottenere salute, prosperità, abbondanza di raccolti e protezione da ogni catastrofe. Tale cerimonia religiosa, secondo diverse modalità di svolgimento da luogo a luogo, si effettuava il 25 aprile, nella festività di San Marco (Rogazioni Maggiori) e nei tre giorni precedenti l'Ascensione (Rogazioni Minori), con lo scopo di allontanare ogni sciagura, come fame, guerra, peste e grandine.
Soprattutto la rogazione del 25 aprile ha preso origine dalle feste Ambarvalia dell'antica Roma, aventi le stesse finalità, mentre le altre si sono affermate nel V secolo.
- Fili Dei te rogamus audi nos.
- Agnus Dei, qui tollis peccata mundi.
- Attraverso il mistero della tua santa incarnazione, liberaci, o Signore.
- Al fine di garantire il riposo eterno per tutti i fedeli defunti, Ti supplichiamo di ascoltarci.
- O Figlio di Dio, Noi ti supplichiamo ascoltaci.
- Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.

Tradizioni e Culti Locali in Italia
Manoppello e il Volto Santo: Un Rito sull'Acqua
Manoppello, in provincia di Pescara, è noto perché conserva una preziosa reliquia dei primi anni del Cinquecento, costituita da un piccolo velo che riproduce, secondo il racconto tradizionale, il viso di Cristo, perciò nota come il Volto Santo. La festa liturgica cade la terza domenica di maggio e in questa ricorrenza giungono molti fedeli dai paesi vicini, richiamati da una secolare tradizione e dalla potenza taumaturgica della sacra effige, come testimoniano i numerosi ex voto per grazia ricevuta, esposti nei locali del santuario gestito dai Padri Cappuccini.
Fino ai primi anni Ottanta del secolo scorso, durante la processione del Volto Santo, che dal convento francescano si muove alla volta della chiesa di San Nicola di Bari, c'era l'usanza da parte dei pellegrini di recarsi al torrente Capocastello, nel momento in cui il corteo di rito sosta sul soprastante ponte dei Cappuccini per recitare preghiere e ricevere particolari benedizioni. Sono istanti molto intensi e palpabile è, nella assorta partecipazione corale, la solennità della cerimonia, rivolta a impetrare l'aiuto soprannaturale contro tutte le avversità e i pericoli della vita e al contempo a chiedere prosperità e benessere. In quei momenti, gli anziani tornano a ripetere che l'acqua del rigagnolo prodigiosamente si ferma per un attimo, magari in modo impercettibile, ma si ferma. Alla vista dell'argenteo baldacchino recante l'effigie di Gesù, i devoti, già distribuiti lungo il fosso del Capocastello, compiono una serie di azioni secondo un antico rituale. In quei brevi istanti l'acqua non è più la stessa, ha acquisito particolari virtù benefiche, perché resa santa dalle benedizioni e dalla presenza della sacra immagine, ma bisogna affrettarsi, dopo un po' tutto svanisce. C'è chi la beve o riempie bottiglie da portare a casa, spesso anche agli ammalati impossibilitati a venire, chi compie abluzioni nelle parti malate del fisico o si bagna viso, braccia, gambe con finalità terapeutiche o semplicemente preventive. Altri devoti, invece, dopo aver raccolto 33 sassolini, così piccoli da stare nel pugno di una mano, li bagnano nel torrentello, affinché possano acquisire una certa entità sacrale, capace di operare in loro difesa contro fulmini e grandinate. La "sacra" gragnola, che nel numero ricorda gli anni di Cristo, come punte di frecce verrà scagliata contro il mostro atmosferico portatore di fame e miseria per debellarlo.
Questa tradizione di Manoppello trova riscontro pure altrove, come presso il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano, quando i fedeli sono soliti prendere minuscole pietre in una grotta interna al sacro ipogeo e tirarle durante la processione nei campi per preservare i futuri raccolti. Intanto sul ponte dei Cappuccini si svolge la parte prettamente liturgica, incentrata sulla richiesta di protezione dalle sciagure e di prosperità. Dopo una prima benedizione ne segue un'altra, entrambe significativamente con il Volto Santo girato in direzione del torrente Capocastello, prima ad est poi ad ovest. La cerimonia, pur nella sua essenziale brevità, richiama espressamente il rito delle antichissime rogazioni, per le modalità con cui si svolge, per le suppliche espresse nelle invocazioni collettive e per la sua posizione calendariale. Si invoca la benedizione del Volto Santo "su di noi, sui nostri beni, sulle nostre campagne, sugli elementi che il Signore ci dona, come l'acqua, dono indispensabile per la nostra vita."

Cervara di Roma: Rogazioni Essenziali
A Cervara, in provincia di Roma, nei tre giorni antecedenti l'Ascensione si celebrano le rogazioni, seppure in forma molto essenziale, sia perché non si effettuano processioni, sia perché i pochi partecipanti anziani sono impossibilitati a fare lunghi percorsi. Il sacerdote si ferma sul sagrato della chiesa di Maria Santissima della Visitazione e qui, dopo le preghiere di rito, benedice con la croce e con l'acqua santa il paese e le poche coltivazioni rimaste, volgendosi ai quattro punti cardinali.
Ripa di Fagnano Alto: San Vincenzo Ferreri e la Benedizione dei Campi
A Ripa, frazione di Fagnano Alto (AQ), la cerimonia della benedizione delle campagne è tuttora sentita e partecipata dalla popolazione, anche perché è presente una certa attività agricola, finalizzata soprattutto a soddisfare il fabbisogno familiare. La manifestazione religiosa avviene in onore di San Vincenzo Ferreri, qui festeggiato la domenica successiva al 5 aprile con una processione che dalla chiesa di San Vittorino raggiunge le alture poste ai limiti del paese, per spaziare con le benedizioni sui sottostanti terreni coltivati. A lui ci si rivolge per essere protetti dai fulmini, dai terremoti, dalle intemperie devastatrici dei raccolti. Il corteo processionale, giunto al “Campo di Sant'Antonio”, si ferma per procedere alle solite quattro benedizioni, che il sacerdote impartisce ruotando in direzione dei punti cardinali e con lui il simulacro di San Vincenzo, come a rafforzare l'azione propiziatrice del rito. Un'altra sosta è prevista presso la chiesa di Sant'Antonio, mentre la terza ed ultima si effettua in località Castello, dopo aver percorso un suggestivo tratto panoramico. Alla fine è consuetudine distribuire a tutti i presenti fragranti ciambelle, anche in segno augurale di abbondanza.
Vallecorsa: San Marco Evangelista e Simboli Propiziatori
A Vallecorsa (FR) il 25 aprile, giorno della rogazione maggiore, si festeggia San Marco Evangelista con una solenne processione, a cui partecipano numerosi bambini recanti in mano un dolce a forma di galletto e le bambine un altro raffigurante una pupetta, dal chiaro significato propiziatorio.
La Candelora e le Torce di Sonnino
A Sonnino, provincia di Latina, tra il sabato e la domenica dell'Ascensione l'intera popolazione dà vita a una manifestazione unica nel suo genere, chiamata le Torce. Alcuni giorni prima del grande rito collettivo si preparano quattro alte torce di cera vergine, per essere consegnate la vigilia della festa dell'Ascensione a quattro uomini, detti caporali, durante la celebrazione dei vespri nel santuario della Madonna SS. delle Grazie. Qui i sonninesi convergono verso le ore 14 per assistere alla cerimonia con cui il sacerdote benedice le torce e le affida ai quattro caporali, che hanno il compito di guidare i torciaroli lungo un antico percorso di circa trenta chilometri da compiere a piedi, seguendo il tracciato dei confini territoriali del paese che si dispongono in modo circolare. La partenza vera e propria ha inizio nel primo pomeriggio da Piazza San Pietro e il ritorno è previsto fra le 4 o 5 della mattina. Un momento suggestivo, tanto atteso dai Sonninesi, è quello della comparsa nel buio della sera di un centinaio di torce accese che scendono dalle Serre, formando una lingua di fuoco, che i torciaroli mantengono viva fino alla Sassa. Qui i caporali tagliano le grandi torce in tanti piccoli pezzi che sono distribuiti a tutti i presenti e per antichissima tradizione sono conservati per l'intero anno. Saranno accesi contro i fulmini o per allontanare gravi sciagure.

Santi Protettori contro le Calamità
Santa Eurosia: Protettrice dalle Tempeste
Santa Eurosia Vergine e Martire nacque nell'anno 864 da una nobile famiglia boema al tempo dei grandi scontri tra cristiani e saraceni nella Spagna aragonese. Il suo martirio fu accompagnato da paurose grandinate, spaventosi fulmini e tuoni, che fecero fuggire i suoi carnefici, mentre tra le turbolenze atmosferiche si udiva: "Sia dato a lei il dono di sedare le tempeste, ovunque sia invocato il suo nome". La sua festa cade il 25 giugno e viene chiesta la sua protezione anche contro la grandine, i fulmini e ogni calamità; inoltre, viene pregata perché rivolga la sua benedizione verso i campi e i frutti della terra. In Italia il suo culto fu diffuso dai soldati spagnoli. A Montorio in Valle, frazione del comune di Pozzaglia Sabina (RI), si festeggia Santa Eurosia la prima domenica di ottobre. La preghiera a lei dedicata recita: "O Sant’Eurosia, che avendo subito un glorioso martirio in aperta campagna diveniste la protettrice dai campi e dei loro frutti, noi vi preghiamo di benedire i nostri campi, di tenere lontano ogni calamità; che la fatica e il rischio del lavoro dei campi sia accettato da tutti in spirito di penitenza."
San Domenico Abate: Contro Lupi, Serpenti e Tempeste
Tra i tanti patronati attribuiti a San Domenico Abate, ricordiamo anzitutto quello contro il morso dei cani rabbiosi e dei serpenti, il mal di denti e le febbri malariche, ma anche i lupi e le temute tempeste, per le quali era particolarmente invocato a Sora (FR). Nel giorno della festa di San Domenico, i contadini abruzzesi venivano a Cocullo anche per prelevare da una cavità della chiesa a lui intitolata manciate di terra benedetta da spargere nei campi e nelle abitazioni, per tenere lontani bruchi, serpenti e tempeste.
San Giovanni Nepomuceno: Difensore da Acque e Alluvioni
Il primo tra i santi spesso invocati contro le alluvioni è San Giovanni Nepomuceno. Nato nel 1330 a Nepomuk, in Boemia, fu consacrato sacerdote a Praga dove divenne predicatore di corte del re Venceslao. Fu scelto come confessore dalla regina Giovanna di Baviera. Nonostante le minacce del re, che sospettava l'infedeltà della moglie e voleva conoscere le confessioni della donna, il Santo rimase fedele alla segretezza del sacramento. Questo gli costò la condanna a essere gettato nel fiume Moldava il 20 marzo 1383, tra il sesto e il settimo pilastro del ponte cittadino. Per questo è il Santo protettore di ponti e alluvioni e viene invocato come martire per tutti i pericoli che provengono dall’acqua.

San Lucio di Cavargna: Il Pastore Protettore
Il secondo santo è San Lucio di Cavargna, vissuto probabilmente tra il XII e il XIII secolo. La sua vita fu pubblicata a Cremona nel 1861, dalla quale si apprende che fu pastore e che «non temeva le infuocate canicole, tempi piovosi, ed ogni intemperie delle stagioni; pazientava il salire sui monti, il calare nelle valli, il vivere nei boschi, sempre attento alla guardia commessagli degli armenti». Venne scacciato dal suo primo padrone perché distribuiva ai poveri parte del prodotto del suo lavoro, producendo della mascarpa con il siero del formaggio che poi veniva data ai bisognosi. La tradizione lo annovera tra i martiri perché si racconta venne ucciso dal proprio padrone. È protettore dalle alluvioni, dalla siccità, dalla grandine, delle buone condizioni meteorologiche, dei casari, delle mandrie, dei pastori e dei poveri.
La Crisi della Fede e il Ritorno alla Tradizione
Le scene di comunità che si affidano a preghiere e riti per scongiurare le calamità naturali, un tempo comuni, oggi non si vedono più, per svariate ragioni. Anzitutto, perché spesso i sacerdoti contemporanei hanno una diversa concezione di queste pratiche, considerandole talvolta "medievali" e delegando la gestione dei problemi ai fiumi alle autorità regionali. Inoltre, l'attuale contesto sociale, privo di chiare contrapposizioni ideologiche tra "compagni e preti" del tenore di Peppone & Co., ha portato a una sorta di omologazione, dove i preti, per disposizione della Conferenza episcopale, non devono essere troppo "eccentrici" nel loro ministero.
Terzo, e forse più profondo, è necessario avere ancora il senso di Dio e del nostro peccato per pronunciare una preghiera così e udirla senza gridare allo scandalo. È fondamentale avere la consapevolezza che quanto ci capita ce lo meritiamo, perché abbiamo abbandonato Dio per volgerci agli idoli delle nostre mani. È necessario avere in cuore i sentimenti del timorato di Dio, come Tobi: «Ora, Signore, ricordati di me e guardami. Non punirmi per i miei peccati e per gli errori miei e dei miei padri. Violando i tuoi comandi, abbiamo peccato davanti a te. Tu hai lasciato che ci spogliassero dei beni; ci hai abbandonati alla prigionia, alla morte e ad essere la favola, lo scherno, il disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi. Ora, nel trattarmi secondo le colpe mie e dei miei padri, veri sono tutti i tuoi giudizi, perché non abbiamo osservato i tuoi decreti, camminando davanti a te nella verità» (Tb 3, 3-5). E chi non è stato colpito, per ora, si guardi bene dal pensare di essere meno peccatore degli altri: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?» (Lc 13, 2-4). Se la gente ormai preferisce abbassare gli occhi verso la tecnica piuttosto che alzarli verso Dio, è perché non c'è più nulla di visibile che ricordi loro Dio. E siccome la benedizione è ancora una di quelle cose che mostra la vicinanza di Dio e fa parte del "mestiere del prete", non vedere più i preti fare il loro mestiere contribuisce potentemente a far sparire Dio dall'orizzonte della vita. Dopo un'alluvione, gli operai salgono sulle ruspe, i volontari si armano di stivali e pale, ma spesso i preti non fanno il loro mestiere. Si potrebbe tornare a benedire i fiumi, a erigere, come si fa tradizionalmente, delle piccole edicole, di solito mariane, a protezione dei paesi dalla furia del fiume.
Settimana Santa al via i riti in Sicilia. Tra fede e tradizioni secolari
Preghiere Specifiche contro le Alluvioni e per la Gestione delle Acque
La mancanza quasi assoluta di precipitazioni piovose che da diversi mesi minaccia l’equilibrio della natura, la fecondità della terra, la salute e i bisogni primari delle persone costituisce un’inquietante preoccupazione. Di fronte al perdurare di una siccità ostinata, come in situazioni di eccesso d'acqua, la pietà popolare e la spiritualità cristiana si sono costantemente espresse nel tempo, dando vita a processioni e rogazioni, in particolare verso luoghi di culto e di preghiera cari al popolo cristiano come i santuari mariani. La storia ecclesiale biellese, ad esempio, documenta la fede forte e radicata di generazioni di credenti che si snodavano in devote processioni verso Oropa per chiedere alla Madonna il dono dell’acqua ristoratrice o di contro per ringraziarla per la sua protezione su popolazioni e case, nei drammatici frangenti di rovinose inondazioni.
Orazione "per chiedere la pioggia" dal Messale Romano
Accogliendo la richiesta di molti fedeli, la Chiesa propone una particolare petizione per domandare a Colui che «fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45) il sospirato dono della pioggia. Senza aggiungere elementi che possano in qualche modo perturbare l’integrità e la specificità del Tempo di Quaresima e la sua indole penitenziale, si indica di pronunciare l’orazione che il Messale Romano sapientemente riporta (pag. 901) con il titolo "per chiedere la pioggia". Questa orazione si aggiunge in soluzione di continuità alla preghiera di Colletta della Messa, concludendo entrambe con la formula rituale: "Per il nostro Signore Gesù Cristo…".
Di seguito le riportiamo:
- Dal Messale Romano:
"O Dio, in te viviamo, ci muoviamo ed esistiamo: donaci la pioggia di cui abbiamo bisogno perché, aiutati dai beni che sostengono la vita presente, tendiamo con maggiore fiducia a quelli eterni. Per il nostro Signore Gesù Cristo…."
- Intenzione per la Preghiera Universale dei Fedeli:
"Perché nella tua provvidenza, ci elargisca il dono della pioggia che ristora il nostro corpo, feconda la terra, favorisce le attività umane e manifesta la tua bontà e il tuo amore per tutte le creature. Preghiamo…."
Si intesse in tal modo una rete orante e una comunione spirituale per rivolgerci a Dio per intercessione della Vergine Maria, particolarmente amata, venerata e pregata con il titolo di Regina del monte di Oropa. Un piccolo gesto, semplice, né magico né superstizioso, ma comunitario ed ecclesiale che senza eclatanza intende manifestare la fede dei discepoli di Cristo e della Chiesa.
La Benedizione contro le Inondazioni dal Rituale Romanum Antico
Il Rituale Romanum antico, a differenza del nuovo Benedizionale, che ha sostituito questa specifica orazione con una generica benedizione dei fiumi e delle sorgenti, contiene una benedizione diretta contro le inondazioni. In questo rito, il sacerdote, con il popolo, porta agli argini del fiume la reliquia della Santa Croce e lì legge l'inizio dei quattro Vangeli; dopo ogni Vangelo aggiunge le seguenti preghiere:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.
V. Oremus.
Deus, qui justíficas ímpium, et non vis mortem peccatóris: majestátem tuam supplíciter deprecámur; ut fámulos tuos de tua misericórdia confidántes, ab aquárum perículis, cælésti prótegas benígnus auxílio, et assídua protectióne consérves: ut tibi júgiter famuléntur, nullísque tentatiónibus a te separéntur. Per Christum Dóminum nostrum.
R. Amen.
V. Et benedíctio Dei omnipoténtis, Patris, et Fílii, + et Spíritus Sancti, descéndat super has aquas, eásque coérceat.
R. Amen.
Traduzione:
V. Il Signore sia con voi.
R. E con il tuo spirito.
V. Preghiamo.
O Dio, che giustifichi l'empio e non vuoi la morte del peccatore, supplichiamo la tua divina maestà: proteggi benigno dai pericoli delle acque, con il tuo celeste aiuto, i tuoi servi che in te sperano, e custodiscili con la tua divina protezione, perché servendoti sempre, nessuna tentazione li separi da te. Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
V. E la benedizione di Dio onnipotente, Padre, e Figlio, + e Spirito Santo discenda su queste acque e le domi.
R. Amen.