La Chiamata di Papa Francesco alla Preghiera Ecumenica e Interreligiosa

Papa Francesco ha ripetutamente sottolineato l'importanza della preghiera, estendendo i suoi appelli ben oltre i confini della Chiesa Cattolica per abbracciare fratelli e sorelle di altre confessioni cristiane e di diverse tradizioni religiose. La sua visione si fonda sulla convinzione che l'unità nella preghiera sia un segno di speranza cruciale per un mondo afflitto da divisioni, conflitti e rivalità.

L'Appello alla Fraternità e all'Unità nella Preghiera

Fin dall'inizio del suo ministero, Papa Francesco ha espresso una profonda gioia nell'incontrare delegati delle Chiese ortodosse, delle Chiese ortodosse orientali e delle Comunità ecclesiali d’Occidente, ringraziandoli per la loro partecipazione alla celebrazione che ha segnato l'inizio del suo servizio come Vescovo di Roma e Successore di Pietro. Durante la Santa Messa, attraverso queste persone, il Pontefice ha riconosciuto spiritualmente presenti le comunità che essi rappresentano.

Il Papa ha iniziato il suo ministero apostolico nell'Anno della Fede, proclamato dal suo predecessore Benedetto XVI, un'iniziativa che ha desiderato continuare come stimolo al cammino di fede di tutti i cristiani. Tale iniziativa intendeva commemorare il cinquantesimo anniversario dell'inizio del Concilio Vaticano II, proponendo un pellegrinaggio verso l'essenziale di ogni cristiano: il rapporto personale e trasformante con Gesù Cristo. Proprio nel desiderio di annunciare questo tesoro perennemente valido della fede agli uomini del nostro tempo risiede il cuore del messaggio conciliare.

Papa Francesco ha esortato: “Sì, cari fratelli e sorelle in Cristo, sentiamoci tutti intimamente uniti alla preghiera del nostro Salvatore nell’Ultima Cena, alla sua invocazione: ut unum sint”. Ha chiesto al Padre misericordioso di vivere in pienezza quella fede ricevuta in dono nel giorno del Battesimo e di poterne dare testimonianza libera, gioiosa e coraggiosa. Questo, ha assicurato, sarà il miglior servizio alla causa dell’unità tra i cristiani, un servizio di speranza per un mondo ancora segnato da divisioni, contrasti e rivalità. Ha ribadito che più saremo fedeli alla volontà divina, nei pensieri, nelle parole e nelle opere, e più cammineremo realmente e sostanzialmente verso l’unità. Il Papa ha inoltre assicurato la ferma volontà di proseguire nel cammino del dialogo ecumenico, sulla scia dei suoi predecessori.

Incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo I, simbolo di unità ecumenica

Il Dialogo con Ebrei e Musulmani: Un Legame Spirituale Profondo

Non solo con i cristiani, ma anche con le altre grandi religioni monoteiste, Papa Francesco ha esteso il suo messaggio di preghiera e dialogo. Rivolgendosi ai distinti rappresentanti del popolo ebraico, il Papa ha ricordato lo specialissimo vincolo spirituale che lega ebrei e cristiani, riconoscendo che gli inizi della fede della Chiesa si trovano già nei patriarchi, in Mosè e nei profeti, come afferma la Nostra Aetate. Ha espresso gratitudine per la loro presenza e fiducia nella continuazione di un proficuo dialogo fraterno che ha già portato notevoli frutti.

Il Santo Padre ha poi salutato e ringraziato cordialmente i cari amici appartenenti ad altre tradizioni religiose, innanzitutto i musulmani, che “adorano Dio unico, vivente e misericordioso, e lo invocano nella preghiera”. La Chiesa cattolica è consapevole dell’importanza di promuovere amicizia e rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose, ma è ugualmente consapevole della responsabilità comune verso il nostro mondo e l’intero creato, che dobbiamo amare.

Riconoscendo quanta violenza abbia prodotto nella storia recente il tentativo di eliminare Dio e il divino dall’orizzonte dell’umanità, il Papa avverte il valore di testimoniare nelle nostre società l’originaria apertura alla trascendenza insita nel cuore dell’uomo. In questo, si sentono vicini anche tutti quegli uomini e donne che, pur non riconoscendosi appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, si sentono tuttavia in ricerca della verità, della bontà e della bellezza di Dio, e che sono preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica fra i popoli e nel custodire con cura il creato.

L'Invito Universale alla Preghiera per la Pace e le Emergenze Umanitarie

Papa Francesco ha spesso lanciato appelli universali alla preghiera e al digiuno in risposta a gravi tragedie umanitarie e conflitti globali, invitando non solo i cattolici ma tutti i credenti e le persone di buona volontà a unirsi.

Preghiera e Digiuno per la Siria, il Sud Sudan e il Congo

“Rivolgo un appello a tutti a intensificare la preghiera e a praticare il digiuno. Preghiera e digiuno, preghiera e penitenza, questo è il momento di farlo.” Questo è stato il vigore del suo appello, già espresso il 7 settembre 2013, quando Piazza San Pietro ha raccolto migliaia di persone, cattoliche e non solo, per pregare con fiaccole e bandiere per la Siria, martoriata e sull'orlo di una feroce guerra dopo l'attacco con gas nervino. Con eguale vigore, Francesco aveva chiesto nel 2017 di pregare e digiunare per il Sud Sudan e la Repubblica Democratica del Congo, colpiti da fame, sfruttamento, emigrazione e violenze. Anche in quelle occasioni, il Papa aveva invitato ad unirsi all’evento cristiani di altre Chiese e seguaci di altre religioni, “nelle modalità che riterranno più opportune, ma tutti insieme”.

Religiosi, laici e atei uniti con il Papa nel digiuno per la pace

La Forza Storica della Preghiera contro l'Indifferenza Globale

Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha commentato queste iniziative, affermando che “pregare e digiunare non sono affatto pratiche anacronistiche, e tantomeno spiritualistiche”. Riccardi ha espresso la convinzione che “nelle nostre chiese si preghi troppo poco per la pace. Noi preghiamo poco per la pace, mentre dovremmo avere ogni giorno nelle mani un Rosario con i nomi di tutti i Paesi in guerra per pregare per loro. La preghiera è una forza.” Citando Giorgio La Pira, ha aggiunto: “Credo nella forza storica della preghiera.”

Di fronte a guerre lontane e situazioni irrisolvibili, spesso si prova un senso di impotenza che può sfociare nell'indifferenza, quella che il Papa ha definito la “globalizzazione dell’indifferenza”. Tuttavia, Papa Francesco crede che in questo mondo globale, ogni uomo e ogni donna possano fare qualcosa. “Se piccoli gruppi possono seminare il terrore, piccoli gruppi possono seminare la pace. E possono farlo tramite la preghiera che, insieme al digiuno che è anche distacco dalla quotidianità, è una ‘rivolta’ contro la guerra, oltre che una invocazione al Signore, il Signore della storia, perché apra strade di pace e susciti, mediante il Suo spirito, il buon volere degli uomini, dei potenti, delle istituzioni.”

Il Papa ha sempre invitato ad associarsi a queste iniziative anche i fratelli e le sorelle di altre confessioni religiose, perché “l’accordo tra ‘fratelli’ può smuovere, può aprire una storia di pace”. La pace è un valore di tutte le religioni ed è “il nome di Dio” nel cattolicesimo, nell’islam, nelle religioni orientali e nell’ebraismo. Questo è lo Spirito di Assisi, l’invito alla preghiera della pace, la svolta rivoluzionaria introdotta nel 1986 da Giovanni Paolo II: pregare insieme per gli altri, non gli uni contro gli altri.

Preghiera Universale durante la Pandemia di Coronavirus

Un momento significativo di unione nella preghiera si è avuto il 14 maggio 2020, quando Papa Francesco ha invitato l'umanità a implorare il Creatore per superare la pandemia da coronavirus. Già il 22 marzo 2020, al termine dell’Angelus, si era rivolto all’umanità intera: “Cari fratelli e sorelle, in questi giorni di prova, mentre l’umanità trema per la minaccia della pandemia, vorrei proporre a tutti i cristiani di unire le loro voci verso il Cielo.”

In un appello storico, ha invitato “tutti i Capi delle Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente la preghiera che Gesù Nostro Signore ci ha insegnato”. L'invito era a recitare il Padre Nostro mercoledì 25 marzo a mezzogiorno, tutti insieme. Successivamente, venerdì 27 marzo, alle ore 18, il Papa ha presieduto un momento di preghiera sul sagrato di Piazza San Pietro, vuota. “Alla pandemia del virus vogliamo rispondere con la universalità della preghiera, della compassione, della tenerezza. Rimaniamo uniti.”

Nell'omelia durante la messa trasmessa in diretta streaming da Santa Marta, commentando l'episodio della conversione di Ninive, Papa Francesco ha affermato: “tutti noi, fratelli e sorelle di ogni tradizione religiosa, preghiamo. Ognuno di noi prega, le comunità pregano, le confessioni religiose pregano: pregano Dio, tutti fratelli, uniti nella fratellanza che ci accomuna in questo momento di dolore e di tragedia.” Ha sottolineato che non si tratta di relativismo religioso, ma di pregare “il Padre di tutti”. “Ognuno prega come sa, come può. Noi non stiamo pregando l’uno contro l’altro… siamo uniti tutti come esseri umani, come fratelli, pregando Dio, secondo la propria cultura, secondo la propria tradizione, secondo le proprie credenze, ma fratelli e pregando Dio, questo è l’importante: fratelli, facendo digiuno, chiedendo perdono a Dio per i nostri peccati, perché il Signore abbia misericordia di noi, perché il Signore ci perdoni, perché il Signore fermi questa pandemia.”

Il Papa ha anche invitato a riflettere sulle altre pandemie del mondo, come quella della fame e delle guerre, chiedendo che “il Signore fermi questa tragedia, che fermi questa pandemia. Che Dio abbia pietà di noi e che fermi anche le altre pandemie tanto brutte: quella della fame, quella della guerra, quella dei bambini senza educazione. E questo lo chiediamo come fratelli, tutti insieme.”

Papa Francesco mentre presiede un momento di preghiera in Piazza San Pietro vuota durante la pandemia

L'Appello Continua: Preghiera per la Terra Santa e la Pace Globale

L'attenzione di Papa Francesco per la pace e la preghiera per le regioni afflitte dai conflitti rimane costante. In particolare, dal 7 ottobre 2023, la sua preoccupazione per la Terra Santa si è intensificata. In una lettera resa pubblica, ha espresso la sua vicinanza: “Cari fratelli e sorelle - esordisce -, da tempo vi penso e ogni giorno prego per voi. Ma ora, alla vigilia di questa Pasqua, che per voi sa tanto di Passione e ancora poco di Risurrezione, sento il bisogno di scrivervi per dirvi che vi porto nel cuore.” Ha desiderato che ciascuno sentisse il suo affetto di padre e quello di tutti i cattolici del mondo, ricordando il valore della comunità cristiana di Terra Santa come custode dei Luoghi della salvezza e testimone del mistero della Passione del Signore.

Accogliendo l’invito del Papa a pregare per la pace lungo l’intera giornata di venerdì 27 ottobre, molti hanno proposto di farlo insieme con la Liturgia delle Ore. Per lo stesso giorno, una giornata di preghiera, digiuno e penitenza per la pace è stata indetta dal Papa, a causa del timore per quanto stava avvenendo in Terra Santa e negli altri focolari di guerra nel mondo. Ad inquietare Francesco era il possibile allargamento del conflitto “mentre nel mondo tanti fronti bellici sono già aperti”.

Il Santo Padre ha esortato i credenti a “prendere in questo conflitto una sola parte: quella della pace”, con preghiera e dedizione totali. L’invito è rivolto anche ai “fratelli e le sorelle di varie confessioni cristiane, appartenenti ad altre religioni e quanti hanno a cuore la causa della pace”. La preghiera è una potenza che rafforza i nostri cuori e diventa ancora più significativa quando sorelle e fratelli di diverse religioni e tradizioni di fede possono pregare insieme, digiunare e fare opere di beneficenza, come più volte promosso da Papa Francesco.

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