Il Ruolo Crescente delle Donne in Vaticano e la Consulta Femminile del Pontificio Consiglio della Cultura

L'Accelerazione di Papa Francesco nella Promozione Femminile

Papa Francesco ha impresso un'accelerazione significativa, quasi un che di urgente, per cambiare il peso della presenza femminile nella Chiesa. Già con la nuova costituzione della Curia Predicate Evangelium, promulgata il 19 marzo 2022, Francesco si era espresso decisamente a favore di una maggiore partecipazione dei laici, affermando: “Ogni cristiano, in virtù del suo battesimo, è un discepolo missionario... La riforma (della Curia) deve quindi prevedere la partecipazione di uomini e donne laici, anche in ruoli di governo e di responsabilità”.

Questo percorso ha visto una svolta notevole nel 2025 con una doppia mossa. Il 6 gennaio è stata nominata la suora missionaria italiana Simona Brambilla a prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. Brambilla è la prima donna a capo di un dicastero della Curia romana, e uno di peso, e si firmerà Prefetta.

Papa Francesco con un gruppo di donne, a simboleggiare la crescente inclusione femminile nella Chiesa

Successivamente, il 15 febbraio, è stata resa ufficiale la nomina di suor francescana Raffaella Petrini, che dal 1 marzo 2025 sarebbe diventata presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, di cui era già segretaria generale dal 2021. Questo rappresenta un punto notevole di discontinuità nella governance d’Oltretevere: per la prima volta il potere esecutivo all'interno della città-stato che è il cuore della Chiesa cattolica romana spetta, in vece del Papa, a una persona non ordinata, e per di più donna. Il Vaticano ha una governatrice.

In applicazione della Legge Fondamentale dello Stato della Città del Vaticano, Petrini diventa anche presidente della Pontificia Commissione che, composta da cardinali, ha funzioni legislative: è l'organo che ha il compito di approvare le leggi e le altre disposizioni normative, e delibera annualmente il bilancio preventivo e quello consuntivo e il piano finanziario triennale. Anche in questo caso l’incarico a Petrini rappresenta una “prima volta”: la stessa Legge Fondamentale stabilisce infatti che la carica di presidente sia ricoperta da un cardinale e stavolta non è così. Nella Pontificia Commissione Raffaella Petrini si trova inoltre a lavorare con un’altra donna: uno dei membri del Collegio dei Consiglieri di Stato, cui vengono sottoposte le questioni di diritto, è infatti suor Alessandra Smerilli, economista e Figlia di Maria Ausiliatrice, nominata dal Papa nel 2019.

Molti sostengono che, nonostante questi passi, il potere con la P maiuscola resti saldamente in mano agli uomini e non sia scalfito. Tuttavia, le mosse di Francesco segnano i tempi e sono conseguenza della avanzata lenta ma costante delle donne in Curia e in Vaticano. I dati mostrano che tra il 2013 e il 2023, la percentuale delle donne che lavorano per la Santa Sede è passata da quasi il 19,2% al 23,4%, con riconosciuti apprezzamenti. Il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, ha dichiarato su Donne Chiesa Mondo nel marzo 2024: «Nei dicasteri vaticani, dove ora ci sono più donne che in passato e dove ricoprono posizioni più elevate, l'atmosfera è radicalmente cambiata. Basta qualche donna e la Curia non è più quel cerchio ristretto clericale che purtroppo viene così facilmente stigmatizzato».

Nomine Storiche e Posizioni di Vertice

Le nomine di alto livello, che hanno fatto notizia in tutto il mondo, sono il culmine di un processo iniziato tempo addietro, seppure con meno clamore. Fatto senza precedenti, suor Raffaella Petrini dal 2022 era già stata nominata insieme ad altre due donne come una delle prime tre membri del Dicastero per i Vescovi, un ruolo cruciale per la vita della Chiesa, significando che tre donne contribuiscono alla selezione dei futuri vescovi. I loro profili sono indiscutibili: insieme a Petrini, ci sono la francese Yvonne Reungoat, ex superiora generale della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e la sociologa e vergine consacrata argentina María Lía Zervino, ex-presidente dell'Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche e direttrice della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale argentina. Queste donne sono competenti, di grande personalità, e per niente timide di fronte al Potere. Nel 2021 Zervino inviò una lettera aperta a Papa Francesco in cui scriveva che la posta in gioco nelle nomine femminili non è “occupare posizioni per essere viste come ‘fiori’ decorativi, o perché è di moda nominare donne, né raggiungere posizioni per ‘scalare’ il potere”, ma che si tratta di “servire la Chiesa con i doni che il Padre Creatore ci ha dato”.

Nel 2014, meno di un anno dopo la sua elezione al soglio di Pietro, Francesco nominò la sociologa britannica Margaret Archer presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, un percorso già intrapreso vent'anni prima da Giovanni Paolo II con la diplomatica americana Mary Ann Glendon. Appena due anni dopo, nel 2016, due nomine papali fecero il giro del mondo portando due donne meritatamente sotto i riflettori: Paloma García Ovejero, una giovane giornalista spagnola, divenne vicedirettore della sala stampa della Santa Sede e Barbara Jatta, storica dell'arte italiana, divenne direttore dei Musei Vaticani. Questo segnò un traguardo importante: per la prima volta, due donne andavano a ricoprire un ruolo dirigenziale in due prestigiose istituzioni, con Jatta a guidare un colosso culturale e García Ovejero a parlare a nome del Sovrano Pontefice, passando così da ruoli di secondo piano a nomine di prima linea.

Le donne sottosegretarie, che costituiscono il terzo livello di gestione all'interno delle equipe di vertice in Vaticano, non rappresentavano una novità assoluta. Già Paolo VI aveva nominato una donna sottosegretario al Consiglio per i Laici, Giovanni Paolo II ne aveva nominata un'altra alla Vita consacrata, e Benedetto XVI altre due, rispettivamente alla Vita consacrata e al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Tuttavia, Francesco ha premuto l'acceleratore: sono state nominate Gabriella Gambino e Linda Ghisoni al dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; suor Carmen Ros Nortes alla Vita consacrata, suor Silvana Piro all'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, e Antonella Sciarrone Alibrandi alla Cultura e Educazione.

Infografica che mostra l'evoluzione delle nomine femminili di alto livello in Vaticano dal 2013 al 2025

Inizialmente, detrattori scettici sostennero che si trattasse di un'operazione di facciata, di nomine scenografiche limitate a campi poco influenti nella vita della Chiesa universale. Nel gennaio 2020 e nel febbraio 2021, però, due vere scosse si verificarono all'interno delle strutture di potere della Curia romana: due donne si ritrovarono in ruoli decisionali fino ad allora prevalentemente assegnati a chierici. Francesca Di Giovanni, una giurista italiana, divenne la prima donna a ricoprire il ruolo di sotto-segretario nella Segreteria di Stato, il governo della Chiesa, il Sacro Palazzo per eccellenza. Suor Nathalie Becquart, saveriana francese, entrò nel team dirigenziale della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, ottenendo automaticamente il diritto di voto alle assemblee generali del Sinodo dei Vescovi, una breccia in un muro. La questione del diritto di voto delle donne al Sinodo era stata al centro di aspre polemiche e aveva ottenuto una grande copertura mediatica. Dal quel momento, tutto ha accelerato, con una cascata di nomine e l'inserimento di diverse donne nel governo della Chiesa. Nel 2020, in un colpo solo, sei donne - su quindici membri - entrarono a far parte del Consiglio per l'Economia, l'organo di controllo delle attività economiche, una vera rivoluzione per gli standard della Curia romana. Nel 2021, suor ed economista italiana Alessandra Smerilli divenne numero due del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, la carica più alta mai ricoperta da una donna. Francesco è anche il primo Papa a nominare donne membri degli organi curiali e segretarie donne nelle commissioni pontificie, tra cui Nuria Calduch-Benages alla Pontificia Commissione Biblica, Emilce Cuda alla Pontificia Commissione per l'America Latina, e Raffaella Giuliani alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Una rosa di donne, ancora numericamente ristretta, ma competente e significativa, occupa ora un posto al centro della scena.

Una Storia Lenta ma Costante: Le Origini della Presenza Femminile in Vaticano

Gli annali fanno risalire al 1915 la presenza della prima laica stipendiata nello Stato Pontificio: una sarta italiana. Nel 1929, invece, arrivò la prima donna laureata. Pochi anni dopo, nel 1934, mentre i nazisti erano da poco saliti al potere in Germania, Pio XII chiamò la famosa archeologa ebrea Hermine Speier a occuparsi degli archivi fotografici dei Musei Vaticani. Ulteriori ricerche hanno dimostrato che prima di queste pioniere ci sono state altre collaboratrici donne. Storicamente, la nomina di donne a posizioni di responsabilità è iniziata con Paolo VI, sulla scia del Concilio Vaticano II. Ma è stato con il pontificato di Jorge Mario Bergoglio che un numero consistente di rappresentanti femminili ha raggiunto i vertici delle strutture di potere della Santa Sede.

Archivio fotografico storico con figure femminili che lavorano in contesti vaticani

Il Pontificio Consiglio della Cultura e le "Culture Femminili"

Tutto è cominciato nella primavera del 2014, quando il Pontificio Consiglio della Cultura dedicò l’Assemblea Plenaria del 2015 al tema “Le culture femminili” e chiese ad alcune donne di accompagnare i lavori preparatori. L’impegno della Plenaria, con il contributo prezioso di Membri e Consultori, attraverso quattro tappe tematiche, era quello di cogliere alcuni aspetti delle culture femminili, per individuare possibili percorsi pastorali. L'obiettivo era mettere le comunità cristiane in grado di ascoltare e dialogare con la contemporaneità anche in questo ambito, come spiegato dal Cardinale Ravasi. Per sottoporre ai Membri della Plenaria queste domande, raccogliendo segnali anche dal mondo laico, si è formata una Consulta di donne attive in diverse aree della società civile.

Questo sguardo, da quando è salito al soglio pontificio Papa Francesco, è sempre più presente nel mondo cattolico. «La Chiesa ha l’articolo femminile “la”: è femminile dalle origini», ha detto il Papa al direttore del Corriere della sera Ferruccio de Bortoli, nell’intervista in occasione del primo anno di pontificato, il 5 marzo scorso, «e la Vergine Maria è più importante di qualsiasi vescovo e di qualsiasi apostolo». Il Pontefice aveva ripreso il brano finale dell’esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, del 24 novembre 2013, nel quale aveva anche affermato che «c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Perché il genio femminile è necessario in tutte le espressioni della vita sociale; per tale motivo si deve garantire la presenza delle donne anche nell’ambito lavorativo e nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali».

Le stesse donne della Consulta hanno organizzato l’evento pubblico, al teatro Argentina di Roma, che ha preceduto i lavori a porte chiuse della Plenaria e hanno ideato la “chiamata” di #Lifeofwomen. Le testimonianze raccolte, sotto l'hashtag, sono diventate spunto di riflessione e sono state selezionate per un docufilm, disponibile anche su YouTube, presentato all’evento del Teatro Argentina. Ulteriori informazioni sono disponibili su www.cultura.va.

La Nascita e il Ruolo della Consulta Femminile

Il 23 giugno 2015 è nata la Consulta femminile del Pontificio Consiglio della Cultura (www.cultura.va): un gruppo di 37 donne eterogeneo per età, professione, nazionalità e persino credo religioso, che si riunisce tre volte l'anno e formula proposte sulle attività del Dicastero. L'organismo, promosso dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Dicastero vaticano, è stato concepito per ricevere pareri sui vari progetti in corso, idee e proposte per nuove iniziative, e per fornire aiuto nell'individuare priorità culturali, nell'ottica delle donne. La Consulta è composta da docenti universitarie e madri di famiglia, diplomatiche e giornaliste, attiviste nella politica e scienziate, funzionarie e religiose, come Lavinia Biagiotti, Nancy Brilli, Shahrazand Houshmand e Sira Fatucci.

Intervista al Card. Gianfranco Ravasi Presidente Pontificio Consiglio Cultura

Il cardinale Gianfranco Ravasi ha spiegato che la Consulta non è stata istituita né come elemento cosmetico, né come concessione alle quote rosa, ma perché su tutte le attività del Dicastero era necessario uno sguardo femminile che desse indicazioni alle quali non si sarebbe neppure pensato. Ha aggiunto: “Fino a poco tempo fa non c’erano donne a livello dirigenziale nel Pontificio Consiglio della Cultura, quindi mancava l’immagine di Dio nella sua completezza. Con la nascita della Consulta nel Dicastero le cose sono cambiate. Questa iniziativa vuole essere soprattutto uno sguardo femminile rivolto a tutte le attività del nostro Dicastero”.

Gli obiettivi principali sono due: invitare le donne a dare con il loro sguardo e la loro interpretazione personale un giudizio su tutte le attività del Dicastero, non trattandosi quindi di una consulta decorativa. La seconda dimensione è quella di avere, attraverso le donne, il suggerimento di inoltrarsi in terre incognite, in orizzonti inesplorati, dato che, come sottolineato dal Cardinale, all'epoca il personale maschile dominava le funzioni direttive, mentre le donne ricoprivano solo ruoli amministrativi e di segreteria. Ravasi ha inoltre commentato che, sebbene inizialmente le componenti del gruppo fossero in prevalenza donne cattoliche, il tema emerso subito è stato quello della dimensione ecumenica, interreligiosa e anche quella dei non credenti.

Per celebrare l'8 marzo, la Consulta ha scelto di curare un numero speciale della rivista Culture e fede, intervenendo su quattro grandi temi, come scrive Consuelo Corradi, pro-rettore alla ricerca e ai rapporti internazionali dell'università Lumsa di Roma. I membri della Consulta intervengono con diverse proposte su varie attività del Dicastero: dall’intelligenza artificiale all’antropologia umana. Alla conferenza hanno preso parte diverse partecipanti della Consulta, anche di altre culture e religioni come Shahrazad Houshmand. La teologa iraniana e docente di Studi islamici si è soffermata sul ruolo della donna anche nella tradizione islamica spiegando: “La donna rappresenta una presenza creativa e compassionevole nella società e la diversità, in armonia, può creare un servizio al bene comune dell’umanità”. Personaggi del mondo dello spettacolo come Nancy Brilli hanno trovato spazio nella Consulta. L’attrice ha dichiarato: “Mi ha convocata il cardinale e mi ha chiesto se volevo far parte di questa nuova scommessa, questa sfida e ho accettato subito, perché questa apertura è assolutamente inedita. Ognuna di noi porta la sua esperienza personale e sono le più diverse”. Nancy Brilli ha anche raccontato di un anno molto particolare in cui ha incontrato Papa Francesco, un incontro molto profondo e particolare, che l'ha fatta "riscegliere" la sua religione. Riguardo al “nuovo burqa”, l’attrice ha spiegato che “le donne cercano spesso di omologarsi per sentirsi accettate”

“Le culture femminili tra uguaglianza e differenza” è stato il tema dell’assemblea plenaria del Pontificio consiglio della cultura che si è svolta dal 4 al 7 febbraio. Il programma prevedeva quattro sessioni, ciascuna animata da alcune donne che hanno messo a fuoco altrettante tematiche:

  • “tra uguaglianza e differenza: alla ricerca di un equilibrio”;
  • “la ‘generatività’ come codice simbolico”;
  • “il corpo femminile: tra cultura e biologia”;
  • “le donne e la religione: fuga o nuove forme di partecipazione alla vita della Chiesa?”.

Il cardinale Ravasi ha spiegato che è allo studio una consulta femminile permanente, all’interno del Pontificio consiglio, che prosegua e ampli il lavoro dell’assemblea.

La Rilevanza Teologica e l'Impatto Culturale

«Teologicamente - spiega Martin Pinet, autore di Le pouvoir dans l'Église, on en parle? (Cerf, 2025) - nulla impedisce che un potere delegato sia esercitato da un laico, e quindi da una donna, perché in realtà tutti i poteri esercitati in Curia sono cosiddetti poteri delegati, cioè esercitati come partecipazione al ministero del Vescovo di Roma. Le nomine curiali femminili sono quindi giuste e salutari perché ci permettono di allontanarci dall'opinione, ancora prevalente in alcuni ambienti e priva di qualsiasi base teologica, che gli uomini siano intrinsecamente fatti per governare e le donne per servire, e che nelle donne vi siano fattori incompatibili con l'esercizio del potere».

Il 16 aprile, cinque giorni prima della sua scomparsa, rivolgendosi alla rettrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli, Francesco ha ripetuto: «Quando comandano le donne, le cose vanno».

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