Ottant’anni fa, il 24 dicembre 1944, Pio XII pronunciava un radiomessaggio natalizio «ai popoli del mondo intero», riflettendo sul tema della democrazia. Questo messaggio è stato oggetto di un convegno organizzato dal Comitato Papa Pacelli e presieduto dal cardinale Dominique Mamberti, con relatori come Luca Carboni dell’Archivio Apostolico Vaticano. Sebbene sul piano formale Pio XII non abbia scritto encicliche sociali nello stretto senso del termine, come molti sanno, ha pronunciato dei memorabili Messaggi natalizi radiofonici che valgono come delle vere e proprie encicliche sociali.
Il 2 marzo 1939 ricorreva la data dell’elezione di Pio XII al trono papale, un pontificato lungo e intenso iniziato in un momento storico cruciale. Molti lo hanno ricordato in questi giorni, anche se l’attenzione dei principali media si è concentrata quasi esclusivamente sulla questione degli ebrei. È importante, tuttavia, ricordarlo anche dal punto di vista della Dottrina Sociale della Chiesa, soprattutto per constatare l’oblio in cui il suo insegnamento sociale è caduto. Quasi sempre si salta da Pio XI a Giovanni XXIII, dalla Quadragesimo anno (1931) alla Mater et magistra (1961). Una possibile spiegazione, da parte cattolica, consiste ancora una volta nella cosiddetta “svolta conciliare”, che avrebbe coperto con il panno dell’oblio il magistero precedente, in particolare quello di Pio XII, così carico di valenze preconciliari. Qualche enciclica sociale preconciliare viene talvolta considerata, ma prevalentemente come anticipazione del magistero sociale conciliare o postconciliare, quasi una “preistoria” di una storia che sarebbe cominciata dopo.
La Summi Pontificatus: Un Grido di Allarme nel 1939
Era il 20 ottobre 1939. L’Europa bruciava già da quasi due mesi nelle fiamme di quella che sarebbe diventata la più devastante guerra della storia. Le armate tedesche avevano invaso la Polonia, le democrazie occidentali avevano dichiarato guerra a Hitler, e il mondo si apprestava a precipitare in un abisso di sofferenza senza precedenti. In questo contesto, Pio XII pubblicò la sua prima enciclica, la Summi Pontificatus. Non era un semplice testo programmatico del nuovo pontificato, ma un grido di allarme, un atto d’accusa lanciato contro i responsabili morali della catastrofe che si stava consumando. Con una chiarezza che oggi appare quasi disarmante nella sua franchezza, Pio XII individuava la radice del male contemporaneo nell’allontanamento della società da Cristo e dalla sua legge. «All’inizio del cammino, che conduce all’indigenza spirituale e morale dei tempi presenti, stanno i nefasti sforzi di non pochi per detronizzare Cristo», scriveva il Pontefice con parole che non ammettevano ambiguità.
La diagnosi di Pio XII era radicale e andava al cuore del problema. La negazione della dipendenza del diritto umano dal diritto divino, l’agnosticismo morale dilagante, avevano prodotto l’oblio della solidarietà universale e della fratellanza tra gli uomini. In quelle pagine risuonava un vero e proprio atto d’accusa contro la violazione dei principi di giustizia e carità tra i popoli. Con la guerra già in corso, il Papa esprimeva un’angoscia paterna per l’abisso di sofferenze che si spalancava davanti all’umanità. La soluzione proposta da Pio XII era tanto semplice quanto esigente: la vera via d’uscita dalla catastrofe non poteva venire da «mezzi esterni», né da una pace imposta dalla spada. Doveva invece «procedere dall’interno, dallo spirito». La Summi Pontificatus si configurava così come un faro di speranza in uno dei momenti più bui della storia moderna. In un’epoca in cui le ideologie dividevano gli uomini secondo criteri di razza, classe, nazionalità, il Papa riaffermava con forza il ruolo della Chiesa come baluardo di pace e custode della dignità umana universale, citando le parole di San Paolo: senza distinzione di «Gentile né Giudeo, circoncisione né incirconcisione, barbaro né Scita, schiavo né libero».

Il Radiomessaggio Natalizio del 1944: Riflessioni sulla Democrazia
Il radiomessaggio natalizio del 24 dicembre 1944, diffuso in un mondo ancora squassato dalla tragedia della guerra, rappresenta la prima ufficializzazione del personalismo cristiano di Jacques Maritain applicato alla politica, postulando la centralità della responsabilità e della partecipazione di ogni cittadino alla conduzione della cosa pubblica. Tanti gli spunti di attualità di quel testo magisteriale, considerato una forma di “battesimo” della democrazia: dal principio fondante della dignità dell’uomo all’unità di tutto il genere umano; dal fermo e deciso “no” alla guerra di aggressione come soluzione legittima delle controversie internazionali (Papa Pacelli gridò in quella occasione: «Guerra alla guerra!»), all’auspicio che si formi «un organo per il mantenimento della pace», investito «per comune consenso di suprema autorità» (le Nazioni Unite).
Tra i passaggi profetici del testo di Pio XII, che aveva ben presenti gli esiti nefasti del totalitarismo, c’è sicuramente la distinzione tra popolo e “massa”. Il Papa spiegava che «il popolo vive e si muove per vita propria; la massa è per sé inerte, e non può essere mossa che dal di fuori. La massa... aspetta l’impulso dal di fuori, facile trastullo nelle mani di chiunque ne sfrutti gl’istinti o le impressioni, pronta a seguire, a volta a volta, oggi questa, domani quell’altra bandiera». Pio XII osservava che della massa «abilmente maneggiata ed usata» può servirsi pure lo Stato, riducendo la massa a una semplice macchina. In questo senso «la massa è nemica radicale della democrazia». La massa manipolata diventa «nemica capitale della vera democrazia e del suo ideale di libertà e di uguaglianza».
Chiesa e democrazia. A ottant'anni dal radiomessaggio di Pio XII per il Natale 1944
Vera e Falsa Democrazia secondo Pio XII
Pio XII spiegava la differenza tra vera e falsa democrazia in due tempi. Prima di tutto, distingueva tra «popolo» e «massa» con la stessa definizione già citata. Su due concetti la falsa democrazia può prevalere sulla vera democrazia: il concetto di libertà e quello di uguaglianza. La libertà, da dovere morale della persona, diventa «una pretensione tirannica di dare libero sfogo agli impulsi»; l’uguaglianza degenera in livellamento meccanico.
In un secondo momento, egli spiegava la differenza tra vera e falsa democrazia con riferimento al fondamento dell’autorità. C’è un «ordine assoluto degli esseri e dei fini» su cui si fonda l’autorità: se la democrazia significasse il rifiuto di questo ordine assoluto, allora la democrazia sarebbe inaccettabile. Quell’«ordine assoluto - spiegava Pio XII - alla luce della sana ragione e segnatamente della fede cristiana, non può avere altra origine che in un Dio personale, nostro Creatore» … e ne consegue che «la dignità dell’uomo è la dignità dell’immagine di Dio, la dignità dello Stato è la dignità della comunità morale voluta da Dio, la dignità dell’autorità politica la dignità della sua partecipazione all’autorità di Dio». La democrazia, in altre parole, è vera o falsa nella misura in cui adempie o non adempie alla «missione di attuare l’ordine voluto da Dio».
Il Papa osservava che dopo la tragica esperienza della guerra si era diffusa tra i popoli l’idea che, se fosse stato possibile sindacare e correggere il potere, il “mondo non sarebbe stato trascinato nel turbine disastroso della guerra”. Egli ricordava che nell’enciclica Libertas del 1888, Leone XIII aveva chiarito due cose a proposito della democrazia: la prima è che «non è vietato preferire governi temperati di forma popolare, salva però la dottrina cattolica circa l’origine e l’uso del potere pubblico»; la seconda è che «la Chiesa non ripudia nessuna delle varie forme di governo, purché adatte per sé a procurare il bene dei cittadini».
L'*Anni Sacri*: Rinnovamento Cristiano e Concordia dei Popoli nel Dopoguerra
Il 12 marzo 1950, in pieno Anno Santo, veniva promulgata dal venerabile papa Pacelli l’enciclica Anni Sacri, «per il rinnovamento cristiano e la concordia dei popoli». In questo documento, Pio XII denunciava il dilagare del male in conseguenza dell’«abolizione» di Dio nelle società. Egli affermava: «Quel che Ci sembra non solo il male più grave, ma la radice di ogni male, è questo: non di rado alla verità si sostituisce la menzogna, che viene adoperata come strumento di contesa. Da non pochi la religione viene trascurata, come cosa di nessuna importanza, e altrove addirittura proibita nell’ambiente familiare o sociale come rimasuglio di vecchie superstizioni; si esalta l’ateismo privato e pubblico, in modo che, abolito Dio e la sua legge, i costumi non hanno più alcun fondamento».
La stampa, secondo il Pontefice, «anche troppo spesso insulta volgarmente il sentimento religioso, mentre non esita a divulgare le più turpi oscenità, eccitando e attirando al vizio con incalcolabile danno, specialmente la tenera fanciullezza e la gioventù tradita. Con false promesse si inganna il popolo che è incitato all’odio, alla rivalità, alla ribellione, specialmente se si riesce a svellere dal suo cuore la fede avita, unico sollievo in questo esilio terreno». Sempre in Anni Sacri, Pio XII deplorava quelle situazioni in cui venivano offesi i diritti di Dio e della Chiesa, accennando alle «non poche nazioni» in cui al tempo i sacri ministri venivano cacciati dalle loro sedi e anche imprigionati.
Il Papa ammoniva: «Coloro che a piene mani gettano i semi dell’invidia, della discordia, della rivalità, coloro che di nascosto o apertamente eccitano le masse e provocano le rivolte, coloro che illudono con vuote promesse la folla facile ad agitarsi, devono pure capire che alla giustizia richiesta dai principi cristiani, fautrice d’equilibrio tra le classi sociali e di concordia fraterna, si arriva non già con la forza e la violenza, ma con l’applicazione del diritto. Guidati dalla luce suprema, impetrata dalla preghiera collettiva, si persuadano tutti che soltanto il divin Redentore può comporre le molteplici e formidabili contese; soltanto Gesù Cristo, diciamo, che è la via, la verità e la vita (cf. Gv 16, 6), il quale dà la celeste chiarezza alle menti ottenebrate e la forza divina alle volontà dubbiose e pigre. «Senza strada non si cammina, senza verità non si conosce, senza vita non si vive» [De Imitatione Christi, 1. III, c. 56, v. 5]. Questo ammonimento è importante, perché soltanto nel Cristo può esistere quella fratellanza auspicata che può unire tutti gli uomini in un sentimento di intima cordialità».

Le Sfide del Moderno e la Profezia di Pio XII
Il rischio della manipolazione del consenso è in effetti quantomai attuale. Oggi, più che in passato, sembra talvolta che a prevalere nelle decisioni politiche non sia la forza degli argomenti migliori e dei programmi, ma siano piuttosto i rancori, i risentimenti, l’istinto. L’obiettivo principale non è più quello di migliorare le condizioni sociali di tutti ma piuttosto quello di rendere le società competitive, presentando le riforme come necessarie per non «rimanere indietro». Le applicazioni dell’ingegneria genetica, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, la corsa al riarmo - per fare soltanto alcuni esempi - incombono come una necessità strutturale per rimanere competitivi.
Eppure, come notava Giovanni Paolo II nell'enciclica Centesimus Annus, «una democrazia senza valori si converte facilmente al totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia». Come non pensare, guardando alla situazione odierna, ai rischi legati alla manipolazione delle informazioni in rete, alle fake news, alla profilazione per fini commerciali degli “individui consumatori”? Come non pensare al venir meno nel loro radicamento popolare di quelli che la Dottrina sociale della Chiesa definisce “corpi intermedi”, cioè alle associazioni, ai partiti, a tutto ciò che nasce dal basso perché le persone si organizzano per rispondere ai bisogni della società? Perché la democrazia si realizzi, oltre alla promozione dei singoli, è fondamentale il ruolo della società e dunque sono indispensabili luoghi e strutture di partecipazione e corresponsabilità. È necessario ascoltare, dialogare, confrontarsi. È necessario aprire gli occhi per evitare che le democrazie si trasformino in oligarchie, con il potere esercitato da chi detiene immensi capitali.
Il Contesto Storico del Pensiero Sociale della Chiesa
La Dottrina sociale della Chiesa ha storicamente affrontato il rapporto tra potere spirituale e temporale. In passato, la concezione della Cristianità vedeva la società civile tutta posta al servizio della Chiesa, un’amichevole reciprocità di servigi. Questo modello, che affondava le sue radici nell'epoca romano-germanica, si andò indebolendo al tramonto del Medioevo, e morì con la Rivoluzione francese. Oggi, in un contesto laico e deista, il problema della libertà di culto si è trasposto nella sfera internazionale. La Chiesa propende per l’organizzazione internazionale, e la mancanza di un organismo internazionale efficace può gettare in una guerra fatale. Per dialogare con i non cattolici, sarebbe risibile proporre la Rivelazione come base, quindi è necessario rimanere sul terreno della legge naturale, legittimando in questo contesto la libertà di culto.
Il pensiero moderno ha spesso assunto uno sguardo di indifferenza, disinteressato e scettico, talvolta ateistico, verso la religione. La società laica e deista non sempre sa quale sia la religione del Dio vero. Il liberale crede, senza sapere molto esattamente perché. Il suo spirito patisce una infermità profonda; ama le comodità, non gli piace la lotta. Ha una fede tiepida, e il soprannaturale lo lascia a disagio. Un pericolo ancora maggiore è il neopaganesimo moderno, che sa essere violento e subdolo. Il liberale ha terrore di chi invoca Dio in politica, del fascista, del comunista, di tutti coloro che sono disposti a lottare per le loro idee. Sono il suo incubo continuo. A distanza di quasi nove decenni, mentre nuove guerre e nuove ideologie continuano a minacciare la pace e la dignità dell’uomo, l’appello di Pio XII al mondo in guerra mantiene intatta la sua forza profetica e la sua capacità di interpellare le coscienze.
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