La figura e l'opera di Pio XII (Eugenio Pacelli, 1876-1958), il cui pontificato durò dal 1939 alla sua morte, è stata presentata in diversi modi nel corso del tempo. Un'attenzione particolare è stata rivolta alle sue virtù, culminate nel conferimento del titolo di "Servo di Dio" nel 1990 e di "Venerabile" nel 2009, attestando l'eroicità delle sue virtù per la Chiesa.
Unitamente a ciò, conservano un particolare valore il suo magistero, i discorsi, i radiomessaggi, le esortazioni, le encicliche e le proclamazioni dogmatiche, tra cui spiccano la "Mediator Dei" sulla sacra liturgia e la "Divino Afflante Spiritu" sugli studi biblici. Questa vasta eredità, rafforzata dalle opere di carità, è stata accolta e valorizzata dal Concilio Vaticano II e dai Papi successivi.
La Formazione e la Carriera Ecclesiastica di Eugenio Pacelli
La famiglia Pacelli si era guadagnata un posto di rilievo negli ambienti curiali già nel periodo della seconda Repubblica Romana (1848-1849). Marcantonio Pacelli, nonno di Eugenio, avvocato rotale e cugino del futuro cardinale Prospero Caterini, seguì papa Pio IX nel suo esilio a Gaeta, guadagnandosi la fiducia del pontefice che lo nominò vice ministro agli Interni. Marcantonio, insignito della nobiltà di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado nel 1853 e 1858, rimase in carica dal 1851 al 1870 e fu tra i fondatori dell'Osservatore Romano nel 1861. Dal figlio di Marcantonio, Filippo, anch'esso avvocato rotale e poi decano degli avvocati, nacquero Francesco ed Eugenio.
Eugenio Pacelli sentì sin da piccolo la vocazione sacerdotale, amando far finta di celebrare la messa nei momenti liberi. Dopo le scuole elementari in una scuola privata cattolica e il liceo di Stato "Ennio Quirino Visconti", Eugenio entrò nel Collegio Capranica. Dal 1894 al 1899 studiò teologia alla Gregoriana e fu ordinato sacerdote il 2 aprile 1899 (Domenica di Pasqua) dal vescovo Francesco di Paola Cassetta. Si addottorò in teologia nel 1901 e nel 1902 si laureò in giurisprudenza in utroque iure (diritto civile e canonico).
Il cardinale Vincenzo Vannutelli indusse Pacelli a entrare come "apprendista" nella Segreteria di Stato, dove conobbe prelati importanti come i cardinali Mariano Rampolla, Rafael Merry del Val e Giacomo della Chiesa (futuro papa Benedetto XV). Preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano, Pacelli vide con favore l'introduzione del giuramento antimodernista da parte di Pio X. Si applicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico e, a partire dal 1911, ricoprì la carica di consultore presso il Sant'Uffizio. Nello stesso anno divenne sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari e rappresentò la Santa Sede all'incoronazione di Giorgio V del Regno Unito.
Nel 1914 fu nominato segretario del cardinale Pietro Gasparri, all'epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici straordinari e futuro segretario di Stato. In questa veste collaborò alla stesura del concordato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede, stipulato il 24 giugno 1914, pochi giorni prima dell'inizio della Prima guerra mondiale. Il 13 ottobre 1914 papa Benedetto XV nominò Gasparri segretario di Stato, e Pacelli ne fu il collaboratore principale sino alla sua ordinazione vescovile, il 13 maggio 1917, lo stesso giorno della prima apparizione della Madonna a Fátima.
La Nunziatura in Germania e i Concordati
Durante i dodici anni trascorsi in Germania (1917-1929), l'arcivescovo Pacelli si avvicinò molto al mondo tedesco e conobbe bene la realtà politica della Repubblica di Weimar. Nel luglio 1924, in occasione del 900º anniversario della città di Bamberga, presenziò a una grande processione con importanti personalità. Il 19 aprile 1919, nel corso della rivolta spartachista a Monaco di Baviera, la nunziatura fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari. Il leader del gruppo, Siedl, puntò una pistola al petto di Pacelli, che si era posto a difesa dell'entrata, ma il nunzio non cedette, difeso dalla coraggiosa suora tedesca Pascalina Lehnert. Siedl si ritirò.
Nel 1920 fu il primo a essere nominato nunzio per l'intera Germania e si trasferì a Berlino. Nel 1925 fu nominato anche nunzio apostolico in Prussia. In tale doppia veste concluse i concordati con i Länder della Baviera (1924) e con la Prussia (1929).
La Segreteria di Stato e il Reichskonkordat
Pacelli fu creato cardinale da Pio XI nel concistoro del 16 dicembre 1929 e il 7 febbraio 1930 succedette a Pietro Gasparri nella carica di Segretario di Stato. Proseguì nella linea del suo predecessore, negoziando e stipulando altri concordati per regolare le relazioni tra la Santa Sede e le autorità statali. Pacelli aveva costantemente ricercato un concordato con l'intera Germania già nel periodo della sua nunziatura.
Il 20 luglio 1933, a pochi mesi dall'ascesa di Adolf Hitler al potere (30 gennaio), Pacelli firmò a Roma il Reichskonkordat con la Germania. Questo concordato garantiva i diritti dei cattolici tedeschi e ripristinava le garanzie per la Chiesa e i fedeli, soppresse nell'Ottocento dal Kulturkampf. Fu il concordato più discusso, perché accordava il riconoscimento della Chiesa al regime nazista, che segnò la fine di ogni vita democratica in Germania e la proibizione di tutti i partiti politici, compreso quello cattolico di centro (Zentrumspartei).
Nonostante il concordato, la Chiesa cattolica nella Germania nazista lamentava di dover agire in condizioni difficili. La Santa Sede, dal 25 settembre 1933 al 26 giugno 1936, inviò numerose note di protesta per le violazioni da parte del Reich. Il concordato fu, quindi, un primo tentativo fallito di venire a patti con il nazismo, portando Pio XI, nel 1937, a stilare un'enciclica ammonitoria verso il nazismo dal titolo Mit brennender Sorge (Con viva preoccupazione).
Come Segretario di Stato, Pacelli fu spesso in viaggio per importanti missioni diplomatiche, come negli Stati Uniti nel 1936, o per la partecipazione a congressi eucaristici e manifestazioni religiose.

L'Elezione al Soglio Pontificio e i Primi Atti
Pio XI morì il 10 febbraio 1939. Una lettera emersa dall'Archivio Vaticano dimostra che il cardinale Pacelli diede disposizione per distruggere il discorso che Pio XI avrebbe dovuto pronunciare, che probabilmente avrebbe denunciato la violazione dei Patti Lateranensi da parte del governo fascista e le persecuzioni razziali in Germania. Anche un'enciclica contro il razzismo e l'antisemitismo, intitolata Humani generis unitas, non ebbe corso. Una copia microfilmata dell'enciclica e dei documenti annessi fu scoperta solo nel 1967. Gordon Zahn, specialista delle encicliche sociali, ha sostenuto che l'enciclica ritrovata «è forse la più forte dichiarazione cattolica su quel male morale» che è l'antisemitismo, e il suo mancato corso pone in un nuovo contesto la questione della mancata protesta di Pio XII.
In qualità di camerlengo, fu Pacelli che diresse il conclave successivo alla morte di papa Ratti. Il 2 marzo 1939, giorno del suo 63º compleanno, dopo solo tre scrutini e un giorno di votazioni, la scelta ricadde su di lui. Pacelli scelse il nome di Pio XII, a significare una sostanziale continuità con l'operato del precedente capo della Chiesa. L'elezione fu accolta con commenti misti in Germania, con la stampa vicina al partito nazista che espresse ostilità, mentre gli ambienti della diplomazia tedesca videro favorevolmente la sua elezione.
Uno dei primi atti di Pio XII fu, nell'aprile del 1939, quello di togliere dall'Indice i libri di Charles Maurras, animatore del gruppo politico antisemita e anticomunista di estrema destra Action française, e di revocare l'interdizione dai sacramenti agli aderenti. Alcuni storici tendono a leggere questo episodio in chiave pragmaticamente anticomunista, data la necessità di favorire gruppi capaci di competere con quelli di ispirazione marxista.
Il 7 maggio 1940, il segretario di Stato Maglione firmò il concordato con il Portogallo di António de Oliveira Salazar. Nel giugno dello stesso anno, il Papa citò le apparizioni di Fátima nella sua enciclica Saeculo Exeunte Octavo. Nel 1941 trasformò la Commissione delle Opere Pie nell'Istituto per le Opere di Religione (IOR).
Il Tentativo di Pace e il "Defensor Civitatis"
Agli inizi di agosto del 1939, l'Europa era a un passo dalla guerra. Di fronte alla sottoscrizione del patto Molotov-Ribbentrop, e a conoscenza delle sue clausole segrete, Pio XII tentò di scongiurare il rischio di una nuova guerra pronunciando alla radio, il 24 agosto 1939, un messaggio rivolto ai governanti e ai popoli. In tale discorso pronunciò la frase simbolo del suo pontificato: «Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra». Propose anche a Germania e Polonia di soprassedere per quindici giorni alle misure militari per riunire una conferenza internazionale di pace.
Quando gli alleati fecero cadere le prime bombe su Roma, il 19 luglio 1943, Pio XII uscì subito dal Vaticano, prima ancora del cessato all'allarme, e si recò tra la gente colpita nel quartiere Tiburtino. Quello che si vide sul suo volto in quei momenti non si potrà mai dimenticare, e si percepiva la sua sofferenza e il desiderio di aiutare e consolare.
La sera del 4 giugno 1944, dopo nove mesi di occupazione tedesca, Roma fu liberata e il suo popolo acclamò il Pontefice, Pio XII, come il salvatore della città tributandogli il titolo di Defensor Civitatis. Molti si recarono in Piazza San Pietro per ringraziare Pio XII, riconosciuto artefice del "miracolo" della rinuncia tedesca ad ogni azione bellica.
In merito all'accusa al Vaticano di essere intervenuto tardi per fermare le violenze perpetrate dai "goumiers" sul finire del conflitto mondiale, lo storico Pier Luigi Guiducci replica che «questo non è vero». Da una corrispondenza epistolare emersa, si evince la volontà di Pio XII di fermare le violenze. Nonostante disponesse solo dell'«autorità morale», Pio XII fece il possibile per scongiurare quelle che sono passate alla storia come "marocchinate".
I "Silenzi" di Pio XII e la Shoah
Dagli Archivi Vaticani è emersa una lettera che riapre il dibattito sui cosiddetti «silenzi» di Pio XII. Il ritrovamento, ad opera di Giovanni Coco, archivista e ricercatore presso l'Archivio Vaticano, dimostra che Papa Pacelli sapeva dei campi di concentramento e dello sterminio di massa degli ebrei.
La documentazione, pubblicata dal Corriere della Sera, include un rapporto dettagliato sull'uccisione su larga scala di ebrei in tutta la Polonia occupata dai nazisti, inviato dagli Stati Uniti in Vaticano il 27 settembre 1942. Gli storici tedeschi, guidati dal professor Hubert Wolf, hanno trovato la prova che Pio XII aveva letto il rapporto il giorno in cui era pervenuto. Il rapporto indicava l'uccisione di circa 50.000 ebrei a Leopoli e 100.000 a Varsavia, e che gli ebrei provenienti da Germania, Belgio, Paesi Bassi e Slovacchia erano stati trasportati nell'Europa orientale per essere massacrati.
Myron Taylor, inviato personale del Presidente Franklin Roosevelt, chiese al Vaticano di chiarire se disponeva di informazioni a conferma di quanto rivelato nel rapporto e sollecitò Pio XII a dire parole forti sulla persecuzione degli ebrei. Tuttavia, Papa Pio XII non usò parole forti e i suoi collaboratori dubitarono delle informazioni ricevute, che non furono rivelate al governo degli Stati Uniti. Il Segretario di Stato vaticano Luigi Maglione scrisse: «Non credo che abbiamo informazioni che confermano questa grave notizia nel dettaglio. Corretto?». Il Cardinal Montini (poi Papa Paolo VI) scrisse che agli americani doveva essere detto che la Santa Sede «aveva sentito parlare del duro trattamento degli ebrei», ma non aveva modo di valutare l'accuratezza delle informazioni.
Un memorandum interno di Angelo Dell'Acqua, membro della Segreteria di Stato, metteva in dubbio l'autenticità delle informazioni fornite dall'Agenzia ebraica, affermando che gli ebrei tendono a "esagerare facilmente". Dell'Acqua avvertì che un tale passo avrebbe potuto mettere in pericolo non solo il Vaticano, ma anche la vita degli ebrei stessi. Influirono anche timori di rappresaglie naziste contro i cattolici polacchi.
La Santa Sede non pubblicò alcuna dichiarazione di condanna della deportazione degli ebrei nei campi di sterminio, ma nel 1944 il Papa mandò un dispaccio al sovrano ungherese chiedendo di porre fine all'espulsione degli ebrei. L'inviato del Papa in Ungheria, Angelo Rota, è stato riconosciuto da Yad Vashem come un Giusto che salvò gli ebrei.

La Povertà e la Semplicità del Papa
Accanto agli aspetti citati, la storia consegna anche un Papa "privato", un Pacelli capace di "uscire" dagli schemi del tempo, e di manifestare in modo aperto il proprio animus. Il Nunzio Pacelli, in Germania, andava spesso a piedi per la campagna e si divertiva a intrattenersi a parlare con le persone che incontrava, spesso donando frutta, dolci e pane ai bambini.
Nonostante la sua posizione, Pacelli era noto per la sua semplicità. Un aneddoto racconta che, in un monastero di suore a Monaco, la biancheria usata e rammendata che gli era stata preparata fu messa da parte dalla suora addetta, che provvide della nuova, facendo notare al Nunzio che la biancheria vecchia a stento avrebbe potuto portare un povero.
La sua povertà, come ogni virtù cristiana, si muove in due direzioni: è orientata al Dio che si è fatto povero, ed è offerta a Lui come mortificazione, e verso i "fratelli". Durante la guerra, al tavolo del Papa non fu servito il caffè e non si accesero mai i riscaldamenti, in quanto i suoi "figli" soffrivano il freddo. Per molti anni, nonostante i consigli contrari del medico, il Papa rinunciò ai soggiorni a Castel Gandolfo, perché i suoi "figli non potevano permettersi vacanze".
Pio XII si dimostrava sempre disponibile ad aiutare i poveri, i bambini e i malati, come dimostra l'episodio in cui ordinò di dare l'unico flacone di penicillina disponibile (farmaco introvabile all'epoca) per salvare una ragazza gravemente malata di polmonite.
La sua affabilità e capacità di ascolto, nonostante la vulgata lo dipinga come algido e ieratico, sono testimoniate da chi lo conobbe. Amava ringraziare di persona per i libri procuratigli e, in udienza privata, impediva sempre ai visitatori di inginocchiarsi, accontentandosi di un normale saluto, e li accompagnava fino alla porta del suo studio in Vaticano. Non disdegnava la solennità dei riti, ma in essi la persona di Pacelli si dissolveva nella persona più grande del Papa, Vicario di Cristo. Amava dire: «Io appartengo tutto alla Santa Sede».
I suoi familiari lo descrivono come affettuoso e divertente, capace di sorprendere con battute in romanesco. Amava molto la sua famiglia e trovava sempre il tempo per i suoi parenti, interessandosi delle loro vite e dei loro sogni per il futuro. Ricordi nitidi di momenti familiari, come le visite a Natale e all'onomastico, rivelano un lato intimo del Papa. Le sue stanze, per nulla lussuose, contenevano oggetti esotici e affascinanti, come la pelle di un leone nel suo studio e un "cavallo elettrico" nel bagno, che usava per ginnastica.
Monsignor Igino Cardinale, capo del Protocollo della Segreteria di Stato, ha testimoniato la povertà in cui viveva il Papa, spiegando che Pacelli mantenne sempre una sua piccola croce pettorale e non volle mai cambiarla. Un giorno, l'anello di congiunzione della croce si ruppe, e il Papa si preparava ad andare in udienza senza di essa, finché Cardinale insistette perché ne mettesse un'altra. Ogni tanto, da buon romano, Pacelli usava espressioni in romanesco, come "E baccajavano pure!", in riferimento a qualche collaboratore scontento.
La Gestione della Salma di Pio XII: Un Episodio Controversio
Pio XII morì il 9 ottobre 1958 a Castel Gandolfo. La gestione della sua salma fu un momento di forte imbarazzo per il Vaticano. Riccardo Galeazzi Lisi, un oftalmologo, avvolse la salma in teli di cellophane insieme a spezie ed erbe aromatiche, secondo una tecnica messa a punto con l'imbalsamatore napoletano Oreste Nuzzi e ispirata, a suo dire, ai riti usati per Gesù Cristo.
Secondo la versione fornita dallo stesso Galeazzi Lisi in un suo libro di memorie, Pio XII aveva espresso il desiderio di non essere spogliato e manipolato dopo il decesso, e Galeazzi Lisi gli propose un trattamento alternativo. Gli mostrò una mano recisa trattata con il loro metodo, e Pio XII rimase stupito dall'aspetto naturale e dall'elasticità dei tessuti conservati.
Il 10 ottobre, Galeazzi Lisi si mise al lavoro dopo aver ricevuto il permesso dal cardinale Eugène Tisserant. Tuttavia, il caldo di quelle giornate e il microclima con poco ossigeno creato nel cellophane accelerarono notevolmente i processi di decomposizione. In poche ore, la salma di Pio XII iniziò a gonfiarsi, a diventare livida e a sprigionare forti miasmi. Furono chiamati medici legali ed esperti in tanatoprassi per trattamenti con formalina e per applicare un cerone sul viso, ma i tessuti del viso del papa si erano fortemente deteriorati e squamati.
Galeazzi Lisi fu allontanato appena una decina di giorni dopo la morte di Pio XII, accusato di aver scattato foto al papa morente e di aver provato a venderle ai giornali. Per papa Giovanni XXIII, il successore di Pio XII, fu adottata una tecnica di imbalsamazione più scientifica con l'impiego di preparati disinfettanti e disidratanti, che funzionò molto bene.
L'Insegnamento Morale sulla Procreazione
L'insegnamento della Chiesa Cattolica sulla procreazione è rimasto costante nel tempo, a partire da Pio XII nel 1951, proseguito con Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. La rivelazione cristiana insegna che l'uomo e la donna sono stati creati da Dio a sua immagine e somiglianza e sono chiamati all'amore attraverso il dono personale di se stessi.
Nel matrimonio, elevato a sacramento, il gesto sessuale esprime non solo l'amore reciproco tra gli sposi, ma anche l'amore eterno e fecondo per l'umanità del suo Creatore, affidando agli sposi il compito di collaborare con lui alla generazione di nuove vite. Qualora vi sia un motivato bisogno di rinviare un concepimento, si vive una procreazione generosa e responsabile ricorrendo all'uso dei periodi infertili, il che comporta la messa in atto tra i coniugi di quell'attitudine alla donazione e all'accoglienza reciproche e totali.
Nel 1968 Papa Paolo VI, nella sua enciclica Humanae Vitae, affermava che la Chiesa è fondata sulla connessione inscindibile tra i due significati dell'atto coniugale, quello unitivo e quello procreativo. Salvaguardando entrambi questi aspetti essenziali, l'atto coniugale conserva integralmente il senso del mutuo e vero amore e il suo ordinamento all'altissima vocazione dell'uomo alla paternità. Paolo VI ribadiva che è da escludere come intrinsecamente disonesta «ogni azione che o in previsione dell'atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali si proponga come scopo o come mezzo di rendere impossibile la procreazione».
Papa Giovanni Paolo II, in numerosi interventi, ha mostrato la sua grande sollecitudine per la promozione di un amore coniugale autentico e per l'avvento di una nuova civiltà dell'amore. Ha chiaramente messo a nudo la falsificazione contraccettiva dell'amore coniugale, affermando che «l'atto contraccettivo introduce una sostanziale limitazione all'interno di questa reciproca donazione ed esprime un obiettivo rifiuto a donare all'altro tutto il bene della femminilità o della mascolinità. In una parola la contraccezione contraddice la verità dell'amore coniugale».
Giovanni Paolo II ha sottolineato che «all'origine di ogni persona umana v'è un atto creatore di Dio; nessun uomo viene all'esistenza per caso; egli è sempre il termine dell'amore creativo di Dio». Di conseguenza, la capacità procreativa inscritta nella sessualità umana è una cooperazione con la potenza creativa di Dio, e l'uomo e la donna non ne sono arbitri, ma partecipi della decisione creatrice di Dio. Pertanto, quando gli sposi, mediante la contraccezione, tolgono all'esercizio della loro sessualità coniugale la sua potenziale capacità procreativa, si attribuiscono un potere che appartiene solo a Dio.
Collaboratori e Amici di Pio XII
La figura e l'opera di Pio XII possono essere avvicinate anche attraverso le interazioni con importanti figure di apostoli che la Chiesa additerà in seguito ai fedeli. Tra questi si ricordano:
- Monsignor Angelo Giuseppe Roncalli (poi Papa Giovanni XXIII).
- Monsignor Giovanni Battista Montini (poi Papa Paolo VI).
- Il vescovo (poi cardinale) Clemens August von Galen, con cui strinse un'amicizia che durò per tutta la vita.
- Monsignor Luigi Novarese, che Pio XII ricevette in udienza.
- Armida Barelli, la cui azione socio-pastorale fu decisiva per sostenere le nuove opere cattoliche.
- Suor Lucia dos Santos, veggente di Fatima.
- Don Pirro Scavizzi, cappellano militare sui treni ospedale durante la Seconda Guerra Mondiale.
- Don Carlo Gnocchi, che fondò l'«Istituto Grandi Invalidi» e si dedicò agli orfani e mutilati di guerra.
- Suor Pascalina Lenhert, la sua governante e collaboratrice, descritta come l'"oracolo di Pio XII".
- Gino Bartali, ciclista e membro dell'Azione Cattolica, che contribuì a salvare ebrei.