Pio XII: Vita, Pontificato e Controverse Storiche

Il Venerabile Pio XII, al secolo Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli (Roma, 2 marzo 1876 - Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958), è stato il 260º Vescovo di Roma e Papa italiano dal 2 marzo 1939 fino alla sua morte. La sua figura è stata oggetto di lunghe riflessioni e dibattiti storici, in particolare per il suo operato durante la Seconda Guerra Mondiale e le persecuzioni naziste.

Ritratto ufficiale di Papa Pio XII

Le Origini e la Formazione

Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876, terzogenito dell'avvocato della Sacra Rota Filippo Pacelli (1837-1916) e di Virginia Graziosi (1844-1920). La sua era una famiglia di piccola nobiltà pontificia, originaria di Acquapendente, distintasi per vari suoi membri al servizio della Santa Sede. Il padre, alla nascita di Eugenio, ricopriva la funzione di avvocato rotale, assumendo nel 1896 quella di avvocato concistoriale. La famiglia Pacelli si era guadagnata un posto di rilievo negli ambienti curiali nel periodo della seconda Repubblica Romana (1848-1849), durante la quale il nonno di Eugenio, Marcantonio Pacelli, avvocato rotale originario di Onano, aveva seguito papa Pio IX nel suo esilio a Gaeta. Marcantonio, insignito della nobiltà di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado nel 1853 e 1858, era rimasto in carica dal 1851 al 1870 e fu nel 1861 tra i fondatori dell'Osservatore Romano. Il cugino di secondo grado di Eugenio, Ernesto, ebbe ruoli di prim'ordine nell'amministrazione dei beni vaticani e fu dal 1903 al 1916 presidente del Banco di Roma. Il fratello maggiore, Francesco, avvocato rotale, avrebbe poi svolto una parte di rilievo nei negoziati che prepararono i Patti Lateranensi.

Eugenio sentì sin da piccolo la vocazione sacerdotale, amando far finta di celebrare la Messa nei momenti liberi. Dopo le elementari, frequentate in una scuola privata cattolica, e il liceo di Stato "Ennio Quirino Visconti", entrò nel Collegio Capranica, che lasciò dopo un anno nel 1895 per ragioni di salute. Dal 1894 al 1899 studiò teologia alla Gregoriana, e successivamente filosofia all'Università Gregoriana e diritto all'Apollinare (oggi Università Lateranense). Il 2 aprile 1899 (domenica di Pasqua) fu ordinato sacerdote per l'imposizione delle mani del vescovo Francesco di Paola Cassetta. Si addottorò in teologia nel 1901 e nel 1902 si laureò in giurisprudenza in utroque iure, cioè sia in diritto civile che in quello canonico.

La Carriera Ecclesiastica e Diplomatica

Inizi in Curia Romana e Sottosegretariato

Su raccomandazione del cardinale Vincenzo Vannutelli, Pacelli entrò in Curia come "apprendista" nella Segreteria di Stato. In tale ufficio conobbe importanti prelati come i cardinali Mariano Rampolla, Rafael Merry del Val e Giacomo della Chiesa (futuro papa Benedetto XV). Dal 1905 fu minutante della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Le sue competenze giuridiche, manifestate anche nel breve studio "La personalità giuridica e la territorialità delle leggi, specialmente nel diritto canonico. Studio storico-giuridico" (Roma 1912), gli valsero l'insegnamento del diritto nella Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici, centro di formazione dei diplomatici pontifici. Preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano, Pacelli vide con favore l'introduzione del Giuramento Antimodernista da parte di Pio X e si applicò con zelo alla stesura di un nuovo Codice di Diritto Canonico. A partire dal 1911, fu consultore presso il Sant'Uffizio e nello stesso anno divenne sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, rappresentando la Santa Sede all'incoronazione di Giorgio V del Regno Unito. Nel 1914 fu nominato segretario del cardinale Pietro Gasparri, all'epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari e futuro Segretario di Stato. In questa veste collaborò alla stesura del concordato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede, stipulato il 24 giugno 1914, pochi giorni prima dell'inizio della Prima Guerra Mondiale.

Nunzio Apostolico in Germania (1917-1929)

Il 13 maggio 1917, lo stesso giorno della prima apparizione della Madonna a Fátima, Benedetto XV lo ordinò vescovo, elevandolo alla dignità arcivescovile con il titolo di arcivescovo titolare di Sardi, e lo nominò nunzio pontificio a Monaco di Baviera. Dopo la consacrazione, il neovescovo riferì di aver assistito stupefatto al "miracolo del sole" mentre passeggiava nei Giardini Vaticani. Durante i dodici anni in Germania (1917-1929), l'arcivescovo Pacelli si avvicinò molto al mondo tedesco e conobbe bene la realtà politica della Repubblica di Weimar. Dal 1917 al 1920, la Nunziatura di Monaco fu l'unica in tutti i territori tedeschi, consentendogli un ruolo di protagonista non solo nelle relazioni con la Baviera, ma anche con il Reich in anni cruciali per la Germania. Nel 1920 fu il primo a essere nominato nunzio per l'intera Germania e si trasferì a Berlino. Nel 1925 fu nominato anche nunzio apostolico in Prussia.

Nel novembre 1918, a Monaco, Pacelli assistette personalmente alla tumultuosa fase rivoluzionaria del 1918-1919 e manifestò profondo disgusto nei confronti di quello che definì un episodio di "tirannia russo-giudaico-rivoluzionaria" e di "dittatura del proletariato". Tuttavia, addebitò il movimento anche all'esito infelice della guerra e alla reazione popolare contro le antiche classi dominanti, indicando come unica risposta all'estremismo la democratizzazione parlamentare del sistema tedesco. Durante la sua nunziatura, Pacelli si adoperò per la stipula di concordati con i Länder della Baviera (1924) e con la Prussia (1929), e successivamente con il Baden (1932). Intrattenne frequenti contatti con il leader del Centro, M. Erzberger, sostenendo la Repubblica e i governi di coalizione tra il Centro cattolico e i socialisti, nonché la Costituzione di Weimar.

Un episodio significativo avvenne il 19 aprile 1919, nel corso della rivolta spartachista: la nunziatura di Monaco di Baviera fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari che intendevano farvi irruzione. Il leader del gruppo, Siedl, estrasse una pistola e la puntò al petto di Pacelli, il quale si era personalmente posto a difesa dell'entrata della nunziatura. Sebbene scosso, il nunzio non intendeva cedere, difeso dalla coraggiosa suora tedesca Pascalina Lehnert, che si interpose tra i rivoluzionari e lui. Siedl non se la sentì di andare avanti e ordinò agli spartachisti di ritirarsi.

Immagine storica della Nunziatura Apostolica di Monaco di Baviera

Segretario di Stato (1930-1939)

Pacelli fu creato cardinale da Pio XI nel concistoro del 16 dicembre 1929. Il 7 febbraio 1930 succedette a Pietro Gasparri nella carica di Segretario di Stato. La sua nomina, avvenuta un anno dopo la firma dei Patti Lateranensi, lo pose in posizione preminente al fianco del pontefice. In questa fase di radicali trasformazioni politico-istituzionali, la Segreteria di Stato guidata da Pacelli si propose il duplice obiettivo di imprimere, ove possibile, più marcate coloriture confessionali agli Stati contraenti, ovvero di assicurare condizioni di relativa autonomia delle Chiese nazionali nei confronti di regimi politici tendenti alla subordinazione totalitaria delle istituzioni religiose.

Il Reichskonkordat e le Sue Violazioni

Come Segretario di Stato, Pacelli perseguì una linea concordataria, culminata nei due concordati con l'Austria e con il Reich tedesco del 1933. Il 20 luglio 1933, a pochi mesi dall'ascesa di Adolf Hitler al potere, Pacelli firmò a Roma il Reichskonkordat con la Germania. Questo concordato garantiva i diritti dei cattolici tedeschi e ripristinava le garanzie per la Chiesa e i fedeli, soppresse nell'Ottocento dal Kulturkampf. Fu un concordato molto discusso, perché accordava il riconoscimento della Chiesa a un regime che segnò la fine di ogni vita democratica in Germania e la proibizione di tutti i partiti politici, compreso quello cattolico del Centro (Zentrumspartei).

Foto storica della firma del Reichskonkordat a Roma

In ogni caso, il Reichskonkordat fu sistematicamente violato dai nazisti. La Santa Sede, dal 25 settembre 1933 al 26 giugno 1936, inviò 34 note di protesta, cinque pro-memoria, tre aide-memoire, sei scritti contenenti proposte e progetti e sei appunti vari per le violazioni. La Chiesa cattolica nella Germania nazista lamentava di dover agire in condizioni difficili. Queste posizioni condussero Pio XI, nel 1937, a stilare un'enciclica ammonitrice verso il nazismo dal titolo "Mit brennender Sorge" (Con viva preoccupazione). La sua tormentata stesura, preceduta da una consultazione promossa da Pacelli con una delegazione dell'episcopato tedesco, fu seguita personalmente dal Segretario di Stato con la collaborazione di gesuiti tedeschi.

Tra il 1937 e il 1939 si esplicita pienamente una differenza tra Pio XI e il suo segretario di Stato, Eugenio Pacelli, il quale è sempre deciso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista. Come Segretario di Stato, Pacelli fu spesso in viaggio con importanti missioni diplomatiche, come negli Stati Uniti nel 1936, e partecipò a congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, o a manifestazioni religiose a Lourdes o Lisieux, viaggi che gli permisero di farsi conoscere dalle gerarchie cattoliche esterne alla Curia Romana.

L'Elezione al Soglio Pontificio

Pio XI morì il 10 febbraio 1939. In qualità di camerlengo, fu Pacelli che diresse il conclave che seguì alla morte di papa Ratti. Il 2 marzo 1939, giorno del suo 63º compleanno, dopo solo tre scrutini e un giorno di votazioni, la scelta ricadde su di lui. Pacelli scelse il nome di Pio XII, a voler significare una sostanziale continuità con l'operato del precedente capo della Chiesa. Fatto insolito per un conclave, fu eletto colui che, alla vigilia, aveva le migliori possibilità di diventare papa, essendo il più esperto in diplomazia tra i cardinali del Collegio.

L'elezione e l'incoronazione di Pacelli ebbero un'accoglienza mista in Germania. Da parte della stampa più vicina al partito nazista, giunsero commenti alquanto ostili: il Berliner Morgenpost scrisse che «l'elezione di Pacelli non è accolta favorevolmente in Germania poiché egli è sempre stato ostile al nazionalsocialismo»; lo Schwarze Korps (giornale ufficiale delle SS) scrisse: «Il Nunzio e Cardinale Pacelli ci ha dimostrato scarsa comprensione, ed è per questa ragione che noi gli accordiamo poca fiducia. Pacelli ora Pio XII non seguirà sicuramente una strada diversa». L'Ufficio centrale per la sicurezza del Reich (RSHA) descrisse l'elezione di Pacelli con accenti molto negativi, considerandolo un amico delle democrazie. Al contrario, l'elezione fu accolta favorevolmente negli ambienti della diplomazia tedesca; il capo del Dipartimento degli Affari Vaticani presso il Ministero degli Esteri del Reich, il consigliere Du Moulin, lo descrisse come «molto amico della Germania».

Il Pontificato durante la Seconda Guerra Mondiale

Tentativi di Pace e Messaggio di Radio Vaticana

Eletto in un periodo di grandi tensioni internazionali, con il regime nazista che iniziava a occupare molti territori europei, Pio XII tentò invano di scongiurare il rischio di una nuova guerra mondiale. Agli inizi di agosto del 1939, l'Europa era a un passo dalla guerra. Il Papa, a conoscenza delle clausole del protocollo segreto del patto Molotov-Ribbentrop, sapeva che, in caso di sua attuazione, Francia e Regno Unito avrebbero dichiarato guerra alla Germania. Tentò quindi di scongiurare il rischio pronunciando alla radio, il 24 agosto 1939, un messaggio rivolto ai governanti e ai popoli. In tale discorso pronunciò la frase simbolo del suo pontificato: «Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra». Propose anche a Germania e Polonia di soprassedere per quindici giorni alle misure militari per riunire una conferenza internazionale di pace. Tuttavia, i suoi appelli furono inutili. Il 1° settembre, la Germania invase la Polonia e il 3, Francia e Gran Bretagna risposero all'attacco: era l'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Papa Pacelli tentò con altri appelli di far cessare le ostilità e organizzò aiuti alle popolazioni colpite, creando l'ufficio informazioni sui prigionieri e sui dispersi. Nel 1942, nel tentativo di fermare la guerra, appoggiò l'operazione "Orchestra Nera", formata da dissidenti nazisti con l'obiettivo di assassinare Adolf Hitler, facendosi garante presso gli Alleati.

La Controversia sull'Olocausto e l'Azione Umanitaria

Una delle accuse più gravi rivolte a Pio XII è di non aver condannato esplicitamente l'Olocausto, di cui era a conoscenza. Tuttavia, secondo stime indipendenti e documentate, la Chiesa cattolica durante il suo pontificato è stata la principale sostenitrice nel contrastare il genocidio ebraico. Una stima imprecisa valuta che circa 600.000 ebrei siano stati salvati, un numero superiore a quello ottenuto da altre organizzazioni umanitarie. Questo grazie all'opera nascosta di sacerdoti, frati, suore e laici, che operarono con la benedizione segreta di papa Pio XII. Il Papa stesso offrì rifugio a numerosi ebrei nei palazzi del Vaticano e nelle chiese romane.

Pio XII e l'Olocausto - 1a parte

A proposito delle persecuzioni contro gli ebrei, è fondamentale citare il radiomessaggio "Con sempre nuova freschezza" della vigilia del Natale 1942, con la sua chiara denuncia in difesa di quelle «centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o a un progressivo deperimento».

Durante l'occupazione nazista dell'Italia, dopo l'8 settembre 1943, Pio XII offrì asilo politico presso la Santa Sede a molti esponenti politici antifascisti, tra cui Alcide De Gasperi e Pietro Nenni, appellandosi al fatto che la Città del Vaticano era uno Stato sovrano. Nel 1943, quando i tedeschi imposero agli ebrei romani di versare oro in cambio di una effimera salvezza, il Vaticano contribuì fornendo 20 dei 50 chili d'oro richiesti. Alcuni storici suggeriscono che i tedeschi avrebbero poi organizzato il rastrellamento nel ghetto di Roma proprio come affronto al Papa.

Il 19 luglio 1943, Roma fu bombardata per la prima volta dagli aerei alleati. Il giorno successivo, il Papa Pio XII uscì dalla Città del Vaticano per visitare i quartieri colpiti e soccorrere le vittime, un'uscita eccezionale per un pontefice. Questa scelta, che si ripeté anche una seconda volta a San Giovanni, annullò ogni vincolo protocollare, e condivise in concreto il dolore di tante persone. Il 4 giugno 1944, dopo la liberazione, ricevette in Vaticano i soldati alleati.

Ambiguità, Controversie e "Fake News"

La controversia sul ruolo di Pio XII durante le persecuzioni naziste è tuttora oggetto di dibattito. Lo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme, ospita dal 2005 una fotografia di Pio XII con una didascalia che ne definisce «ambiguo» il comportamento. Nonostante le richieste di modifica, la questione rimane aperta, anche in attesa della piena accessibilità agli archivi vaticani.

L'apertura degli archivi del pontificato di Pio XII (1939-1958) da parte di papa Francesco nel marzo 2019, effettivamente operativa dal 2 marzo 2020, ha riportato al centro della riflessione storica la figura di papa Pacelli. Le polemiche, in particolare dopo l'opera teatrale "Il vicario" (Rolf Hochhuth, 1963), hanno evidenziato l'assenza di una ferma e ufficiale condanna del nazismo e dei suoi crimini da parte di Pio XII, in particolare dello sterminio degli ebrei. Il dibattito storiografico su Pacelli si è polarizzato tra i detrattori (che lo hanno identificato come «the Hitler’s Pope») e gli estimatori (che lo hanno definito «il papa degli ebrei»). Anna Foa ha distinto queste due narrazioni rispettivamente nella «leggenda nera» e nella «leggenda rossa» su Pio XII.

La «leggenda nera» è nata nel mondo cattolico, evidenziando l'assenza di una chiara presa di posizione del Papa. La «leggenda rossa», invece, ha origini nel mondo ebraico, sottolineando gli atti concreti di aiuto che la Chiesa aveva messo in campo per salvare vite. Il Vaticano ha sempre considerato prioritaria la neutralità diplomatica e, inoltre, le prime relazioni sul massacro in corso furono accolte con scetticismo, forse anche a causa di sentimenti antigiudaici persistenti nella Curia.

Esistono diverse "fake news" riguardanti Pio XII. Ad esempio, la notizia secondo cui il Papa avrebbe potuto denunciare i fatti del 16 ottobre 1943 (il rastrellamento del ghetto di Roma) attraverso Radio Vaticana e l'Osservatore Romano. In realtà, la Radio Vaticana era segretamente controllata e le autorità tedesche avevano presidiato gli accessi al Vaticano, impedendo al Pontefice di uscire liberamente. Inoltre, la comunità ebraica stessa, tramite i suoi capi, respinse ogni idea di resistenza attiva, istruendo gli ebrei a rimanere nelle proprie abitazioni.

Dalla ricerca storica emerge che Pio XII, durante gli anni del conflitto mondiale, operò in un ambiente complesso e non sereno, circondato da collaboratori con diverse visioni: alcuni vicini al Pontefice, altri filofascisti o prevenuti verso il mondo ebraico, altri ancora fautori di una neutralità totale o attivamente impegnati nell'aiuto ai perseguitati. Il Terzo Reich aveva mobilitato la Gestapo e altri servizi segreti per controllare le attività vaticane. Pio XII, consapevole di non poter controllare tutto, scelse di operare con una ristretta cerchia di collaboratori. Le spie tedesche presenti in Vaticano comunicarono a Berlino che Pio XII era un nemico del III Reich e che difendeva gli ebrei, tanto che alcuni gerarchi nazisti considerarono l'idea di prelevare il Papa e deportarlo. Per prevenire ciò, Pacelli preparò una lettera di dimissioni da utilizzare in caso di cattura, dando istruzioni di tenere un successivo conclave a Lisbona.

È importante collocare Pio XII nel suo tempo e comprendere la sua formazione e il suo pensiero, superando le semplificazioni. La recente apertura degli archivi sta permettendo di ricostruire i percorsi decisionali, i pregiudizi e il retroterra culturale della Chiesa dell'epoca, evidenziando la sua complessità, ambiguità e talvolta le sue contraddizioni di fronte alla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale. Un esempio di questa complessità è la decisione di togliere dall'Indice i libri di Charles Maurras, animatore del gruppo politico antisemita e anticomunista di estrema destra Action française, che alcuni storici leggono in chiave pragmatica anticomunista, data la necessità di favorire aggregazioni capaci di competere con quelle di ispirazione marxista.

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